Archivio per la Categoria ‘Notiziari 2012’ Category

Una nuova conferma dell’efficacia del metodo Buteyko
Chiudiamo il 2012 con questa buona notizia: negli Stati Uniti l’ Agenzia per la Ricerca sulle Cure e la Qualità (AHRQ) ha appena pubblicato un rapporto di oltre 200 pagine (ved.
www.effectivehealthcare. ahrq.gov/reports/final.cfm ) nel quale sono esaminati i risultati di 22 studi su larga scala condotti per accertare l’efficacia per l’asma di varie tecniche respiratorie. Nel rapporto,dal titolo “ Breathing Exercises and/or Retraining Techniques in the Treatment of Asthma AHRQ 12-EHC092-EF “ si conclude che l’efficacia maggiore è stata riscontrata con tecniche, come appunto la tecnica Buteyko, dirette a ridurre l’iperventilazione e a riportare la quantità di CO2 a livelli fisiologici, e si conclude che “le tecniche dirette a ridurre l’iperventilazione non hanno effetti nocivi e possono migliorare i sintomi dell’asma e ridurre l’uso di farmaci in un periodo di 6-12 mesi negli adulti con asma non ben controllata”
Il rapporto ha ricevuto una notevole pubblicità negli USA (ne ha parlato anche il New York TImes) dove peraltro, come in genere nei paesi di lingua inglese, la tecnica Buteyko è già ben nota e praticata.

Salmeterolo (Serevent ed Advair)
Sempre negli USA è tornata alla ribalta la tematica relativa al rapporto rischio-beneficio dei farmaci che, come l’Advair, contengono broncodilatatori ad effetto prolungato(il salmeterolo).
Come i lettori di questo Notiziario probabilmente già sanno, il prof. Buteyko, oltre 50 anni fa aveva messo in guardia quanto ai rischi connessi a questo tipo di farmaci.
Nel mio Notiziario del settembre 2009 riportavo parte di quanto avevo scritto già in Notiziari del 2005 e 2006 (…“Dei ricercatori delle Università americane di Cornell e Stanford… hanno pubblicato i risultati derivanti da? un esame delle cifre relative a? 10 sperimentazioni cliniche che? hanno coinvolto 33.826 pazienti asmatici, arrivando alla conclusione che tra gli asmatici ai quali era stata somministrata questa? sostanza,? (oppure il formoterolo, contenuto nel Foradil,? della Novartis), ? i decessi collegati all’asma sono stati superiori di oltre il triplo? (3,5) e le ospedalizzazioni di oltre il doppio (2,5) ? rispetto agli asmatici che prendevano un placebo. La Dr.ssa Shelley Salpeter, professoressa alla facoltà di medicina dell’Università di Stanford, ha scritto ?? “valutiamo che ?? tra i 5.000 decessi ? causati dall’asma che ogni anno avvengono negli Stati Uniti, 4.000 siano causati da questi beta-agonisti di lunga durata, e sollecitiamo vivamente il loro ritiro dal mercato”) e, segnalando anche questo link:
http://farmacologia.xagena.it/news/55a8ecfc025a6e4340701d18354d8235.html
osservavo che “sebbene la FDA (ente di controllo americano della sicurezza dei farmaci) abbia dovuto ordinare di interrompere prima del previsto uno degli studi? del 2006, perché ad una valutazione preliminare era già apparso evidente che il numero di decessi nel gruppo che prendeva il salmeterolo (24 su 13.179 partecipanti) era risultato pari al triplo rispetto ai decessi nel gruppo placebo (11 su 13.176)? si è limitata a raccomandare l’aggiunta nel foglietto illustrativo di un avviso sulla necessità di maggiori cautele e precauzioni nella somministrazione di questi farmaci.”
La vicenda prosegue: in questo articolo apparso un mese fa su questo sito americano, noto ed affidabile ( http://www.medpagetoday.com/AllergyImmunology/Asthma/36000 )
si osserva che quando la FDA, nel 2010 ha dato il via libera a nuove sperimentazioni dell’Advair su larga scala, che riguardano 46.000 adulti ed adoloscenti e 6.200 bambini asmatici, “alcuni dei suoi stessi ricercatori hanno criticato questa decisione, che potrebbe mettere a rischio decine di migliaia di pazienti” ,
Le nuove sperimentazioni avviate non termineranno probabilmente prima del 2017, e quindi siamo ancora lontani dalla conclusione della vicenda! Indubbiamente, come scrivevo anche nei precedenti numeri del Notiziario, numerosi farmaci comportano dei rischi, e prima di metterli in circolazione e di prescriverli viene sempre effettuata una approfondita valutazione del rapporto rischio/beneficio; vi sono indubbiamente alcuni casi di asma grave in cui può essere necessario assumere per un certo periodo il salmeterolo. Tuttavia non posso non osservare che magari, se si pensasse ad ottimizzare il modo di respirare con il metodo Buteyko fin dai primi sintomi di asma, con ogni probabilità non si arriverebbe al punto di dover ricorrere a questo tipo di farmaci. Peraltro, chi già li sta assumendo non dovrebbe cercare di effettuare gli esercizi Buteyko da solo, ed ogni modifica/diminuzione dei farmaci deve essere prescritta dal medico, in concomitanza con i miglioramenti ottenuti con la tecnica Buteyko.

