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I sospiri
Salve. Inizio questo Notiziario con un argomento che può sembrare poco allegro: quello dei sospiri, collegati in genere all’idea della malinconia.
Un sospiro è definito scientificamente come un’ inalazione involontaria (e successiva esalazione) di un volume di aria superiore di 1,5 rispetto a quello medio abituale in ognuno, (Leiner & Abramowitz, 1958). Secondo alcuni (Wilhelm et al, 2001; Caughey et al, 1943), il volume sarebbe anzi pari a 2 volte rispetto a quello abituale . Il sospiro è in genere effettuato usando la parte superiore del torace ed è tra l’altro un sintomo di una respirazione abituale non diaframmatica ma toracica (Katagiri et al, 1998; Lum, 1975; Lum, 1981; Gallavardin, 1925; Leiner & Abramowitz, 1958).
I sospiri sono frequenti anche durante il sonno, in adulti e bambini. Uno studio (Perez-Padilla et al, 1983) effettuato su 12 adulti sani ha dimostrato che tutti e 12 sospiravano da 1 a 25 volte nel sonno.
(Non stupitevi se gli studi che cito sono spesso piuttosto “antichi”; per trovare una buona quantità di studi fatti sul fenomeno del respiro, non necessariamente collegato a specifiche malattie respiratorie, bisogna risalire a vari anni addietro, poiché a quanto pare le respirazione “normale” è al giorno d’oggi considerata come un argomento non molto interessante per l’effettuazione di studi scientifici).
Sospiri ed iperventilazione: l’aspetto più interessante per questo Notiziario è ovviamente il nesso tra sospiri frequenti ed iperventilazione. Come sopra accennato, durante i sospiri si respira una quantità d’aria superiore al normale ma questo “normale” in chi tende a sospirare molto è comunque già abitualmente superiore all’”ottimale”. In altri termini, come rivelano vari studi, la tendenza ai sospiri frequenti è un chiaro sintomo di iperventilazione abituale e cronica.
Mentre sono state avanzate varie ipotesi quanto alla causa dei sospiri frequenti, un numero considerevole di studi mette in evidenza questo collegamento tra i sospiri frequenti e l’iperventilazione abituale (Aljadeff et al, 1993; Brashear, 1983; Okel BB & Hurst, 1961; Saltzman et al, 1963). Molti ricercatori (Bass & Gardner, 1985; Berczeller, 1993; Brashear, 1983; Fraser & Pare, 1979; Gliebe PA & Auerback, 1944; Howell, 1990; Ker, 1937; Lum, 1975; Lum, 1981; Magarian et al, 1983; Rice et al, 1950). considerano la tendenza a sospirare come un classico sintomo della tendenza all’ iperventilazione. Blashear (1983) in un suo articolo sul periodico Lung , intitolato “La Sindrome dell’iperventilazione”, osserva che i medici dovrebbero considerare i sospiri frequenti dei loro pazienti come un sintomo classico della presenza della “sindrome di ipreventilazione”.
Conseguenze: per chi conosce bene le conseguenze dell’iperventilazione, non è quindi una sorpresa il fatto che numerosi studi abbiano messo in evidenza l’esistenza di un chiaro collegamento tra tendenza ai sospiri e attacchi di panico (Abelson et al, 2001; Schwartz et al, 1996; Wilhelm et al, 2001a; Wilhelm et al, 2001b), ansia (Lum, 1981), disturbi nervosi (Rechnitzer et al, 1929), dispnea (Magarian et al, 1983), astenia ed instabilità neurocirculatoria (White & Hahn, 1929), artrite reumatoide (Robbins et al, 2011).
E’ indubbiamente possibile che chi soffre di questi problemi di salute tenda alla malinconia e quindi ai sospiri frequenti, ma è anche possibile che questi problemi di salute (e magari anche una malinconia collegata alla sensazione di mancanza di energia) siano stati causati o aggravati appunto da uno stato di iperventilazione, di cui la tendenza ai sospiri frequenti è un chiaro sintomo. Dato che chi tende a sospirare frequentemente è già normalmente in uno stato di iperventilazione costante, è comprensibile come in queste persone una rapida successione di sospiri consecutivi possa provocare una ulteriore discesa dei livelli già bassi di CO2 e quindi scatenare, in chi tende a questi disturbi, degli attacchi di asma, dispnea, attacchi di panico ed altro (Chaitow, 2004)
In un precedente numero del Notiziario ho parlato degli effetti benefici della risata, durante la quale si tende a respirare poco e a muovere il diaframma, con un benefico massaggio. Meglio quindi, ogniqualvolta possibile, cercare di essere allegri e ridere, anziché essere malinconici e sospirare!

Ansia ed irritazione, e rischio di attacchi cardiaci
Appare sempre più chiaro il nesso tra lo stato d’animo e le condizioni di salute. In riunioni della American Heart Association, University of North Carolina, si è messo in evidenza come gli studi (condotti su 12.453 persone in un periodo di 8 anni) abbiano dimostrato che coloro che soffrivano per lunghi periodi di stress ed irritazione, avevano una probabilità di attacchi cardiaci in misura superiore del 42%-69% rispetto alle persone più tranquille e serene.
Risultati analoghi sono stati messi in evidenza da ricercatori della Johns Hopkins University che, seguendo 1000 studenti per un periodo dal 1948 al 1994, hanno accertato che gli studenti più “irritabili” avevano il triplo dei rischi di problemi di cuore in età relativamente giovane rispetto agli studenti di temperamento più calmo e poco irritabile. L’autrice dello studio, Dr. Patricia Chang, osserva che la rabbia e l’irritazione causano un rilascio di ormoni che provocano costrizione dei vasi sanguigni, aumentando quindi il rischio di attacchi cardiaci.
Come al solito, quando si fanno questi studi, si osserva tutto, e si colpevolizza tutto il possibile meno il modo “normale” di respirare, al quale non si dedica attenzione. Se si prendesse in esame il modo di respirare delle persone stressate ed arrabbiate, si osserverebbe che queste persone tendono ad iperventilare, ed affrontare il problema cercando di rieducare il respiro ed eliminare l’iperventilazione potrebbe quindi essere uno dei modi più efficaci per diminuire il rischio di future malattie.

Malattie dell’infanzia ed asma/allergie:
Una notizia che può consolare i genitori alle prese con le malattie infantili dei figli: il fatto di ammalarsi di morbillo nell’infanzia riduce il rischio d’asma dell’80% e di allergie del 30% (Rosenlund H et al. Allergic disease and atopic sensitization in children in relation to measles vaccination and measles infection. Pediatrics 2009; 123 (3): 771-8); ammalarsi di varicella prima degli 8 anni riduce il rischio di eczema del 45%, e di eczema grave del 96%! (Silverberg JI, Norowitz KB, Kleiman E et al. Association between varicella zoster virus infection and atopic dermatitis in early and late childhood: A case-control study. Journal of Allergy and Clinical Immunology 2010; 126: 300-305)
-Infezioni respiratorie e tumori
Sempre sulla stessa linea (e cioè: non tutto il male viene per nuocere!) un’altra notizia interessante. A quanto sembrerebbe un virus molto comune, diffuso nell’ambiente e responsabile di infezioni che molto spesso colpiscono le vie respiratorie, il Reovirus, avrebbe effetti protettivi contro i tumori, e sarebbe in grado di distruggere cellule cancerose senza danneggiare cellule sane, tanto che una compagnia americana, la
Oncolytics Biotech Inc. sta fin dal 1998 studiando l’argomento, ed ha messo a punto contro i tumori un preparato, il Reolysin®, che sembrerebbe molto promettente.
Le sperimentazioni su questo preparato non sono ancora concluse e quindi il Reolysin non è ancora in commercio ma nel frattempo chi è alle prese con le fastidiose infezioni alle vie respiratorie causate dal reovirus può forse consolarsi pensando che questo virus intanto sta anche distruggendo alcune delle cellule cancerose che tutti quanti abbiamo e che un buon sistema immunitario (rinforzato magari dal buon modo di respirare!) riesce a tenere sotto controllo.

