Archivio per la Categoria ‘Altri problemi di salute’ Category

Problemi degli occhi 

………….Tendo a parlare spesso di problemi e malattie degli occhi, (ved. i Notiziari dell’aprile 09 ed ottobre 06) sia perché il mio lavoro con l’agopuntura per le malattie degli occhi con il metodo Boel (ved. www.agopunturaocchi.it mi porta a seguire tutti gli sviluppi e novità in questa tematica, sia perché Il dr. Buteyko già nel 1960 aveva osservato come la perdita di CO2 provocata dall’eccesso di respiro comprometta il buon funzionamento anche degli occhi, e quindi una delle prime cose da fare (se del caso insieme ad altre terapie come l’agopuntura Boel od altre) per la salute degli occhi è l’imparare a respirare bene. Ho ora appena finito di leggere un libro molto interessante (purtroppo non ancora tradotto in italiano) del dr. Edward L.. Paul, dal titolo “Conquering Macular Degeneration- the latest breakthroughs and treatments” (Superare la degenerazione maculare- I trattamenti e le scoperte più recenti). In questo libro il dr. Paul, pur non menzionando Buteyko e non conoscendone probabilmente l’esistenza, basandosi semplicemente su dati fisiologici e sugli studi da decenni esistenti in questo campo ma purtroppo in genere ignorati, dedica un capitolo alle “medicine che potenziano la CO2” ; (se conoscesse Buteyko saprebbe che non sono sempre necessarie delle medicine per potenziare la CO2; basta spesso non dissiparla con una respirazione eccessiva).
Ed ecco alcune frasi contenute in questo capitolo: “il miracolo (di cui riferisce la pagina precedente, di una paziente che aveva riacquistato gran parte della vista, ) è connesso all’anidride carbonica (CO2), che è di importanza cruciale per la vista. Gli occhi sani producono una quantità di CO2 sufficiente per dilatare i capillari sanguigni intorno alla retina e mantenere un buon flusso di sangue, mentre gli occhi in cattive condizioni non ne producono abbastanza.
Ne discendono importanti conseguenze per il trattamento di malattie oculari gravi come la degenerazione maculare collegata all’età ed il glaucoma…”
Il libro parla poi delle ricerche del Dr. Sponsel (di cui vi avevo riferito nei passati Notiziari), osservando come questo dottore abbia “scoperto che gli adulti che iperventilavano e quindi dissipavano rapidamente la CO2 del loro corpo avevano spesso problemi di vista, di circolazione e pressione oculare”
….Una buona alimentazione ed una buona respirazione sono quindi di un’estrema utilità per conservare una buona vista e magari anche per riacquistarla. A questo scopo, in chi abbia già problemi di vista, è tuttavia bene affrontare il problema da tutti i possibili fronti e unire al riaddestramento della respirazione sia i rimedi della scienza oculistica moderna (per la degenerazione maculare senile vi sono stati negli ultimi tempi notevoli progressi) sia alcuni altri approcci di straordinaria efficacia, come l’agopuntura per le malattie degli occhi scoperta in decenni di studio e ricerca dal danese John Boel, con la quale è stato persino possibile in alcuni casi restituire una buona parte della vista a persone cieche da molti anni; chi sia interessato può leggere di più sull’argomento andando al link http://www. agopunturaocchi.it in cui, dopo aver seguito un corso di formazione in questo metodo con J. Boel, ho tradotto in italiano alcune pagine del suo sito danese.

Premessa “ottimistica” (!)

…..“L’ultima volta che sono state contate, vi erano 15.000 malattie con un nome, e delle cure per 5000 di queste. Tuttavia il sogno di ogni giovane dottore è ancora quello di di scoprire un nuova malattia, poiché si tratta del modo più rapido e sicuro per diventare importanti nella professione medica. In termini pratici: è molto meglio scoprire una nuova malattia che trovare una cura per una vecchia malattia; la cura scoperta sarà sperimentata e discussa e rimarrà controversa per molti anni, mentre una nuova malattia viene prontamente e rapidamente accettata.” (Michael Crichton)
Queste osservazioni, scritte in un libro del 1968, sono oggi più attuali che mai, e se già è così difficile far riconoscere una cura per una singola, “vecchia” malattia, figuriamoci quante possibilità di riconoscimento generale possano avere delle cure, non basate su farmaci ma su comportamenti e stili di vita (il modo di mangiare, di fare attività e di respirare ecc.) dirette alla prevenzione ed al miglioramento (e in certi casi anche alla guarigione) di non solo una ma di una lunga serie di malattie

Sindrome di stanchezza cronica ed iperventilazione

……La sindrome di stanchezza cronica, spesso unita alla fibromialgia, è un problema che si sta diffondendo con grande velocità. Le cause non sono state ancora del tutto chiarite, anche se si fanno varie ipotesi, così come purtroppo non si è ancora trovato un rimedio efficace. Quel che appare sicuro è tuttavia che in chi soffre di sindrome di stanchezza cronica vi è molto spesso una situazione di iperventilazione (eccesso di respiro rispetto all’attività svolta). Ciò è provato da numerosi studi, ma la conclusione che la medicina ufficiale ne trae è che l’iperventilazione sia una conseguenza, più che una causa, della sindrome di stanchezza cronica. In parte ciò è probabilmente vero, poiché quando ogni minima attività costa un grande sforzo e dispendio di energia, allora per fare pochi passi occorre a volte respirare come se si corresse la finale dei cento metri. Tuttavia, non raramente l’iperventilazione può essere non solo una conseguenza, ma anche una causa della sindrome di stanchezza cronica, in cui si realizza un circolo vizioso tra eccesso di respiro e scarsa ossigenazione dei tessuti e quindi produzione difettosa di energia, che a sua volta porta a respirare sempre di più per compiere ogni minima attività.
Cito qui solo alcuni degli studi che approfondiscono il rapporto tra da una parte iperventilazione ed ipocapnia (basso livello di CO2 causato dall’iperventilazione) e dall’altra la stanchezza cronica, studi ai quali, a mio avviso, andrebbe dedicata un’attenzione molto maggiore:
1) Q J Med. 1994 Jan ;87(1):63-7. Hyperventilation and chronic fatigue syndrome.
Saisch SG, Deale A, Gardner WN, Wessely S. -Department of Thoracic Medicine, Kings College School of Medicine and Dentistry, London , UK
2 ) Behav Res Ther. 2007 Nov; 45(11): p. 2679-2690. Epub 2007 Jul 20.
Hyperventilation in patients with chronic fatigue syndrome: the role of coping strategies. Bogaerts K, Hubin M, Van Diest I, De Peuter S, Van Houdenhove B, Van Wambeke P, Crombez G, Van den Bergh O.Research Group on Health Psychology, Department of Psychology, University of Leuven, Tiensestraat 102, 3000 Leuven, Belgium.
3) Dyn Med. 2007 Jan 30; 6: p.2. Hypocapnia is a biological marker for orthostatic intolerance in some patients with chronic fatigue syndrome.
Natelson BH, Intriligator R , Cherniack NS , Chandler HK, Stewart JM.
Department of Neurosciences, UMDNJ-New Jersey Medical School , Newark NJ , USA . natelson@njneuromed.org
4)Am J Med Sci. 2006 Jun;331(6): p. 295-303.Patterns of hypocapnia on tilt in patients with fibromyalgia, chronic fatigue syndrome, nonspecific dizziness, and neurally mediated syncope.-Naschitz JE, Mussafia-Priselac R, Kovalev Y, Zaigraykin N, Slobodin G, Elias N, Rosner I.-Department of Internal Medicine A, the Bnai-Zion Medical Center and Bruce Rappaport Faculty of Medicine, Technion-Israel Institute of Technology, Haifa, Israel. Naschitz@tx.technion.ac.il

Stress e psiconeuroimmunologia

Mio articolo su Scienza e Conoscenza
…..L’ultimo numero, appena uscito (in edicola dallo scorso venerdì) di Scienza e Conoscenza, dedicato in particolare al cuore pubblica un mio articolo (ved. www.scienzaeconoscenza.it/articolo/stress-malattie-cardiovascolari.php ) intitolato: “Ferma lo stress, proteggi il tuo cuore . La correlazione tra stress, infiammazione e patologie cardiovascolari (e non solo) secondo il paradigma della psiconeuroimmunologia”.
In questo articolo riprendo la tematica dello stress, (sulla quale mi ero soffermata anche nel mio Notiziario di gennaio) e dei suoi effetti negativi sulla salute in generale, ed in particolare sul cuore, in base all’approccio della psiconeuroimmunologia. Come scrivo nell’articolo: “Il termine psiconeuroendocrinoim­munologia viene coniato nel 1975 da Robert Ader e Nicholas Cohen; Ader aveva dimostrato che il siste­ma nervoso centrale è in grado di influenzare il sistema immunitario. L’essenza è che esperienze emo­zionali vengono integrate con risposte funzionali del sistema endocrino, del sistema nervoso centrale e del sistema immunitario: pertanto, emozioni negative come lo stress possono essere causa di risposte funzionali negative, quali le malattie…… La psiconeuroimmunologia (anni fa era ancora migliore come scioglilingua, si chiamava psiconeuroendocrinoimmunologia), ci rivela esattamente come lo stress possa influire negativamente sulla nostra salute, correlando scoperte relativamente nuove della medicina molecolare alla neurofisiologia.”
L’approccio psiconeuroimmunologico è, in parole semplici, basato sul legame molto stretto che vi è tra lo stato d’animo di una persona (la psiche), e le conseguenze che questo stato d’animo produce, come ormai è stato dimostrato con una grande quantità di sperimentazioni cliniche, sul nostro sistema nervoso centrale, sul sistema immunitario e su quello endocrino, e quindi in generale sulla salute dell’organismo.
Nell’articolo ovviamente parlo, (tra i molti altri approcci esposti in oltre 8 pagine) anche della necessità di ottimizzare/normalizzare il respiro con la tecnica Buteyko. Il modo di respirare è infatti, in un certo senso, proprio l’elemento che collega l’aspetto psichico, lo stato d’animo, con il corpo. Come ho osservato in molti miei scritti: se si normalizza-tranquillizza lo stato d’animo (con varie tecniche o al limite con sostanze calmanti), allora anche il modo di respirare diventa più tranquillo e meno affannoso, ma è possibile affrontare la situazione anche partendo dal respiro: se, con la volontà e gli esercizi “giusti” si riduce/tranquillizza il respiro, allora anche lo stato d’animo diventa più calmo e tranquillo.

Ansia e stress. Mio articolo su Scienza e Conoscenza

………Avevo chiuso l’anno trascorso (2012) con un breve articolo su ansia e stress: ho ripreso l’argomento con alcune ulteriori considerazioni, in un articolo più lungo, pubblicato da “Scienza e Conoscenza” a questo link: http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/curare-ansia-depressione-attacchi-di-panico.php .
Uno dei buoni propositi, più utili anche per la salute, che possiamo prendere per l’Anno Nuovo è quello di non “stressarci” e preoccuparci troppo per dei problemi spesso superficiali. “E’ facile dirlo, ma non farlo!”, sarà ora la reazione di numerosi lettori. E non posso che essere d’accordo. Ci sono indubbiamente varie efficaci tecniche di biofeedback, rilassamento, meditazione ed altro ma per chi, magari nonostante queste tecniche, si trova in uno stato di ansia e stress è molto difficile costringersi, con la volontà, ad eliminare questi stati d’animo e darsi l’ordine “devi essere tranquillo e sereno”. In genere non ci si riesce e si rischia quindi di agitarsi ancora di più; è invece in genere più facile intervenire direttamente sul fattore respiro che, entro certi limiti, “obbedisce agli ordini” della volontà cosciente. Pertanto, dato il legame provato tra modo di respirare e stato d’animo, sul quale mi soffermo nell’articolo sopra menzionato, se si torna a respirare in modo “tranquillo” si riesce in genere a calmarsi subito. E se si riesce, con un addestramento Buteyko, a tranquillizzare permanentemente la propria respirazione inconscia, allora in linea generale si riesce magari a rendere più tranquillo e sereno anche il proprio stato d’animo

Arrabbiarsi fa male! (e fa respirare più intensamente…)

……Ricercatori del National Institute on Aging (NIA), hanno pubblicato sul Journal of the American Heart Association, i risultati di uno studio della durata di 3 anni, condotto su ben 5614 abitanti di 4 villaggi in Sardegna. Da questo studio è risultato che coloro che avevano caratteri aggressivi e facili alle arrabbiature, al termine dei 3 anni dimostravano un aumento del tasso di arteriosclerosi in misura notevolmente maggiore dei partecipanti con un carattere calmo e non aggressivo.
I ricercatori nel loro studio fanno varie ipotesi ed esaminano vari fattori. Non viene però preso in esame (e questo ormai purtroppo non mi stupisce più!) il modo di respirare dei partecipanti allo studio. Anche senza necessità di studi clinci sappiamo tutti che quando siamo arrabbiati ed agitati tendiamo a respirare molto di più che non quando siamo calmi, ed in chi tende ad arrabbiarsi spesso i continui episodi di iperventilazione (eccesso di respiro) tendono infine a far prendere l’abitudine di respirare costantemente in eccesso rispetto alle esigenze. Sono sicura che se gli studiosi che hanno condotto l’esperimento avessero esaminato il modo di respirare dei 5614 partecipanti, avrebbero constatato che il gruppo “arrabbiato” respirava costantemente più del gruppo calmo. Ovviamente l’eccesso di respiro non è l’unica causa della salute peggiore di coloro che si arrabbiano facilmente; molti altri fattori (fegato ecc.) influiscono su questo peggioramento ma anche il modo di respirare è importante,.
Come fare quindi se si ha un carattere inquieto e facile alle arrabbiature? Ovviamente sono possibili molti approcci (dalle sedute di psicoterapia a varie tecniche di meditazione e rilasamento) ma la procedura che a mio avviso funziona più rapidamente è quella consistente nel riaddestrare il respiro con la tecnica Buteyko. Quando si è calmi si respira automaticamente di meno, e questo collegamento funziona in entrambi i sensi: se si prova a calmare-rallentare il respiro con un esercizio Buteyko si calma automaticamente anche lo stato d’animo.
Chi ha un carattere collerico farebbe bene quindi a misurare la propria pausa-controllo ( nel nostro sito www.buteyko.it e più dettagliatamente nel mio libro si spiega come fare) e, se risulta troppo breve, dovrebbe cercare di normalizzare al più presto la respirazione con il metodo Buteyko.