Depressione e respiro
Con il freddo ed il buio di dicembre si assiste ad un riacutizzarsi dei disturbi di depressione, al giorno d’oggi sempre più diffusi. Si tratta indubbiamente di un problema complesso, sul quale influisce un gran numero di fattori, dallo stress sul lavoro o in famiglia ai traumi, agli squilibri ormonali, all’alimentazione sbagliata (mi sto concentrando attualmente su un trattamento basato sull’’eliminazione di carenze di determinati aminoacidi) e molto altro. Uno dei fattori che possono provocare, o comunque aggravare delle situazioni di stress e depressione, è costituito da una circolazione sanguigna non ottimale nel cervello, e dalla sua conseguente ossigenazione non ottimale; è un fatto noto e fisiologicamente accertato che l’iperventilazione e conseguente perdita di CO2 pregiudica una buona irrorazione di sangue nel cervello, e quindi pregiudica la sua buona ossigenazione. Si tratta di un fattore così importante e provato che nella pagina iniziale di Buteyko-Italia (www.buteykoitalia.homestead.com) ho da molto tempo inserito due immagini (tratte da un testo di fisiologia) in cui si vede in modo evidente la diminuzione di ossigenazione del cervello provocata da pochi minuti di iperventilazione e conseguente perdita eccessiva di CO2 (ipocapnia). Ciò nonostante, raramente ci si preoccupa di osservare il modo di respirare di una persona depressa.
Nelle raccolte di studi clinici si trovano in realtà non pochi riferimenti alla connessione tra l’iperventilazione con conseguente arenza di CO2 e la depressione. Ne cito solo alcuni:
–Br J Psychiatry. 1976 Nov;129:457-64.
Respiratory ventilation and carbon dioxide levels in syndromes of depression.-Mora JD, Grant L, Kenyon P, Patel MK, Jenner FA., in cui si osserva che “….si è constatato che la frequenza respiratoria aumenta e la PCO2 diminuisce nei casi di depressione neurotica.”
–J Psychosom Res. 1982;26(2):237-45. Diminished hypercapnic drive in endogenous or severe depression. Damas-Mora J, Souster L, Jenner FA. In cui si osserva:
“sono stati studiati i livelli di PCO2 e la frequenza respiratoria a riposo in pazienti con depressione primaria…questi pazienti tendevano a respirare più in fretta ed avevano livelli più bassi di PECO2 rispetto ai soggetti di controllo”.
–J. Psychosom Res. 1994 Jan;38(1):11-21.
Breathing retraining: effect on anxiety and depression scores in behavioural breathlessness.-Tweeddale PM, Rowbottom I, McHardy GJ.
Anche qui si constata un nesso tra iperventilazione, bassi livelli di CO2 e depressione.
–Come il lettore noterà, si tratta di studi piuttosto “antichi”, ed in effetti, con l’emergere di farmaci antidepressivi, l’interesse per approcci diversi, ed in particolare quello consistente in una rieducazione respiratoria, è andato diminuendo. Vale anche qui il discorso fatto a proposito del salmeterolo: in base ad un’ attenta valutazione del rapporto rischio/beneficio, in numerosi casi può essere inevitabile il temporaneo ricorso a farmaci antidepressivi; tuttavia, se si cercasse di ottimizzare il respiro fin dai primi sintomi, quando cioè vi sono dei livelli di energia, attenzione e perseveranza sufficienti per intraprendere una rieducazione respiratoria, si eviterebbe in molti casi di arrivare al punto in cui diventa necessario ricorrere ai farmaci