* I notiziari hanno scopo informativo e non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, ed approfonditi accertamenti. Questo avviso vale per tutti i numeri dei nostri notiziari.

Effetti della respirazione di aria con ossigeno concentrato
Come i conoscitori del metodo Buteyko sanno bene (e sull’argomento mi soffermo a lungo nel mio libro “Attacco all’Asma.. e non solo”), è di scarsa se non di nessuna utilità cercare di far aumentare la quantità di ossigeno che raggiunge la destinazione finale (le cellule del cuore, cervello e vari tessuti) introducendo una maggiore quantità di aria/ossigeno nei polmoni.
Vediamo a questo proposito quanto emerso in una recente revisione sistematica Cochrane di alcuni studi riguardanti pazienti vittime di un attacco cardiaco, ai quali viene spesso fatto inalare ossigeno puro, per cercare di migliorare rapidamente l’ossigenazione del cuore. In questo studio sono stati esaminati i risultati di 3 sperimentazioni per vedere l’effetto di questa pratica. Sono stati presi in esame da una parte dei pazienti ai quali, nelle 24 ore dopo un attacco cardiaco era stato fatto respirare ossigeno puro al 100%, e dall’altra invece pazienti che per le 24 ore dopo l’attacco avevano respirato aria normale (con un contenuto quindi di O2 pari al 20% circa). Ebbene, in questi due gruppi di pazienti, per un totale di 387 persone, vi sono stati in tutto 14 decessi, ma il fatto che ha sorpreso è stato che il numero di decessi, nel gruppo che aveva ricevuto O2 al 100%, è stato pari al triplo rispetto al gruppo che aveva respirato aria normale con O2 al 20%.
I ricercatori hanno tuttavia osservato che anche se questi risultati sembrano indicare che far respirare più ossigeno possa fare più male che bene, il numeri di pazienti esaminati nello studio, come osservato giustamente dalla Dr .Amanda Burls del Department of Primary Health Care dell’ Università di Oxford, è così esiguo che non possono esserne tratte indicazioni conclusive. Tuttavia, come osservato da un altro dei ricercatori, il Prof Tom Quinn, dell’ Università di Surrey- è importante risolvere al più presto questa incertezza, “dato il fatto che si tratta di una pratica così diffusa, è necessario un trial su larga scala per essere sicuri che somministrare O2 concentrato non sia dannoso”, ed un altro membro del team di ricercatori, il Dr. Juan Cabello dell’ospedale universitario di Alicante, Spagna, ha aggiunto: “è veramente stupefacente come noi, cardiologhi, abbiamo sempre usato questo trattamento pur in assenza di solide evidenze”. Non si può che dar ragione al Dr. Cabello; forse, visti i risultati della somministrazione di un po’ di anidride carbonica (CO2) in casi di emergenze di vario tipo (ved. ad es. quanto ho riportato sull’argomento nel Notiziario del marzo 2010), i risultati sarebbero migliori se all’O2 in concentrazione superiore a quella dell’aria si aggiungesse in questi casi un po’ di CO2.
In questo modo la CO2 consentirebbe all’O2 di raggiungere in maggiore quantità i tessuti del cuore, affamato di quell’ ossigeno che non viene rilasciato dal sangue in quantità sufficiente quando non vi è abbastanza CO2.

Ossigeno ed alta montagna
Nella stessa direzione, e cioè quella di una scarsa utilità della presenza di maggiori concentrazioni di ossigeno nell’aria inalata, sembra indicare anche un articolo apparso su Science Daily (Mar. 26, 2011), in cui si osserva che in uno degli studi su più larga scala mai effettuati sull’argomento, dei ricercatori della University of Colorado School of Medicine, insieme alla Harvard School of Global Health hanno accertato che le persone che vivono ad altitudini elevate, in cui vi è pertanto meno ossigeno, hanno meno probabilità di morire di problemi di cuore e tendono a vivere più a lungo; (ciò ovviamente purchè queste persone non soffrano di malattie respiratorie perchè in questo caso l’effetto della minore quantità di ossigeno sarebbe negativo) Come affermato da Benjamin Honigman, professore di medicina d’emergenza all’Università del Colorado : “livelli bassi di ossigenon attivano certi geni che, a quanto riteniamo, possono migliorare la funzione del muscoli cardiaco e possono anche far nascere nuovi vasi sanguigni, creando nuovi passaggi per il sangue verso il cuore” .
Il Colorado è lo Stato americano situato all’altitudine più elevata ed è anche lo Stato in cui gli abitanti sono più snelli, in forma, e con il minor numero di decessi per problemi cardiaci e tumori del colon e dei polmoni.
Come affermato da Honigman: “Vogliamo ora capire i meccanismi dietro l’ipossia (scarsa presenza di O2) ed i motivi del suo effetto sull’organismo”
Indubbiamente vi è ancora molto da ricercare sul respiro e l’ossigenazione!

Apparecchi per migliorare l’ossigenazione
Non mi riferisco qui ovviamente ad apparecchi diretti ad incrementare e concentrare la percentuale di ossigeno nell’aria inspirata poiché, come i lettori di questo Notiziari già sanno, (e ved.sopra) non serve aumentare la quantità di O2 che va ai polmoni per far aumentare anche la quantità di O2 che passa al sangue e poi dal sangue ai vari tessuti (l’argomento è esaminato a fondo nel mio libro “Attacco all’Asma.. e non solo”). Mi riferisco invece a degli apparecchi che facilitano il passaggio dell’O2 nella sua tappa finale, dal sangue ai tessuti, dando un aiuto supplementare alla loro ossigenazione. Due di questi apparecchi danno risultati abbastanza buoni: mi riferisco al “Bol d’air” del Dr. Jacquier (di cui si parlava anche nel primo libro su Buteyko uscito in italiano, 10 anni fa, “Attacco all’Asma” di Rosa M. Chicco) ed all’apparecchio “Airnergy”, di studio e fabbricazione tedesca.
Questi due apparecchi, facendo passare l’aria attraverso alcuni oli essenziali, e tramite impulsi elettronici ed altri, trasformano l’O2 in O, e cioè in ossigeno nascente, che si distacca più facilmente dall’emoglobina, per raggiungere i vari tessuti. Anch’io ho questi due apparecchi nei miei studi medici e li uso spesso per ottenere, quando necessario, una ossigenazione supplementare.
La parte fondamentale del discorso è tuttavia nel termine “supplementare”: questi apparecchi infatti (a parte il costo di varie migliaia di euro che non li rende facilmente accessibili a tutti), aiutano l’ossigenazione appunto in modo supplementare e non “fondamentale”. Il “fondamento” della buona ossigenazione dei tessuti consiste infatti nella buona assimilazione dell’O2, e cioè dell’ossigeno nella sua forma normale, quale presente nell’atmosfera ed emesso anche dalle piante. Trasformare una parte di questo O2 in O semplice per farlo andare più facilmente ai tessuti non risolve il problema fondamentale dello scarso passaggio del normale O2 verso i tessuti. Per risolvere questo problema è necessario normalizzare la respirazione eliminando l’iperventilazione, mantenendo così una quantità di CO2 sufficiente per fare distaccare l’O2 dall’emoglobina e farlo passare nei tessuti. Quando questo passaggio funziona bene, l’ossigeno nascente prodotto dagli apparecchi può dare un ulteriore potenziamento alla ripresa della buona ossigenazione dei tessuti ma non è sufficiente ad assicurarla se la normale respirazione senza apparecchi non funziona bene 24 ore su 24.
Questi apparecchi non producono inoltre alcun effetto sulla CO2 ed è noto che la CO2, a parte il suo effetto consistente nel facilitare il passaggio dell’O2 ai tessuti, produce “in proprio” anche altri effetti benefici (spasmolitici, vasodilatatori, antiinfiammatori ed altro, provati da numerosissimi studi medici elencati anche nel mio libro). Non posso quindi che concludere che per ossigenarsi bene è indispensabile respirare costantemente “bene”: apparecchi e sostanze varie possono dare un aiuto supplemntare che però da solo non è sufficiente.
E concludo augurando a tutti una Buona Pasqua!