Ansia ed attacchi di panico

…Uno dei problemi nei quali vedo, con il metodo Buteyko, dei successi impressionanti nei miei pazienti, è quello dell’ansia/attacchi di panico. Ne ho parlato spesso in questo Notiziario, ed ora vorrei aggiungere la citazione di un ulteriore, non recentissimo articolo, che si aggiunge al gran numero di articoli sulla responsabilita’ dell’iperventilazione in questo disturbo; ed il metodo Buteyko è appunto diretto ad eliminare l’iperventilazione (eccesso di respiro). L’articolo, dal titolo “Anxiety, Respiration and Cerebral Blood Flow: Implications for Functional Brain Imaging” (di Nicholas D. Giardino, Ph.D., Seth D. Friedman, Ph.D., and Stephen R. Dager, M.D-Departments of Radiology, Psychiatry and Bioengineering, University of Washington School of Medicine Seattle, WA, pubblicato su Compr Psychiatry. 2007 ; 48(2): 103–112.) conclude che “I pazienti con attacchi di panico sono tipicamente in condizioni di iperventilazione cronica, di instabilita’ respiratoria con frequenti sospiri, anche nei periodi in cui gli attacchi di panico sono assenti. Una iperventilazione di lunga durata causa una notevole riduzione del flusso di sangue nel cervello, ma anche un singolo sospiro puo’ produrre una diminuzione di 1-3 mm Hg nella CO2 (anidride carbonica), diminuzione sufficiente per far diminuire il flusso di sangue nel cervello. “ Attenzione quindi; niente sospiri (meglio sorridere) e se vi capita di sospirare o di sentire che si avvicina un attacco di panico, fate subito dopo qualche minuto di esercizi di respirazione Buteyko.”

-….. La Facoltà di medicina dell’Università di Stanford ha avviato uno studio per accertare se sia vero che un disturbo la cui frequenza sta crescendo, gli attacchi di ansia e panico- siano causati da una carenza di anidride carbonica nel sangue, a sua volta causata da iperventilazione. Fa ovviamente piacere vedere che una delle più prestigiose università americane abbia avviato uno studio su una tematica sulla quale a mio avviso sarebbe necessario un numero molto maggiore di sperimentazioni cliniche, e cioè le conseguenze dei vari modelli respiratori sulla salute e sulle varie malattie. Quello che invece fa un po’meno piacere è vedere che il primo appello rivolto a persone interessate a partecipare allo studio era stato lanciato già nell’estate del 2005 e probabilmente non ha avuto successo perché è stato ripetuto nel 2006 , e i risultati non si vedono ancora.Si vede proprio che dietro allo studio non c’è qualche ditta farmaceutica impaziente di mettere sul mercato un suo preparato contro gli attacchi di panico! Cercherò, scrivendo a Stanford, di accertare a che punto siano le cose. Osservo tuttavia che già nella medicina popolare era noto, come si ricorda anche nel libro „Attacco all’Asma” il „ rimedio della nonna” consistente nel far respirare la persona in preda ad attacchi di panico od isterismo,dentro un sacchetto di carta, il che ovviamente faceva rapidamente aumentare il livello di anidride carbonica nel sangue; si tratta tuttavia solo di una misura temporanea d’emergenza perché se non viene corretto, con gli esercizi del metodo Buteyko, il modello respiratorio errato, questo temporaneo aumento viene presto disperso.

Ansia ed irritazione, e rischio di attacchi cardiaci

……..Appare sempre più chiaro il nesso tra lo stato d’animo e le condizioni di salute. In riunioni della American Heart Association, University of North Carolina, si è messo in evidenza come gli studi (condotti su 12.453 persone in un periodo di 8 anni) abbiano dimostrato che coloro che soffrivano per lunghi periodi di stress ed irritazione, avevano una probabilità di attacchi cardiaci in misura superiore del 42%-69% rispetto alle persone più tranquille e serene.
Risultati analoghi sono stati messi in evidenza da ricercatori della Johns Hopkins University che, seguendo 1000 studenti per un periodo dal 1948 al 1994, hanno accertato che gli studenti più “irritabili” avevano il triplo dei rischi di problemi di cuore in età relativamente giovane rispetto agli studenti di temperamento più calmo e poco irritabile. L’autrice dello studio, Dr. Patricia Chang, osserva che la rabbia e l’irritazione causano un rilascio di ormoni che provocano costrizione dei vasi sanguigni, aumentando quindi il rischio di attacchi cardiaci.
Come al solito, quando si fanno questi studi, si osserva tutto, e si colpevolizza tutto il possibile meno il modo “normale” di respirare, al quale non si dedica attenzione. Se si prendesse in esame il modo di respirare delle persone stressate ed arrabbiate, si osserverebbe che queste persone tendono ad iperventilare, ed affrontare il problema cercando di rieducare il respiro ed eliminare l’iperventilazione potrebbe quindi essere uno dei modi più efficaci per diminuire il rischio di future malattie.

Rilassamento

……Sull’argomento del rilassamento, riporto qui un brano tratto dal libro francese del celebre medico David Servan-Schreiber, dal titolo “Anticancer. Prévenir et lutter grace à ses défenses naturelles”; ( mi sembra non sia stato ancora tradotto in italiano, ma ce ne sono altri suoi in italiano, e consiglio di leggerli perché sono veramente interessanti: http://www.macrolibrarsi.it/autori/_david_servan-schreiber.php )
In questo libro l’autore, guarito anni fa, impiegando anche tecniche di rilassamento, da un tumore al cervello che secondo i suoi colleghi medici gli lasciava pochi mesi di vita, menziona uno studio del prof. Luciano Bernardi, dell’Università di Pavia. Il prof. Bernardi, in una sperimentazione che riguardava tra l’altro respiro e variabilità della frequenza del battito cardiaco (HRV-Heart Rate Variability, argomento al quale ho dedicato una trattazione a fondo, con citazione di una quantità di studi scientifici, nel mio libro “Attacco all’Asma…. e non solo” http://www.bisedizioni.it/fonti/fiamma_ferraro.php), ha osservato i cambiamenti che si verificavano in alcuni parametri di persone che, in Chiesa, recitavano il rosario. Come scrive Servan-Schreiber: “Quando i partecipanti alla sperimentazione del Dr. Bernardi iniziavano a recitare l’Ave Maria in latino tutte le apparecchiature facevano registrare un fenomeno del tutto inaspettato: tutti i ritmi biologici entravano in armonia, si orientavano l’uno sull’altro, si rinforzavano reciprocamente e formavano infine un modello armonioso. Il dr. Bernardi non pensò allora ad un miracolo ma trovò una spiegazione tanto importante quanto semplice: in Italia la comunità recita il rosario alternandosi al celebrante. La comunità recita la sua parte (“Sancta Maria, mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc et in ora mortis nostrae. Amen”) in una espirazione, ed inspira quando è il turno del celebrante (che recita “Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum, benedicta tu in mulieribus et benedictus fructus ventris tui Jesus”). I partecipanti all’esperimento erano caduti naturalmente in questo ritmo e quindi si erano trovati automaticamente, senza nemmeno rendersene conto, su una frequenza di sei respiri al minuto. Questo è proprio il ritmo naturale di fluttuazione anche delle altre funzioni che il prof. Bernardi voleva misurare (cuore, pressione del sangue, flusso del sangue al cervello) che improvvisamente si trovavano tutte in armonia l’una con l’altra, ed anzi si rinforzavano reciprocamente, proprio come quando si è seduti su un’altalena e si muovono le gambe in avanti in armonia con il movimento dell’altalena, per arrivare più in alto”.
Il libro di Servan-Schreiber prosegue poi citando gli approfondimenti fatti dal prof. Bernardi sulla recitazione dei mantra in altre religioni, arrivando ad osservazioni più o meno analoghe.
Quello che voglio qui mettere in rilievo è tuttavia come il ritmo di respirazione influisca su vari ritmi e parametri delle funzioni corporee, e come il ritmo di 6 respiri al minuto (che, più o meno, corrisponde anche a quello che si trova nelle persone che respirano bene secondo i principi del prof. Buteyko -attenzione però; se questi 6 respiri sono in realtà dei “respironi”, è possibile respirare troppo anche con soli 6 respiri al minuto-) sia quello che mette le varie funzioni dell’organismo umano in un rapporto armonioso e coerente.
Il Prof. Luciano Bernardi, menzionato nel libro di Servan Schreiber, è tra l’altro uno dei più importanti ricercatori italiani sulla tematica del respiro, che ha studiato anche in condizioni di difficoltà in alta montagna, e del quale vi sono su internet tantissimi studi scientifici; ecco ad es. il link (http://circ. ahajournals. org/cgi/content/ full/105/ 2/143?ck= nck )ad un suo studio pubblicato su Circulation. 2002;105:143.- 2002 American Heart Association, Inc.
Ed ecco quanto era scritto in un articolo del Corriere della Sera nel 2006
“Luciano Bernardi, fisiologo clinico dell’Università di Pavia, illustrando alcuni studi sperimentali condotti al Policlinico San Matteo di Pavia, ha evidenziato come il rallentamento volontario del numero di atti respiratori al minuto sia in grado di rendere più efficienti i sensori che comunicano al cervello il livello di pressione arteriosa, nonché la quantità di ossigeno e di anidride carbonica presenti nel sangue.
Il cervello in base alle informazioni inviate dai sensori, spiega il Professor Bernardi, regola in modo coordinato sia i gas nel sangue che i livelli della pressione arteriosa, agendo su due livelli fondamentali, il sistema nervoso simpatico ed il nervo vago. Per esempio se la pressione arteriosa è troppo bassa il sistema nervoso centrale attiva il simpatico: aumenta il ritmo del cuore, che così pompa più sangue, costringe i vasi, fa salire la pressione, e inoltre aumenta anche la ventilazione. Se invece la pressione è troppo alta, viene attivato il vago, con effetti opposti. Ma talvolta questi sensori, per esempio a causa di malattie cardio-vascolari, respiratorie o di disturbi d’ansia, oppure di tipo comportamentale, non funzionano come dovrebbero.
Le nostre ricerche – spiega il Professor Bernardi, hanno però evidenziato come la respirazione possa allenare il cervello a tollerare elevati livelli di anidride carbonica, incrementando il tono vagale, provocando un rallentamento del battito ed una vasocostrizione coronarica, con effetti calmanti e, al tempo stesso regolando i livelli di cortisolo, adrenalina e noradrenalina, i cosiddetti “ormoni dello stress”.

Coccodrilli ed eczema

…..Dopo aver visto l’efficienza del sistema immunitario (peptidi antimicrobici) e della ossigenazione nell’organismo dei coccodrilli, vediamo ora un’altra notizia sempre collegata a questi animali.
A quanto pare una sostanza tratta dal grasso dei coccodrilli sarebbe in grado di combattere con straordinaria efficacia dei problemi, spesso resistenti a varie forme di terapia, come eczema, neurodermatite e psoriasi. Una ditta farmaceutica americana si trova nelle fasi finali delle sperimentazioni per mettere sul mercato una pomata basata sul grasso dei coccodrilli, e in Sud Africa nel frattempo, sulla base della considerazione che si tratta di una sostanza naturale-alimentare (in varie parti del mondo in passato si mangiava carne di coccodrillo, lucertole ecc.) si è già messo da tempo in commercio un olio di coccodrillo (ora diffuso anche in Europa) che a quanto pare starebbe dando ottimi risultati sia per gli eczemi nei bambini, sia anche per ferite che non si rimarginano e bruciature.
Anche se mi sembra preferibile in questa fase non usare questo olio di coccodrillo su ferite e lesioni aperte, nel caso di eczemi e pruriti allergici resistenti ad altre terapie potrebbe valere la pena (sentito ovviamente il proprio medico) di fare un tentativo con questo olio.

