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Il metodo Buteyko ufficialmente raccomandato anche in Germania-  Durante la mia recente visita in Germania,  (dove la collega Dr. Silvia Smolka sta da molti anni praticando e diffondendo il metodo Buteyko; ved. www.atemweite.de) ho appreso la buona notizia che ora anche in Germania è sempre più riconosciuta l’efficacia di questo metodo. Dopo i precedenti riconoscimenti in altri paesi e dopo che, in Gran Bretagna, nel 2008, il metodo Buteyko era stato definito dalla Società Toracica Britannica come “il metodo di medicina complementare più efficace  per l’asma”, ora in Germania, dopo che nelle linee guida “ufficiali” per il trattamento dell’asma il metodo Buteyko veniva in precedenza definito come “non sufficientemente provato”, nell’ultima versione di queste linee guida, formulata dalla Camera Federale dei Medici, Buteyko viene definito come “l’unico metodo fisioterapeutico respiratorio per il quale è stata provata l’utilità per la riduzione dei sintomi e l’uso di broncodilatatori in numerosi studi”;  vengono poi menzionati  questi studi   (ed ovviamente sono menzionati solo gli studi  in lingua inglese), continuando   ad ignorare le decine di studi in lingua russa pubblicati 50 anni fa!  Comunque, finalmente anche la Germania, paese da sempre all’avanguardia nel campo della medicina alternativa, ha   preso in considerazione e riconosciuto l’efficacia del metodo Buteyko.

CO2 per liberare il naso  chiuso- Con il freddo di questi giorni molti si trovano alle prese con il raffreddore e   nasi chiusi, e respirano dalla bocca (il che peggiora la situazione ritardando la guarigione dal raffreddore). In molti casi, quando mi è capitato di insegnare il metodo Buteyko a pazienti raffreddati, ho fatto loro constatare l’effetto immediato di liberazione-apertura delle narici che spesso è possibile   ottenere con un breve esercizio Buteyko (e, come i lettori di questo Notiziario già anno, gli esercizi Buteyko sono diretti a far aumentare, riportandola a livelli fisiologici, la quantità di CO2 nell’organismo).  Ovviamente l’effetto di apertura del naso ottenibile con un breve esercizio dura poco ed i problemi causati dal raffreddore riprendono finché dura il raffreddore non passa: non è  infatti  sufficiente un esercizio di un minuto per  superare  il raffreddore ed i problemi di muco, ma con una paziente opera di riaddestramento respiratorio l’organismo diventa più sano e resistente anche verso futuri raffreddori. A questo proposito mi è capitato ora sotto gli occhi  uno studio di alcuni anni fa: “Casale TB, Romero FA, Spierings EL.: Intranasal noninhaled carbon dioxide for the symptomatic treatment of seasonal allergic rhinitis . J Allergy Clin Immunol. 2008 Jan;121(1):105-9. Epub 2007 Oct 29”.  In questo studio in doppio cieco alcuni ricercatori americani hanno preso in esame due gruppi di allergici con problemi di naso chiuso: ad uno dei due gruppi è stato insufflata CO2 in entrambe le narici, mentre al gruppo placebo è stata somministrata solo aria normale. Già 10 minuti dopo il 50% dei  pazienti ai quali era stata  somministrata  la CO2 aveva il naso più libero e starnutiva di meno, mentre nel gruppo placebo   la percentuale è stata  del 27,6%.

CO2 introdotta dall’esterno- Lo studio sopra riportato mi porta a parlare di una domanda che i lettori del mio libro   ed i miei pazienti mi fanno spesso, in tono incredulo, e cioè “ma dottoressa, se l’anidride carbonica (CO2) fa davvero bene allora perché non inalarne un po’ invece di stare a fare un  riaddestramento respiratorio?” Siamo infatti tutti abituati, per risolvere i problemi di salute, a prendere qualche pasticca (farmaceutica, omeopatica o fitoterapica che sia), e preferiamo anche –presi dai mille impegni quotidiani- fare iniezioni ed al limite a sottoporci anche a qualche piccola procedura chirurgica, piuttosto che  intraprendere un paziente, costante, programma di esercizi. La mia risposta è che la CO2 somministrata dall’esterno  può aiutarci, come si è visto nel caso soprariportato (e come è ben noto in procedure mediche d’emergenza, in cui l’effetto salvavita della CO2 è  spesso applicato), a risolvere un problema momentaneo ma poi, se continuassimo ad inalare CO2 da bombolette, l’effetto sarebbe nullo, poiché il livello di CO2 nel nostro organismo aumenterebbe   ma questo “supplemento” di CO2 verrebbe espulso in pochi minuti,  tramite un aumento dell’iperventilazione, da chi ha un riflesso respiratorio automatico che scatta ben prima che la presenza di CO2 nell’organismo abbia raggiunto i livelli fisiologici ottimali.  Occorre quindi, appunto, una paziente opera di riaddestramento, per riabituare  il centro respiratorio a trattenere dei livelli fisiologici adeguati di CO2.

I benefici dell’aria di montagna- Si avvicinano le vacanze di Natale, che molti, nonostante la crisi,  magari  cercheranno di trascorrere in montagna, per sciare e godersi il bellissimo paesaggio delle montagne imbiancate. Sono tra l’altro ben noti gli effetti benefici per la salute dell’aria di montagna: le persone che  abitano ad altitudini elevate sono in genere più resistenti alle malattie e vivono più a lungo rispetto agli abitanti delle pianura. Gli effetti benefici sono dovuti indubbiamente al fatto che l’aria di montanga è più pulita  ed in montagna in genere si fa più movimento e si vive in un ambiente più naturale; un ruolo importante sembra tuttavia da attribuire, come  non pochi scienziati osservano, anche alla diminuzione   della saturazione dell’ ossigeno nel  sangue causata dall’altitudine. I  meccanismi benefici messi in moto da questi fattori sono complessi. Vorrei tuttavia a questo proposito ricordare che una delle medicine prescritte  per la “malattia dell’altitudine” (e cioè per i problemi che si possono verificare quando si sale ad altitudini elevate, o perché si è saliti troppo in fretta,  o perché sono già presenti problemi cardiaci, respiratori od altro)   è l’acetazolamide, un inibitore dell’anidrasi carbonica in genere prescritto anche a chi ha problemi di glaucoma. L’effetto degli inibitori dell’anidrasi carbonica è anche quello di trattenere più CO2 nell’organismo, e  questo aumento di CO2, facendo sì che l’O2 nel sangue, pur diminuito, raggiunga i tessuti in quantità maggiore, aiuta a risolvere il problema.   In passate edizioni di questo Notiziario, e   nel mio sito dedicato all’agopuntura per le malattie degli occhi con il metodo Boel (www.agopunturaocchi.it),    ho riportato quanto osservato dall’oftalmologo americano  W. E. Sponsel,  direttore della ricerca nel dipartimento d’oftalmologia dell’ UTHSC, il quale sostiene che “ . . . impiegando determinate combinazioni di elementi chimici chiamati “inibitori dell’anidrasi carbonica” (IAC) somministrati sotto forma di gocce oculari, l’occhio viene “indotto con l’astuzia (tricked) a mantenere la sua riserva di anidride carbonica, e riferisce che 60 su 65 pazienti hanno ottenuto un miglioramento drammatico della loro vista, sia che soffrissero di degenerazione maculare che di glaucoma.”E’ quindi un professore universitario direttore di ricerca ad attribuire il miglioramento della vista all’effetto vasodilatatore della CO2 (pur noto in campo medico da quasi cent’anni!) e al fatto che l’occhio sia “indotto con l’astuzia”, dagli inibitori dell’anidrasi carbonica, a mantenere la sua riserva di CO2.  A questo proposito, come scrivo  nella pagina riportata:   “ il dr. Sponsel ha cercato un preparato farmaceutico ( gocce a base di inibitori dell’anidrasi carbonica), che “induce con l’astuzia” l’occhio a trattenere la sua riserva di CO2, mentre in realtà , per evitare che la CO2 dell’occhio sia “soffiata via” durante l’iperventilazione la   cosa importante da fare sarebbe appunto cambiare la respirazione, e quindi smettere di iperventilare e di “soffiare via” la CO2 e, se necessario per rinforzare l’effetto, prendere  contemporaneamente  anche le medicine in questione.”

 

* I notiziari hanno scopo informativo e non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, ed approfonditi accertamenti. Questo avviso vale per tutti i numeri dei nostri notiziari.

Congresso Medizinische Woche a Baden-Baden (Germania)–Ho partecipato anche quest’anno, per la decima volta, a questo Congresso che si svolge ogni anno a fine ottobre e che è considerato il   più importante convegno di medicina alternativa in Europa (e probabilmente nel mondo). Non è un caso che questo incontro avvenga in Germania, paese  dove non solo è nata, con Hahnemann, l’ omeopatia, ma che ha dato e continua a dare un contributo insostituibile di nuove terapie complementari-alternative: basta pensare all’omotossicologia di Reckeweg, alle scoperte di Otto Warburg   (che  in una celebre lezione tenuta ad un congresso di vincitori del premio Nobel    presentò varie prove che dimostravano quale causa primaria del cancro la carenza di ossigeno nei tessuti),  alle scoperte del prof. Enderlein  su   trasformazioni dei microbi da forme benefiche a forme dannose a seguito di mutamenti nell’organismo che li ospita , e poi a molto, molto altro. Tra le varie terapie   di cui si è parlato  durante il  Congresso ve ne sono alcune che sto approfondendo ulteriormente, poiché   mi stanno dando ottimi risultati: una è la terapia neurale elaborata ormai numerosi decenni fa dai fratelli Hunecke (ne parlo più a lungo nel mio ultimo libro: ved.www.scienzaeconoscenza.it/riviste/scienza_e_conoscenza_gold6_2013.php)e le altre sono basate soprattutto su approcci  diretti ad indurre la rigenerazione di tessuti danneggiati con preparati che, in attesa di ulteriori progressi nel campo delle cure con cellule staminali, cercano di indurre il corpo ad aumentare/rendere più efficiente la   produzione delle proprie staminali.   Di una di queste terapie, quella basata sui peptidi bioattivi del Prof. Khavinson, di San Pietroburgo (Russia), ho parlato nel mio libro sopracitato; un’altra di queste terapie, quella basata su preparati a base di acidi ribonucleici  (RNA)  introdotti in Germania dal Prof. Dyckerhoff molti anni fa dopo decenni di studio , era diventata negli ultimi tempi troppo difficile  da reperire e costosa, ed avevo pertanto, nonostante gli ottimi risultati conseguiti, anch’io smesso di prescriverla. Ora invece, a Baden-Baden ci è stato illustrato come nell’ultimo anno  questi medicinali, (elaborati con organi tratti da allevamenti bovini ultracontrollati, ed autorizzati in base alle severe normative tedesche), oltre ad essere stati potenziati, sono divenuti meno costosi, anche se per ora possono essere acquistati solo in alcune farmacie tedesche, che li confezionano  in base ad indicazioni specifiche per ogni paziente, fornite dal medico curante in relazione ai problemi nei vari organi che si vuole cercare di  potenziare.