I benefici della cioccolata
Per venire ad argomenti più “allegri”, riprendo, in vista anche dell’approssimarsi delle feste natalizie, una notizia, che avevo segnalato anche in passato, riguardante gli effetti, a quanto pare molto salutari, che stanno sempre più emergendo in relazione alla cioccolata, in particolare quella molto scura.
Un recente studio svedese (http://www.huffingtonpost.com/2012/03/28/chocolate-health-benefits_n_1383372.html) riporta nelle donne che per un certo periodo avevano mangiato 45 gm. di cioccolata alla settimana, una diminuzione del 20% del rischio di ictus rispetto a quelle che ne avevano mangiato non più di 10 gm. Altre ricerche riportano numerosi altri benefici, derivanti dall’effetto antiossidante dei flavonoidi contenuti nel cacao: agli effetti benefici sul sistema cardiocircolatorio si aggiungono persino gli effetti benefici per la linea! (ovviamente senza esagerazioni; e valgono anche qui le consuete raccomandazioni per chi soffre di allergie, problemi di fegato o altro).

E concludo augurando a tutti un Buon Natale ed un Felice e Sereno Anno Nuovo!!!

 

* I notiziari hanno scopo informativo e non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, ed approfonditi accertamenti. Questo avviso vale per tutti i numeri dei nostri notiziari.

Il Notiziario Buteyko compie 10 anni! Come forse ricorderà chi ci ha seguiti fin dall’inizio, nell’autunno di 10 anni fa era stato scritto il primo numero di questo Notiziario; questo è il link a questo primo numero: http://buteykoitalia.homestead.com/Untitled1.html
Il Notiziario era all’epoca trimestrale e veniva inviato a molti ancora per posta “normale”! L’iniziativa del Notiziario era stata presa da mia madre, Rosa Maria Chicco che, come ho scritto nel mio libro ”Attacco all’Asma … e non solo”, aveva introdotto la conoscenza del Metodo Buteyko in Italia fin dal 1999 scrivendo il libro “Vivere di più respirando di meno” (ved. questo link a libri scritti da diplomatici: http://baldi.diplomacy.edu/diplo/books/chicco.htm ), fondando l’Associazione Buteyko Italia e formando i primi istruttori. Come spiego nella premessa al mio libro, mia mamma non è un medico (l’interesse per il respiro le è venuto dal talento per il canto, talento ereditato da mia nonna, greca e compagna di Conservatorio, ad Atene, di Maria Callas prima della guerra); si è invece laureata in legge ed è stata una delle prime donne riuscite a superare il concorso per entrare in carriera diplomatica. In questa qualità ha girato il mondo negli ultimi 44 anni e, grazie alla sua conoscenza di 5 lingue ed alle esperienze e conoscenze che questo mestiere consentiva di stabilire, (in un periodo in cui non esisteva internet e l’accesso a molte informazioni non era facile e i diplomatici erano sotto questo aspetto dei priviliegiati) aveva sentito parlare del metodo Buteyko da un collega diplomatico dell’Ambasciata dell’Unione Sovietica a Dublino del 1986 e ne aveva constatato direttamente l’effetto straordinario. Oltre 10 anni dopo aveva finalmente potuto, nel suo tempo libero, approfondire l’argomento, imparando a fondo il metodo con il primo gruppo che aveva portato Buteyko in paesi di lingua inglese (un gruppo di emigrati russi stabilitosi in Australia; ved. www.buteyko.com)).
Nel frattempo mi ero laureata in medicina, avevo iniziato a lavorare come medico e, convinta, dai risultati che avevo visto, della bontà di questo metodo, quando mia mamma, sempre più presa dal suo lavoro diplomatico, non ha più avuto abbastanza tempo libero per occuparsi di Buteyko, ho iniziato a portare avanti la diffusione del metodo.
Attualmente mia mamma è Ambasciatore d’Italia in Estonia (ved. http://www.ambtallinn.esteri.it/ambasciata_tallinn ), paese a 200 km. dal confine con la Russia, in cui si trova una minoranza russa pari al 30%, ed in cui il metodo Buteyko è quindi ben conosciuto e diffuso; ha potuto inoltre entrare in contatto con alcune ulteriori metodologie mediche russe di estremo interesse ed anch’io, andando spesso a trovarla in Estonia , ho potuto recarmi varie volte a San Pietroburgo dove ho potuto stabilire, con medici russi, dei contatti di estremo interesse.
Mia mamma andrà in pensione a fine novembre, poiché compirà 67 anni anche se, grazie forse a Buteyko, viene spesso presa per mia sorella (potete vederla ad es. in questa recente fotografia presa durante un evento dell’anno scorso: http://www.casaitaliaatletica.it/showquestion.php?faq=66&fldAuto=1332 ) .Tornerà quindi in Italia ed è molto contenta di avere finalmente un po’ di tempo da dedicare alla diffusione di notizie nel campo medico. Anch’io sto approfondendo una tematica interessantissima che ho iniziato ad esplorare a San Pietroburgo e tornerò sull’argomento. Aspettatevi quindi delle sorprese!