Allergie

Respiro e microimmunoterapia ……..La primavera sta per iniziare, anche se in realtà finora non ce ne stiamo quasi accorgendo; con la primavera si avvicinano anche molte allergie, il che suscita preoccupazione in molti asmatici-allergici ( spesso i due problemi si presentano insieme).e tanto per metterci di “buon umore”, le previsioni ci dicono che quest’anno vi sarà nell’aria una concentrazione particolarmente elevata di pollini vari. Niente paura! Se, con gli esercizi Buteyko, ci abituiamo a “respirare di meno” allora inaliamo meno aria, e quindi anche una quantità minore di pollini J. Ovviamente scherzo, ma non troppo! Non troppo, perché, anche se non vi è sull’argomento alcuna “sperimentazione clinica in doppio cieco”, è semplicemente una questione di logica: se con 10 litri al minuto di aria atmosferica inaliamo una certa quantità di pollini, con 6 litri al minuto ne inaliamo poco più della metà, e la quantità di sostanze alle quali siamo allergici, anche se non è il fattore determinante, aggrava il problema. Inoltre come i lettori di questo Notiziario già sanno, diminuendo la quantità d’aria che inaliamo al minuto non diminuisce certo la quantità di ossigeno che raggiunge i nostri tessuti ma anzi, paradossalmente, questa quantità aumenta! Inoltre, con l’ottimizzazione della respirazione si ottiene, anche se dopo un periodo più lungo, un miglioramento del funzionamento del sistema immunitario, con l’attenuazione delle reazioni allergiche nei confronti di numerosi pollini. Nel frattempo (il riassestamento del sistema immunitario non si verifica dall’oggi all’indomani: ci vuole un po’ di pazienza) ci sono varie terapie di supporto che possono essere adottate: vi sono vari preparati, omotossicologici e fitoterapici da consigliare (in base ad un esame individualizzato della situazione). Inoltre, un approccio che negli ultimi tempi mi ha dato i migliori risultati è quello della microimmunoterapia, abbinato alla terapia chelante (sulla terapia chelante ved. I miei articoli sui nr. 40 e 41 di Scienza e Conoscenza)

Malattie dell’infanzia ed asma/allergie

…Una notizia che può consolare i genitori alle prese con le malattie infantili dei figli: il fatto di ammalarsi di morbillo nell’infanzia riduce il rischio d’asma dell’80% e di allergie del 30% (Rosenlund H et al. Allergic disease and atopic sensitization in children in relation to measles vaccination and measles infection. Pediatrics 2009; 123 (3): 771-8); ammalarsi di varicella prima degli 8 anni riduce il rischio di eczema del 45%, e di eczema grave del 96%! (Silverberg JI, Norowitz KB, Kleiman E et al. Association between varicella zoster virus infection and atopic dermatitis in early and late childhood: A case-control study. Journal of Allergy and Clinical Immunology 2010; 126: 300-305)

Allergie

……In questa stagione le allergie respiratorie , particolarmente frequenti tra gli asmatici, danno un po’ di tregua e, come è noto, per avviare una efficace strategia antiallergica, occorre agire ora, prima che, nella tarda primavera, l’aria si riempia di pollini. Una delle prime cose da fare è pertanto –come avrete indovinato- iniziare o riprendere con costanza gli esercizi di respirazione Buteyko. Inoltre, per accelerare il risanamento, oltre ovviamente alle terapie classiche sulle quali qui non mi soffermo- vorrei mettere in evidenza alcune terapie (considerate “alternative” ma a favore delle quali vi sono comunque degli studi clinici): una è la microimunoterapia, che mi sta dando risultati molto buoni, e la seconda è basata su preparati tedeschi diretti a ricostituire l’integrità della mucosa, sia quella delle vie respiratorie, sia quella del tratto intestinale (importante per le allergie ed intolleranze alimentari, in cui la reazione di allergia/intolleranza può essere dovuta anche al fatto che la mucosa intestinale, non integra, lascia passare nel sangue delle sostanze che non dovrebbero passarvi).

Mal di testa

….. Che fare? Molte persone soffrono di mal di testa/emicrania e mi chiedono se Buteyko possa essere efficace anche in questi casi. In realtà “respirare bene” non può che far bene anche per questo problema ma occorre procedere con cautela, di preferenza non da soli, poiché l’aumento della circolazione di sangue nel cervello può nell’immediato intensificare il mal di testa, (che può essere causato da diversi fattori) ; è quindi necessario, come raccomando sempre, procedere con cautela, con il passo giusto, senza voler forzare troppo il progresso.
Vi sono inoltre, per chi soffre di questi fastidiosi mal di testa, anche altri rimedi naturali efficaci. Quello che mi ha dato i risultati migliori è l’agopuntura con il metodo giapponese Yamamoto, unita a vari rimedi fitoterapici, a seconda della causa. Segnalo inoltre un altro rimedio interessante: la vitamina B2. In due recenti studi in doppio cieco condotti nel Belgio (ved. www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9484373) si è riscontrato che nel 55-60% del gruppo di pazienti ai quali erano stati somministrati 400 mg di Vit.B2 al giorno, dopo 3 mesi il numero di attacchi di emicrania si era dimezzato. A quanto pare la vit. B2 fa aumentare la produzione di energia nelle cellule del cervello.

Infezioni respiratorie e tumori

…Sempre sulla stessa linea (e cioè: non tutto il male viene per nuocere!) un’altra notizia interessante. A quanto sembrerebbe un virus molto comune, diffuso nell’ambiente e responsabile di infezioni che molto spesso colpiscono le vie respiratorie, il Reovirus, avrebbe effetti protettivi contro i tumori, e sarebbe in grado di distruggere cellule cancerose senza danneggiare cellule sane, tanto che una compagnia americana, la
Oncolytics Biotech Inc. sta fin dal 1998 studiando l’argomento, ed ha messo a punto contro i tumori un preparato, il Reolysin®, che sembrerebbe molto promettente.
Le sperimentazioni su questo preparato non sono ancora concluse e quindi il Reolysin non è ancora in commercio ma nel frattempo chi è alle prese con le fastidiose infezioni alle vie respiratorie causate dal reovirus può forse consolarsi pensando che questo virus intanto sta anche distruggendo alcune delle cellule cancerose che tutti quanti abbiamo e che un buon sistema immunitario (rinforzato magari dal buon modo di respirare!) riesce a tenere sotto controllo.

Depressione e respiro

…Con il freddo ed il buio di dicembre si assiste ad un riacutizzarsi dei disturbi di depressione, al giorno d’oggi sempre più diffusi. Si tratta indubbiamente di un problema complesso, sul quale influisce un gran numero di fattori, dallo stress sul lavoro o in famiglia ai traumi, agli squilibri ormonali, all’alimentazione sbagliata (mi sto concentrando attualmente su un trattamento basato sull’’eliminazione di carenze di determinati aminoacidi) e molto altro. Uno dei fattori che possono provocare, o comunque aggravare delle situazioni di stress e depressione, è costituito da una circolazione sanguigna non ottimale nel cervello, e dalla sua conseguente ossigenazione non ottimale; è un fatto noto e fisiologicamente accertato che l’iperventilazione e conseguente perdita di CO2 pregiudica una buona irrorazione di sangue nel cervello, e quindi pregiudica la sua buona ossigenazione. Si tratta di un fattore così importante e provato che nella pagina iniziale di Buteyko-Italia (www.buteykoitalia.homestead.com) ho da molto tempo inserito due immagini (tratte da un testo di fisiologia) in cui si vede in modo evidente la diminuzione di ossigenazione del cervello provocata da pochi minuti di iperventilazione e conseguente perdita eccessiva di CO2 (ipocapnia). Ciò nonostante, raramente ci si preoccupa di osservare il modo di respirare di una persona depressa.
Nelle raccolte di studi clinici si trovano in realtà non pochi riferimenti alla connessione tra l’iperventilazione con conseguente arenza di CO2 e la depressione. Ne cito solo alcuni:
–Br J Psychiatry. 1976 Nov;129:457-64.
Respiratory ventilation and carbon dioxide levels in syndromes of depression.-Mora JD, Grant L, Kenyon P, Patel MK, Jenner FA., in cui si osserva che “….si è constatato che la frequenza respiratoria aumenta e la PCO2 diminuisce nei casi di depressione neurotica.”
–J Psychosom Res. 1982;26(2):237-45. Diminished hypercapnic drive in endogenous or severe depression. Damas-Mora J, Souster L, Jenner FA. In cui si osserva:
“sono stati studiati i livelli di PCO2 e la frequenza respiratoria a riposo in pazienti con depressione primaria…questi pazienti tendevano a respirare più in fretta ed avevano livelli più bassi di PECO2 rispetto ai soggetti di controllo”.
–J. Psychosom Res. 1994 Jan;38(1):11-21.
Breathing retraining: effect on anxiety and depression scores in behavioural breathlessness.-Tweeddale PM, Rowbottom I, McHardy GJ.
Anche qui si constata un nesso tra iperventilazione, bassi livelli di CO2 e depressione.
–Come il lettore noterà, si tratta di studi piuttosto “antichi”, ed in effetti, con l’emergere di farmaci antidepressivi, l’interesse per approcci diversi, ed in particolare quello consistente in una rieducazione respiratoria, è andato diminuendo. Vale anche qui il discorso fatto a proposito del salmeterolo: in base ad un’ attenta valutazione del rapporto rischio/beneficio, in numerosi casi può essere inevitabile il temporaneo ricorso a farmaci antidepressivi; tuttavia, se si cercasse di ottimizzare il respiro fin dai primi sintomi, quando cioè vi sono dei livelli di energia, attenzione e perseveranza sufficienti per intraprendere una rieducazione respiratoria, si eviterebbe in molti casi di arrivare al punto in cui diventa necessario ricorrere ai farmaci.

Ictus

Recupero con lo yoga:…….Un numero considerevole di persone, anche giovani, è ogni anno colpito da ictus cerebrali. Lo stress, l’agitazione e la fretta della vita moderna sono indubbiamente dei fattori che non fanno bene alla salute. La buona notizia, già nota da diverso tempo e che ora trova sempre più conferme, è che anche il cervello ha notevoli facoltà di rigenerazione, e che con un po’ di tempo e pazienza è possibile mettere riparo al danno provocato dall’ictus.

Segnalo a questo proposito uno studio effettuato negli Stati Uniti, da ricercatori presso l’Università dell’Indiana, su un gruppo di reduci da eventi bellici, che avevano sofferto di un ictus. Per otto settimane questo gruppo di 20 persone ha effettuato 2 volte alla settimana un’ora di esercizi di yoga, ed in loro è stato accertato il conseguimento di risultati estremamente favorevoli: un aumento del senso dell’equilibrio pari al 34% in base alla Scala Fullerton, oltre a notevoli miglioramenti dell’umore e resistenza.
Come di consueto, indovinate quale parametro non è stato osservato e preso in considerazione nell studio? Avete indovinato: non è stato osservato il modo di respirare all’inizio ed al termine dello studio! Eppure è noto e scientificamente assodato che bastano pochi minuti di iperventilazione per far diminuire del 40 % il livello di ossigenazione del cervello, e quindi, se si attenua l’iperventilazione allora migliora l’ossigenazione, il che ha indubbiamente un effetto positivo sul recupero delle funzionalitò cerebrali dopo un ictus. E’ quindi più che probabile che il miglioramento provocato dagli esercizi di yoga sia stato almeno parzialmente causato anche dalla diminuzione dell’iperventilazione e dal miglioramento del respiro provocato dagli esercizi di yoga. E’ infatti noto (lo diceva Buteyko e lo ripeto anche nel mio libro) che lo yoga, se fatto bene, aiuta a respirare meglio e fa diminuire l’iperventilazione, anche se in modo molto meno rapido ed accentuato rispetto a quanto si può ottenere intervenendo, con il metodo Buteyko, direttamente e solamente sul modo di respirare.

Alzheimer o Parkinson?

Forse si tratta di NPH! :…….Con l’aumento del numero di anziani aumenta anche la frequenza di queste malattie. Anche qui, il metodo Buteyko, migliorando l’ossigenazione del cervello, sarebbe molto utile, ma il problema è che è quasi impossibile indurre questi pazienti a fare gli esercizi necessari. Non posso quindi che insistere sul valore preventivo di una buona respirazione, per arrivare ad un’età avanzata con un cervello che funziona sempre meglio. Per coloro che invece soffrono di Alzheimer o Parkinson, vorrei mettere in rilievo una problematica di cui si sta iniziando a parlare molto negli USA e che da noi è ancora abbastanza sconosciuta, e cioè la possibilità che le persone nelle quali è stato diagnosticato l’Alzheimer o il Parkinson, soffrano in realtà di “idrocefalo a pressione normale- o idrocefalo normoteso” (abbreviato in genere in NPH dalle iniziali inglesi di “normal pressure hydrocephalus”). In queste persone si verifica un accumulo di un’eccessiva quantità di liquido cerebrospinale nei ventricoli cerebrali, e questo accumulo provoca una diminuzione del flusso sanguigno nel cervello, compromettendone il buon funzionamento. L’idrocefalo normoteso colpisce soprattutto persone di età compresa tra i 60 e i 70 anni ( ved. questo link per ulteriori dettagli: www.medtronic.it/tua-salute/idrocefalo-normoteso/index.htm ).
Mentre si pensava che questo problema fosse abbastanza raro, si sta ora accertando che la sua frequenza è molto superiore di quanto si pensasse; non è in realtà agevole diagnosticare quando si sia in presenza di un “normale” deterioramento del cervello e quando invece questo deterioramento sia provocato da un idrocefalo normoteso. Occorre recarsi in centri specializzati, ma ne vale a mio avviso la pena poiché la differenza fondamentale è che mentre l’Alzheimer o il Parkinson non sono curabili, l’idrocefalo normoteso è invece curabile con un piccolo intervento di lieve entità, e si sentono notizie su miglioramenti eccezionali nelle condizioni di anziani sui quali è stato appunto praticato questo intervento, diretto a far uscire il liquido cerebrospinale in eccesso.