Ruolo del sale per raffreddori e problemi bronchiali-polmonari- Mi sembra utile, visto l’avvicinarsi della stagione fredda ed i continui sbalzi di temperatura che favoriscono  raffreddori e bronchiti, ritornare su un argomento che è stato anch’esso approfondito a Baden Baden, e sul quale nel mio  Notiziario  del settembre 2006 scrivevo quanto segue: “…. i vapori d’acqua marina  inalati stando vicino al mare, in particolare quando è mosso, fanno bene ai polmoni.  In uno studio effettuato in  Australia, all’Università di Sidney, delle persone sofferenti di fibrosi cistica (un disordine genetico in cui si accumulano nei polmoni quantità eccessive  di muco  molto denso), sono state trattate con inalazioni-aerosol a base di acqua contenente sale in misura quasi doppia rispetto a quella contenuta nell’Oceano Atlantico; si è riusciti in questo studio a   ricostruire  lo strato acquoso presente nei polmoni delle persone sane, e che manca negli ammalati di fibrosi cistica, i quali non riescono pertanto ad espellere il muco. Come constatato dagli scienziati, il sale inalato attrae per via osmotica acqua dagli strati più profondi dei polmoni, facendolo emergere più in superficie, dove fluidifica il muco. E’ stato quindi possibile diminuire notevolmente il dosaggio delle medicine dei partecipanti allo studio….”

A Baden-Baden si è ora parlato delle terapie termali nelle grotte del sale; questo tipo di terapia, in effetti molto popolare  in varie località termali in particolare in Germania, Austria e paesi dell’Europa dell’ est, è iniziato nel 1840 quando un medico polacco osservò che i minatori che lavoravano in miniere di sale erano del tutto immuni da problemi respiratori; le prove dell’efficacia aumentarono quando in Germania, durante la II guerra mondiale, numerose persone che avevano cercato riparo dai bombardamenti in cave di sale,  notarono che erano guarite da asma, bronchite cronica ed altre malattie respiratorie.

Pur senza mettere  in dubbio gli effetti benefici dell’inalazione di vapori salini, non posso non mettere in rilievo la mia delusione  quanto al fatto che il relatore sull’argomento  abbia esposto a fondo tutti i possibili fattori che contribuiscono all’effetto benefico della terapia nelle grotte del sale (dagli effetti chimici della sostanza salina a quelli all’umidità dell’aria con i vapori, al rilassamento ed altro) ma, tanto per cambiare, non ha in alcun modo menzionato e contemplato la possibilità che uno dei fattori che contribuiscono agli effetti benefici della permanenza in queste grotte saline  possa essere  anche il fatto che nelle grotte  si respira per tempi prolungati un’aria più ricca di anidride carbonica.  In queste grotte i benefici effetti dell’anidride carbonica, che incrementa l’ossigenazione dei tessuti, sono   potenziati dall’inalazione di vapori salini ma anche la CO2 fa la sua parte! E tra l’altro, per godere di questi effetti benefici, non è necessario recarsi, con viaggi costosi, a fare delle cure termali in queste grotte saline . E’ possibile ottenere effetti analoghi con degli apparecchi per inalazioni e sto pensando, in determinati casi, di potenziare la respirazione con la tecnica Buteyko facendo inalare, durante il riaddestramento, dei vapori di sale.

Influenza e rimedi di fitoterapia nostrana-Si sta avvicinando, come ci ripete continuamente la televisione, una nuova epidemia di influenza; ho in passati Notiziari consigliato vari rimedi fitoterapici diretti a prevenirla, tratti anche dalla fitoterapia ayurvedica e cinese. Tuttavia anche la fitoterapia  della zona mediterranea può vantare alcune piante di particolare efficacia: sempre a Baden Baden sono stati esposti gli studi effettuati dal Dr. Pandalis, uno scienziato greco, da molti anni in Germania, dove ha avviato una fondazione senza scopo di lucro per la promozione delle piante tradizionali europee,   per scopi medici ma anche per la nutrizione. La Fondazione-Accademia (ved.www.pandalis-stiftung.org )  ha promosso l’effettuazione di vari studi, presso illustri  istituzioni tedesche, per sperimentare l’efficacia di queste piante: una di queste sembra avere un’ ottima efficacia contro l’influenza. Si tratta del Cistus incanus, da tempo in vendita in quasi tutte le erboristerie tedesche e, a seguito della fama ottenuta in Germania ormai in vendita anche in Italia (ma è bene accertarsi dell’affidabilità dei fornitori); questa  pianta, tipica della macchia mediterranea, era utilizzata  per i suoi effetti sulla salute fin dai tempi avanti Cristo ed era poi  caduta nell’oblio  di fronte all’emergere dei moderni preparati farmaceutici.  Tra i vari articoli e studi cito quello  di Droebner et al. (2011) dal titolo “L’Estratto Cystus 052, ricco di polifenoli è altamente efficace ontro il virus  pandemico H1N1 dell’influenza A ed altri virus respiratori-5 (Suppl.1),230-251.”

-Durante il Congresso di Baden-Baden sono poi state trattate molte altre tematiche di grande interesse e nel Notiziario del prossimo mese ne esporrò ancora altre!

* I notiziari hanno scopo informativo e non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, ed approfonditi accertamenti. Questo avviso vale per tutti i numeri dei nostri notiziari.

Informarsi fa bene alla salute: il mio ultimo libro, “Nuova Guida alla Salute”, pubblicato da “Scienza e Conoscenza” (ved. www.scienzaeconoscenza.it/riviste/scienza_e_conoscenza_gold6_2013.php ) L’informazione è importante in tutti i campi, ma in questioni che riguardano la salute, ancor più che in altri settori, può essere di importanza vitale disporre di informazioni fondate ed aggiornate. Purtroppo anche in questo campo la collaborazione e comunicazione internazionale è carente: sperimentazioni ed aggiornamenti sull’efficacia di determinate terapie vengono ignorati o ripetuti in altri paesi. Si perde così un tempo prezioso per chi potrebbe trarre vantaggio da queste terapie.Mi sono pertanto sempre sentita in dovere, come medico che ha come scopo primario quello di contribuire alla guarigione, di diffondere le notizie su alcune scoperte e terapie non ancora abbastanza note in Italia (ovviamente dopo un accurato esame quanto alla fondatezza scientifica di queste terapie), aiutata, nell’acquisizione di notizie da ogni parte del mondo, dalla buona conoscenza di 5 lingue (per via del lavoro dei miei genitori ho frequentato le scuole e poi l’ Università in paesi di diverse lingue).Una parte del mio lavoro informativo è stata, nello scorso decennio, dedicata a Buteyko poiché il respiro è a mio avviso il fattore primario al quale occorre dedicare attenzione. Ho tuttavia dedicato molta attenzione anche ad altri settori, come ad esempio quello della terapia chelante, diretta a contrastare i danni alla salute che derivano dal nostro ambiente sempre più inquinato (ved. gli articoli pubblicati sui nr. 41 e 42 /2012 di Scienza e conoscenza ) e scrivendo libri ed articoli su vari altri argomenti. L’ultimo frutto del mio sforzo di ricerca in questi campi di vitale importanza è il mio libro “Nuova Guida alla Salute”, in cui parlo di medicina rigenerativa ed antinvecchimento, disintossicazione, ossigenazione, nutrigenomica, terapie elettromagnetiche e fotoniche, terapie cellulari, e scoperte sui biopeptidi del Prof. Khavinson dell’Istituto di Gerontologia di San Pietroburgo (come vedete, non è venuto meno il mio interesse per le scoperte mediche, come anche quelle del prof. Buteyko, estremamente avanzate e da noi poco conosciute fatte in paesi dell’ex URSS).Questo mio ultimo libro può essere acquisito, nella versione e-book, al seguente link:www.scienzaeconoscenza.it/riviste/scienza_e_conoscenza_gold6_2013.php

Effetti benefici del cantare in coro. Sono ormai poche le persone che dedicano ogni tanto un po’ di tempo al cantare in coro; anche nelle scuole purtroppo raramente lo si fa. Eppure questa attività è benefica non solo per lo sviluppo del carattere (il cantare in coro, a differenza del cantare da solisti, è diretto non al mettere in evidenza se stessi ma al raggiungimento di un bel risultato tramite un armonico sforzo fatto tutti insieme) ma anche per la salute. Cantare in coro infatti, come dimostrato anche recentemente in uno studio condotto dal prof. Vickhoff presso l’Università di Goeteborg- Svezia, fa aumentare l’aritmia sinusale respiratoria. Nel mio libro “Attacco all’Asma…e non solo” parlo a lungo dell’effetto benefico dell’aumento dell’aritmia sinusale respiratoria; questa aritmia è basata sul fatto che mentre si inspira il battito del cuore è leggermente più rapido, e mentre si espira è più lento, e più questa differenza è numericamente elevata, migliore è l’effetto per la salute, in particolare per il cuore. Nel mio libro, fin dalla prima edizione del 2008, cito l’infinità di studi che dimostra questo effetto benefico in molte malattie. Purtroppo anche in questo studio viene trascurato il fattore che, a mio avviso, ha la maggiore importanza nell’ottenere questo benefico aumento dell’aritmia sinusale respiratoria quando si canta in coro, e cioè il rilassamento e diminuzione dello stress, e quindi anche la conseguente tranquillizzazione del respiro ed attenuazione dell’iperventilazione. Molte volte ho potuto in effetti constatare, dopo un addestramento respiratorio Buteyko, che aumentava l’aritmia sinusale respiratoria.

Danno acuto polmonare: antiossidanti e omega-3 da evitare. Siamo sempre portati a pensare che certe sostanze benefiche non possano che far bene mentre, come non mi stanco di ripetere, anche le sostanze benefiche vanno prese “nella giusta misura”. Ciò vale soprattutto quando queste sostanze vengono prese sotto forma di integratori; se infatti vengono prese nella loro forma naturale, e cioè con gli alimenti, allora è difficile prenderne troppe, ma se vengono prese sotto forma di integratori allora un eccesso è facilmente possibile e questo eccesso esercita un effetto “farmacologico”, in certi casi potenzialmente dannoso (ne parlo più a lungo nel mio libro appena uscito “Nuova Guida per la salute “) e devono quindi essere prescritte da un medico esperto in terapia ortomolecolare.Un esempio lampante è ad esempio quello degli omega-3. Finché l’omega 3 viene assunto nella forma naturale (e cioè ad es. mangiando salmone o altri pesci che contengono, nel loro grasso, la sostanza dalla quale l’organismo ricava l’omega-3 nell’esigua quantità di cui ha bisogno, allora non si verificano effetti dannosi; se invece si assumono integratori con omega 3, allora in certi casi queste elevate-innaturali quantità possono bensì far bene ma in certi casi possono anche far male.Così ad es. un recente studio pubblicato sul periodico dell’Accademia medica americana (ved. JAMA. 2011 Oct 12; 306(14):1574-81) ha constatato che “i pazienti con danno acuto polmonare non traggono benefici dalla supplementazione quotidiana di antiossidanti, acido gamma-linolenico e acidi grassi Omega-3 che, anzi, potrebbero essere addirittura dannosi”. Questo risultato è stato constatato al termine dello studio Omega, un trial clinico multicentrico randomizzato in doppio cieco controllato con placebo, condotto in pazienti con danno acuto polmonare, nei quali era in corso una ventilazione meccanica e nutrizione enterale. Il trial, svolto presso la Vanderbilt university school of Medicine di Nashville (Usa), ha confrontato un regime standard di nutrizione enterale con un regime che prevedeva l’aggiunta di acidi grassi polinsaturi n-3, acido gamma-linolenico e antiossidanti. Lo studio è stato interrotto anticipatamente dopo 28 giorni, poiché il regime nutrizionale addizionato con questi integratori è risultato peggiore per tutti i parametri misurati. I pazienti nel braccio di trattamento necessitavano infatti per un maggior numero di giorni del ventilatore (+3,2 giorni) e di cure intensive (+2,7) oltre a presentare una mortalità maggiore a 60 giorni (25,1% vs 17,6% nei controlli).