Effetto benefico del contatto con gli animali
Nel Notiziario del marzo scorso scrivevo, a proposto della pet-therapy. “una delle terapie usate per vari disordini anche nei bambini è quella costituita dal contatto con gli amici-animali. E’ noto l’effetto benefico per l’educazione dei bambini offerto dall’interagire in particolare con i cani; una delle conseguenze negative costituite dall’ipersensibilità allergica propria di numerosi bambini, in particolare asmatici ma non solo, è costituita appunto dal fatto che sono allergici ai peli di cani e gatti e quindi devono limitare il contatto con loro. Ed anche chi non è allergico deve comunque fare attenzione agli antiparassitari e ad altre sostanze spesso presenti sul pelo di questi animali. Un recente studio di una società americana che studia appunto questa terapia osserva che l’impiego degli animali è utile per il miglioramento della salute e della qualità della vita, ma che gli animali impiegati devono superare un test che ne valuti lo stato sanitario.”
Ulteriori buone notizie per chi ama tenere in casa gli animali ma è magari preoccupato per la salute vengono ora da ricercatori della University of California a San Francisco, i quali hanno scoperto che la polvere delle case in cui abita un “quattro zampe”, sembra avere un effetto protettivo contro un virus associato con lo sviluppo di asma nei bambini. Gli esperti hanno presentato le loro conclusioni al meeting 2012 della American Society for Microbiology, in cui Kei Fujimura, uno dei ricercatori, ha riferito che possedere un animale, in particolare un cane, era gia’ stato precedentemente associato a una funzione protettiva contro lo sviluppo dell’asma infantile, e recentemente il suo team ha dimostrato che le comunita’ batteriche presenti nella polvere di case di famiglie che possiedono un gatto o cane hanno una composizione diversa rispetto a quella di abitazioni senza animali domestici.
“In questo studio – ha osservato Fujimura – “abbiamo scoperto che, alimentando alcuni topi con la polvere di case dove sono presenti cani, essi vengono protetti contro un agente infettivo delle vie aeree, il virus respiratorio sinciziale (Rsv) tipico dell’infanzia”.
I risultati dello studio hanno portato ad ipotizzare che i microbi all’interno di questo genere di polvere sono in grado di colonizzare il tratto gastrointestinale, modulando le risposte immunitarie e proteggendo contro l’Rsv. Vanno tuttavia comunque osservate le cautele in genere raccomandate per chi soffre di allergie specifiche nei confronti del pelo di cani e/o gatti.