Riflusso gastroesofageo-ernia iatale ed osteopatia

……..Nel Notiziario di maggio avevo ricordato come il riflusso gastroesofageo provochi non raramente dei sintomi a volte confusi con quelli dell’asma, ed avevo menzionato il possibile collegamento di questo reflusso con l’ernia iatale ed altri problemi meccanici.
Riporto sull’argomento quanto scrive l’istruttore Buteyko Massimo Valente, che è anche un bravissimo osteopata.
“ L’ernia iatale ed il reflusso gastroesofageo, dal mio punto di vista di osteopata, sono strettamente dipendenti dalla mobilità del diaframma
Sappiamo bene come la mobilità ridotta del diaframma provochi un aumento di frequenza respiratoria con prevalente utilizzo del torace, e quindi una maggiore dispersione di andride carbonica, con tutte le conseguenze che il metodo Buteyko spiega.
La mobilità del diaframma, a sua volta, è condizionata da un quantità considerevole di difficoltà che possono essere imputate alla mobilità degli organi sotto diaframmatici. Una cicatrice addominale, un problema di stitichezza importante o un problema ginecologico, impediscono al diaframma di muoversi secondo le sue potenzialità. L’osteopata, intervenendo sull’organo in disfunzione che ha perso la sua mobilità, e quindi ripristinando la mobilità dell’organo, dà la possibilità al diaframma di muoversi per tutto il suo decorso. L’ernia iatale e/o il reflusso gastroesofageo sono sempre la conseguenza di una disfunzione osteopatica in addome”

Riaddestramento respiratorio in soggetti affetti da broncopatie croniche ostruttive

…….Chi ormai ci segue da anni sa bene che in alcuni casi iniziare il riaddestramento respiratorio con il metodo Buteyko non è consigliabile, ed anzi non è nemmeno possibile. In particolare, mi riferisco a soggetti in cui vi è già un notevole danno polmonare e che hanno costantemente bisogno della somministrazione di ossigeno. Per queste persone è purtroppo troppo tardi per iniziare il metodo Buteyko, ed andrebbero semmai prese in considerazione altre techniche di ossigenazione. Tuttavia, vi sono dei casi che definirei “casi limite” nei quali è ancora possibile ottenere dei risultati con Buteyko: ho avuto il piacere di incontrare la dr.ssa Rosaria Scevola . La dr.ssa Scevola lavora a Catania , ed è una fisioterapista con master di alta specializzazione. Da anni è attiva nella riabilitazione respiratoria di ammalati cronici. Circa due anni e mezzo fa, il primario ospedaliero della dr.ssa Scevola le ha suggerito di informarsi sul metodo Buteyko per vedere innanzitutto di cosa si trattasse, e successivamente per magari applicarlo in determinati casi. La dr.ssa Scevola ha così letto con molta attenzione l’edizione precedente del mio libro “Attacco all’asma…e non solo” ed è passata all’azione. Ha selezionato “casi limite” nei quali appariva ancora possibile applicare le basi ed alcuni esercizi molto semplici del metodo; (il lettore si renderà conto che solo chi ha una profonda conoscenza dell’apparato respiratorio e della fisiopatologia respiratoria è in grado di valutare correttamente la situazione e di intraprendere un lavoro del genere). La dr.ssa ha misurato i seguenti parametri: la famosa pausa controllo, la frequenza respiratoria, il polso, la pressione arteriosa, la saturazione dell’ossigeno nel sangue e la scala Borg . (Quest’ultima è una scala di misurazione soggettiva, da 0-10, della sensazione di affanno e costrizione toracica utilizzata in soggetti affetti da broncopatie croniche ostruttive ed asma; è utile nel capire come si senta soggettivamente il malato). La dr.ssa ha misurato questi parametri prima degli esercizi, dopo 2 minuti di esercizi, poi dopo 4, 6 e 8 minuti. Dal punto di vista fisio-patologico, gli esercizi sono pertanto stati prescritti in modo controllato, evitando quindi un incremento brusco della CO2, che in questi soggetti potrebbe provocare un broncospasmo “reattivo” causato dal centro respiratorio. Nei 10 casi che mi ha presentato la dr.ssa, è riportato un aumento lento e graduale della pausa controllo con conseguente miglioramento dei parametri fisiologici e inoltre –fattore di una certa importanza- era da apprezzare la sensazione soggettiva dei pazienti che si sentivano meglio.
Ciò ci dimostra che anche se non è sempre possibile un riaddestramento respiratorio “completo” è comunque possibile, a seconda dei casi, ottimizzare il funzionamenteo delle pur scarse risorse respiratorie rimaste. Inoltre, è da apprezzare come una migliore ossigenazione dei tessuti sia in realtà una delle basi più importanti della vita, concetto in realtà ad ”ampio spettro” in quanto può prendere in considerazione sia un atleta che desidera migliorare la propria prestazione sportiva come anche un ammalato cronico. Chi ha letto i miei articoli ed i miei libri si sarà accorto che insisto sempre di più su schemi personalizzati, in quanto ognuno di noi è un caso a sé.
E’ doveroso ringraziare la dr.ssa Scevola, che ha veramente a cuore le esigenze ed il benessere psico-fisico dell’ammalato, e dedica buona parte anche del suo tempo libero per raggiungere questo obiettivo.

ADHD (disordine di deficit d’attenzione ed iperattività)

…….Dopo aver letto quanto sopra, è venuto anche a voi in mente un collegamento tra il modo di respirare/lunghezza della spanna d’attenzione e l’ADHD, la cui frequenza sta aumentando in modo esponenziale tra i bambini? Ho parlato dell’ADHD in passati numeri del Notiziario, mettendo in rilievo che, per certi aspetti, si tratta di una delle numerose “malattie inventate”, causata in buona parte dalle condizioni innaturali in cui i bambini, che per natura hanno bisogno di muoversi, sono al giorno d’oggi già in tenera età tenuti immobili nei banchi di scuola per molte ore; ed anche a casa, in condomini in cui non devono dar fastidio al vicino del piano di sotto, non possono correre e saltare e si abituano a trascorrere molte ore immobili davanti alla televisione e con videogiochi. Nel mio libro “Attacco all’Asma… e non solo” ho spiegato diffusamente come la mancanza di movimento al giorno d’oggi sia uno dei motivi fondamentali del deterioramento del riflesso respiratorio automatico; il “respiro corto” proprio di numerosi bambini può essere collegato, (come confermato da quanto osservato da Wenger decenni prima che il problema dell’ADHD nei bambini venisse delineato) al problema del deficit d’attenzione ed iperattività in questi bambini.
Vi sono tuttavia indubbiamente anche altri fattori in gioco in relazione alla tematica dell’ADHD, sempre più importante e sulla quale mi riprometto di tornare prossimamente.

Problemi comportamentali nei bambini

………….Il numero di bambini alle prese con problemi di mancanza d’attenzione ed iperattività, con vari problemi di carattere comportamentale e anche il numero di bambini autistici è purtroppo aumentato, negli ultimi anni, in modo vertiginoso. Sono indubbiamente numerose le cause che influiscono su tale fenomeno. In particolare per i bambini iperattivi credo che in numerosi casi (e in questi casi si è appunto alle prese con una delle “nuove malattie” di cui sopra) la causa sia costituita principalmente dalla lunga immobilità per ore sui banchi di scuola, spesso con inizio in età molto precoce, un’età in cui un tempo i bambini sfogavano le loro grandi energie correndo e saltando; la mancanza di movimento è tra l’altro un fattore principale, come spiego a lungo nel mio libro “Attacco all’Asma… e non solo” che porta ad acquisire cattive abitudini respiratorie. In altri casi più gravi di deficit d’attenzione ed iperattività è tuttavia possibile che vi sia qualche fenomeno patologico in atto.
Una domanda che mi viene posta con una certa frequenza è se il metodo Buteyko possa essere utile anche per i bambini alle prese con questi problemi. Indubbiamente, l’ ottimizzazione della respirazione, portando ad un riassestamente di tutto il sistema ormonale, della produzione di endorfine, d’energia e a molto altro, sarebbe molto utile in questi casi. Il problema pratico è tuttavia che è molto difficile indurre questi bambini ad impegnarsi in un programma di esercizi respiratori. In questi casi può quindi essere preferibile prendere prima di mira altri fattori, tra cui appunto il movimento (facendo attenzione a che non si respiri con la bocca aperta durante il movimento) e, soprattutto, il mangiare. Anche se in genere dico sempre che il primo fattore da migliorare è il modo di respirare, che è ancora più importante del modo di mangiare, in questi casi invece (quando non si riesce ad ottenere che il bambino si concentri ed impegni negli esercizi di respirazione) occorre prendere di mira prima il mangiare.
E’ ormai ben noto il miglioramento che, nei bambini autistici, può essere ottenuto eliminando determinate sostanze dalla dieta; (per i bambini autistici si consiglia in genere di eliminare alimenti con glutine e caseina); ma anche nei casi di bambini alle prese con problemi comportamentali più lievi il fattore cibo è molto importante, e le sostanze da eliminare possono variare caso per caso. Ci si sta sempre più rendendo conto di quanto importante sia il nesso tra “intestino e cervello”. Uno degli approcci che mi sta dando i migliori risultati è il sistema dietetico americano chiamato GAP (abbreviazione di “gut and psychology”, e cioè intestino e psicologia). Una volta ottenuto il miglioramento auspicato è però essenziale prendere di mira il modo di respirare, insegnando ai bambini il metodo Buteyko.

Criptopirroluria (e ADHD)

……Uno dei problemi la cui frequenza nei bambini sta aumentando ad un ritmo esponenzionale è il disordine di deficit d’attenzione ed iperattività (ADHD). Ne ho parlato in vari precedenti numeri del Notiziario (ad es. in quello del 12/2011 (www.prosalutaris.com/ultimonotiziario.html) in cui mi sono soffermata sul collegamento tra questo problema e la mancanza di movimento dei bambini.

Vorrei invece ora riprospettare il collegamento, non raro, tra ADHD-vari disturbi comportamentali e la criptopirroluria. Cos’è la pirroluria (o criptopirruluria, come viene da alcuni chiamata)? SI tratta di una disfunzione metabolica scoperta circa 50 anni fa dal medico americano C. Pfeiffer, ma che pochi, anche tra gli addetti ai lavori, conoscono . Nell’organismo, la presenza di quest’affezione, di per sé asintomatica, comporta la produzione di sostanze chimiche, i pirroli, e la perdita di elementi essenziali, tra cui la vitamina B6 e lo zinco. E’ semplice diagnosticare la criptopirroluria, in quanto i pirroli vengono escreti nelle urine. Il tasso di pirroli nelle urine nella popolazione normale si aggira sull’11% mentre nei casi di pirrolurici è notevolmente più elevato. Si tratta di un esame diagnostico di cui pertanto parlo anche nel sito del mio studio medico (www.saluteglobale.com/accertamenti.html) Avevo attirato l’attenzione sulla criptopirroluria in un mio “vecchio” notiziario del gennaio 2005, (www.buteykoitalia.homestead.com/Untitled1.html ) in cui scrivevo che “A quanto messo in luce da recenti ricerche vi sarebbe, in numerosi bambini iperattivi, una cronica carenza di vitamina B6 e di zinco. Questa carenza sarebbe causata da un difetto metabolico, del nome di “pirroluria”, che porta questi bambini ad eliminare gran parte della vitamina B6 nell’urina, finché le riserve sono esaurite e di conseguenza si verifica anche una grave carenza di zinco. La carenza di queste due sostanze provoca appunto i problemi psichici e comportamentali sopracitati. Inoltre la mancanza di vit. B6 provoca una mancanza di serotonina che a sua volta può provocare un appetito eccessivo per i dolciumi. In particolare nei bambini asmatici ed allergici la somministrazione di antistaminici e nei casi più gravi del cortisone, aggrava la carenza di vit. B6. Un’alimentazione normale, pur sana, non è sufficiente per ricostituire e mantenere nei bambini che soffrono di “pirroluria” le quantità necessarie di vit. B6 e di zinco ed occorre intervenire con integratori (ovviamente non in base al principio del “fai da te” ma attirando l’attenzione del proprio medico su tale possibilità affinché siano prescritte le analisi del caso.”
Avevo poi aggiunto (su un Forum del quale ora non ritrovo il link) che secondo il prof. Kamsteeg (uno dei maggiori esperti in materia) la criptopirroluria fa parte del gruppo delle porfirinopatie, e cioè di disturbi del metabolismo delle porfirine, conosciuti da quasi un secolo. A seguito dello sviluppo, da parte della famosa Mayo Clinic americana (fin dal 1995!) di un test enzimatico particolarmente sensibile per la misurazione delle porfirine nel sangue e non solo nell’urina, si è constatato che non si tratta, come si riteneva in precedenza, di una malattia rara (1:10.000) ma di una condizione abbastanza frequente (1:20 tra gli uomini e 1:10 tra le donne) che, diversamente da come si credeva, può in moltissimi casi avere un decorso lieve e quasi impercettibile; magari non si manifesta proprio oppure, quando si manifesta, non viene diagnosticata e viene confusa con altre malattie. Uno dei centri che in Europa hanno approfondito meglio l’argomento delle porfirinopatie è in Germania, ( www.doss-porphyrie.de/kompetenzengl.html ).
Vi sono ovviamente anche siti italiani (ad es.http://www.amapo.it ) che però continuano in genere a presentare la porfiria come una malattia rara. E’ importante a mio avviso accertare se sia presente una porfirinopatia anche perchè per questo problema vi sono dei fattori che possono aggravare una situazione latente e scatenare un attacco acuto: tra questi fattori vi sono innanzitutto numerose medicine. Altri fattori aggravanti sono lo stress, diete drastiche, attività sportiva eccessiva, il sole in alcuni casi, ed altro. Quanto alle misure da prendere per mettere riparo alla carenza di vit. B6 e zinco alla quale accenno sopra, occorre considerare che in caso di pirroluria vi è un difetto nell’assimilazione della vit. B6, che l’organismo non riesce a trasformare nella sua forma finale (P5P, piridox-5-fosfato) e quindi la B6 va somministrata direttamente in questa forma (sempre evitando il “fai da te”, anche perché in caso di pirroluria vi sono molte sostanze, anche benefiche e naturali, alle quali i pirrolurici reagiscono male).
Concludo riportando sull’argomento alcune osservazioni interessanti di uno dei maggiori esperti, il medico tedesco Bodo Kuklinski, il quale osserva che la pirroluria stessa presenta anche dei vantaggi. Il quoziente d’intelligenza nei bambini che ne soffrano si aggira di regola sul 130. Inoltre essi hanno anche talenti artistici. Se una pirroluria viene riconosciuta per tempo e se si adotta la linea d’azione necessaria, questi bambini sono in grado di sviluppare pienamente i loro vantaggi; sono in grado di riconoscere immediatamente, da una prospettiva più allargata, le correlazioni tra argomenti e sono molto creativi e innovativi. Hanno una spiccata esigenza di sincerità e verità, e quindi spesso devono affrontare attriti con colleghi e superiori. La cosa più grave nel non riconoscimento e non trattamento dei criptopirrolurici consiste nel fatto che cade così attraverso le maglie del sistema sanitario proprio la parte più intelligente di una popolazione, che non riesce a dispiegare in pieno le sue attitudini perchè deve spesso combattere con problemi di salute. I pirrolurici sono sempre in anticipo rispetto ai tempi, hanno intuizioni, capacità di innovazione e creatività. Nei casi in cui la causa di patologie che pure interessano vari organi consiste solo nella pirroluria, il trattamento può essere molto rapido. Certo non basta tuttavia aprire la bocca ed ingoiare vitamine a chili. Il medico curante deve conoscere tutto il raggio d’interazione delle vitamine, degli elementi in traccia e degli aminoacidi. Dei pirrolurici trattati bene sono in grado, dopo circa tre mesi, di correggere da soli i loro deficit biochimici. La conseguenza è che il medico non rivede più i suoi pazienti.