 

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“Buteyko, la terapia naturale più efficace per l’asma” scrive la rivista “Good Health”
La conoscenza dei benefici del metodo Buteyko per l’asma si sta diffondendo sempre di più negli ambienti medici di lingua inglese. In particolare in Australia, dove fin dal 1994 è stato effettuato uno studio in doppio cieco che ha provato questi effetti benefici, il metodo Buteyko sta diventando sempre più conosciuto. Per fare un esempio: nella rivista di salute popolare più diffusa in Australia, dal nome “Good Health” (buona salute), nell’edizione di questo aprile, nella rubrica “Chiedete ai nostri esperti”, il Dr Ross Walker, cardiologo e autore di sei libri, rispondendo
alla domanda di un lettore sul trattamento dell’asma, dopo aver parlato dei vari trattamenti, convenzionali ed alternativi, osserva ”… . ma probabilmente la terapia naturale più efficace è la tecnica di respirazione Buteyko, se insegnata da un istruttore ben preparato”.

Asma e muri umidi
Mi sembra interessante, in questo periodo in cui siamo alle prese con un aumento di piogge/umidità/esondazioni, attirare l’attenzione su questo articolo: http://www.abc.net.au/worldtoday/content/2004/s1126379.htm , pur non nuovissimo, scritto anche questo in Australia dove, come noto, la percentuale di asmatici è straordinariamente alta. L’articolo riporta come, a seguito di controlli fatti su oltre 65.000 edifici, si sia constatato un chiaro nesso tra il livello di umidità negli edifici e la presenaza di asmatici in questi edifici.
E in effetti è noto come sui muri umidi possano prolificare muffe, milbe ed organismi vari che non fanno certamente bene, in particolare a chi già tende ad allergie ed asma. Qualcuno potrebbe osservare che i problemi di umidità nei muri nei secoli scorsi ci sono sempre stati; anzi le case erano costruite con materiali meno resistenti all’umidità e meno riscaldate, eppure l’asma non era così diffusa come oggi. Questo è indubbiamente vero, e probabilmente ci sono molte altre cause responsabili (tra cui soprattutto le abitudini respiratorie errate).
Va tuttavia osservato che un tempo nelle abitazioni non vi erano le doppie finestre e tutte le misure che, per realizzare un risparmio energetico, finiscono oggi con il sigillare quasi ermeticamente le case, in cui ormai l’aria circola solo attraverso impianti di condizionamento, sia per riscaldare che per raffreddare. Può quindi valere la pena di dedicare attenzione all’edificio in cui si vive e, se del caso, di mettere in atto delle misure di risanamento dei muri, di aprire ogni tanto le finestre per arieggare e di fare attenzione alle condizioni degli impianti condizionatori, cambiando spesso i filtri.

Asma ed antibiotici
In una recente ricerca condotta presso la celebre Università di Yale, negli Stati Uniti, si è accertato che il somministrare ai bambini, prima dei sei mesi di età, un ciclo di antibiotici, fa aumentare il loro rischio di diventare asmatici nella misura del 40%. L’aumento del rischio raggiunge il 70 % se il ciclo di antibiotici viene ripetuto.
Indubbiamente, vi sono delle situazioni in cui il ricorso agli antibiotici può essere inevitabile ma, come osservato nel commentare i risultati della ricerca dal Dr George Kassianos, portavoce del Royal College dei medici di medicina generale: “Dobbiamo fare molta attenzione nel prescrivere antibiotici ai bambini e, citando studi come questo, dovrebbe divenire più facile per i medici convincere i genitori dell’esigenza di evitare gli antibiotici se non assolutamente necessari”.

Sindrome di stanchezza cronica ed iperventilazione
La sindrome di stanchezza cronica, spesso unita alla fibromialgia, è un problema che si sta diffondendo con grande velocità. Le cause non sono state ancora del tutto chiarite, anche se si fanno varie ipotesi, così come purtroppo non si è ancora trovato un rimedio efficace. Quel che appare sicuro è tuttavia che in chi soffre di sindrome di stanchezza cronica vi è molto spesso una situazione di iperventilazione (eccesso di respiro rispetto all’attività svolta). Ciò è provato da numerosi studi, ma la conclusione che la medicina ufficiale ne trae è che l’iperventilazione sia una conseguenza, più che una causa, della sindrome di stanchezza cronica. In parte ciò è probabilmente vero, poiché quando ogni minima attività costa un grande sforzo e dispendio di energia, allora per fare pochi passi occorre a volte respirare come se si corresse la finale dei cento metri. Tuttavia, non raramente l’iperventilazione può essere non solo una conseguenza, ma anche una causa della sindrome di stanchezza cronica, in cui si realizza un circolo vizioso tra eccesso di respiro e scarsa ossigenazione dei tessuti e quindi produzione difettosa di energia, che a sua volta porta a respirare sempre di più per compiere ogni minima attività.
Cito qui solo alcuni degli studi che approfondiscono il rapporto tra da una parte iperventilazione ed ipocapnia (basso livello di CO2 causato dall’iperventilazione) e dall’altra la stanchezza cronica, studi ai quali, a mio avviso, andrebbe dedicata un’attenzione molto maggiore:
1) Q J Med. 1994 Jan ;87(1):63-7. Hyperventilation and chronic fatigue syndrome.
Saisch SG, Deale A, Gardner WN, Wessely S. -Department of Thoracic Medicine, Kings College School of Medicine and Dentistry, London , UK
2 ) Behav Res Ther. 2007 Nov; 45(11): p. 2679-2690. Epub 2007 Jul 20.
Hyperventilation in patients with chronic fatigue syndrome: the role of coping strategies. Bogaerts K, Hubin M, Van Diest I, De Peuter S, Van Houdenhove B, Van Wambeke P, Crombez G, Van den Bergh O.Research Group on Health Psychology, Department of Psychology, University of Leuven, Tiensestraat 102, 3000 Leuven, Belgium.
3) Dyn Med. 2007 Jan 30; 6: p.2. Hypocapnia is a biological marker for orthostatic intolerance in some patients with chronic fatigue syndrome.
Natelson BH, Intriligator R , Cherniack NS , Chandler HK, Stewart JM.
Department of Neurosciences, UMDNJ-New Jersey Medical School , Newark NJ , USA . natelson@njneuromed.org
4)Am J Med Sci. 2006 Jun;331(6): p. 295-303.Patterns of hypocapnia on tilt in patients with fibromyalgia, chronic fatigue syndrome, nonspecific dizziness, and neurally mediated syncope.-Naschitz JE, Mussafia-Priselac R, Kovalev Y, Zaigraykin N, Slobodin G, Elias N, Rosner I.-Department of Internal Medicine A, the Bnai-Zion Medical Center and Bruce Rappaport Faculty of Medicine, Technion-Israel Institute of Technology, Haifa, Israel. Naschitz@tx.technion.ac.il
Vi sarebbe indubbiamente ancora molto da scrivere sull’argomento, sul quale intendo tornare in una delle prossime puntate.