Ripresa delle scuole.  Con la riapertura delle scuole il Centro Americano per il Controllo e Prevenzione delle Malattie, rivolgendosi in particolare ai genitori di bambini asmatici (ed il loro numero negli Stati Uniti è particolarmente elevato) richiama, come ogni anno, l’attenzione dei genitori sull’importanza della qualità dell’aria negli edifici scolastici frequentati dai bambini. In effetti, sia per mancanza di fondi che per una insufficiente attenzione dedicata a questo fattore, tale qualità non è soddisfacente e numerosi studi condotti sia a New York che nel Massachusets, hanno constatato l’esistenza di un chiaro collegamento tra lo stato di decadenza di determinati edifici scolastici (con conseguenti muri umidi, muffe, sporcizia ed altri fattori negativi) e le percentuali di asma, allergie ed altri problemi negli scolari.In questo rapportowww.naturalnews.com/034690_schoolchildren_mold_air_quality.html#ixzz1juMJMiMK) si cita l’esempio di un bambino che durante le vacanze scolastiche era sempre pieno di energie, allegro ed in salute raggiante, mentre nei periodi di frequenza della scuola soffriva permanentemente di tosse, infezioni respiratorie ed altro. Ovviamente possono esserci altri fattori coinvolti (contagi da compagni di scuola, stress ed altro) ma nei casi in cui i genitori notano costantemente evidenti peggioramenti di salute –in particolare per i problemi respiratori- nei periodi in cui i figli frequentano la scuola, allora potrebbe valere la pena di accertare anche questo fattore.

 

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Obesità: che fare? Salve. Si sta avvicinando la fine delle vacanze, ed auguro a tutti una buona ripresa della consueta attività! Molti riescono a tornare dalle vacanze un po’ più snelli, perché hanno potuto nuotare e camminare in montagna, ed hanno avuto un po’ più di tempo per fare movimento ed attività sportiva. Come fare per non riprendere subito i chili persi? Sembrerebbe quasi, a giudicare dalla quantità di libri ed articoli pubblicati sull’argomento, che si tratti del problema di salute principale con il quale ci troviamo alle prese; ed in effetti ci troviamo in una situazione tragica e paradossale in cui una buona parte della popolazione mondiale muore di fame, mentre un’altra parte è alle prese con problemi di salute causati dal mangiare troppo! In Italia per fortuna il numero delle persone obese non ha raggiunto i livelli che si trovano negli Stati Uniti ed in alcuni altri paesi anglosassoni ma anche noi ci stiamo avviando rapidamente sulla stessa strada, e a quanto pare tra i bambini italiani il tasso di obesità è ormai tra i più elevati in Europa. Una condizione necessaria per non ingrassare è ovviamente il non “mangiare troppo” Questa condizione però spesso non è sufficiente: occorre anche mangiare in modo sano, fare movimento e…come i lettori di questo Notiziario avranno già indovinato, occorre anche evitare di “respirare troppo”! Mentre tutti i libri ed articoli dedicati all’obesità mettono in rilievo l’importanza di una dieta sana (pur con una infinità di pareri sul concetto di “dieta sana”), del movimento e del non mangiare troppo, quasi nessuno (a parte i buteykiani!) pensa ad evidenziare il ruolo svolto, nell’obesità, non solo dal “mangiare troppo” ma anche dal “respirare troppo” (ed il troppo, sia per il mangiare che per il respirare va ovviamente inteso in relazione alle esigenze del momento). Vediamo quindi brevemente il ruolo svolto dall’iperventilazione (respirare troppo), nell’obesità: sono numerosi i meccanismi attraverso i quali la scarsità di CO2 provocata dall’iperventilazione e la conseguente scarsa ossigenazione dei tessuti influiscono anche sull’accumulo di tessuto adiposo; nel mio libro “Attacco all’Asma… e non solo” ne ho indicati alcuni. Innanzitutto il “respirare troppo”, come i lettori sanno, induce l’organismo a tenere viva la risposta adrenergica del “combatti o fuggi” in cui, in preparazione di una migliore lotta o fuga il sangue viene fatto affluire verso i muscoli, con conseguente ridotto afflusso di sangue verso gli organi della digestione. Questo effetto dell’iperventilazione è ben noto e provato da tempo. Un secolo fa il Prof. Yandell Henderson della Yale School of Medicine aveva osservato che la mancanza di CO2, causata dall’iperventilazione, provoca perdita di tonicità e congestione nell’intestino. Altri ricercatori hanno constatato analoghe conseguenze negative sugli organi della digestione (ved. ad es. Hughes et al. 1979 , Okazaki et al. 1980, Gilmour et al, 1980). Ne consegue che il cibo mangiato viene “bruciato”meno efficientemente per produrre energia, e si accumula in forma di tessuto adiposo. L’iperventilazione provoca poi un aumento dell’obesità anche tramite vari altri meccanismi (effetti sull’umore, sull’appetito, sull’efficacia del movimento fisico ecc. ecc.), pertanto, pur senza trascurare le varie concause indicate all’inizio, mi sembra che una delle prime risposte alla domanda:”chi vuole dimagrire cosa deve fare?”sia “occorre non solo mangiare meno e meglio ma anche respirare meno e meglio!”

Collegamento tra obesità ed asma . In numerosissimi studi clinici è stato constatato l’evidente collegamento tra obesità ed asma: l numero di asmatici è più elevato tra adulti e bambini obesi, e viceversa. Cito in proposito solo due degli studi più recenti : 1) Asthma and obesity. Boulet LP- Institut universitaire de cardiologie et de pneumologie de Québec, Laval University, Québec, QC, Canada. pubblicato suClin Exp Allergy. 2013 Jan;43(1):8-21. doi: 10.1111/j.1365-2222.2012.04040.x. In questo studio, dopo aver constatato anche che la perdita di peso influisce favorevolmente sull’asma, ed aver ipotizzato vari possibili fattori quanto al nesso tra asma ed obesità (fattori genetici, meccanici ed altri), si conclude, come al solito, che “occorrono più studi sull’argomento” . 2) In quest’altro studio, dal titolo Asthma and obesity: a known association but unknown mechanism. (asma ed obesità, un collegamento noto ma un meccanismo non noto), di Farah CS, Salome CM- The Woolcock Institute of Medical Research, Cooperative Research Centre for Asthma and Airways, Glebe, and The University of Sydney, Sydney, New South Wales, Australia, pubblicato su Respirology. 2012 Apr;17(3):412-21. doi: 10.1111/j.1440-1843.2011.02080.x, si mette in evidenza l’aumento nel numero sia degli obesi, sia degli asmatici e, dopo aver ipotizzato varie cause, si conclude anche qui che “sono necessari ulteriori studi”. E’ indubbiamente vero che sarebbero necessari ulteriori studi, ma sapete quale a mio avviso sarebbe lo studio più utile? Ebbene sì:avete indovinato!Lo studio più utile sarebbe quello diretto a constatare e mettere in rilievo un fattore, e cioè l’iperventilazione (eccesso di respiro) che è presente sia negli obesi che negli asmatici e soprattutto, visto che l’effetto benefico derivante per l’asma dalla normalizzazione del respiro con il metodo Buteyko è già stato provato in numerosi studi clinici , sarebbe utilissimo uno studio sui benefici che potrebbero derivare da questo metodo anche per l’obesità.

Movimento . In numerosi numeri di questo Notiziario ho ripetutamente insistito sui benefici che derivano dal fare movimento fisico; benefici consistenti non solo in una linea più snella ma in genere per tutta la salute dell’organismo. Ho tuttavia sempre messo in rilievo che questi benefici si conseguono solo se anche mentre si fa movimento si respira “bene”,altrimenti si rischia di peggiorre la situazione di partenza. Sull’argomento vorrei ora segnalarvi una notizia interessante che mi ha fatto avere il Prof. Lucio Ongaro (professore in scienze motorie presso l’Università di Milano), che ringrazio vivamente. Il Prof. Ongaro mi ha segnalato un articolo apparso sul Corriere della Sera i1 15 agosto 2013, dal titolo “Camminando si pensa meglio”, in cui si scrive che “Camminare aiuta a pensare meglio; lo sostenevano i grandi camminatori del passato: da Nietzsche a Rousseau,da Proust a Gandhi. Il Principio è stato fatto proprio dal filosofo francese Frèdèric Gros, studioso dell’opera di Michel Foucault di cui ha curato l’edizione degli ultimi corsi da lui tenuti al College de France. Ora esce, della Garzanti, il saggio “Andare a piedi-filosofia del camminare”, con citazioni dei grandi. ” Il Prof. Ongaro menziona poi quanto si trova scritto a pag.157/158 di questo libro in cuiFrèdèric Gros relaziona sul filosofo Kant che era un tipo molto meticoloso ed abitudinario e che visse fino ad oltre 80 anni: “Di indole schiva, a Kant piaceva pensare di dover la propria longevità al regime di vita inflessibile cui si atteneva. Riteneva la sua buona salute un’opera personale: grazie alla disciplina perfetta che si era imposto. Era appassionato di medicina dietetica, che, come diceva, non è l’arte di godere della vita, ma di prolungarla…” Dal risveglio fino alle 17.00 studiava, insegnava e parlava con amici etc, poi “….Dopo, era l’ora della passeggiata. Che il tempo fosse bello o brutto, bisognava farla. Kant la faceva da solo, perchè voleva, per tutta la durata del tragitto, respirare col naso, a bocca chiusa: la riteneva una pratica eccellente per la salute; la compagnia di amici l’avrebbe costretto a parlare e ad aprire le labbra…..” Inutile dire che mi fa molto piacere vedere che già l’eccelso pensatore Kant, secoli fa, aveva notato i benefici che derivano per la salute fisica e mentale dal respirare sempre dal naso, anche quando si fa movimento, fattore sul quale ho ripetutament insistito su questotNotiziario, riportando tra l’altro l’anno scorso anche la notizia che “La vincitrice alle Olimpiadi di Londra della gara di corsa dei 400 m., Sanya Richard-Ross, ha corso con la bocca chiusa, ed ha imparato e praticato il respiro Buteyko negli ultimi 8 anni”.

Nr. 45 di Scienza e Conoscenza, dedicato al respiro . Per concludere, vi ricordo che nel mio Notiziario del mese scorso vi avevo segnalato l’ultimo numero del periodico Scienza e Consocenza, dedicato interamente appunto all’importante argomento del respiro. Oltre al mio articolo su Buteyko vi sono numerosi articoli interessanti su vari altri approcci; potete trovare ulteriori informazioni a questo link:http://www.scienzaeconoscenza.it/riviste/rivista-45.php

 

* I notiziari hanno scopo informativo e non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, ed approfonditi accertamenti. Questo avviso vale per tutti i numeri dei nostri notiziari.