Aggressività ed iperattività

…….Così come sta aumentando in continuazione il numero di bambini asmatici, è anche in crescita il numero di bambini alle prese con problemi di iperattività, mancanza di concentrazione ed aggressività. Per chi ci legge da un po’ di tempo appare chiaro il nesso che vi è tra il modo di respirare dei bambini e le condizioni sopra citate. Ora però vorremmo mettere in luce un altro fattore che può causare problemi di iperattività ed aggressività e che è in gran parte ignorato. A quanto messo in luce da recenti ricerche vi sarebbe, in numerosi bambini iperattivi, una cronica carenza di vitamina B6 e di zinco. Questa carenza sarebbe causata da un difetto metabolico, del nome di “pirroluria”, che porta questi bambini ad eliminare gran parte della vitamina B6 nell’urina, finché le riserve sono esaurite e di conseguenza si verifica anche una grave carenza di zinco. La carenza di queste due sostanze provoca appunto i problemi psichici e comportamentali sopracitati. Inoltre la mancanza di vit. B6 provoca una mancanza di serotonina che a sua volta può provocare un appetito eccessivo per i dolciumi. In particolare nei bambini asmatici ed allergici la somministrazione di antistaminici e nei casi più gravi, dl cortisonici, aggrava la carenza di vit. B6.
Un’alimentazione normale, pur sana, non è sufficiente per ricostituire e mantenere nei bambini che soffrono di “criptopirroluria” le quantità necessarie di vit. B6 e di zinco ed occorre intervenire con integratori (ovviamente non in base al principio del “fai da te” maattirando l’attenzione del proprio medico su tale possibilità affinché siano prescritte le analisi del caso.) “

Flauto e BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva)

……. Iniziamo con una notizia “musicale”: uno dei siti americani che riportano notizie ed aggiornamenti nel campo della medicina convenzionale ( http://www.ivanhoe.com/channels/p_channelstory.cfm?storyid=30532 ) apre l’anno con questo titolo : “Musical Medicine: A Flute for COPD” (medicina musicale, un flauto per la BPCO). Nell’articolo si riferisce sui benefici ottenibili suonando un “flauto per i polmoni” che, come osserva il dr. Sethi, capo del reparto polmonare dell’Università di Buffalo, “aiuta a liberare le vie respiratorie dal muco”, poiché “quando i pazienti soffiano nel flauto, le onde sonore che attraversano le vie respiratorie mobilitano il muco, e gli studi dimostrano che, usando il flauto due volte al giorno si ottiene un miglioramento della congestione polmonare e di altri sintomi della BPCO”. Sull’argomento vorrei brevemente ribadire quanto avevo scritto nel mio Notiziario del marzo 2012, (ved. www.prosalutaris.com/ultimonotiziario.html ) e cioè: “I risultati di alcuni studi condotti tempo fa in Germania presso l’Università di Heidelberg sembrano indicare che il suonare strumenti a fiato migliora le condizioni, sia fisiche che mentali, di bambini e ragazzi che soffrono di asma. Il direttore delle ricerche, Dr. Michael Krater, osserva :“ Numerosi genitori temono che suonare strumenti a fiato sia faticoso per le vie respiratorie e possa peggiorare l’asma, ma una serie di studi dimostra il contrario.”
L’effetto positivo si ottiene con tutti gli strumenti a fiato….ma l’effetto più rimarcato si ottiene suonando tonalità alte… La Società di Pneumologia tedesca raccomanda pertanto di insegnare a suonare strumenti a fiato ai giovani asmatici. Quanto alle cause che produrrebbero questi effetti, i ricercatori sono abbastanza vaghi: parlano in generale di “un rinforzamento della muscolatura delle labbra e dei muscoli della respirazione”. Ovviamente i ricercatori non hanno “ricercato” i cambiamenti nel modo di respirare che si verificano mentre si suonano questi strumenti.”
In realtà, se il flauto viene suonato bene , si cerca di far durare il fiato a lungo, e (purché gli insegnanti facciano attenzione a che i bambini tra una frase musicale e l’altra non facciano una grossa, affannosa inspirazione) nel complesso la quantità di aria inspirata-espirata in un minuto diminuisce. Potrebbe quindi essere proprio questo “respirare di meno” il fattore che provoca l’effetto favorevole constatato negli studi tedeschi.

Influenza e raffreddori

………..Una breve notizia in relazione al freddo, all’influenza ed ai vaccini: l’azienda farmaceutica statunitense Baxter ha emanato degli avvisi in merito al suo vaccino antiinfluenzale, il Preflucel, sospettato di provocare effetti collaterali (dolori muscolari ed altro) piuttosto seri. Già a fine ottobre la rivista dei farmacisti tedeschi (DAZ online) aveva riferito di un numero particolarmente alto di segnalazioni di conseguenze negative addebitabili al vaccino, tra cui 19 casi classificati come gravi. Ed in numerosi paesi si ta procedendo al suo ritiro. Di recente il Preflucel era stato promosso a pieni voti anche da una ricerca scientifica pubblicata sul prestigioso The Lancet che ne aveva confermato la validità e la sicurezza, ed il Preflucel, a differenza di altri altri vaccini, veniva ritenuto adatto in particolare per gli allergici.
Mi è sembrato utile riportare questa notizia, poiché quei numerosi asmatici che sono anche allergici potrebbero essere indotti a preferire questo vaccino.
Anche se, in certi casi, può essere consigliabile vaccinarsi contro l’influenza, ricordo che una delle prime misure, per rinforzare il sistema immunitario ed evitare l’influenza, consiste nel mettere a posto il modo di respirare; vi sono inoltre anche numerose medicine “alternative” ed in particolare ho ottenuto ottimi risultati con alcune medicine omotossicologiche che, in studi randomizzati in doppio cieco hanno dimostrato, per influenza ed infezioni delle prime vie respiratorie nei bambini, dei risultati superiori rispetto a quelli ottenuto con i consueti farmaci.

L’influenza

Un “malanno” di stagione:……Siamo anche quest’ inverno, con i continui sbalzi di temperatura, alle prese con raffreddori ed influenza. A questo proposito, in relazione sia alla prevenzione che al trattamento dell’ influenza, ho già in passato menzionato numerosi rimedi naturali/fitoterapici. Vorrei qui attirare l’attenzione su un’altra sostanza, naturale, di importanza essenziale per combattere le infezioni: i tiocianati, una sostanza prodotta dall’organismo , che si trova nella saliva, nelle lacrime, nelle vie respiratorie e nel latte materno. Si tratta della “prima linea di difesa” contro l’ingresso nel nostro organismo di virus e batteri dall’ambiente esterno. Nel nostro organismo i tiocianati sono prodotti “in base alle esigenze”; ad es. vengono generati nella saliva per far fronte alla minaccia di patogeni trovati nel cibo o nell’aria che respiriamo. Questi patogeni sono in genere presenti in un numero modesto, che può essere facilmente essere neutralizzato dalle limitate quantità di tiocianati che possono essere prodotte nella saliva; se tuttavia i patogeni sono introdotti in massa, (come ad es. quando si manga del pollo infettato da salmonella, o quando si mettono le mani in bocca dopo essere stati in prolungato contatto con una persona ammalata di influenza), allora le limitate quantità di tiocianati che possono essere prodotte nella saliva non sono sufficienti. I tentativi di somministrare questa sostanza con degli integratori sono finora falliti a causa della loro scarsa biodisponibilità. Ora sembra che un chimico inglese sia riuscito ad elaborare un integratore più disponibile, in modo da consentire ai tiocianati di esercitare i loro effetti per molte ore.
Osservo tuttavia che, prima ancora di pensare ad assumere integratori con tiocianati supplementari, bisognerebbe cercare di “non distruggere” i tiocianati che costantemente, pur in piccola quantità, si trovano nella saliva. Quando, come ho messo in rilievo (tante volte che temo di essere venuta a noia!) si respira costantemente dalla bocca, la saliva che produciamo viene in gran parte prosciugata , e i tiocianati contenuti nella saliva non sono quindi più sufficienti, nemmeno in situazioni abbastanza normali, per fornire la “prima linea di difesa” contro gli organismi patogeni introdotti in bocca (con il cibo o l’aria). E’ pertanto essenziale abituarsi a respirare dal naso! Se respiriamo dalla bocca, oltre ai danni prodotti dall’eccesso d’aria costantemente introdotta, ( basta paragonare le dimensioni della bocca con quelle del naso per rendersi conto che respirando dalla bocca è impossibile non iperventilare), ed oltre ad altri effetti dannosi, si aggiunge anche il problema della diminuzione dei tiocianati normalmente contenuti nella saliva prosciugata, con conseguente indebolimento della nostra “prima linea di difesa”!

Tosse

……A proposito della tosse, vale la pena di mettere nuovamente in rilievo l’effetto dell’iperventilazione (eccesso di respiro) nello scatenare l’impulso alla tosse. Il rimedio di fondo migliore consiste quindi nell’eliminare l’iperventilazione. Vi sono poi alcuni esercizi Buteyko diretti in particolare a fermare/attenuare un attacco ostinato di tosse, poiché l’effetto calmante della CO2 (e quello stimolante dell’iperventilazione) sui riflessi che portano a tossire è provato anche da numerose sperimentazioni. Ne cito qui solo alcune:
1) Clinical cough I: the urge-to-cough: a respiratory sensation.
Davenport PW.- Handb Exp Pharmacol . 2009;(187):263-76
Department of Physiological Sciences, Box 100144, HSC , University of Florida, Gainesville, FL 32610, USA.
2) The role of cough and hyperventilation in perpetuating airway inflammation in asthma. J Assoc Physicians India. 2000 Mar;48(3):343-5.
Singh V, Chowdhary R, Chowdhary N.
Department of Pulmonary Medicine, SMS Medical College, Jaipur-302 016, India
Un’altra notizia interessante, sempre in merito alla tosse, riguarda la teobromina, sostanza contenuta in buona quantità nella cioccolata scura, e di cui sono stati provati gli effetti tranquillizzanti sulla tosse nervosa. Una ditta farmaceutica inglese è ora impegnata nella produzione di un farmaco a base di teobromina (nome in fase sperimentale: BC1036). Il direttore della compagnia che sta sviluppando questo farmaco mette in rilievo che questa nuova medicina contro la tosse non provocherebbe gli effetti collaterali di alcune altre medicine contro la tosse. Alla domanda che gli è stata posta, e cioè: “perché sviluppare una farmaco se basta magiare molta cioccolata per introdurre teobromina?” il direttore risponde che “con questo farmaco potranno trarre vantaggio dalla teobromina anche le pesone alle quali non piace la cioccolata” J!
Una risposta migliore sarebbe stata (a parte quella, veritiera ed evidente, che in questo modo ne trarrà beneficio la ditta farmaceutica) quella consistente nel mettere in rilievo che con questa farmaco si possono evitare gli effetti deleteri per la linea provocati dal mangiare troppa cioccolata!

Rinite allergica

….Ho letto questo piccolo interessante studio su J Allergy Clin Immunol. 2008 Jan;121(1):105-9.. Nello studio, dal titolo “Intranasal noninhaled carbon dioxide for the symptomatic treatment of seasonal allergic rhinitis”, i ricercatori espongono come 10 minuti dopo una singola somministrazione di anidride carbonica nelle narici i pazienti, allergici e con il naso turato, abbiamo potuto respirare liberamente dal naso., e visto attenuarsi anche bruciore e lacrimazione degli occhi, mentre nel gruppo placebo al quale era stata somministrata nelle narici della normale aria ambientale, l’effetto non era stato pronunciato. La studio conclude dicendo che i ricercatori non hanno ancora individuato il meccanismo specifico che spiega questo effetto benefico. I lettori di questo Notiziario invece, che conoscono le osservazioni di Buteyko sugli effetti dell’anidride carbonica e magari hanno già provato come un semplice esercizio di respirazione Buteyko sia spesso sufficiente per aprire un naso turato, la spiegazione la conoscono già.