 

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Riaddestramento respiratorio in soggetti affetti da broncopatie croniche ostruttive.
Chi ormai ci segue da anni sa bene che in alcuni casi iniziare il riaddestramento respiratorio con il metodo Buteyko non è consigliabile, ed anzi non è nemmeno possibile. In particolare, mi riferisco a soggetti in cui vi è già un notevole danno polmonare e che hanno costantemente bisogno della somministrazione di ossigeno. Per queste persone è purtroppo troppo tardi per iniziare il metodo Buteyko, ed andrebbero semmai prese in considerazione altre techniche di ossigenazione. Tuttavia, vi sono dei casi che definirei “casi limite” nei quali è ancora possibile ottenere dei risultati con Buteyko: ho avuto il piacere di incontrare la dr.ssa Rosaria Scevola . La dr.ssa Scevola lavora a Catania , ed è una fisioterapista con master di alta specializzazione. Da anni è attiva nella riabilitazione respiratoria di ammalati cronici. Circa due anni e mezzo fa, il primario ospedaliero della dr.ssa Scevola le ha suggerito di informarsi sul metodo Buteyko per vedere innanzitutto di cosa si trattasse, e successivamente per magari applicarlo in determinati casi. La dr.ssa Scevola ha così letto con molta attenzione l’edizione precedente del mio libro “Attacco all’asma…e non solo” ed è passata all’azione. Ha selezionato “casi limite” nei quali appariva ancora possibile applicare le basi ed alcuni esercizi molto semplici del metodo; (il lettore si renderà conto che solo chi ha una profonda conoscenza dell’apparato respiratorio e della fisiopatologia respiratoria è in grado di valutare correttamente la situazione e di intraprendere un lavoro del genere). La dr.ssa ha misurato i seguenti parametri: la famosa pausa controllo, la frequenza respiratoria, il polso, la pressione arteriosa, la saturazione dell’ossigeno nel sangue e la scala Borg . (Quest’ultima è una scala di misurazione soggettiva, da 0-10, della sensazione di affanno e costrizione toracica utilizzata in soggetti affetti da broncopatie croniche ostruttive ed asma; è utile nel capire come si senta soggettivamente il malato). La dr.ssa ha misurato questi parametri prima degli esercizi, dopo 2 minuti di esercizi, poi dopo 4, 6 e 8 minuti. Dal punto di vista fisio-patologico, gli esercizi sono pertanto stati prescritti in modo controllato, evitando quindi un incremento brusco della CO2, che in questi soggetti potrebbe provocare un broncospasmo “reattivo” causato dal centro respiratorio. Nei 10 casi che mi ha presentato la dr.ssa, è riportato un aumento lento e graduale della pausa controllo con conseguente miglioramento dei parametri fisiologici e inoltre –fattore di una certa importanza- era da apprezzare la sensazione soggettiva dei pazienti che si sentivano meglio.
Ciò ci dimostra che anche se non è sempre possibile un riaddestramento respiratorio “completo” è comunque possibile, a seconda dei casi, ottimizzare il funzionamenteo delle pur scarse risorse respiratorie rimaste. Inoltre, è da apprezzare come una migliore ossigenazione dei tessuti sia in realtà una delle basi più importanti della vita, concetto in realtà ad ”ampio spettro” in quanto può prendere in considerazione sia un atleta che desidera migliorare la propria prestazione sportiva come anche un ammalato cronico. Chi ha letto i miei articoli ed i miei libri si sarà accorto che insisto sempre di più su schemi personalizzati, in quanto ognuno di noi è un caso a sé.
E’ doveroso ringraziare la dr.ssa Scevola, che ha veramente a cuore le esigenze ed il benessere psico-fisico dell’ammalato, e dedica buona parte anche del suo tempo libero per raggiungere questo obiettivo.

Inquinamento e veleni
In vari numeri di questo Notiziario negli anni scorsi avevo messo in guardia contro sostanze tossiche contenute in molti prodotti usati per la pulizia personale e della casa, ed in altri oggetti di uso comune . Ora finalmente anche la Commissione europea ha deciso di mettere al bando gradualmente in tutta l’Ue, entro i prossimi tre-cinque anni, sei sostanze chimiche cancerogene, tossiche per la riproduzione, persistenti o bioaccumulative che sono largamente usate in prodotti di consumo quali i deodoranti per ambienti, detersivi e detergenti, ammorbidenti per bucato, vernici, materiali sostitutivi del cuoio e della pelle per borse, scarpe e libri, colle e adesivi, materiali tessili, gomma, inchiostro per stampanti, nonché tappezzerie per case e automobili, ed altro. I veleni incriminati sono gli ftalati Dehp (di-2-etilesil), Bbp (ftalato benzilico butilico) e Dbp (ftalato dibutilico), più altre tre sostanze: musk xylene(5-ter-butyl-2,4,6-trinitro-m-xylene), Mda (4,4′-diamminodifenilmetano), Hbccd (esabromociclododecano).
Peccato che per il ritiro di queste sostanze sia previsto un periodo di 3-5 anni, durante i quali potremo dunque continuare tranquillamente ad avvelenarci!
Come ho scritto anche nella seconda edizione del mio libro, “Attacco all’Asma.. e non solo”, vivendo nell’ambiente attuale, siamo tutti più o meno “inquinati”. Il metodo Buteyko, portando ad un miglior funzionamento di fegato e reni e ad una migliore circolazione, aiuta a disintossicarsi ma nei casi più pronunciati può essere utile una terapia chelante di supporto. In alcune persone l’eccesso di respiro è abbinato all’accumulo di veleni che portano ad una disfunzione nelle cellule e ad una loro scarsa ossigenazione. In alcuni casi di persone molto “avvelenate”, prima ancora di procedere al riaddestramento del respiro con Buteyko, potrebbe essere utile una cura disintossicante/chelante. In questo modo, oltre a poter eseguire più facilmente gli esercizi Buteyko si evita anche che con l’eliminazione delle tossine, magari a volte molto rapida, provocata dal miglioramento del respiro, si producano delle crisi di disintossicazione troppo acute.