Qualità dell’aria negli aerei.
Ancora a proposito della qualità dell’aria che si respira: mentre, contrariamente a quanto molti ritengono, l’aria delle case in cui vivono cani o gatti può a quanto pare avere delle qualità benefiche per la salute, c’è invece da fare attenzione alla qualità dell’aria che si respira negli aerei, aria in cui si accumulano spesso quantità notevoli di virus e batteri. Alla ricerca di rimedi per far fronte a questo problema con il quale si trovano alle prese alcuni miei pazienti che devono spesso affrontare voli di lunga durata , mi è sembrato interessante un recente studio in doppio cieco, in cui sono stati seguiti, per un periodo di 5 settimane, 175 adulti, viaggiatori frequenti su voli in classe economica dall’Australia all’America/Europa/Africa. In questo studio si è constatato che nei viaggiatori ai quali era stato soministrato un estratto della radice della pianta Echinacea, a partire da 14 giorni prima a 14 giorni dopo i voli, la frequenza di infezioni alle vie respiratorie era stata inferiore del 50% rispetto al gruppo placebo; i ricercatori hanno quindi concluso che “delle compresse standardizzate di Echinacea, se prese prima, durante e dopo il viaggio, possono avere effetti di prevenzione contro lo sviluppo di disturbi respiratori causati da voli di lungo corso” (da Tiralongo E, et al. Evid Based Complement Alternat Med. 2012;2012:417267

Nuova sperimentazione clinica in doppio cieco su Buteyko
Una nuova sperimentazione clinica in doppio cieco è stata condotta, in India, presso la Manipal University, (Mangalore College of Allied Health Sciences, Manipal University, Manipal Hospital, Bangalore, -2Department of Pulmonary Medicine, Kasturba Medical College, India- Venkatesan Prem1, Ramesh Chandra Sahoo2 and Prabha Adhikari2-CLINICAL REHABILITATION) con il titolo “Comparazione degli effetti delle tecniche di respiro Buteyko e Pranayama sulla qualità di vita di pazienti asmatici-uno studio randomizzato in doppio cieco”
In questo studio, un gruppo di asmatici è stato istruito ed ha effettuato per un certo periodo gli esercizi della tecnica Buteyko, mentre l’altro gruppo ha praticato per lo stesso periodo degli esercizi basati sulle antiche tecniche respiratorie del pranayama, proprie delle yoga. Né i pazienti né i medici valutatori sapevano quale dei due gruppi praticava gli esercizi propri della tecnica Buteyko e quale quelli del pranayama. Al termine dello studio si è constatao che il miglioramento nei pazienti che avevano praticato il metodo Buteyko era notevolmente superiore a quello conseguito dai pazienti addestrati con tecniche di pranayama, che peraltro avevano anche loro ottenuto dei miglioramenti.
A questo proposito vi è in effetti da osservare che le migliori, autentiche ed antiche tecniche di pranayama, sono anch’esse basate, su principi non dissimili da quelli propri della tecnica Buteyko e lo stesso Buteyko, in una conferenza presso l’Università di Mosca nel 1969, aveva osservato che il suo metodo consentiva di ottenere, in modo concentrato, molto più facile da imparare ed in tempi molto più brevi, risultati analoghi, quanto al respiro, a quelli ottenibili, dopo anni di addestramento , con le tecniche respiratorie proprie dei metodi yoga più antichi ed autentici, che peraltro richiedono molto più tempo e sono più difficili da imparare. Tornerò sull’argomento, indubbiamente interessante, in uno dei prossimi Notiziari. Pertanto, se nello studio indeffettuato in India fossero stati confrontati i miglioramenti ottenuti dal gruppo che aveva praticato gli esercizi Buteyki con quelli ottenuti da pazienti addestrati con altre tecniche, diverse da quelle del pranayama, la differenza nell’entità dei miglioramenti conseguiti dal gruppo Buteyko sarebbe probabilmente stata ancora superiore.