Problemi polmonari

……E’ vitale che chi soffre di problemi polmonari dia un’occhiata al sito www.pneumotox.com (oltre all’inglese c’è una versione in francese ed una in spagnolo), in cui una schiera di esperti del centro medico universitario di Dijon, Francia, ha raccolto 4.200 riferimenti bibliografici riguardanti una cinquantina di malattie e sindromi polmonari che possono essere provocate da circa 300 medicine di comune somministrazione per problemi non polmonari. Questo sito internet costruito dall’Università di Dijon, è regolarmente aggiornato ed è consultato ogni mese da 6000-7000 visitatori. Intendiamoci, non voglio con questo certo dissuadere dall’assumere i preparati farmaceutici citati nella lista (in molti casi possono essere indispensabili e di vitale importanza) e tanto meno invitare a ripiegare sempre s e solo sulle piante e medicine “naturali” (tra i preparati che possono provocare danni ai polmoni, citati nella lista, vi sono anche alcune erbe); è tuttavia consigliabile che tali preparati vengano assunti solo dopo che il medico (e spesso dei medici non specializzati in malattie polmonari magari non valutano l’eventuale pericolo per i polmoni dei preparati prescritti per problemi di altro genere) abbia valutato bene il quadro integrale presentato del paziente, ed il rapporto rischi-beneficio.

www.pneumotox.com….Un’altra notizia interessante in questo periodo di riacutizzarsi delle allergie, riguarda una piccola sperimentazione, peraltro non pubblicata su alcun periodico di prestigio ( purtroppo non vi sono molte persone interessate a far conoscere e pubblicizzare dei sistemi di guarigione che non richiedono l’acquisto di alcun prodotto-macchinario, ma solo la modifica di abitudini respiratorie). Ecco la notizia:
L’ospedale regionale di Limerick, in Irlanda, ha condotto l’anno scorso, con il prof. John Fenton, uno studio pilota con 50 asmatici sofferenti di rinite allergica, che sono stati trattati con il metodo Buteyko. Il risultato ha consentito di dimostrare una diminuzione dell’80% dei sintomi della rinite, diminuzione non venuta meno nei successivi 3 mesi in cui i partecipanti allo studio sono stati seguiti.

Eccesso di peso abbinato ad eccesso di respiro;”obesità alimentare ed obesità respiratoria”

………Proseguendo il discorso iniziato con la cioccolata devo purtroppo mettere in rilievo il problema dell’obesità. La mia formazione inGermania in medicina della nutrizione ed il mio lavoro con il respiro in base ai principi Buteyko, mi hanno messa in condizioni ideali per osservare da una parte l’ obesità alimentare (fenomeno ben noto e conosciuto) e dall’altra quello, ancora non molto noto, che vorrei denominare come “obesità respiratoria”.
I due tipi di obesità, (relativamente recenti ed abbastanza sconosciuti ai nostri nonni, che del resto avevano a che fare raramente anche con asma ed allergie mentre ai nostri giorni sia il sovrappeso che l’asma hanno raggiunto proporzioni epidemiche) hanno molti fattori in comune. E infatti sia quando mangiamo che quando respiriamo una quantità di cibo/aria superiore alle effettive esigenze, non ce ne rendiamo conto ed abbiamo quasi sempre la sensazione che il cibo/l’aria che introduciamo sia nella quantità giusta e necessaria per il nostro fabbisogno.
In tutti e due i casi si tratta spesso di sensazioni errate acquisite per via di cattive abitudini o periodi difficili e non sani attraversati per una certa durata. Altre volte il problema consiste nella scarsa assimilazione del cibo (che invece di essere utilizzato per produrre energia viene depositato come grasso) o dell’ossigeno che, se non vi è abbastanza CO2, invece di andare ad ossigenare le cellule viene in gran parte espirato, e ciò provoca una sensazione di carenza di cibo/ossigeno che porta a continuare a mangiare/respirare di più anche quando il cibo o l’O2 già introdotti sarebbero in realtà più che sufficienti. In tutti e due i casi è quindi necessario un paziente lavoro di rieducazione che porti a diminuire la nostra fame di cibo e di aria, e ad una loro migliore utilizzazione nell’organismo . E spesso è necessario agire contemporaneamente su tutti e due questi fronti.
Il mio lavoro medico nel campo della nutrizione mi porta a constatare che le persone in sovrappeso che vengono nel mio studio per delle consulenze dirette a perdere peso, quasi sempre iperventilano, ed in effetti è difficile non respirare in modo relativamente rapido ed affannato se si è sovrappeso. Provate un po’ ad immaginare come respirereste se doveste camminare e muovervi portando sempre con voi due valige del peso di 20 kg!
Vi lascio immaginare quale sia la reazione di quei pazienti che non hanno mai sentito parlare di Buteyko quando dico loro che non solo devono mangiare di meno ma anche respirare di meno!
Purtroppo, quando si è sovrappeso e si respira troppo si è alle prese con un circolo vizioso che in assenza di contromisure tende a rinforzarsi sempre di più e che richiede tempo e pazienza per essere spezzato. Il fatto di essere sovrappeso porta a muoversi di meno (ved. sopra) il che porta a produrre poca CO2 ed a consumare poche energie, e quindi ad accumulare ulteriore grasso. Inoltre l’iperventilazione e la mancanza di CO2 possono poi portare a squilibri ormonali, e ad una produzione non efficiente di energia (il che fa sì che il cibo mangiato, anche quando non è tanto, non venga più consumato in modo efficiente per produrre energia e quindi si accumuli sotto forma di grasso).
Occorre pertanto agire contemporaneamente sul fronte sia del mangiare che del respiro, e in numerosi casi può essere utile ricorrere anche a terapie e rimedi di supporto.
Così ad es, in relazione all’equilibrio ormonale: è essenziale controllare il funzionamento della tiroide . Studi relativamente recenti mettono poi in rilievo, in relazione all’adiposità, il ruolo importante dell’adiponectina e della grelina. L’adiponectina porta a consumare e a smaltire gli accumuli di grasso mentre la grelina porta ad un effetto opposto. Vi sono vari rimedi fitoterapici, in particolare tratti anche dalla medicina ayurvedica, che agiscono in modo scientificamente provato su adiponectina e grelina nel senso auspicato. Occorre tuttavia un esame approfondito del singolo paziente.
Importante è anche il ruolo del cortisolo. L’iperventilazione compromette la produzione in quantità giusta del cortisolo e, se si arriva all’asma, spesso si arriva anche a dover prendere dei medicinali cortisonici che, pur a volte necessari per un certo periodo (se si normalizza il respiro con Buteyko si riesce in genere, con un po’ di pazienza, a ridurne o eliminarne l’esigenza), quando sono in eccesso portano, oltre agli altri problemi, ad un accumulo di grasso sull’addome, e a reazioni di stress e depressione (che a loro volta possono portare a mangiare di più).
Infine, alcuni studi dimostrano che per produrre più adiponectina e quindi per dimagrire, il “digiuno terapeutico intermittente” è particolarmente efficace. In sostanza: digiunare completamente per un giorno intero in cui si beve solo acqua (ovviamente sentito il medico e non quando sono presenti determinate malattie) ogni 3-5 giorni e mangiare normalmente negli altri giorni fa perdere peso in modo più efficace di quanto si riesca ad ottenere mangiando poco ogni giorno. Si tratta in sostanza dell’applicazione, alla tematica del mangiare, del “principio delle onde”, il cui effetto benefico è stato studiato, nel campo del movimento fisico, in particolare dallo scienziato Irving Dardik del quale, in relazione al movimento, ho parlato
a lungo nella nuova edizione del mio libro ttacco all’Asma.. e non solo”.

Obesità

Galina Schatalova, la “dr. Buteyko” del mangiare. ………..E’ morta poco più di un anno fa, a 95 anni (e fino a poco prima della morte si recava in “escursioni” sulle montagne del Kazakistan ed in deserti asiatici) la neurochirurga russa Galina Schatalova che, in relazione ad una alimentazione sana ha svolto, a mio avviso, un ruolo che può essere paragonato a quello svolto dal dr. Buteyko in relazione al respiro. E’ verissimo che i benefici del “mangiare di meno” per la salute e longevità sono già noti a tutti, (sull’argomento vi sono migliaia di libri) mentre quelli del “respirare di meno” purtroppo non lo sono ancora, ma le argomentazioni della dr. Schatalova, che ho letto nel suo libro nella traduzione tedesca (non credo sia ancora uscita una traduzione italiana) dal titolo “Wir fressen uns zu Tode” (Ci ”abboffiamo” a morte) sono veramente impressionanti. Una della cause principali che ci inducono a mangiare troppo, osserva la dr. Schatalova, è il fatto che gli alimenti al giorno d’oggi sono talmente poveri di vitamine, minerali e varie altre sostanze di cui abbiamo assolutamente bisogno per sopravvivere, che l’organismo, nella sua saggezza, percepisce una continua fame e continua a mangiare anche quando ha largamente superato il numero ottimale di calorie, alla ricerca della quantità minima di elementi vitali di cui ha bisogno. E’ pertanto indispensabile, quando si intraprende una dieta dimagrante, prendere contemporaneamente gli integratori “giusti”.
Inoltre la dr. Schatalova, pur non menzionando espressamente il suo coetaneo e compatriota K. Buteyko, dà a quanto pare per evidenti e scontati i concetti da lui messi in luce e, tra le conseguenze negative per la salute provocate dal “mangiare troppo” menziona anche il fatto che una delle conseguenze dell’eccesso di cibo consiste appunto nel “respirare troppo” e, come gli esperti “buteykiani” già sanno, anche il dr. Buteyko aveva messo in luce come l’eccesso di cibo sia appunto una delle cause che provocano l’eccesso di respiro. Ciò conferma che, quando si cerca di acquisire migliori abitudini respiratorie occorre agire su più fronti, cercando di eliminare i vari fattori ed abitudini negative che spesso ostacolano il progresso nel riaddestramento respiratorio.

Il cuore

L’importanza del pericardio: ……Un buon modo di respirare è, ovviamente, una circostanza essenziale (se non c’è un buon modo di respirare tutto il resto, dalla buona alimentazione al movimento ecc. non basta; gli effetti benefici prodotti ad es. da tre sani pasti al giorno vengono dissipati da cattivi respiri effettuati 24.000 volte al giorno) ma da sola non sufficiente per assicurare una buona salute. Se si mangia male, se si assumono giornalmente elevate dosi di tossine ambientali (ved. in proposito i miei articoli sulla terapia chelante pubblicati sui nr. 40 e 41 di Scienza e Conoscenza), allora non basta respirare bene (o piuttosto, non si riesce nemmeno a respirare “bene” in base ai principi messi in luce da Buteyko) per essere sani. Tra i fattori che, come osservato dallo stesso prof. Buteyko già 50 anni fa (quando ancora quasi nessuno conosceva gli osteopati e chiropratici), vi sono dei fattori meccanici (derivanti ad es. da incidenti, continui movimenti e posizioni sbagliate ecc.) che compromettono la salute, anche impedendo di respirare in modo ottimale.

Nel mio citato articolo sulla psiconeuroimmunologia, inserito in un numero di Scienza e Conoscenza” dedicato al cuore, mi soffermo pertanto anche sugli aspetti meccanici connessi con il buon funzionamento del cuore, mettendo in luce l’importanza del pericarido. Come scrivo nell’articolo “ Il pericardio è un tessuto fibroso-elastico che costituisce il rivestimento esterno del cuore: le sue connessioni nervose sono in contatto con il resto del corpo e creano una rete di collegamento estremamente complessa. Per­tanto, il contatto tra gli organi e le arterie è un contatto diretto, e le influenze del sistema nervoso autonomo, (il nostro sistema nervoso inconscio costituito dal simpatico e dal parasimpatico) vengono recepite dal pericardio. Appare dunque logico che lo stress colpisca in primis il cuore ed il pericardio”.
Lo stress ma anche dei traumi meccanici possono danneggiare il pericardio, ma per fortuna vi sono anche degli esercizi e manovre che possono migliorare le condizioni di questo organo.

Fibromialgia

….Aumenta sempre di più anche il numero dei pazienti che vengono da me perché sono alle prese con problemi di fibromialgia (dolori diffusi in tutto il corpo). Questi pazienti sono in genere sorpresi quando inizio a controllare il loro modo di respirare, poiché non è certo intuitivo il collegamento tra il respiro e questi dolori. Tuttavia, a ben pensare, vi è una somiglianza tra i dolori agli arti che si provano dopo aver svolto uno sforzo fisico e questo tipo di dolori. Quando si svolge uno sforzo fisico troppo intenso l’organismo passa dalla produzione aerobica d’energia , in cui si producono come “sottoprodotti” acqua e CO2, alla produzione anaerobica d’energia, in cui invece della CO2 si produce acido lattico; facendo riposare i muscoli normalmente l’acido lattico viene smaltito ed i dolori passano . Nella fibromialgia invece i dolori sono cronici. Anche se influiscono probabilmente anche altre cause (non è ancora stata del tutto chiarita l’eziologia di questa malattia) a mio avviso un ruolo importante, come viene del resto ipotizzato da alcuni, spetta all’acido lattico. E’ noto che vi è in genere, per via di vari meccanismi, un rapporto inverso tra CO2 ed acido lattico, nel senso che quando nell’organismo vi è poca CO2, vi è più acido lattico, e vice versa. La quantità di acido lattico presente nell’organismo è per me un indicatore importante e quando, tra l’altro, nell’apposito test risulta la presenza di elevate quantità di acido lattico vi è in genere anche un problema di iperventilazione cronica. Regolarizzando la respirazione si normalizza in genere anche il tasso di acido lattico ; spesso però in questi casi è necessario, prima di iniziare gli esercizi per ottimizzare la respirazione, far diminuire, con preparati specifici, lo stato generale di acidosi dell’organismo.