-Congresso mondiale su allergie ed asma. Si è svolto a Milano, a fine giugno, un congresso mondiale su asma ed allergia, organizzato dalla Accademia Europea di Allergologia ed Immunologia Clinica (http://www.eaaci.org/ ) insieme all’ organizzazione mondiale per le allergie (WAO). Nei lavori del congresso sono soprattutto state messe in rilievo le dimensioni del problema delle allergie alimentari, che in dieci anni sono raddoppiate in Europa, dove ormai ne soffrono 17 milioni di persone, quasi il doppio rispetto a dieci anni fa, In Italia i pazienti sono circa 2 milioni, di cui 570.000 con meno di 18 anni. Si è inoltre parlato di molti altri problemi, dalle riniti alle dermatiti atopiche e vari problemi immunologici, con la partecipazione di oltre 7700 delegati provenienti da 110 paesi. Vi sono stati vari interventi interessanti, ma nulla di veramente nuovo, e purtroppo nessuno ha parlato, non dico del metodo Buteyko (pur di efficacia clinicamente provata per l’asma) ma nemmeno dell’importanza del modo di respirare e dell’opportunità di fare attenzione e di controllare questo fattore almeno per l’asma. Le industrie farmaceutiche erano rappresentate al congresso con 68 espositori ( ovviamente non molto interessati nei confronti di terapie basate semplicemente sulla normalizzazione del respiro). Proverò a proporre una mia relazione sull’argomento nel prossimo congresso che avrà luogo in Danimarca nel 2014. Vi farò sapere!

-Training Buteyko per i cavalli? Chi ha letto il mio libro “Attacco all’Asma… e non solo” forse ricorderà che ho trascorso molti anni in Irlanda (dove ho frequentato buona parte della scuola e la facoltà di medicina dell’Università di Dublino); ed i migliori cavalli da corsa del mondo vengono allevati nei verdi prati irlandesi. Per ottimizzare le prestazioni di questi cavalli si sta iniziando anche in Irlanda ad addestrarli con gli esercizi Buteyko, in particolare con un esercizio che in certi casi consiglio anch’io (con le giuste modalità) per le persone, consistente nel respirare per un po’ chiudendo alternativamente una narice e respirando solo con l’altra. In questo sito inglese (http://www.equinebreathing.com/how-to-do-it.php, c’è anche una traduzione approssimativa in italiano) è descritto l’esercizio da fare con i cavalli. Non ho esperienze dirette in materia; sarebbe interessante sentire in proposito dei veterinari. E’ comunque perlomeno sicuro che in caso di miglioramenti conseguiti nei cavalli con gli esercizi in questione non si potrà certo attribuire il risultato all’effetto placebo!

Nessi tra asma ed epilessia; studi di medicina cinese Varie volte, in questo notiziario, ho raccomandato per l’asma, come supporto all’indispensabile riaddestramento respiratorio, dei rimedi fitoterapici della medicina cinese. Mi sembra interessante a questo proposito citare due studi condotti dal medico cinese Ba X Hoang (ved. Treating asthma as a neuroelectrical disorder. Ba X Hoang, D Graeme Shaw, Phuong Pham, Stephen A Levine nflamm Allergy Drug Targets. 2010 Jun ;9 (2):130-4 20359291 e New approach in asthma treatment using excitatory modulator. Ba X Hoang, D Graeme Shaw, Stephen Levine, Cuong Hoang, Phuong Pham e Med Hypotheses. 2006 ;67 (5):1042-51 16797869 Cit:3 Bronchial epilepsy or broncho-pulmonary hyper-excitability as a model of asthma pathogenesis. Ba X Hoang, Stephen A Levine, D Graeme Shaw, Phuong Pham, Cuong Hoang) il quale osserva che mentre finora il trattametno dell’asma si è concentrato sulla soppressione dell’infiammazione e sulla broncodilatazione, a suo avviso il difetto primario nell’asma consiste invece in una ipereccitabilità delle membrane cellulari , che nell’asma provoca appunto la facile broncocostrizione. La stessa ipereccitabilità, pur con modalità diverse, si verificherebbe in chi soffre di attacchi epilettici,tanto che il dr. Ba X Hoang parla dell’asma come di una “epilessia bronchiale”. Osservando che “il carattere spasmodico degli attacchi d’asma è simile a quello degli attacchi epilettici; proponiamo pertanto un meccanismo patogenetico unificato dell’asma quale sindrome di una ipereccitaiblità delle membrane, (epilessia bronchiale) indotta o geneticamente predisposta”. Questa ipereccitabilità, egli spiega, è dovuta a problemi nei complessi meccanismi di funzionamento dei canali ionici, che portano a problemi in relazione ai canali del sodio ed ai recettori del glutammato. Egli propone pertanto una cura di questa ipereccitabilità con delle piante, che in effetti sono tra quelle che consiglio spesso anch’io come terapia di supporto per gli asmatici.      Peccato tuttavia che il Dr. Huang non abbia notato il fattore comune tra asma ed attacchi epilettici che mi è subito venuto in mente quando ho letto i suoi studi, e cioè il fattore relativo alla carenza di CO2 (anidride carbonica) e quindi di ossigenazione. E’ infatti noto (ne ho parlato in precedenti numeri del notiziario )e provato che l’iperventilazione e conseguente ipocapnia (mancanza di CO2) puo provocare degli attacchi epilettici (tra i numerosi studi ved. ad es. Wirrell EC, Camfield PR, Gordon KE, Camfield CS, Dooley JM, Hanna BD, Will a critical level of hyperventilation-induced hypocapnia always induce an absence seizure? Epilepsia. 1996 May;37(5):459-62. Department of Paediatrics, Dalhousie University Medical School, Izaak Walton Killam Hospital for Children, Halifax, Nova Scotia, Canada.) , ed in medicina d’emergenza gli attacchi epilettici sono trattati spesso con la somministrazione di aria arricchita di CO2. Poiché gli stessi fattori (iperventilazione ed ipocapnia) come i lettori del mio Notiziario ben sanno, provocano gli attacchi d’asma, mi viene quindi spontaneo pensare che nell’ipereccitabilità e conseguente malfunzionamento di canali ionici citati dal dr. Ba X Huang come responsabili sia dell’asma che dell’epilessia, entri in gioco appunto la carenza di CO2 causata dall’eccesso di respiro, che probabilmente provoca le stesse conseguenze di ipereccitabilità anche in relazione ad altri quadri patologici, e questa ipereccitabilità potrebbe magari essere almeno parzialmente corretta anche “calmando” il respiro!

-Numero di Scienza e Conoscenza dedicato al respiro, con un mio articolo su Buteyko– Il respiro calmo e rilassato sopra auspicato è più facile da conseguire quando si trascorre un periodo di vacanze, lontani dagli stress di lavoro quotidiani, e con un po’ di tempo da dedicare a letture interessanti. A questo proposito mi fa piacere annunciarvi che il periodico “Scienza e Conoscenza” dedica il suo numero di agosto (nr. 45) in particolare alla tematica del respiro, con numerosi interessanti articoli sull’argomento, tra i quali anche il mio sul respiro Buteyko, articolo che “Scienza e Conoscenza ha “coraggiosamente” intitolato con “L’Anidride carbonica che fa bene!” Buona lettura e buone vacanze a tutti!

 

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-Memoria e respiro. Succede a tutti a volte di sentire un nome o un numero, di pensare “questo me lo devo ricordare” e poi, nel momento in cui se ne ha bisogno, di non riuscire a ricordarlo. Ecco qui un piccolo “trucco”, scientificamente sperimentato, per cercare di evitare questi episodi. Una popolare rivista medica americana online, in un articolo dal titolo “Avete bisogno di ricordare qualcosa? Stringete i pugni!”, cita i risultati di una sperimentazione (Propper RE, McGraw SE, Brunyé TT, Weiss M (2013) Getting a Grip on Memory: Unilateral Hand Clenching Alters Episodic Recall. PLoS ONE 8(4): e62474. doi:10.1371/journal.pone.0062474I) in cui è risultato che se si stringe il pugno destro quando si sente o legge qualcosa che si vuole memorizzare, e poi si stringe il pugno sinistro quando si vuole ricordare, allora ritrovare il ricordo memorizzato diventa più facile. Questo perché, osservano gli sperimentatori, stringere il pugno destro stimolerebbe , a quanto pare, l’attività neuronale nei lobi frontali dell’emisfero cerebrale sinistro, in cui avviene la “codificazione” di ciò che si vuole ricordare , mentre stringere il pugno sinistro attiverebbe l’emisfero cerebrale destro, in cui avviene il rilascio- “ripescaggio” della nozione memorizzata. Quando ho letto questo studio, indubbiamente interessante, ho provato a stringere i pugni, sia il sinistro che il destro e, data la mia “deformazione professionale buteykiana” ho ovviamente osservato che mentre stringevo i pugni trattenevo il respiro. Provate un po’ e vedrete magari che capita anche a voi. Mi sono allora chiesta: dato che, stringendo i pungi, e quindi respirando molto poco per qualche minuto, aumenta rapidamente la quantità di CO2 nel corpo (e , come è ben noto alla scienza medica, l’aumento di CO2 fa rapidamente aumentare la circolazione del sangue e l’ossigenazione nel cervello ) non sarà forse che questo miglior funzionamento della memoria quando si stringono i pugni sia in qualche modo anche collegato al cambiamento del modo di respirare (aumento di CO2) che, con una migliore ossigenazione, fa funzionare meglio il cervello? Ovviamente anche in questo caso i ricercatori non hanno dedicato alcuna attenzione a questo piccolo “dettaglio”, e cioè ad eventuali cambiamenti del modo di respirare mentre si stringono i pugni, ritenendo che ciò sia del tutto irrilevante. E purtroppo ciò avviene in quasi tutte le sperimentazioni (meno in quelle dedicate esplicitamente a problemi di respiro). Si osservano tutti i possibili parametri durante le sperimentazioni, ma non si osservano eventuali cambiamenti nel modo di respirare. E se invece gli eventuali effetti –positivi o negativi- dei vari farmaci e terapie che si stanno sperimentando- fossero proprio dovuti al fatto che queste terapie provocano forse qualche cambiamento nel modo di respirare? Temo che ci vorrà ancora del tempo prima che l’ osservazione del modo di respirare entri nella prassi delle varie sperimentazioni!

-Resveratrolo e broncopatia cronica ostruttiva (COPD). Sono noti, a seguito di numerosi studi, gli effetti benefici del resveratrolo (che in un certo senso produce effetti analoghi a quelli della restrizione calorica –del “mangiare di meno”) per numerosi problemi di salute ed in genere per il prolungamento della vita. In Inghilterra , vari studi in vitro (ved. ad es. Culpitt S. V. et al. Inhibition by red wine extract, resveratrol, of cytokine release by alveolar macrophages in COPD, Thorax, 2003 Nov. ; 58(11) : 592-6) hanno dimostrato la capacita del resveratrolo (contenuto non solo in numerosi integratori ma anche nel vino rosso, da bere però in quantità moderata perché se si eccede entrano in gioco altri fattori, come l’alcool ed i solfiti, e gli effetti non sono più benefici ma dannosi) di far diminuire anche l’infiammazione della broncopneumopatia cronica ostruttiva (COPD). L’infiammazione in questa malattia polmonare comprende i macrofagi che producono interleuchine ed altre sostanze immunostimolanti. Tuttavia, questi macrofagi producono anche sostanze che prolungano la vita delle cellule. Sfortunatamente però un aumento dell’infiammazione e dei radicali liberi si abbina a questo prolungamento della vita delle cellule. I ricercatori britannici hanno quindi condotto uno studio sui macrofagi in campioni di fluidi polmonari di 15 fumatori relativamente sani e di 15 altri pazienti con COPD. L’introduzione del resveratrolo nei campioni ha interrotto la produzione di interleuchine al 94% nei macrofagi dei fumatori e all’88% in quelli dei pazienti con COPD. Il resveratrolo inibisce il rilascio di citochine infiammatorie e quindi sembra essere un trattamento efficace nelle sindromi ostruttive delle vie respiratorie.