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Contributo del Dr. Sergio Stagnaro.
La notizia con cui, il mese scorso, riferivo in merito alla vincitrice olimpionica dei 400 m. che respira dal naso e si è allenata con il metodo Buteyko, riportato online da Scienza e Conoscenza con il titolo “Sport; il segreto del successo è nel respiro” (ved. http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/sport-metodo-buteyko-respirare-respiro-dal-naso.php ) ha sollevato l’interesse del
Dr. Sergio Stagnaro, medico-scienziato, fondatore della Semeiotica Biofisica Quantistica, (scienza di estremo interesse) ed autore di centinaia di libri ed articoli. A questo link potete farvi un’idea del livello scientifico del Dr. Stagnaro http://www.semeioticabiofisica.it/semeioticabiofisica/Biografia.htm . Il Dr. Stagnaro mi ha contattata scrivendomi: “Da 80 anni e 9 mesi respiro col naso, senza sapere però che adottavo il metodo di respirazione Buteyko! “ Inutile dire che questo interesse del Dr. Stagnaro per Buteyko mi ha fatto molto piacere, ed ancora di più mi ha fatto piacere il contributo che egli ha gentilmente inviato per questo Notiziario, e che riporto:
“COMUNICAZIONE PERSONALE DEL DOTT.SERGIO STAGNARO.
Se con la respirazione col naso si introduce meno aria (O2), ma il lavoro muscolare compiuto è lo stesso, allora la respirazione sec. Buteyko deve necessariamente “migliorare, attivare” la microcircolazione tessutale, provocando quindi un maggior apporto di materia-informazione-energia (= sangue) al relativo parenchima!
Durante la mia passeggiata terapeutica del mattino, appena ho visto questa IDEA, ho sperimentato che con la respirazione via orale facevo circa 15 passi, mentre superavo i 20 passi con la respirazione nasale, di pari intensità!
Ritornato a casa, ho constatato che, durante la respirazione con la bocca, il microcircolo del polpastrello digitale della mano mostrava una diastole arteriolare di 6 sec., e una sistole di 6 sec., un reperto fisiologico e ben noto.
Al contrario, durante la respirazione sec. Buteyko la diastole saliva a 12 sec., e ovviamente la sistole scendeva a 4 sec. (Non riferisco altri interessanti dati microcircolatorii complessi!)
Corrobora quanto sopra il TEMPO di LATENZA del riflesso polpastrello digitale-gastrico aspecifico con pressione medio-intensa (= chiusura delle anastomosi artero-venose del relativo microcircolo), espressione di ossigenazione tessutale: durante la respirazione con la bocca il TLdel riflesso polpastrello digitale-gastrico aspecifico è fisiologicamente 10 sec.
Al contrario, durante respirazione nasale il TL di questo riflesso sale a 14 sec.!
Interessante esperimento che corrobora quanto già è noto, ma ne migliora l’interpretazione dei meccanismi patogenetici: ricordare la favorevole azione della respirazione nasale sui centri neuronali diencefalici e in particolare sulla epifisi. La melatonina attiva la microcircolazione istangica.”
Grazie mille al Dr. Stagnaro per queste interessantissime considerazioni, e spero che il suo interesse per Buteyko non verrà meno!

La carbossiterapia (CO2 nella medicina estetica ed antinvecchiamento)
-Gli orsi e la rimarginazione delle ferite