Emicrania

…….Sulla tematica dell’emicrania, ecco quanto si legge sul numero di marzo del periodico scientifico “Headache: The Journal of Head and Face Pain” ( Enrico Facco MD, Aldo Liguori MD, Filomena Petti MD, Gastone Zanette MD, Flaminia Coluzzi MD, Marco De Nardin MD, Consalvo Mattia MD (2008) Traditional Acupuncture in Migraine: A Controlled, Randomized Study Headache: The Journal of Head and Face Pain 48 (3) , 398–407 doi:10.1111/j.1526-4610.2007.00916.x), presso l’Università di Padova, una schiera di scienziati guidata dal dr. Enrico Facco, in un trial clinico, ha diviso i 160 partecipanti in 4 gruppi. A tutti e 4 i gruppi è stato somministrato il medicinale contro l’emicrania Rizatriptan. In aggiunta al Rizatriptan, un gruppo è stato trattato con agopuntura-placebo (con aghi piazzati cioè non nei punti “giusti”); un gruppo con un’altra procedura placebo, un gruppo con l’agopuntura in base ai punti giusti secondo l’agopuntura tradizionale cinese, mentre all’ultimo gruppo è stato somministrato solo il Rizatriptan.

La conclusione dello studio, durato 6 mesi, è stata che gli unici miglioramenti duraturi sono stati constatati nel gruppo trattato, oltre che con il Rizatriptan , nei punti “giusti” di agopuntura. I gruppi trattati solo con il Rizatriptan, oppure con il Rizatriptan ed aghi in punti d’agopuntura “fasulli”, hanno dimostrato solo miglioramenti temporanei e transitori.
Anche se, dato il mio lavoro con il metodo d’agopuntura J. Boel per le malattie degli occhi (www.akupunktur2000.dk e www.agopunturaocchi.it), sono già più che convinta del fatto che l’agopuntura, se fatta bene, è di straordinaria efficacia, notizie come questa mi sembrano comunque sorprendenti. Bisognerebbe veramente parlarne di più, ed effettuare nuovi studi di più lunga durata e con un numero ancor maggiore di partecipanti.
Una delle osservazioni che cerco inoltre di fare quando applico trattamenti di agopuntura è quella di guardare, pur con metodi empirici, se e come il respiro cambi durante le sedute di agopuntura. Si tratta di un “dettaglio” che in realtà non viene in genere osservato quando si fanno le sperimentazioni cliniche sull’agopuntura. E se, l’applicazione degli aghi in determinati punti avesse, tra i vari effetti, anche quello, pur secondario, di ridurre e regolarizzare la respirazione? I meccanismi attraverso i quali l’agopuntura ha effetto non è ancora stato del tutto chiarito e si fanno varie ipotesi. Non potrebbe forse , tra i vari fattori che procurano i miglioramenti dopo le sedute d’agopuntura, entrare in gioco anche questa regolarizzazione del respiro? Si tratta ovviamente di un campo ancora tutto da esplorare.

Crisi epilettiche

…. I benefici della CO2 non finiscono mai di stupire. Vedo solo oggi un articolo riportato sul “Medical News Today” del 9 giugno 2007 in cui, con il titolo “Anidride carbonica. Un trattamento privo di costi per le crisi epilettiche”, sono riportati i risultati e le scoperte di uno studio effettuato presso il centro WIRED, dell’organizzazione scandinava Nordforsk. Il prof. Kai Kaila, direttore della ricerca, nel commentarne i risultati, osserva che la CO 2 “potrebbe fornire un mezzo sicuro, privo di costi e di effetti collaterali, per trattare nei bambini gli attacchi di tipo epilettico collegati alla febbre elevata. Questa procedura potrebbe fornire sia dei benefici immediati, poiché gli attacchi vengono fermati molto rapidamente, sia a più lungo termine, poiché viene così diminuito il rischio di sviluppare un’epilessia a un’età più adulta”. Le sperimentazioni effettuate presso la WIRED hanno dimostrato che gli attacchi epilettici provocati dalla febbre elevata nei bambini piccoli possono essere fermati rapidamente (entro 20 secondi) e senza alcun rischio, aggiungendo semplicemente CO2, ad una concentrazione del 5% nell’aria inalata. Come si osserva nell’articolo, questa terapia non verrà applicata solo agli attacchi provocati dalla febbre, poiché sembra che questo trattamento potrebbe essere efficace anche nell’arrestare l’epilessia vera e propria negli adulti.
La prima osservazione che viene in mente nel leggere questo articolo è la seguente: ma non sarebbe preferibile mantenere la nostra CO2, che già abbiamo dentro di noi, al suo livello ottimale (6,5%) anziché dissiparla con un eccesso di respirazione per poi doverla restituire all’organismo dall’esterno? Sarebbe indubbiamente molto meglio, e se si facesse, probabilmente ai bambini non verrebbero gli attacchi in questione. Tuttavia, una volta che gli attacchi siano in atto, e per di più in bambini piccoli con la febbre alta, non è certo il momento migliore per iniziare ad abituarli, con il metodo Buteyko, a respirare di meno e a trattenere così dentro di loro un po’ più di CO2. E’ forse preferibile in questi casi somministrare loro dall’esterno un supplemento di CO2, come indicato nello studio, ed aspettare che l’attacco e la febbre siano passati per iniziare poi l’addestramento respiratorio con il metodo Buteyko, prevenendo in questo modo futuri nuovi attacchi.
L’altra osservazione che mi viene spontanea è che il prof. Buteyko, nel descrivere i benefici derivanti dal suo metodo, ha semmai detto/assicurato troppo poco e non certo troppo, poiché l’epilessia e gli attacchi epilettici non sono in genere elencati tra le malattie che, secondo Buteyko, possono essere trattate con il riaddestramento del respiro, ed invece, a quanto ora sta emergendo, sembra che sia possibile ottenere benefici immediati anche in questi casi, semplicemente normalizzando la respirazione in base ai principi evidenziati da Buteyko.

Apnea ostruttiva respiratoria durante il sonno
Questo articolo, che ho scritto per il Notiziario dell’ultimo trimestre 2015 della Buteyko Breathing Educators Association (Associazione internaizonale nata per certificare il livello degli istruttori Buteyko nei vari Paesi, del cui COmitaot SICentifico faccio parte.) che me lo ha chiesto è qui riportato nel testo originale che ho scritto   in inglese.

” Every night, nearly every person undergoes a remarkable change; waking consciousness is abandoned for a few hours and one enters a stage called sleep. Formidable physiological changes and cell regeneration take place while we are asleep; it thus comes as no surprise that adults spend on average one third of their lives asleep, and children even more as growth is also taking place. One need only   consider that a newborn can double its height and weight in a matter of months, and during these initial stages in life most of one’s time is spent asleep. Sleep can, however, be disrupted, and such disorders in children  may form a spectrum from snoring to upper airway resistance and apnea. Obstructive sleep apnea (OSA) in children is similar to the form observed in adults, (though there are some important differences). There is sleep disruption due to respiratory pauses lasting more than ten seconds; there may also be 5-10 hypopneic   (reduced breathing) episodes per night and arterial oxygen saturations fall below 85%. The main differences between adults and children relate to the presentation; (but these differences are not relevant in this article).
As is the case with asthma in recent years, OSA too is becoming increasingly common in pre-school children; current prevalence rates are in the order of 0.8-2% in westernized countries. The causes are: adeno-tonsillar hypertrophy (though OSA is not present in many cases of such hypertrophies), obesity, which increases the risk of OSA by five), neuromuscular diseases, congenital abnormalities associated with narrow pharyngeal airways (e.g. in Down’s syndrome or achondroplasia; in these cases there is a higher risk of OSA), metabolic disorders, cor pulmonale. According to some studies, the prime culprit in four out of every five cases is enlarged tonsils. The presentation may be rather varied: snoring, mouth breathing, recurrent blocked nose, witnessed apnoeic episodes, recurrent ear infections, daytime somnolence, voice changes, behavioural problems and enuresis (bed-wetting). Parents may notice that the children are sleeping in unusual positions.  When one is asleep, there is a  reduced airway tone than when one is awake, hence,  the airways  are more likely to vibrate, giving rise to snoring if one breathes forcefully; they are also more prone to collapsing when the upper airways are narrowed, as is the case in hyperventilation as  this gives rise to a greater vacuum. This greater vacuum allows air at ordinary atmospheric pressure to be sucked in; this pushes the tongue back and collapses the relaxed airways. The episodes need only be a few seconds long before oxygen desaturation occurs; overnight oximetry can therefore aid in the clinical diagnosis. Most cases are diagnosed on the basis of a full history and clinical findings, polysomnography being the current guide standard.
Apart from potential clinical aspects, the social and psychological impact of OSA in children can be highly significant, rendering it a problem which needs to be addressed; a study carried out by the Melbourne Sleep Centre in Australia reported cognitive differences in children aged seven to twelve affected by OSA compared to the control group. Hence, negative daytime consequences of sleep disordered breathing (SDB) have been observed and may be sub-classified as neuro-behavioral, cardiovascular and inflammatory.
The interaction between orofacial structural growth and muscle activity starts early in development and continues through childhood. Chronic oral breathing is an important ? of orofacial muscle dysfunction, which may be associated with palatal growth  restriction, nasal obstruction, and/or a primary disorder of muscular or connective tissue dysfunction. Sleep disordered breathing cannot be expected to remain resolved or significantly improved in the long-run; it is therefore easy to appreciate the importance of treatment options, which are: removal of the tonsils and adenoids, nasal drops, wearing a mask and needless to say, addressing hyperventilation; this last treatment option is fundamental but rarely taken into account from a “conventional” point of view.
As far as the tonsils are concerned, the medical literature is contrasting and conflicting; some studies report that whether overweight or not, often the tonsils in children with OSA are found to be enlarged, and that clinically, it is recongnized that enlargement of these tissues is often associated with oral breathing. Hence, some studies have shown that adeno-tonsillectomy was highly successful in treating SDB, in both normoweight and overweight children; and historically, adeno-tonsillectomy has been used to treat OBS in children since the 1970’s. On the other hand, other studies have shown that systemic follow-up studies have revealed that adeno-tonsillectomy may not be as successful as once thought. These facts which are not easy to interpret, in my opinion prove what I firmly believe in my clinical practice, namely that each case needs to be evaluated on an individual basis.
Mouth breathing, which is loathed and despised by us Buteyko practitioners, is common and reported in 10-25% of children, but as far as the medical literature is concerned, or rather,  due to the lack of it, when it comes to  mouth breathing being a marker or contributor to SDB, its role is largely unstudied. However, numerous clinical studies and observations indirectly highlight the importance of nasal breathing, “via” the fact that abnormal orofacial muscle activity links nasal obstruction to defects in structural airway growth; hence, form and function directly influence one another. As far back as1888, a physician by the name of Meyer described a condition in which nasal obstruction from adenofacial lymphadenopathy led to what he termed “long face syndrome”.
Other physicians also commented on the apparent relationship between function and form. In more recent times, over thirty years ago, a series of experiments in which nasal obstruction was induced in Rhesus monkeys for the first six months of life demonstrated that blockages in the nasal passages led to narrowing of dental arches, decreased maxillary arches length and increased anterior facial length as well as anterior cross-bite and maxillary over-jet. There has also been the proposal that one of the reasons for the high rates of re-emergence of SDB in susceptible children is that nasal breathing has not been re-established after adeno-tonsillectomy, contributing to facial growth alterations, and/or orofacial muscle tone defects that predispose to further SDB over time. The importance of adequate airway development and patency, the absence of which is clinically seen as mouth breathing, is suggested both by experimental findings and in a variety of clinical scenarios.
How can one make sense of it all? According to K.P. Buteyko, hyperventilation is considered to be the fundamental cause of OSA in children. More than likely, the situation is more complex than that. Firstly, the “chicken and egg dilemma” (“which came first, the chicken or the egg?”) comes to mind: in cases of OSA, is hyperventilation the cause of OSA or the consequence of a complex clinical situation?
Before treating OSA and SDB in children, in my opinion, two distinct questions should be addressed:
1. What is the cause of OSA and SDB? 2. What clinical benefits can one hope to obtain?Breathing is the most basic requirement for life and good health; thus the root cause of abnormal breathing needs to be assessed. In this assessment, a solid understanding of the factors that influence the growth of the upper airway is critical. If a clinical or anatomical cause is found, it obviously needs to be dealt with in addition to breathing re-training; I always tell my patients that physiological levels of oxygen and carbon dioxide are the key to optimal tissue function, but if there is any sort of mechanical impediment, “the Buteyko method cannot substitute a good surgeon”.
If the OSA and SDB is attributable to rarer but rather serious cause, such as metabolic or neuromuscular disorders or cor pulmonale, in the hands of a very experienced Buteyko practitioner and with medical supervision, an improved tissue oxygenation can only be of benefit. If there are anatomical defects which are impossible to deal with surgically, the same principle applies, and one should optimize the optimizable; the human body has powerful innate resources which can become evident if one takes the right clinical route; (in this case breathing re-training).
A history of prematurity is another circumstance associated with a higher likelihood of SDB and is therefore another interesting example of the interplay between muscle tone, craniofacial growth and the nasal versus the oral breathing route. Therefore, nasal airflow, septal deviations, mouth and pharynx, tonsil size, presence of lymphadenopathy, craniofacial abnormalities, BMI (body mass index) should be recorded. Onto more common clinical problems, such as the much-debated tonsil dilemma, as always each case should be assessed individually. In accordance with the current pediatric guide-lines, adeno-tonsillectomy is warranted in the presence of recurrent infections. In such cases, breathing re-training could be tried first if the child is still able to breathe through the nose, as always under medical supervisions. The simple fact of breathing through the nose can in some cases decrease the number of microbes that would otherwise access the throat directly, and it is worth combining breathing re-training with natural immune system enhancers.
In the  case of childhood obesity, though its role as a contributor to OSA and SDB is uncertain, and some studies report that pediatric SDB is seen along the entire spectrum of BMI’s (body mass indices), whether normoweight, underweight or overweight,  the problem needs to be assessed and treated independently of respiratory problems. In these cases too an improved tissue oxygenation and diaphragmatic breathing (combined with an appropriate diet and physical exercise) is extremely useful at a metabolic level.
If there are no apparent causes for OSA and SDB other than hyperventilation, the condition will be in general easier to treat.
In a clinical approach to treating OSA and SDB, medical treatments should not be discontinued immediately; rather, they should be weaned off gradually once carbon dioxide levels rise.  In order to keep an eye on the clinical evolution, in some cases it may be advisable to purchase a portable oximeter. In more severe cases, and/or during the process of reducing or eliminating medical therapies, it is advisable to set the alarm and measure oxygen saturation during the night; a few minutes could subsequently be spent on breathing exercises. One might argue that having to wake up during the night is not conducive to good health, but it is for a limited period of time, and it is, by definition a sleep disorder we are talking about.
In my clinical practice I no longer advise to sleep on 2-3 pillows in cases that warrant it; this may be hard enough   for an adult, never mind a child who will toss and turn even more during the night. What I now recommend is to raise the head of the bed by 12-15cm and sleep on one pillow. (For more information, see inclinedbedtherapy.com, by engineer Andrew K. Fletcher). Studies in cardiology have demonstrated that the heart is more protected if one sleeps on the right side, while we were taught that sleeping on the left side reduces hyperventilation, according to K.P. Buteyko’s observations. I generally recommend sleeping on one side; in children where there is a cardiac issue, obviously the right side is more indicated, otherwise the left. I have however observed that patients with septal nasal deviations may have problems on one particular side; if this is the case, one should bear it in mind.
To conclude, OSA and SDB can only improve with breathing re-training, but prior to commencing the same, the root causes should have been evaluated and clinically or surgically dealt with in accordance to the individual evaluation. Good night and sweet dreams!