-NAC (n-acetilcisteina) e malattie polmonari .In vari passati numeri di questo notiziario ho parlato degli effetti benefici di questa sostanza per i polmoni. Ora, un recente studio condotto nel gennaio di quest’anno (ved. Tse HN, et al. Chest. 2013 Jan 24) , dopo aver analizzato 120 soggetti tra i 50 e gli 80 anni di età, ha permesso di constatare che, dopo un anno di trattamento, nel gruppo al quale era stato somministrato il NAC (un integratore alimentare reperibile facilmente a basso costo) vi era un miglioramento delle funzioni polmonari superiore del 25-75% rispetto al gruppo al quale era stato somministrato un placebo.

-Malattie polmonari ed agopuntura. Nei pazienti con asma, COPD o alcuni altri problemi, nei casi in cui il riaddestramento con il metodo Buteyko è impossibile/molto difficile da attuare per vari motivi (dall’incapacità di intendere e volere all’estrema debolezza o altro), a parte eventuali medicine ed integratori, uno dei trattamenti ai quali ricorro più spesso, con i risultati migliori, è quello dell’agopuntura, ed in particolare quello dell’agopuntura giapponese Yamamoto (un po’ diversa dalla classica agopuntura cinese). Mi ha fatto quindi molto piacere leggere ora i risultati di un nuovo studio, effettuato recentemente da ricercatori giapponesi, su un gruppo di pazienti ammalati di broncopatia cronica ostruttiva (COPD) in cui i farmaci tradizionalmente usati non avevano un effetto soddisfacente. Lo studio ha permesso di constatare che nel gruppo che, in aggiunta ai farmaci inefficaci, è stato trattato con l’agopuntura nei punti giusti, i risultati ottenuti sono stati notevolmente superiori rispetto al gruppo placebo. (ved. 1. “A Randomized, Placebo-Controlled Trial of Acupuncture in Patients With Chronic Obstructive Pulmonary Disease (COPD)The COPD-Acupuncture Trial (CAT),” Arch Intern Med. 2012;172(11):878-886)

– Sperimentazione sul metodo Buteyko per la rinofaringite. Mentre le sperimentazioni cliniche che confermano l’efficacia del metodo Buteyko per l’asma sono numerose, vi sono ancora ben poche sperimentazioni per altri problemi di salute; c’è tuttavia un numero molto elevato di studi che dimostrano gli effetti negativi dell’iperventilazione e dell’ipocapnia e quelli benefici conseguiti per molti altri problemi, (dagli attacchi d’ansia alle allergie ecc.) con l’eliminazione di questi due fattori; ed il metodo Buteyko se ben effettuato permette appunto di conseguire l’eliminazione di questi fattori in modo stabile e relativamente duraturo. Questo recente studio effettuato in Irlanda presso l’Università di Limerick (Adelola, O.A.* Oosthuiven, J.C.* & Fenton, J.E.* *Department of Otolaryngology, Head and Neck Surgery, GEMS, University of Limerick & Limerick University Hospital, Limerick, Ireland 1 E-mail: oadelola@gmail.com) ha indicato l’efficacia del metodo Buteyko per problemi di rinofaringite. Nello studio, un gruppo di 26 pazienti asmatici affetti da rinofaringite cronica , dopo l’addestramento respiratorio Buteyko durato 3 settimane ha ottenuto un notevole miglioramento nei sintomi nasali e nella qualità della vita. Ovviamente la conclusione , dato che mancava il confronto con un gruppo placebo, è stata che “servono altri studi” per poter effettivamente dimostrare l’efficacia di Buteyko per la rinosinusite cronica. Sulla tematica dell’effetto placebo vi sarebbero peraltro molte osservazioni interessanti da fare, ed ho approfondito questo argomento nella nuova edizione del mio libro su Buteyko “Attacco all’Asma… e non solo”, 3° edizione ampliata ed aggiornata, che dovrebbe uscire verso la fine dell’anno. ********

 

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-Sperimentazioni.  Nel Notiziario di due mesi fa avevo accennato al fatto che in Gran Bretagna la British Thoracic Society, a seguito di una valutazione di numerosi casi clinici e delle sperimentazioni effettuate, ha innalzato la classifica del metodo Buteyko alla lettera “B”, riservata alle cure per le quali l’efficacia è provata da “revisioni sistematiche di livello elevato, effettuate su casi singoli o studi di gruppo” e per le quali è molto basso il rischio che i risultati positivi ottenuti siano stati causati da confusioni e preconcetti o da fattori casuali. In effetti, come i lettori sanno, vi sono varie sperimentazion in doppio cieco, effettuate presso cliniche universitarie di tutto rispetto in Australia, Nuova Zelanda, Canada, Stati Uniti e Gran Bretagna, che provano l’efficacia del metodo Buteyko per l’asma; il numero di queste sperimentazioni è elevato se si considera che non vi è ovviamente alcuna ditta farmaceutica disposta a finanziare questo tipo di sperimentazioni. In aggiunta alle sperimentazioni effettuate specificamente sul metodo Buteyko, occorre tuttavia tenere presente che vi sono centinaia di studi e sperimentazioni che provano gli effetti negativi (sia per l’asma che per vari altri problemi di salute) dell’iperventilazione (eccesso di respiro in relazione alle esigenze del momento) e dell’ipocapnia (carenza di CO2); ed il metodo Buteyko è a mio avviso appunto il modo più efficace per mettere riparo a questi due problemi, consentendo di ristabilire un ritmo normale-giusto di respiro e, di conseguenza, dei tassi normali-fisiologici di CO2. Molti di questi studi risalgono a date abbastanza “antiche” e sembra abbastanza “strano” il fatto che ancora non ne siano state tratte le opportune conclusioni operative, e che non sia stata loro dedicata l’attenzione necessaria. Cito qui, solo a titolo di esempio, uno studio risalente al 1988 ed un’altro del 2008 1) Quello del 1988 è pubblicato sul British Journal of Psychiatry : G Hibbert and D Pilsbury The British Journal of Psychiatry (1988) 153: 687-689 doi:10.1192/bjp.153.5.687 “Demonstration and treatment of hyperventilation causing asthma.”(Dimostrazione e trattamento dell’iperventilazione che causa l’asma), nel quale si afferma che: “Hyperventilation, leading to airways cooling, will cause bronchoconstriction in vulnerable individuals” but, ” the role of hyperventilation in causing asthma attacks may be overlooked”. (“L’iperventilazione, provocando un raffreddamento delle vie respiratorie, può causare una broncocostrizione nelle persone vulnerabili” ma “il ruolo dell’iperventilazione nel causare attacchi di asma può sfuggire all’attenzione”.) 2) In quello del 2008, pubblicato su Ann Behav Med. 2008 Feb;35(1):97-104. si conclude che “gli interventi medici comportamentali dovrebbero affrontare il problema dell’iperventilazione nell’asma”, osservando che “è possible che l’ipocapnia provochi dei sintomi che i pazienti asmatici non possono controllare mediante l’uso delle loro medicine per l’asma.” Centinaia di altri studi “ufficiali” provano il ruolo dannoso dell’iperventilazione e dell’ipocapnia. Come scrivevo in un mio Notiziario del 2008 e come non mi stanco di ripetere: “Le basi scientifiche sulle quali è fondato il metodo Buteyko sono straprovate ed e’ assurdo che non se ne traggano, come ha invece fatto Buteyko, le logiche ed evidenti deduzioni pratiche quanto al modo di respirare. Riporto qui ancora un estratto tratto dalle centinaia di articoli scientifici sull’argomento. Da:Il Pensiero Scientifico Editore, 12/07/2005 “Rischi dell’ossigeno-terapia: la risposta è l’anidride carbonica . Medici e paramedici che somministrano ossigeno ai loro pazienti potrebbero far loro più male che bene: lo sostiene una ricerca pubblicata sulla rivista “Chest” e destinata a creare scompiglio nell’ambiente medico. “L’ossigeno puro riduce l’afflusso di sangue agli organi e ai tessuti aumentando la ventilazione”, spiega Steve Iscoe, pneumologo del Department of Anesthesia del Toronto General Hospital e leader del team di ricercatori della Queen’s University di Kingston in Canada, autori dello studio. “L’aumento della ventilazione, colpevolmente quasi mai considerato, ‘spazza via’ l’anidride carbonica e questo restringe i vasi sanguigni. Quando si aggiunge la CO2 alla miscela di aria contenuta nelle bombole però i vasi sanguigni tornano a dilatarsi, aumentando il flusso sanguigno e permettendo ad una maggior quantità di ossigeno di raggiungere le aree-chiave del cervello e del cuore”. Che fare quindi? Trarre da tutti questi studi le dovute conclusioni quanto alla necessità di ottimizzare il nostro modo di respirare!!

-Nesso tra asma allergica ed uso di antibiotici nei bambini– L’asma allergica, di cui soffrono ormai più di 100 milioni di persone nel mondo, cresce in media del 50% ogni 10 anni. Le cause di questo aumento sono vivamente dibattute, e probabilmente molteplici; vorrei qui segnalare un recente studio canadese condotto su topi presso l’ University of British Columbia, (ved. The Canadian Institutes of Health Research (CIHR), March, 2012) in cui si osserva che il grande uso di antibiotici potrebbe essere la causa dell’aumento di questo tipo di asma nei bambini. Nello studio si mette l’accento sulla flora batterica, che viene danneggiata dagli antibiotici, il cui largo uso sembra abbia portato, in questa flora intestinale, alla semi-estinzione di alcune specie di microorganismi che hanno una funzione essenziale per la salute del sistema immunitario. Nello studio si è anche osservato che l’uso dei due antibiotici studiati (streptomicina e vancomicina) non ha provocato conseguenze negative su topi adulti ma solo su quelli nati da poco, il che ha portato gli studiosi ad ipotizzare che il periodo dell’infanzia sia molto importante per lo sviluppo di un buon sistema immunitario, ed il direttore dello studio, dr. Brett Finlay, ha concluso che “la somministrazione ai bambini di antibiotici, che danneggiano la loro normale flora intestinale, non dovrebbe avvenire con leggerezza”. Indubbiamente, anche se in alcuni casi può effettivamente essere indispensabile, per evitare pericoli peggiori, somministrare degli antibiotici anche ai bambini, oltre a farlo solo se effettivamente necessario sembra indispensabile somministrare loro subito dopo dei probiotici di buona qualità e varietà: anche se è ovviamente ancora impossibile sapere quali siano, tra le migliaia di specie di batteri che colonizzano il tratto intestinale, quelle più utili per il sistema immunitario, un ruolo importante sembra sia svolto in particolare dal lactobacillus rhamnosus (e su una forma particolare di questo probiotico, sviluppato tra l’altro a seguito di una ricerca russa-americana, tornerò in un prossimo numero del Notiziario).