Asma ed obesità
Uno studio (1. Macredmond R, Singhera G, Attridge S, Bahzad M, Fava C, Lai Y, Hallstrand TS, Dorscheid DR. Conjugated linoleic acid improves airway hyper-reactivity in overweight mild asthmatics. Clin Exp Allergy. 2010 Jul;40(7):1071-8) osserva che spesso i problemi di peso sono abbinati a problematiche polmonari (aumentate del 75% nella popolazione Americana, in modo analogo all’aumento dei problemi di peso) e riferisce in merito ad una sostanza utile per tutti e due i problemi.
In questo studio in doppio cieco condotto su 28 persone che soffrivano di problemi polmonari (ipereccitabilità delle vie respiratorie ed altro), a metà dei soggetti è stato somministrato un integratore a base di acido linoleico coniugato (CLA-già molto diffuso sul mercato anche da noi), ed in questi questi soggetti, dopo 12 settimane è stato riscontrato un significativo miglioramento della funzionalità delle vie polmonari, ed anche un miglioramento nei problemi di peso. Nessun cambiamento si è invece verificato nel gruppo placebo.
L’esistenza di questo collegamento ovviamente non ci stupisce, poiché l’eccesso di respiro presente negli asmatici provoca anche un funzionamento non ottimale del metabolismo, il che facilita l’accumulo di grasso; tuttavia, anche se il CLA sembra poter dare un utile supporto, se non si mette a posto il modo nel quale si respira 24 ore su 24, difficilmente sarà possibile risolvere alla base il problema.

 

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Salve e Buon Anno a tutti! Spero, come ripeto ogni anno, che tra i “buoni propositi” per l’Anno Nuovo abbiate messo anche quello di “respirare meglio” iniziando/riprendendo/intensificando gli esercizi del metodo Buteyko!

Inizio con una segnalazione di carattere “esoterico/spirituale”.

Ho appena letto nel libro “Le leggi del Karma” di Goswami Kriyananda, un noto maestro di kriya yoga, il seguente paragrafo: “Praticate il pranayama, la scienza di estendere e trattenere il respiro senza sforzo…. e più a lungo verrà trattenuto il respiro senza sforzo, più in fretta accadrà l’eliminazione totale del karma; lo stato di assenza di respiro npn è uno stato inconscio ma uno stato super-conscio e questo fa sì che possa soverchiare qualsiasi karma e quindi dissolvere anche il karma del passato. Il samadhi è l’arresto mistico del respiro fisico, che è ben diverso dal trattenere il respiro con la forza di volontà.” Quando si trattiene il respiro “a calice pieno” (dopo l’inspirazione) spiega poi Kriyananda, il karma del passato viene ammorbidito, e quando si trattiene il respiro”a calice vuoto” (dopo l’esalazione) il karma del passato viene eliminato.Pertanto, raccomanda Kriyananda:”quando trattenene il respiro (senza sforzo) pensate pensieri buoni e vivete buone sensazioni. Di solito il nostro trattenere il respiro è quasi impercettibile, eppure quello è precisamente il momento in cui il karma del passato viene ammorbidito”.
I conoscitori delle religioni orientali sanno bene cosa sia il karma; si tratta delle conseguenze delle buone o cattive azioni eseguite nelle vite precedenti, che determinano buoni o cattivi eventi nella reincarnazione attuale. Pertanto, praticando il metodo Buteyko ( con il quale si riesce per l’appunto a non respirare, senza sforzo, per frazioni di tempo più lunghe), oltre a guarire da acciacchi vari potrebbe essere possibile anche migliorare il nostro karma 🙂 !

Altri medicinali da ritirare
Vengo ora alle notizie più “scientifiche” alle quali è in genere dedicato questo Notiziario, e devo purtroppo continuare con gli ormai consueti avvertimenti. La rivista medica francese Precrire osserva che sarebbe opportuno ritirare dal mercato i farmaci contenenti il principio attivo Buflomedil, un vasodilatatore, sottolineandone la pericolosita’ e gli effetti negativi cardiaci e neurologici anche mortali. Gia’ nel febbraio scorso l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) aveva emesso una comunicazione sulla sicurezza rivolta ai medici, consigliando ulteriori cautele. Tuttavia il farmaco non è ancora stato ritirato.
Non vi nascondo che, quando mi chiedono “ma è sicuro al 100% che il metodo Buteyko sarà efficace nel mio caso?”, invece di stare pazientemente a rispondere, al telefono, che sarebbe disonesto da parte mia assicurare un’efficacia al 100% (ognuno è un caso a sè ed in campo medico nulla è mai sicuro al 100%) mi verrebbe spontaneo rispondere che perlomeno è sicuro al 100% che il metodo Buteyko, (purché ben praticato) non farà male, cosa che non si può dire per alcuni farmaci.

Inquinamento ed eccesso d’igiene. La terapia chelante e la terapia elmintica
Si moltiplicano le notizie allarmanti sui veleni dai quali siamo sempre più circondati: basta pensare all’acqua all’arsenico ed alle uova/carne/latte alla diossina in Germania. Come ho messo spesso in rilievo, il respiro è uno dei fattori più importanti –se non il più importante- per la salute ma non è l’unico. Vi è sempre tutta una serie di fattori da considerare e non si può pensare che sia possibile, grazie al metodo Buteyko, stare bene anche se si beve acqua all’arsenico! Respirare bene aumenta indubbiamente anche in questi casi la nostra resistenza e capacità di disintossicazione che tuttavia, se l’arsenico o altri veleni sono troppi, ha dei limiti. Il metodo Buteyko ha comunque anche in questi casi una importante funzione di allarme: se, pur facendo bene e con perseveranza gli esercizi, non si riesce in tempi ragionevoli a migliorare il modo di respirare, spesso il motivo è da ricercare nella presenza di veleni depositati nell’organismo.
Nel 2003 avevo studiato ed approfondito in Germania la terapia chelante (diretta appunto ad eliminare dall’organismo i depositi di mercurio, metalli pesanti ed altri veleni); si tratta della terapia che, insieme a quella riguardante il miglioramento del modo di respirare, ho raccomandato con la frequenza maggiore nei miei ultimi 7 anni di pratica medica (sto scrivendo un libro sull’argomento). Siamo veramente alle prese, nel nostro ambiente, con un numero di agenti tossici di dimensioni preoccupanti.
Mentre la “sporcizia” chimica che ci circonda non ci allarma quanto dovrebbe, l’atteggiamento è invece diverso nei confronti della “sporcizia naturale”, con la quale abbiamo convissuto per secoli. Molti sono terrorizzati dall’idea del minimo contatto con germi e terriccio e lavano/disinfettano quasi ossessivamente tutti gli oggetti con i quali entrano in contatto. Anche in questo, come in altri campi, vale la raccomandazione di trovare la giusta misura!
Già in altre edizioni del Notiziario avevo accennato alla teoria dell’”eccesso di igiene” quale causa del grande aumento dei casi di asma, allergie e malattie autoimmuni. In base a questa teoria, per migliaia d’anni il sistema immunitario umano si è sviluppato in condizioni di stretto contatto con il terreno e le varie sostanze (germi, vermi, residui vari ecc.) in esso contenute. L’uomo moderno invece compra alimenti, lavati e disinfettati, nel supermercato; i bambini non giocano quasi più nei campi e prati ma in casa o in cortili asfaltati; mancherebbe quindi al sistema immunitario umano, in base a questa teoria, la possibilità di confrontarsi ed allenarsi tramite il contatto con la “sporcizia” naturale alla quale era abituato, e ciò porterebbe ad un suo sviluppo e funzionamento non ottimale .
Nell’ambito di questa teoria sta nascendo la “terapia elmintica” ( con prodotti ricavati da vermi), ed una ditta tedesca ha messo a punto, contro le allergie, dei medicinali contenenti appunto dei residui elmintici, già prodotti ed in vendita in Tailandia.
Anche se impiego da tempo, con ottimi risultati, dei medicinali provenienti dal regno animale, come api, formiche, ed in particolare ragni, scorpioni e serpenti (elaborati con determinate procedure ed usati in Germania da decenni), per quanto riguarda la terapia elmintica mi sembra che i risultati, e soprattutto l’innocuità, non siano ancora sufficientemente provati e mi sembra preferibile aspettare che si concludano le ulteriori sperimentazioni in corso in Germania.