Further reading & references

Pediatric obstructive sleep apnea syndrome. Clin Chest Med. 2010 Jun;31(2):221-34.
Powell S, Kubba H, O’Brien C, et al; Paediatric obstructive sleep apnoea. BMJ. 2010 Apr 14;340:c1918. doi: 10.1136/bmj.c1918.
Robb PJ, Bew S, Kubba H, et al; Tonsillectomy and adenoidectomy in children with sleep related breathing disorders: consensus statement of a UK multidisciplinary working party. Clin Otolaryngol. 2009 Feb;34(1):61-3.
Guilleminault C, Huang YS, Glamann C, Li K, Chan A (2007) Adenotonsillectomy and obstructive sleep apnea in children: a prospective survey. Otolaryngol Head Neck Surg 136: 169-175
Muzumdar H, Arens R; Diagnostic issues in pediatric obstructive sleep apnea. Proc Am Thorac Soc. 2008 Feb;5(2):263-73

Iron Overload and Hemachromatosis.
Could Buteyko Breathing Re-Training be Beneficial?

By Dr. Fiamma Ferraro (for the Newslettere of Buteyko Professionals International)

The above question was asked by a Buteyko practitioner, and it is generally known by Buteyko practitioners that  Dr. Buteyko himself said that re-establishing correct  breathing patterns could be helpful for approximately 150 conditions, but not for every disease known to man. Perhaps Dr. Buteyko did not want to raise false hope or wanted to keep on the “safe side”. Personally, I feel he was right.
In some cases, re-establishing good tissue oxygenation is not enough in order to appreciate clinical results; rather, it appears almost impossible to  “breathe less”, as if there were some sort of “obstacle”. Before taking possible “obstacles”(in this case iron deposition) into consideration, potential concomitant factors need to be assessed and dealt with. For example, it is useless to insist that one should breathe less, and through the nose, if there is some localized physical impediment that renders this impossible; the breathing centre will “flip”, with ensuing discomfort and an increase in hyperventilation.
Having said this, when initially assessing a patient, it is important to take into account that hyperventilation could actually be a necessary, induced survival mechanism. In certain metabolic conditions, expelling CO2 by hyperventilating is the body’s attempt to keep the pH/acid-base balance as close to neutral as possible; (let us not forget that CO2 is acidic in nature). Needless to say, metabolic factors also need to be addressed, if present, prior to commencing breathing re-training. Each case needs to be assessed individually. Thus, while in some cases changes in diet may suffice, (let us remember that Dr. Buteyko reminds us that most foods are acidic), in others, an orthomolecular approach may be warranted; not forgetting that in patients with metabolic conditions (the most common one being diabetes), the practitioner needs to ensure that there is medical supervision.
I never tire of telling patients that the causes of diseases nowadays are generally multi-factorial and that excessive iron deposition may be viewed in the same optic as chronic intoxication by toxic metals. In both cases, simply put, there are metals which should not be there. These metals cause local tissue irritation and inflammation, as well as other cellular havoc, and the ensuing hyperventilation is a defence mechanism to expel these unwanted elements also through the lungs. I am a firm believer that toxic metal chelation and breathing re-training should go hand-in-hand.
Getting back to excessive iron overload, and before going any further, let’s have a brief look at iron overload and haemochromatosis. Quite a few physicians believe haemochromatosis is a rare genetic disease, which is far from the truth; Celtic, English and Scandinavian populations being affected in particular. It is also more dangerous than many imagine; the prevalence of inherited haemochromatosis, once thought to be 1 in 20,000 is between 3 and 6 in 1000, and iron overload disorders are likely to be even more prevalent.
Haemochromatosis is defined as iron overload with a hereditary/primary cause. However, the term is also used in a broader sense to refer to any form of iron overload, such as excessive intake from one’s diet, drinking water or in supplements; (a report dating back to 1983 points out acute iron toxicity as the second most common cause of accidental poisoning in small children, as a result of consuming large quantities of iron supplements). We all know that iron is an essential element that is often added to supplements to ensure we are obtaining enough of it, but too much iron can be toxic and iron toxicity is not as rare as one might imagine. This is because the human organism has very limited means, enzymatic and otherwise, of expelling excess iron; (whereas excess non-lipid soluble vitamins are excreted in the urine).
Detection of iron overload is often based on clinical suspicions due to joint pain, liver disease, diabetes and shortness of breath. Many patients are asymptomatic and are only diagnosed when elevated serum iron levels are noted on routine chemistry screening panels. An early diagnosis is essential, as the goal of therapy in patients with iron overload disorders is to remove the excess iron before potential irreversible parenchymal damage ensues. Iron is known to deposit extensively throughout the body; most notably involved are the liver, pancreas, heart, brain, joints and lymph nodes. Conditions commonly associated with excessive iron accumulation include cirrhosis, diabetes, rheumatoid arthritis, allergies, migraines, hypertension,hyperactivity. The afore-mentioned conditions can have a myriad of causes, if one thinks about it, hence, when it comes to iron deposition; a high index of suspicion is warranted.
Dexter et al.[1] reported their findings of autopsied brain tissue from individuals who died with Parkinson’s Disease, and a control group.  The results showed a 35% increase of iron in the parkinsonian brain as compared to the controls.
As to the therapeutic strategy for iron disorders, the identification of hepcidinin 2001 is considered as a milestone in the understanding of iron metabolism. Therefore, there are clinical implications in the treatment of iron deficiency on the one side, and iron overload/haemochromatosis on the other.
This is what we can read in a recent study [2]“Hepcidin and iron disorders: new biology and clinical approaches”   “ …Hepatic hormone hepcidin is aprincipal regulator of iron homeostasis and a pathogenic factor in common iron disorders. Hepcidin deficiency causes iron overload ……whereas hepcidin excess causes or contributes to the development of iron-restricted anemia in inflammatory diseases, infections, some cancers, and chronic kidney disease. Because of this, hepcidin may become a useful tool for diagnosis and management of iron disorders. Furthermore, a number of strategies that target hepcidin, its receptor, and its regulators are under development as novel therapeutic approaches for diseases associated with iron dysregulation… “
More than 15 years have elapsed since the discovery of hepcidin’s role in iron-related diseases, and it has been established in quite a few studies that an increase in the amount of hepcidin can diminish iron absorption/deposition, whilst a decrease in hepcidin can treat  iron deficiencies.
In addition, a few substances have been identified that can raise/diminish hepcidin levels, but there are still quite a few points that must be clarified. Once more, the disappointing conclusion is that “more studies are needed before this kind of treatment can be approved.”
The discovery of hepcidin is however of some help in trying to understand the possible benefits of Buteyko breathing re-training in order to combat iron overload, as there is a connection between hypoxia and hepcidin. Here is what one can read in the following study: Hepcidin: A Critical Regulator of Iron Metabolism during Hypoxia [3] “The recent discovery of hepcidin, which has been described as a central regulator of iron homeostasis, has provided evidence that iron balance is a tightly regulated process affected by a series of factors other than diet, to include hypoxia. Hypoxia has profound effects on iron absorption, and several mechanisms or combinations thereof may explain decreased hepcidin expression mediated by hypoxia……… Research in the area of hypoxia and iron metabolism continues to provide novel evidence of the molecular regulation of hepcidin and its effects on iron status. It is likely that recent findings will result in the development of novel interventions affecting hepcidin expression, and, subsequently, iron balance.” 
Pity that so many years have passed; this is for instance what one can read in this article written in 2002: “The gene encoding the iron regulatory peptide Hepcidin is regulated by anemia, hypoxia, and inflammation [4]  :Anemia-associated hypoxia could be one of the mechanisms by which the erythroid cue is transmitted to the duodenum. Indeed, hypoxia by itself is known to increase intestinal iron absorption….In conclusion, we have demonstrated that anemia and hypoxia on the one hand, and inflammation on the other, can regulate hepcidin gene expression in mice. The response of the hepcidin gene to hypoxia is also observed in human cells.” 
The obvious response from a Buteyko point of view would be to address hyperventilation in order to ameliorate tissue oxygenation in order to increase hepcidin production, which will result in decreased iron deposition; let’s ponder facts carefully and see how to proceed.
It appears that hepcidin is unable to differentiate between hypoxia (low oxygen levels in tissues) and hypoxaemia (low oxygen
levels in arterial blood). In relation to hypoxaemia, see “The relationship between serum hepcidin leveland hypoxemia in the COPD patients:[5] “……Our study demonstrated a significant reduction in serum hepcidin levels in COPD patients, and the degree of reduction correlated with the severity of COPD and hypoxemia..”
In both hypoxia and hypoxaemia, what occurs is analogous to iron-deficiency anaemia, namely a reduction in hepcidine levels and increased iron absorption, as iron is essential for the formation of red blood cells. However, we know well that when CO2 levels are low as a result of hyperventilation, O2 (even if  plentiful in arterial blood) remains attached to the red blood cells,  and is not released to the tissues. This state of tissue hypoxia will result in a lower production of hepcidin, with a concomitant increase in iron deposition. “A dog biting its tail”, one might comment in relation to this vicious circle.
As there are still no hepcidine “supplements”, which would regulate iron deposition and decrease the same in cases of cellular hypoxia what can be done? The problem is that even with the best will, perseverance and supervision by experienced Buteyko practitioners, subjects with a consistent iron overload find it virtually impossible to “breathe less”.
How should a Buteyko practitioner proceed then?

  • As stated before, due to the high prevalence of iron overload, a high index of clinical suspicion is always warranted.
  • Over the age of 40, everyone should at least once in their life carry out the following blood tests (in addition to routine screening panels): haemosiderin and ferritin.
  • A patient should be “cleared” before commencing breathing re-training. In cases of iron overload/haemochromatosis, it is up to the physician to implement an appropriate therapeutic strategy. Therapeutic strategies range from phlebotomy (blood-letting) to desferrioxamine. In very mild cases of iron overload, natural supplements (such as inositol) may be of use.
  • The diet should also be balanced; foods and supplements containing iron should be avoided.
  • Once the patient is “medically sorted”, breathing re-training may commence: I recommend to commence very, very gradually; the duration and intensity of the exercises should thus be increased under strict supervision. After a gradual increase, one may opt for   intense exercises in an effort to steer hepcidin in the right direction.

As we live in a highly toxic environment, we must remember that patients with iron overload are very likely to be chronically intoxicated with toxic metals, and I hope that one day breathing re-training and toxic metal chelation will go hand-in-hand.

References:

[1] Dexter DT, Wells FR, Agid Y, Lees AJ, Jenner P,Marsden CD: Increased nigral iron content in

postmortem parkinsoniam brain. Lancet ii, 1987

[2] Int J Lab Hematol. 2015 May;37 Suppl 1:92-8. doi: 10.1111/ijlh.12358  Arezes J Nemeth E

[3] Advances in Hematology Volume 2011 – Article ID 510304

[4] Journal of Clinical Investigation (Impact Factor: 13.22). 11/2002; 110(7):1037-44.G.Nicolas et al.

[5] Egyptian Journal of Chest Diseases and TuberculosisVolume 64, Issue 1, January 2015, Pages 57–61

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