-Un fungo cinese per una migliore ossigenazione dei tessuti L’approfondimento della fitoterapia cinese , che insieme all’agopuntura sto ormai portando avanti da un decennio, mi pone a volte di fronte a risultati che non finiscono di sorprendere anche me. Come i lettori di questo Notiziario già sanno, per una buona ossigenazione dell’organismo, molto più che la quantità di O2 che viene introdotta con l’aria nei polmoni, è essenziale la quantità di O2 che dai polmoni passa nel sangue e poi, soprattutto, quella che dal sangue viene rilasciata nelle cellule dei tessuti, dove va a produrre energia, e per questo essenziale passaggio, come i lettori sanno bene, è determinante il ruolo svolto dalla CO2 in giusta quantità. Questa giusta quantità di CO2 (che si perde con una respirazione errata) è il primo, essenziale elemento senza il quale questo passaggio non può avvenire in modo adeguato. Vi sono tuttavia anche altre sostanze che possono potenziare (senza peraltro poter sostituire il ruolo “sine qua non” della CO2) questo passaggio, e quindi l’ossigenazione dei tessuti. In passati numeri di questo Notiziario ho attirato l’attenzione su alcune di queste sostanze. Una delle più interessanti ed efficaci, nota da secoli nella fitoterapia cinese e di cui sta ora finalmente emergendo l’importanza anche nella medicina occidentale, è il fungo Cordyceps sinensis . Lo scienziato al quale dobbiamo la ricerca più approfondita sugli innumerevoli benefici esercitati da questo fungo per la nostra salute è il Dr. George Halpern, professore emerito dell’Università di Hong Kong ed autore di molti libri sull’argomento. In uno di questi libri si legge che questo miglioramento globale è dovuto principalmente al fatto che il Cordyceps rende più efficiente l’utilizzo dell’ossigeno da parte dell’organismo, migliorando fino al 40% l’assorbimento cellulare dell’O2 (ved. Lou Y, Liao X, Lu Y. Cardiovascular pharmacological studies of ethanol extracts of Cordyceps mycelia and Cordyceps fermentation solution. Chinese Traditional and Herbal Drugs 1986;17(5):17-21,209-213, e Wang WQ. J. Administration Traditional Chinese Med 1995;5 (supp;):24). Numerosi studi scientifici hanno tra l’altro dimostrato i benefici del Cordyceps sinensis in caso di malattie respiratorie, compresa la bronchite cronica e l’asma. (ved. . Zhu, J.S., Halpern, G.M., and Jones, K. (1998): The Scientific Rediscovery of a Precious Ancient Chinese Herbal Regimen:Cordyceps sinensis. Part II. Journal of Alternative and complementary Medicine 4(4), pp 429-457,”Effects on the Respiratory System”, pag. 429-432, e Mizuno T. (1999): Medicinal effects and utilization of Cordyceps (Fr.) Link (Ascomycetes) and Isaria Fr. (Mitosporic Fungi) Chinese Caterpillar Fungi, “Tochukaso” (Review). International Journal of Medicinal Mushrooms 1 (3), pp 251-261). Nonostante l’entusiasmo per queste “buone notizie” devo tuttavia mettere nuovamente in relievo che è poco utile migliorare temporanemente questo assorbimento dell’O2 se poi, respirando “male” 24 ore su 24, la continua dissipazione della CO2 compromette costantemente il parziale miglioramento dell’ossigenazione dei tessuti ottenuto con varie sostanze. Per ottenere risultati ottimali duraturi occorre innanzitutto, anche se è un pochino più faticoso, mettere a posto il nostro modo di respirare!

 

* I notiziari hanno scopo informativo e non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, ed approfonditi accertamenti. Questo avviso vale per tutti i numeri dei nostri notiziari.

Allergie. La primavera sta per iniziare, anche se in realtà finora non ce ne stiamo quasi accorgendo; con la primavera si avvicinano anche molte allergie, il che suscita preoccupazione in molti asmatici-allergici ( spesso i due problemi si presentano insieme).e tanto per metterci di “buon umore”, le previsioni ci dicono che quest’anno vi sarà nell’aria una concentrazione particolarmente elevata di pollini vari. Niente paura! Se, con gli esercizi Buteyko, ci abituiamo a “respirare di meno” allora inaliamo meno aria, e quindi anche una quantità minore di pollini J. Ovviamente scherzo, ma non troppo! Non troppo, perché, anche se non vi è sull’argomento alcuna “sperimentazione clinica in doppio cieco”, è semplicemente una questione di logica: se con 10 litri al minuto di aria atmosferica inaliamo una certa quantità di pollini, con 6 litri al minuto ne inaliamo poco più della metà, e la quantità di sostanze alle quali siamo allergici, anche se non è il fattore determinante, aggrava il problema. Inoltre come i lettori di questo Notiziario già sanno, diminuendo la quantità d’aria che inaliamo al minuto non diminuisce certo la quantità di ossigeno che raggiunge i nostri tessuti ma anzi, paradossalmente, questa quantità aumenta! Inoltre, con l’ottimizzazione della respirazione si ottiene, anche se dopo un periodo più lungo, un miglioramento del funzionamento del sistema immunitario, con l’attenuazione delle reazioni allergiche nei confronti di numerosi pollini. Nel frattempo (il riassestamento del sistema immunitario non si verifica dall’oggi all’indomani: ci vuole un po’ di pazienza) ci sono varie terapie di supporto che possono essere adottate: vi sono vari preparati, omotossicologici e fitoterapici da consigliare (in base ad un esame individualizzato della situazione). Inoltre, un approccio che negli ultimi tempi mi ha dato i migliori risultati è quello della microimmunoterapia, abbinato alla terapia chelante (sulla terapia chelante ved. I miei articoli sui nr. 40 e 41 di Scienza e Conoscenza)

Inquinamento ambientale. Quanto ho sopra osservato in merito alle allergie ai pollini vale purtroppo anche per le varie sostanze tossiche ormai contenute nell’aria che respiriamo. I livelli di residui tossici immessi nell’aria dai sette miliardi di persone che, al giorno d’oggi, in buona parte viaggiano in aereo ed in macchina ecc.ecc., hanno raggiunto proporzioni veramente allarmanti; neppure sulle vette delle montagne siamo ormai al riparo dai fumi delle centrali energetiche cinesi; e più che per la CO2 vi sarebbe da preoccuparsi per ben altre sostanze (dal mercurio al metano ecc.) E, secondo certi rapporti, anche l’aria nella case, dati i detersivi e vari prodotti usati, contenenti altre sostanze tossiche, sarebbe di qualità a volte ancor peggiore di quella che si respira nelle strade. Che fare? Per quanto riguarda l’aria nelle nostre case abbiamo una certa possibilità di controllo, scegliendo in modo oculato i detersivi e vari prodotti che usiamo (ved. I miei articoli sopra citati) mentre per l’aria fuori di casa purtroppo non possiamo fare molto. Anche per preservare l’ambiente dovremmo tuttavia cercare di dare il nostro contributo (ved. ad es. l’azione lodevole di alcune associazioni, come il “progetto Aurora”- www.progetto-aurora.it ). Le varie tossine contenute nell’aria aggravano i problemi di chi già soffre di allergie respiratorie. Tuttavia i due problemi sono del tutto diversi: la reazione di rigetto contro pollini e sostanze naturali provenienti da piante è infatti un sintomo di un sistema immunitario iper-reattivo, mentre quanto alle reazioni nei confronti delle tossine artificiali con le quali dobbiamo confrontarci, una reazione di rigetto indicherebbe anzi che il nostro organismo funziona bene nel cercare di respingere queste tossine del tutto innaturali. Che fare? Anche qui viene spontaneo osservare che, respirando di meno ed introducendo quindi meno aria, introduciamo dentro di noi un quantità inferiore di tossine. La situazione è tuttavia in questo caso ben diversa in quanto a volte “l’eccesso di respiro” è causato anche dal tentativo dell’organismo di liberarsi da un eccesso di sostanze tossiche con le quali si deve confrontare. Numerose sostanze tossiche (e parlando di sostanze tossiche, come i lettori sanno, non mi riferisco certo alla CO2 ma a ben altre sostanze!) vengono espulse infatti anche con l’aria espirata. Come avevo messo in rilievo nella relazione che avevo tenuto nell’estate del 2011 in Canada, rappresentando l’Italia ad un congresso di istruttori Buteyko provenienti da tutto il mondo, a volte respiriamo più della quantità giusta e fisiologica di aria anche perché ci stiamo confrontando con sostanze tossiche che l’organismo vuole espellere anche con l’aria. Ci troviamo quindi di fronte ad una reazione difensiva che tuttavia, analogamente a quanto può accadere per le infiammazioni croniche, può causare un circolo vizioso (respirando molto esaliamo bensì anche una maggior quantità di sostanze tossiche ma tuttavia, con l’eccessiva perdita di CO2, viene compromessa l’ossigenazione dei tessuti e la buona circolazione. In questi casi, occorre quindi agire su due fronti contemporaneamente: da una parte cioè bisogna cercare di acquisire buone abitudini respiratorie, diminuendo gradualmente la quantità d’aria respirata al minuto, ma dall’altra occorre anche cercare di espellere-diminuire, con i vari rimedi propri della terapia chelante, il carico di tossine che con gli anni si è accumulato nel nostro organismo. Sull’argomento, al giorno d’oggi di vitale importanza, sto finendo di scrivere in questi giorni il libro che vi avevo preannunciato.

Galina Schatalova, la “dr. Buteyko” del mangiare. E’ morta poco più di un anno fa, a 95 anni (e fino a poco prima della morte si recava in “escursioni” sulle montagne del Kazakistan ed in deserti asiatici) la neurochirurga russa Galina Schatalova che, in relazione ad una alimentazione sana ha svolto, a mio avviso, un ruolo che può essere paragonato a quello svolto dal dr. Buteyko in relazione al respiro. E’ verissimo che i benefici del “mangiare di meno” per la salute e longevità sono già noti a tutti, (sull’argomento vi sono migliaia di libri) mentre quelli del “respirare di meno” purtroppo non lo sono ancora, ma le argomentazioni della dr. Schatalova, che ho letto nel suo libro nella traduzione tedesca (non credo sia ancora uscita una traduzione italiana) dal titolo “Wir fressen uns zu Tode” (Ci “abboffiamo” a morte) sono veramente impressionanti. Una della cause principali che ci inducono a mangiare troppo, osserva la dr. Schatalova, è il fatto che gli alimenti al giorno d’oggi sono talmente poveri di vitamine, minerali e varie altre sostanze di cui abbiamo assolutamente bisogno per sopravvivere che l’organismo, nella sua saggezza, percepisce una continua fame e continua a mangiare anche quando ha largamente superato il numero ottimale di calorie, alla ricerca della quantità minima di elementi vitali di cui ha bisogno. E’ pertanto indispensabile, quando si intraprende una dieta dimagrante, prendere contemporaneamente gli integratori “giusti”. Inoltre la dr. Schatalova, pur non menzionando espressamente il suo coetaneo e compatriota K. Buteyko, dà a quanto pare per evidenti e scontati i concetti da lui messi in luce e, tra le conseguenze negative per la salute provocate dal “mangiare troppo” menziona anche il fatto che una delle conseguenze dell’eccesso di cibo consiste appunto nel “respirare troppo” e, come gli esperti “buteykiani” già sanno, anche il dr. Buteyko aveva messo in luce come l’eccesso di cibo sia appunto una delle cause che provocano l’eccesso di respiro. Ciò conferma che, quando si cerca di acquisire migliori abitudini respiratorie occorre agire su più fronti, cercando di eliminare i vari fattori ed abitudini negative che spesso ostacolano il progresso nel riaddestramento respiratorio.