Studi sul respiro e l’asma presso la Southern Methodist University di Dallas
I professori Thomas Ritz ed Alicia Meuret, presso questa Università, hanno elaborato un programma durante il quale intendono insegnare agli asmatici come migliorare la loro condizione cambiando il loro modo di respirare.
Il programma è finanziato con 1,4 milioni di dollari dal National Institute of Health e si concluderà nel luglio di quest’anno.
I professori in questione osservano (dando –giustamente- la loro affermazione per scontata e non necessitante ulteriori conferme) che “Durante un attacco d’asma si tende ad iperventilare e sfortunatamente ciò peggiora il problema, facendo diminuire i livelli di CO2 nel corpo, il che ostacola la circolazione del sangue verso il cervello ed irrita ulteriormente le vie respiratorie. Gli asmatici che iperventilano costantemente rischiano carenze croniche di CO2, il che li rende più vulnerabili a futuri attacchi. “
Impiegando il programma da loro elaborato ( Capnometry-Assisted Respiratory Training -CART) i professori intendono insegnare ai pazienti come eliminare l’iperventilazione.
Fa piacere vedere come finalmente si inizi ad osservare l’esistenza di iperventilazione e carenza di CO2 negli asmatici. Ciò che fa meno piacere è vedere che i professori in questione, senza nemmeno menzionare Buteyko (che, 60 anni prima di loro aveva osservato il fenomeno in questione) ritengano necessario ricorrere, per questo riaddestramento respiratorio, ad apparecchiature (i capnometri, che misurano la quantitò di CO2 contenuta nell’aria esalata) complesse e costose, alle quali si ha in genere accesso solo in ospedali o studi medici.
Io stessa, presa alcuni anni fa da un “raptus” tecnologico, mi ero procurata, con notevole spesa, un complesso capnometro, sperando di potere con questo strumento insegnare meglio la respirazione Buteyko ai miei pazienti. Il primo entusiasmo era però passato presto e mi ero resa conto che la semplice PC (pausa controllo) insegnata da Buteyko, costituisce il modo più semplice ed efficace, che può essere effettuato ovunque, senza macchinari, per misurare il rapporto del nostro organismo con la CO2. Purtroppo siamo tutti portati a pensare che le procedure costose e tecnologiamente complesse siano più efficaci di quelle semplici e non costose. Non è sempre così, e Buteyko ne è il miglior esempio!

* I notiziari hanno scopo informativo e non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, ed approfonditi accertamenti. Questo avviso vale per tutti i numeri dei nostri notiziari.

LA PAUSA CONTROLLO (PC) UN CONTROLLO DI GRANDE IMPORTANZA PER LA VOSTRA SALUTE

Per spiegazioni più dettagliate sul significato e sull’esecuzione di questo test è possibile leggere il libro “Attacco all’Asma… e non solo”, della dr. Fiamma Ferraro e seguire poi un corso pratico (nulla puo’ sostituire l’insegnamento personale).

Proviamo comunque a descrivere  a titolo orientativo questo test, che ognuno dovrebbe curarsi di eseguire   per controllare se respira in modo sano o no.

Si tratta di un controllo facile, che si può eseguire a casa propria da soli, che non costa nulla e che per il mantenimento della salute è più utile ed importante della misurazione della pressione, del tasso di colesterolo e di tutti gli esami medici in genere consigliati a titolo preventivo. (Con ciò non intendiamo certo dissuadervi dall’effettuare anche questi esami ; se il vostro medico ve li consiglia è  necessario farli.)
Secondo il dr. Buteyko, quando si respira in modo sano si introducono nei polmoni non più di 4-6 litri di aria al minuto. E’ facile introdurne di più senza rendersene conto e chi ne introduce di più respira troppo e quindi cade nei pericoli dell’iperventilazione, magari leggera ma preoccupante se diviene permanente, di cui si è detto nel capitolo sull’iperventilazione.
Per accertare da soli quale sia il volume d’aria che si introduce nei polmoni non servono complicate apparecchiature, serve solo un orologio con la lancetta dei secondi, e si procede in questo modo.
1. Sedetevi comodi su una sedia con lo schienale dritto.
2. Rilassatevi ed espirate normalmente.
3. Ripetete una normale inspirazione, esalate normalmente e dopo l’esalazione chiudete il naso con le dita e tenetelo chiuso.
4. Tenendo anche la bocca chiusa, contate quanti secondi potete aspettare senza praticolare disagio prima di dover inalare di nuovo.
Non sforzatevi troppo. L’esattezza del test dipende dal fatto che vi fermiate prima di raggiungere la soglia di un vero disagio.
Il numero di secondi che trascorre prima che sentiate la netta esigenza di dover inalare è la cosiddetta “pausa-controllo”; (useremo l’abbreviazione “PC”).
E’ molto importante misurare correttamente la pausa-controllo. A questo proposito va’ precisato che con il termine “senza molto disagio” si intende appunto questo. Nel momento in cui si inizia ad avvertire distintamente la sensazione di disagio, la netta sensazione di mancanza d’aria, si misura il tempo trascorso da quando, dopo aver esalato, ci si è tappato il naso; non bisogna quindi esagerare ed aspettare un disagio forte (si avrebbe un valore eccessivo ed illusorio della PC), ma non bisogna nemmeno interrompere la pausa non appena si avverte la prima voglia di inalare di nuovo (si avrebbe un valore della PC troppo breve); bisogna aspettare la sensazione distinta di mancanza d’aria e di un netto disagio, e solo allora misurare il tempo raggiunto.
E’ importante anche tenere presente che non bisogna mai trattenere il respiro a polmoni pieni; bisogna prima espirare normalmente e poi trattenere il respiro per misurare la pausa-controllo.
Una pausa-controllo di 50-60 secondi o più indica che siete in eccellente salute.
Se invece non superate i 25 secondi, ciò significa che nella vostra salute c’è qualcosa che non va, anche se magari non si è ancora manifestata alcuna malattia. Occorre adottare urgentemente delle misure preventive, sotto forma di un miglioramento della respirazione, con gli esercizi che verranno indicati.
Se la pausa-controllo non supera i 10 secondi avete un serio problema di iperventilazione; probabilmente soffrite già di asma o di qualche malattia che si è già manifestata.
La pausa-controllo ideale ha una durata di 60 secondi. Se ora dividete questo numero per la durata della PC che avete raggiunto saprete per quante persone respirate; se ad esempio la vostra PC è 30, ciò vuol dire che respirate per due persone , e cioè 8-10 litri d’aria invece dei 4-5 ideali. Se la vostra PC è 20, ciò significa che respirate tre volte più di quanto dovreste: che respirate per tre persone. Se considerate il respirare come una forma di alimentazione, provate ad immaginare quanto vi danneggerebbe mangiare costantemente per 2, 3 o 4 persone e avrete un’idea di quanto possa danneggiarvi anche il respirare per 4 persone. L’importanza di tenere regolarmente sotto controllo la vostra salute con la pausa-controllo non può essere sopravvalutata. La sua durata rispecchia esattamente il vostro attuale stato di salute.
Se doveste accorgervi che improvvisamente si accorcia e non torna entro alcuni giorni sui valori precedenti probabilmente state covando un raffreddore o attraversando un periodo di stress. Se però entro un periodo ragionevole la pausa-controllo non torna ai valori di prima, tenete presente che vi è stato dato un chiaro avvertimento sul fatto che qualcosa sta danneggiando la vostra salute ed è consigliabile intensificare gli esercizi preventivi che verranno descritti, oltre ad effettuare ovviamente i controlli medici consigliati dal vostro medico curante.
Se la si controlla regolarmente, la PC è un indicatore molto accurato del vostro stato di salute.
Se, a seguito degli esercizi Buteyko, raggiungete dei valori di 50-60, tutti i vostri sistemi quello immunitario, metabolico, digestivo, cardiovascolare- funzioneranno in modo ottimale, avrete più energia , meno bisogno di sonno, raggiungerete il vostro peso ideale e sembrerete ringiovaniti di dieci anni..
Se la vostra PC si aggira sui 20 dovreste iniziare subito gli esercizi Buteyko, per sventare il pericolo di essere colpiti, in un futuro più o meno prossimo, da qualche serio disturbo. Non è il caso tuttavia di farsi prendere dal panico. Il problema in genere si localizza nel nostro punto più debole; tutti abbiamo dei punti tradizionalmente deboli e questi punti deboli risentono più degli altri dei fattori negativi, come gli eccessi di alimentazione , di respirazione, stress o altri.
Se la vostra PC non supera i 10-15 secondi è probabile che si sia già manifestata qualche malattia, anche se forse non ve ne siete ancora accorti. Malattie come il diabete, la tubercolosi, il rialzo della pressione, possono essere presenti già da tempo senza che l’interessato se ne sia accorto. Secondo il dr. Buteyko non esistono praticamente eccezioni nel collegamento tra la durata della PC e le condizioni di salute di una persona.
Dopo aver letto queste pagine, procuratevi   un orologio con la lancetta dei secondi e se la pausa-controllo risulta troppo breve andate subito a vedere come fare per riaddestrare, con dei semplici esercizi, il vostro  ritmo respiratorio sfasato.
Avviso: ripetiamo qui l’avviso dato nella pagina iniziale: Quanto sopra esposto corrisponde alla nostra convinzione e viene divulgato a scopo  informativo, senza alcuna intenzione di dare consigli medici. L’eventuale applicazione pratica delle  informazioni ricevute è frutto della libertà d’azione degli interessati ed avviene sotto la loro esclusiva responsabilità.