La carbossiterapia — Sull’ultimo numero, del 15 marzo, del settimanale di medicina popolare “Viversani” è uscito ancora un articolo intitolato “Ferma il tempo con la carbossiterapia”. Nell’articolo si osserva, tra l’altro, che “le iniezioni di CO2 provocano vasodilatazione, il che vuol dire un maggior afflusso di sangue, che dà l’impulso all’organismo a produrre più quantità di ossigeno”. In molte passate edizioni di questo Notiziario ho parlato della carbossiterapia; da ultimo nel notiziario dell’ottobre scorso, in cui riportavo quanto avevo scritto sull’argomento quasi 10 anni fa, e cioè: “L’inserto “Salute” di “La Repubblica” in un articolo dal titolo “L’anidride carbonica che ridona la linea”, decanta i benefici della carbossiterapia, che nelle beauty-farms francesi è utilizzata, con microiniezioni, per curare vari problemi, dalla cellulite alle alterazioni del microcircolo, dalle flebopatie agli accumuli di adipe. L’anidride carbonica, si legge, agisce come una microscopica “pompa” che spinge il sangue nel labirinto dei capillari. …. A quanto pare l’uso dell’anidride carbonica per fini estetici si sta sempre più diffondendo anche in Italia …, questo tipo di terapia è usato anche per numerose altre finalità mediche: dalla cefalea cronica ai problemi di circolazione, dal tinnito ai dolori alle articolazioni, dalle neurodermiti alle ulcerazioni. …” Come osservavo, e come non posso che ripetere, più che agire con iniezioni su parti limitate del corpo è utile, per la buona ossigenazione e circolazione in tutto l’organismo, trattenere la giusta quantità di CO2, evitando di dissiparla con una respirazione eccessiva. Tuttavia, in certi casi può in effetti essere utile realizzare, tramite iniezioni, una concentrazione più elevata di CO2, limitatamente ad alcune zone ristrette del corpo, e ciò non solo per fini estetici ma anche per la rimarginazione di ferite, ulcere croniche ed altri problemi di carattere tipicamente locale. Concludo augurando a tutti i lettori una Buona Pasqua !!! *********

 

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Psiconeuroimmunologia. Articolo su Scienza e Conoscenza –L’ultimo numero, appena uscito (in edicola dallo scorso venerdì) di Scienza e Conoscenza, dedicato in particolare al cuore pubblica un mio articolo (ved. www.scienzaeconoscenza.it/articolo/stress-malattie-cardiovascolari.php ) intitolato: “Ferma lo stress, proteggi il tuo cuore . La correlazione tra stress, infiammazione e patologie cardiovascolari (e non solo) secondo il paradigma della psiconeuroimmunologia”. In questo articolo riprendo la tematica dello stress, (sulla quale mi ero soffermata anche nel mio Notiziario di gennaio) e dei suoi effetti negativi sulla salute in generale, ed in particolare sul cuore, in base all’approccio della psiconeuroimmunologia. Come scrivo nell’articolo: “Il termine psiconeuroendocrinoimmunologia viene coniato nel 1975 da Robert Ader e Nicholas Cohen; Ader aveva dimostrato che il sistema nervoso centrale è in grado di influenzare il sistema immunitario. L’essenza è che esperienze emozionali vengono integrate con risposte funzionali del sistema endocrino, del sistema nervoso centrale e del sistema immunitario: pertanto, emozioni negative come lo stress possono essere causa di risposte funzionali negative, quali le malattie…… La psiconeuroimmunologia (anni fa era ancora migliore come scioglilingua, si chiamava psiconeuroendocrinoimmunologia), ci rivela esattamente come lo stress possa influire negativamente sulla nostra salute, correlando scoperte relativamente nuove della medicina molecolare alla neurofisiologia.” L’approccio psiconeuroimmunologico è, in parole semplici, basato sul legame molto stretto che vi è tra lo stato d’animo di una persona (la psiche), e le conseguenze che questo stato d’animo produce, come ormai è stato dimostrato con una grande quantità di sperimentazioni cliniche, sul nostro sistema nervoso centrale, sul sistema immunitario e su quello endocrino, e quindi in generale sulla salute dell’organismo. Nell’articolo ovviamente parlo, (tra i molti altri approcci esposti in oltre 8 pagine) anche della necessità di ottimizzare/normalizzare il respiro con la tecnica Buteyko. Il modo di respirare è infatti, in un certo senso, proprio l’elemento che collega l’aspetto psichico, lo stato d’animo, con il corpo. Come ho osservato in molti miei scritti: se si normalizza-tranquillizza lo stato d’animo (con varie tecniche o al limite con sostanze calmanti), allora anche il modo di respirare diventa più tranquillo e meno affannoso, ma è possibile affrontare la situazione anche partendo dal respiro: se, con la volontà e gli esercizi “giusti” si riduce/tranquillizza il respiro, allora anche lo stato d’animo diventa più calmo e tranquillo.

Il cuore: l’importanza del pericardio– Un buon modo di respirare è, ovviamente, una circostanza essenziale (se non c’è un buon modo di respirare tutto il resto, dalla buona alimentazione al movimento ecc. non basta; gli effetti benefici prodotti ad es. da tre sani pasti al giorno vengono dissipati da cattivi respiri effettuati 24.000 volte al giorno) ma da sola non sufficiente per assicurare una buona salute. Se si mangia male, se si assumono giornalmente elevate dosi di tossine ambientali (ved. in proposito i miei articoli sulla terapia chelante pubblicati sui nr. 40 e 41 di Scienza e Conoscenza), allora non basta respirare bene (o piuttosto, non si riesce nemmeno a respirare “bene” in base ai principi messi in luce da Buteyko) per essere sani. Tra i fattori che, come osservato dallo stesso prof. Buteyko già 50 anni fa (quando ancora quasi nessuno conosceva gli osteopati e chiropratici), vi sono dei fattori meccanici (derivanti ad es. da incidenti, continui movimenti e posizioni sbagliate ecc.) che compromettono la salute, anche impedendo di respirare in modo ottimale. Nel mio citato articolo sulla psiconeuroimmunologia, inserito in un numero di Scienza e Conoscenza” dedicato al cuore, mi soffermo pertanto anche sugli aspetti meccanici connessi con il buon funzionamento del cuore, mettendo in luce l’importanza del pericarido. Come scrivo nell’articolo ” Il pericardio è un tessuto fibroso-elastico che costituisce il rivestimento esterno del cuore: le sue connessioni nervose sono in contatto con il resto del corpo e creano una rete di collegamento estremamente complessa. Pertanto, il contatto tra gli organi e le arterie è un contatto diretto, e le influenze del sistema nervoso autonomo, (il nostro sistema nervoso inconscio costituito dal simpatico e dal parasimpatico) vengono recepite dal pericardio. Appare dunque logico che lo stress colpisca in primis il cuore ed il pericardio”. Lo stress ma anche dei traumi meccanici possono danneggiare il pericardio, ma per fortuna vi sono anche degli esercizi e manovre che possono migliorare le condizioni di questo organo.

L’influenza: un “malanno” di stagione –Siamo anche quest’ inverno, con i continui sbalzi di temperatura, alle prese con raffreddori ed influenza. A questo proposito, in relazione sia alla prevenzione che al trattamento dell’ influenza, ho già in passato menzionato numerosi rimedi naturali/fitoterapici. Vorrei qui attirare l’attenzione su un’altra sostanza, naturale, di importanza essenziale per combattere le infezioni: i tiocianati, una sostanza prodotta dall’organismo , che si trova nella saliva, nelle lacrime, nelle vie respiratorie e nel latte materno. Si tratta della “prima linea di difesa” contro l’ingresso nel nostro organismo di virus e batteri dall’ambiente esterno. Nel nostro organismo i tiocianati sono prodotti “in base alle esigenze”; ad es. vengono generati nella saliva per far fronte alla minaccia di patogeni trovati nel cibo o nell’aria che respiriamo. Questi patogeni sono in genere presenti in un numero modesto, che può essere facilmente essere neutralizzato dalle limitate quantità di tiocianati che possono essere prodotte nella saliva; se tuttavia i patogeni sono introdotti in massa, (come ad es. quando si manga del pollo infettato da salmonella, o quando si mettono le mani in bocca dopo essere stati in prolungato contatto con una persona ammalata di influenza), allora le limitate quantità di tiocianati che possono essere prodotte nella saliva non sono sufficienti. I tentativi di somministrare questa sostanza con degli integratori sono finora falliti a causa della loro scarsa biodisponibilità. Ora sembra che un chimico inglese sia riuscito ad elaborare un integratore più disponibile, in modo da consentire ai tiocianati di esercitare i loro effetti per molte ore. Osservo tuttavia che, prima ancora di pensare ad assumere integratori con tiocianati supplementari, bisognerebbe cercare di “non distruggere” i tiocianati che costantemente, pur in piccola quantità, si trovano nella saliva. Quando, come ho messo in rilievo (tante volte che temo di essere venuta a noia!) si respira costantemente dalla bocca, la saliva che produciamo viene in gran parte prosciugata , e i tiocianati contenuti nella saliva non sono quindi più sufficienti, nemmeno in situazioni abbastanza normali, per fornire la “prima linea di difesa” contro gli organismi patogeni introdotti in bocca (con il cibo o l’aria). E’ pertanto essenziale abituarsi a respirare dal naso! Se respiriamo dalla bocca, oltre ai danni prodotti dall’eccesso d’aria costantemente introdotta, ( basta paragonare le dimensioni della bocca con quelle del naso per rendersi conto che respirando dalla bocca è impossibile non iperventilare), ed oltre ad altri effetti dannosi, si aggiunge anche il problema della diminuzione dei tiocianati normalmente contenuti nella saliva prosciugata, con conseguente indebolimento della nostra “prima linea di difesa”!

Metalli tossici e terapia chelante–Concludo questo numero del Notiziario facendo presente che il 23 febbraio alle ore 16, terrò una Conferenza su “intossicazione cronica da metalli pesanti”, nell’ambito di un evento, con relatori di fama, organizzato da “Progetto Aurora”, ( una “associazione di promozione sociale che si occupa dei problemi di salute cronici, poco conosciuti o trascurati dalla medicina convenzionale, ma che affliggono sempre con maggiore frequenza un elevato numero di persone “) a Marina di Scarlino, presso la Sala Meeting, Galleria Commerciale, Porto turistico, Località Puntone (Grosseto). Per maggiori informazioni ved. www.progetto-aurora.itinfo@progetto-aurora.it, tel. 3666298028

Corsi e consulenze a Milano. Data la grande richiesta che vi è di consulenza mediche e di corsi Buteyko nella zona intorno a Milano, cercherò di aumentare un po’ la frequenza delle mie visite a Milano. Il Prof. Ongaro, che ringrazio, mi ha gentilmente messo a disposizione il suo studio per questo scopo. Finora a Milano, nello studio del Prof. Ongaro, ho effettuato corsi Buteyko di gruppo per uso proprio, e corsi per istruttori. D’ora in poi effettuerò anche corsi Buteyko individuali, per adulti o bambini, e consulenze mediche, abbinate o meno ai corsi, sie per adulti che per bambini.