NOTIZIARIO della Dr. Ferraro

“NOTIZIE SALUTARI” (Novembre 2010)

Ossigenazione dei tessuti
Sono da poco tornata dalla Germania, dove ho partecipato alla ”Medizinische Woche” (settimana medica) che ha luogo tutti gli anni in novembre a Baden-Baden, e che è considerata la più importante manifestazione europea (e del mondo) nel campo della medicina alternativa. Sull’argomento vorrei ripetere quanto avevo scritto sull’argomento nel novembre 2007: “Tra i vari interventi e corsi ve ne sono stati alcuni, molto interessanti, dedicati a varie sostanze che provocano una migliore ossigenazione dei tessuti; peccato tuttavia che, come al solito, anche a Baden-Baden non si sia parlato di uno dei fattori principali per questa buona ossigenazione, e cioè del modo di respirare.”


Quest’anno non posso che ripetere questa considerazione. Tutti gli anni vedo anzi a Baden-Baden apparecchiature sempre più complesse, sofisticate (e costose!) dirette a migliorare, con vari meccanismi, l’ossigenazione dell’organismo. Ovviamente l’ossigenazione ottimale dei tessuti è un fattore fondamentale per il mantenimento/recupero della salute e non può che far piacere vedere come a questo fattore venga attribuita, in campo medico, un’importanza sempre maggiore. Fa piacere inoltre vedere come ci si renda sempre più conto del fatto che non serve a molto introdurre grandi quantità di O2 in alta concentrazione nei polmoni per migliorare l’ossigenazione dei tessuti. Peccato tuttavia che non si diriga mai l’attenzione sui fattori fondamentali per migliorare questa ossigenazione, e cioè il modo di respirare e la CO2 Ovviamente non ho nulla contro queste apparecchiature; al contrario, ne uso una anch’io che, in particolare nei pazienti debilitati, è molto utile, ed anche in chi inizia il riaddestramento del respiro con il metodo Buteyko può in certi casi dare una utile accelerazione alla riossigenazione dell’organismo. Nella maggioranza dei casi tuttavia, per chi non è alle prese con consistenti problemi di salute, il metodo Buteyko (diretto appunto a conseguire, in base a principi fisiologici e scientifici assodati, una respirazione ottimale) pur non sostenuto né da ditte produttrici di macchinari né da ditte farmaceutiche, e quindi non ancora abbastanza conosciuto, è sufficiente per conseguire una buona ossigenazione di tutti i tessuti dell’organismo.