 

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Buon Anno: spero che abbiate tutti trascorso dei bei giorni di festa ed auguro a tutti un 2013 felice e sereno! Avevo chiuso l’anno trascorso con un breve articolo su ansia e stress: ho ripreso l’argomento con alcune ulteriori considerazioni, in un articolo più lungo, pubblicato da “Scienza e Conoscenza” a questo link: http://http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/curare-ansia-depressione-attacchi-di-panico.php . Uno dei buoni propositi, più utili anche per la salute, che possiamo prendere per l’Anno Nuovo è quello di non “stressarci” e preoccuparci troppo per dei problemi spesso superficiali. “E’ facile dirlo, ma non farlo!”, sarà ora la reazione di numerosi lettori. E non posso che essere d’accordo. Ci sono indubbiamente varie efficaci tecniche di biofeedback, rilassamento, meditazione ed altro ma per chi, magari nonostante queste tecniche, si trova in uno stato di ansia e stress è molto difficile costringersi, con la volontà, ad eliminare questi stati d’animo e darsi l’ordine “devi essere tranquillo e sereno”. In genere non ci si riesce e si rischia quindi di agitarsi ancora di più; è invece in genere più facile intervenire direttamente sul fattore respiro che, entro certi limiti, “obbedisce agli ordini” della volontà cosciente. Pertanto, dato il legame provato tra modo di respirare e stato d’animo, sul quale mi soffermo nell’articolo sopra menzionato, se si torna a respirare in modo “tranquillo” si riesce in genere a calmarsi subito. E se si riesce, con un addestramento Buteyko, a tranquillizzare permanentemente la propria respirazione inconscia, allora in linea generale si riesce magari a rendere più tranquillo e sereno anche il proprio stato d’animo.

-Flauto e BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva)– Iniziamo con una notizia “musicale”: uno dei siti americani che riportano notizie ed aggiornamenti nel campo della medicina convenzionale (www.ivanhoe.com/channels/p_channelstory.cfm?storyid=30532 ) apre l’anno con questo titolo : “Musical Medicine: A Flute for COPD” (medicina musicale, un flauto per la BPCO). Nell’articolo si riferisce sui benefici ottenibili suonando un “flauto per i polmoni” che, come osserva il dr. Sethi, capo del reparto polmonare dell’Università di Buffalo, “aiuta a liberare le vie respiratorie dal muco”, poiché “quando i pazienti soffiano nel flauto, le onde sonore che attraversano le vie respiratorie mobilitano il muco, e gli studi dimostrano che, usando il flauto due volte al giorno si ottiene un miglioramento della congestione polmonare e di altri sintomi della BPCO”. Sull’argomento vorrei brevemente ribadire quanto avevo scritto nel mio Notiziario del marzo 2012, (ved. www.prosalutaris.com/ultimonotiziario.html ) e cioè: “I risultati di alcuni studi condotti tempo fa in Germania presso l’Università di Heidelberg sembrano indicare che il suonare strumenti a fiato migliora le condizioni, sia fisiche che mentali, di bambini e ragazzi che soffrono di asma. Il direttore delle ricerche, Dr. Michael Krater, osserva :” Numerosi genitori temono che suonare strumenti a fiato sia faticoso per le vie respiratorie e possa peggiorare l’asma, ma una serie di studi dimostra il contrario.” L’effetto positivo si ottiene con tutti gli strumenti a fiato….ma l’effetto più rimarcato si ottiene suonando tonalità alte… La Società di Pneumologia tedesca raccomanda pertanto di insegnare a suonare strumenti a fiato ai giovani asmatici. Quanto alle cause che produrrebbero questi effetti, i ricercatori sono abbastanza vaghi: parlano in generale di “un rinforzamento della muscolatura delle labbra e dei muscoli della respirazione”. Ovviamente i ricercatori non hanno “ricercato” i cambiamenti nel modo di respirare che si verificano mentre si suonano questi strumenti.” In realtà, se il flauto viene suonato bene , si cerca di far durare il fiato a lungo, e (purché gli insegnanti facciano attenzione a che i bambini tra una frase musicale e l’altra non facciano una grossa, affannosa inspirazione) nel complesso la quantità di aria inspirata-espirata in un minuto diminuisce. Potrebbe quindi essere proprio questo “respirare di meno” il fattore che provoca l’effetto favorevole constatato negli studi tedeschi.

Criptopirroluria (e ADHD) Uno dei problemi la cui frequenza nei bambini sta aumentando ad un ritmo esponenzionale è il disordine di deficit d’attenzione ed iperattività (ADHD). Ne ho parlato in vari precedenti numeri del Notiziario (ad es. in quello del 12/2011 (www.prosalutaris.com/ultimonotiziario.html) in cui mi sono soffermata sul collegamento tra questo problema e la mancanza di movimento dei bambini. Vorrei invece ora riprospettare il collegamento, non raro, tra ADHD-vari disturbi comportamentali e la criptopirroluria. Cos’è la pirroluria (o criptopirruluria, come viene da alcuni chiamata)? SI tratta di una disfunzione metabolica scoperta circa 50 anni fa dal medico americano C. Pfeiffer, ma che pochi, anche tra gli addetti ai lavori, conoscono . Nell’organismo, la presenza di quest’affezione, di per sé asintomatica, comporta la produzione di sostanze chimiche, i pirroli, e la perdita di elementi essenziali, tra cui la vitamina B6 e lo zinco. E’ semplice diagnosticare la criptopirroluria, in quanto i pirroli vengono escreti nelle urine. Il tasso di pirroli nelle urine nella popolazione normale si aggira sull’11% mentre nei casi di pirrolurici è notevolmente più elevato. Si tratta di un esame diagnostico di cui pertanto parlo anche nel sito del mio studio medico (www.saluteglobale.com/accertamenti.html) Avevo attirato l’attenzione sulla criptopirroluria in un mio “vecchio” notiziario del gennaio 2005, (www.buteykoitalia.homestead.com/Untitled1.html ) in cui scrivevo che “A quanto messo in luce da recenti ricerche vi sarebbe, in numerosi bambini iperattivi, una cronica carenza di vitamina B6 e di zinco. Questa carenza sarebbe causata da un difetto metabolico, del nome di “pirroluria”, che porta questi bambini ad eliminare gran parte della vitamina B6 nell’urina, finché le riserve sono esaurite e di conseguenza si verifica anche una grave carenza di zinco. La carenza di queste due sostanze provoca appunto i problemi psichici e comportamentali sopracitati. Inoltre la mancanza di vit. B6 provoca una mancanza di serotonina che a sua volta può provocare un appetito eccessivo per i dolciumi. In particolare nei bambini asmatici ed allergici la somministrazione di antistaminici e nei casi più gravi del cortisone, aggrava la carenza di vit. B6. Un’alimentazione normale, pur sana, non è sufficiente per ricostituire e mantenere nei bambini che soffrono di “pirroluria” le quantità necessarie di vit. B6 e di zinco ed occorre intervenire con integratori (ovviamente non in base al principio del “fai da te” ma attirando l’attenzione del proprio medico su tale possibilità affinché siano prescritte le analisi del caso.” Avevo poi aggiunto (su un Forum del quale ora non ritrovo il link) che secondo il prof. Kamsteeg (uno dei maggiori esperti in materia) la criptopirroluria fa parte del gruppo delle porfirinopatie, e cioè di disturbi del metabolismo delle porfirine, conosciuti da quasi un secolo. A seguito dello sviluppo, da parte della famosa Mayo Clinic americana (fin dal 1995!) di un test enzimatico particolarmente sensibile per la misurazione delle porfirine nel sangue e non solo nell’urina, si è constatato che non si tratta, come si riteneva in precedenza, di una malattia rara (1:10.000) ma di una condizione abbastanza frequente (1:20 tra gli uomini e 1:10 tra le donne) che, diversamente da come si credeva, può in moltissimi casi avere un decorso lieve e quasi impercettibile; magari non si manifesta proprio oppure, quando si manifesta, non viene diagnosticata e viene confusa con altre malattie. Uno dei centri che in Europa hanno approfondito meglio l’argomento delle porfirinopatie è in Germania, ( www.doss-porphyrie.de/kompetenzengl.html ). Vi sono ovviamente anche siti italiani (ad es.http://www.amapo.it ) che però continuano in genere a presentare la porfiria come una malattia rara. E’ importante a mio avviso accertare se sia presente una porfirinopatia anche perchè per questo problema vi sono dei fattori che possono aggravare una situazione latente e scatenare un attacco acuto: tra questi fattori vi sono innanzitutto numerose medicine. Altri fattori aggravanti sono lo stress, diete drastiche, attività sportiva eccessiva, il sole in alcuni casi, ed altro. Quanto alle misure da prendere per mettere riparo alla carenza di vit. B6 e zinco alla quale accenno sopra, occorre considerare che in caso di pirroluria vi è un difetto nell’assimilazione della vit. B6, che l’organismo non riesce a trasformare nella sua forma finale (P5P, piridox-5-fosfato) e quindi la B6 va somministrata direttamente in questa forma (sempre evitando il “fai da te”, anche perché in caso di pirroluria vi sono molte sostanze, anche benefiche e naturali, alle quali i pirrolurici reagiscono male). Concludo riportando sull’argomento alcune osservazioni interessanti di uno dei maggiori esperti, il medico tedesco Bodo Kuklinski, il quale osserva che la pirroluria stessa presenta anche dei vantaggi. Il quoziente d’intelligenza nei bambini che ne soffrano si aggira di regola sul 130. Inoltre essi hanno anche talenti artistici. Se una pirroluria viene riconosciuta per tempo e se si adotta la linea d’azione necessaria, questi bambini sono in grado di sviluppare pienamente i loro vantaggi; sono in grado di riconoscere immediatamente, da una prospettiva più allargata, le correlazioni tra argomenti e sono molto creativi e innovativi. Hanno una spiccata esigenza di sincerità e verità, e quindi spesso devono affrontare attriti con colleghi e superiori. La cosa più grave nel non riconoscimento e non trattamento dei criptopirrolurici consiste nel fatto che cade così attraverso le maglie del sistema sanitario proprio la parte più intelligente di una popolazione, che non riesce a dispiegare in pieno le sue attitudini perchè deve spesso combattere con problemi di salute. I pirrolurici sono sempre in anticipo rispetto ai tempi, hanno intuizioni, capacità di innovazione e creatività. Nei casi in cui la causa di patologie che pure interessano vari organi consiste solo nella pirroluria, il trattamento può essere molto rapido. Certo non basta tuttavia aprire la bocca ed ingoiare vitamine a chili. Il medico curante deve conoscere tutto il raggio d’interazione delle vitamine, degli elementi in traccia e degli aminoacidi. Dei pirrolurici trattati bene sono in grado, dopo circa tre mesi, di correggere da soli i loro deficit biochimici. La conseguenza è che il medico non rivede più i suoi pazienti. E con queste considerazioni e questo bell’auspicio del collega Kuklinski concludo il primo numero del Notiziario di quest’anno! :-)

 

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