Anidride carbonica e coccodrilli.
Questo abbinamento vi sembra strano? Ebbene: inizio con il riportare alcune frasi tratte da un ariticolo che avevo scritto tempo fa per un’ altra mia pubblicazione: “L’epidemia di influenza messicana ha recentemente sollevato nuovi allarmi tra il pubblico, sempre più preoccupato all’idea di “pandemie” che potrebbero essere diffuse da nuovi virus contro i quali mancano vaccini ed armi efficaci. Sollevano inoltre preoccupazioni anche dei batteri “vecchi” noti da tempo e divenuti resistenti agli antibiotici con i quali sono stati finora combattuti. …Si stanno negli ultimi tempi approfondendo le ricerche sul ruolo svolto nel sistema immunitario dai peptidi antimicrobici …… e un aiuto efficace potrebbe venire, a quanto pare, dai peptidi antimicrobici tratti da alcuni animali. … L’attenzione si è concentrata negli ultimi anni sui coccodrilli, anche a seguito del clamore sollevato tempo fa da un reportage della televisione britannica, (1) in cui si metteva in evidenza la resistenza di questi animali, in cui le ferite profonde, che si procurano azzannandosi, si rimarginano senza problemi anche se restano in paludi con acque marce.
Il merito è, secondo alcuni ricercatori, appunto dei peptidi antimicrobici che si trovano nel sangue di questi animali, così come nelle rane, lucertole ed altri. In particolare nel sangue dei coccodrilli, è stata identificata una sostanza (“coccodrillina” ) molto attiva contro virus, batteri e funghi. A seguito di alcuni studi effettuati, sono stati già elaborati dei preparati, venduti all’estero come “integratori alimentari”. Anche se preferisco consigliare ai miei pazienti delle sostanze più provate e sperimentate, in caso di microbi resistenti ad ogni approccio potrebbe forse valere la pena (ovviamente con la consulenza di un medico esperto) di fare un tentativo anche con i coccodrilli e le rane!”
E veniamo ora all’anidride carbonica.
In un articolo di Hennakao Koniyama, del Medical Research Council di Cambridge, pubblicato nel gennaio 2009 sulla prestigiosa rivista inglese “Nature” si legge che i coccodrilli possono restare sott’acqua fino ad un ora e durante la permanenza sott’acqua si accumula nel loro sangue l’anidride carbonica, che poi si scioglie formando ioni di bicarbonato; questi ioni di bicarbonato si legano all’emoglobina, spiazzandone l’ossigeno, che diventa pertanto più disponibile per andare ad ossigenare i tessuti dell’organismo. Nel sangue umano invece, continua l’articolo, gli ioni di bicarbonato non si legano all’emoglobina, che pertanto rilascia il suo ossigeno con più difficoltà rispetto a quanto avviene nel sangue dei coccodrilli (e in effetti nel sangue umano l’anidride carbonica, pur facilitando con varie reazioni chimiche il rilascio dell’anidride carbonica dall’emoglobina, non spiazza direttamente, tramite gli ioni di bicarbonato, l’ossigeno dall’emoglobina in grande quantità).
I ricercatori di Cambridge hanno pertanto creato, con sangue umano e sangue di coccodrillo, un ibrido, un’emoglobina mezza umana e mezza “coccodrillesca” e, sebbene non si sia ancora arrivati a risultati concreti, il prof. H. Bunn, dell’Università di Harvard, osserva che “Si può già pensare ad una situazione di chirurgia in cui è difficile ossigenare il paziente e sarebbe molto utile avere a disposizione un’emoglobina in grado di scaricare l’ossigeno con un’efficienza superlativa” .
Quali conclusioni trarne? Innanzitutto anche questi studi confermano (fatto peraltro riportato in tutti i testi di fisiologia medica, anche se raramente se ne traggono le opportune conclusioni pratiche) il ruolo prezioso della CO2 (nella giusta quantità) per l’ossigenazione dell’organismo.
Inoltre, anche se nell’organismo umano la CO2 spiazza l’ossigeno dall’emoglobina, rendendolo libero di andare ad ossigenare i tessuti, in modo meno efficiente di quanto non avvenga nel coccodrillo, forse varrebbe la pena, (perlomeno in situazioni normali, in attesa che l’ibrido di emoglobina uomo/coccodrillo creato in laboratorio porti a risultati utilizzabili), di non dissipare, con una respirazione eccessiva, la preziosa CO2 che anche noi produciamo ed accumuliamo, pur in quantità minore di quella accumulata dai coccodrilli nella lunga permanenza sott’acqua.
Se abbiamo in noi una quantità sufficiente di CO2 allora, pur se in modo meno efficiente che nei cocodrilli, anche la nostra CO2 fa andare più ossigeno dal sangue ai tessuti.

(1) Documentario della BBC, “ The Secret Life of Crocodiles”.
Sull’argomento ved anche : http://news.bbc.co.uk/hi/english/sci/tech/newsid_680000/680840.stm

Coccodrilli ed eczema
Dopo aver visto l’efficienza del sistema immunitario (peptidi antimicrobici) e della ossigenazione nell’organismo dei coccodrilli, vediamo ora un’altra notizia sempre collegata a questi animali.
A quanto pare una sostanza tratta dal grasso dei coccodrilli sarebbe in grado di combattere con straordinaria efficacia dei problemi, spesso resistenti a varie forme di terapia, come eczema, neurodermatite e psoriasi. Una ditta farmaceutica americana si trova nelle fasi finali delle sperimentazioni per mettere sul mercato una pomata basata sul grasso dei coccodrilli, e in Sud Africa nel frattempo, sulla base della considerazione che si tratta di una sostanza naturale-alimentare (in varie parti del mondo in passato si mangiava carne di coccodrillo, lucertole ecc.) si è già messo da tempo in commercio un olio di coccodrillo (ora diffuso anche in Europa) che a quanto pare starebbe dando ottimi risultati sia per gli eczemi nei bambini, sia anche per ferite che non si rimarginano e bruciature.
Anche se mi sembra preferibile in questa fase non usare questo olio di coccodrillo su ferite e lesioni aperte, nel caso di eczemi e pruriti allergici resistenti ad altre terapie potrebbe valere la pena (sentito ovviamente il proprio medico) di fare un tentativo con questo olio.

Allergie
In questa stagione le allergie respiratorie , particolarmente frequenti tra gli asmatici, danno un po’ di tregua e, come è noto, per avviare una efficace strategia antiallergica, occorre agire ora, prima che, nella tarda primavera, l’aria si riempia di pollini. Una delle prime cose da fare è pertanto –come avrete indovinato- iniziare o riprendere con costanza gli esercizi di respirazione Buteyko. Inoltre, per accelerare il risanamento, oltre ovviamente alle terapie classiche sulle quali qui non mi soffermo- vorrei mettere in evidenza alcune terapie (considerate “alternative” ma a favore delle quali vi
sono comunque degli studi clinici): una è la microimunoterapia, che mi sta dando risultati molto buoni, e la seconda è basata su preparati tedeschi diretti a ricostituire l’integrità della mucosa, sia quella delle vie respiratorie, sia quella del tratto intestinale (importante per le allergie ed intolleranze alimentari, in cui la reazione di allergia/intolleranza può essere dovuta anche al fatto che la mucosa intestinale, non integra, lascia passare nel sangue delle sostanze che non dovrebbero passarvi).

 

* I notiziari hanno scopo informativo e non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, ed approfonditi accertamenti. Questo avviso vale per tutti i numeri dei nostri notiziari.

Premessa “ottimistica” (!)

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Buongiorno e ben tornati dalle vacanze, in cui spero abbiate fatto delle belle nuotate ed un po’ più di movimento (senza aumentare troppo la respirazione, il che vanificherebbe i benefici del movimento!)

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Salve, ed inizio con un consiglio per una buona lettura durante le vacanze. Innanzitutto, se si legge sulla spiaggia, con i riflessi del mare ed il sole forte, è importante, in particolare dopo una certa età, proteggersi con occhiali da sole di buona qualità. L’ultimo progresso in questo campo è costituito dalla lenti alla melanina: la melanina è la sostanza che protegge sia la pelle che gli occhi contro eventuali danni da raggi solari, e la sua concentrazione negli occhi diminuisce notevolmente con l’età (-30% a 50 anni.) Le lenti alla melanina, oltre a dare una protezione ottimale migliorano i riflessi e contrasti, stancano meno gli occhi e proteggono anche la pelle intorno agli occhi contro le rughe; (non sto facendo pubblicità: non produco nè vendo queste lenti, purtroppo! J)

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Buongiorno a tutti! Inizio con un argomento “allegro”: la risata. Le conferme scientifiche del valore terapeutico della risata sono ormai numerosissime . Recentemente, negli Stati Uniti un gruppo di ricercatori presso l’Università di Loma Linda, coordinato dal Prof. Berk, ha condotto un nuovo studio sulla risata. A 14 persone è stato chiesto di assistere a venti minuti di un filmato drammatico alternati da venti minuti di un video comico.

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