Ho partecipato il 5 ottobre, a Milano, al Convegno dal titolo “Il Sapore del Sapere“, organizzato dalla Erredieffe (www.erredieffe.com) dove ero stata invitata a parlare del mio libro sul metodo Buteyko (“Attacco all’asma… e non solo”). Poiché la tematica principale del Convegno era focalizzata sulla medicina estetica e rigenerativa (ved. www.macroedizioni.it/eventi/medicina-estetica-e-rigenerativa-convegno.php) ho accennato brevemente (anche se nel mio libro non ne parlo), al ruolo della CO2 nel campo della medicina estetica. Questo ruolo , di cui Buteyko non ha mai parlato, (nel 1960 nell’URSS non si dedicava molta attenzione alla medicina estetica!) è forse quello oggi più approfondito ed utilizzato in campo medico, da lunga data, con il nome di carbossiterapia. Per introdurre l’argomento ho iniziato con il segnalare una notizia interessante, che riguarda gli orsi: ecco di che si tratta.
Il celebre canale BBC Nature (Victoria Gill Science reporter, BBC Nature) ha riferito recentemente in merito agli “strani” risultati di una ricerca condotta da medici e zoologi in America, che hanno accertato che gli orsi hanno una inspiegabile capacità di emergere in primavera, dopo 7 mesi di ibernazione, con eventuali precedenti anche gravi ferite che si sono rimarginate senza cicatrici e senza infezioni.“Gli scienziati”, riferiscono i giornalisti, “ sperano di riuscire a scoprire come fanno ad avvenire queste guarigioni nonostante il fatto che durante l’ibernazione la temperatura corporea cala di 7°C, e la velocità del battito cardiaco ed il metabolismo sono ridotti. Nelle persone umane questi fattori, uniti alla mancanza di movimento , provocando ostacoli ad una buona circolazione del sangue, rendono più difficile la buona rimarginazione di ferite. Come mai negli orsi avviene il contrario?”
Una risposta interessante a questa domanda è stata data in una intervista dallo scienziato Ray Peat (nulla a che fare con Buteyko) il quale ha osservato che gli orsi trascorrono questi 7 mesi di ibernazione in grotte strette e chiuse, in cui pertanto si accumula molta CO2 nell’aria, e questa CO2, a contatto con la pelle, favorisce la guarigione di ulcere e ferite aperte.
Non vi è quindi nulla di strano in questa guarigione di ferite degli orsi durante l’ibernazione, poiché questo principio è noto da tempo, e da quasi un secolo viene utilizzata in campo medico dell’ aria ed acqua ricca di CO2, con inalazioni ed immersioni.
I lettori di lunga data del mio Notiziario forse ricorderanno quanto avevo scritto sull’argomento nel 2004 e 2007; ecco quanto scrivevo:”“L’inserto “Salute” di “La Repubblica” in un articolo dal titolo “L’anidride carbonica che ridona la linea”, decanta i benefici della carbossiterapia, che nelle beauty-farms francesi è utilizzata, con microiniezioni, per curare vari problemi, dalla cellulite alle alterazioni del microcircolo, dalle flebopatie agli accumuli di adipe. L’anidride carbonica, si legge, agisce come una microscopica “pompa” che spinge il sangue nel labirinto dei capillari. Secondo i suoi sostenitori, la carbossiterapia migliora la circolazione sanguigna: inoltre, grazie al maggior apporto di ossigeno….. A quanto pare l’uso dell’anidride carbonica per fini estetici si sta sempre più diffondendo anche in Italia. Recentemente ad esempio, il popolare settimanale “Viversani” decantava le virtù dell’anidride carbonica contro la cellulite e per spianare le rughe….Vi è inoltre un numero crescente di siti, anche in italiano, sui benefici di questa terapia. In uno di questi ad esempio si legge: “La carbossiterapia sfrutta gli effetti vasodilatatori della anidride carbonica per sciogliere gli accumuli di adipe… mira a trattare la cellulite, le alterazioni del microcircolo, le flebopatie e gli accumuli di adipe attraverso microiniezioni locali di anidride carbonica … La carbossiterapia è un metodo sicuro ed efficace. Utilizza l’anidride carbonica medicale, che ha la peculiarità di promuovere la vasodilatazione e di ripristinare il corretto flusso di sangue nelle aree asfittiche, aiutando l’attività dei fibroblasti e migliorando il processo di rigenerazione cellulare.“… Come si osservava in questo Notiziario anche nel 2004, fa piacere leggere una ulteriore conferma di quello che Buteyko ha messo instancabilmente in luce negli ultimi 40 anni, e cioè che l’anidride carbonica non è un inutile gas di scarico ma è indispensabile, nella giusta misura, per l’apporto d’ossigeno ai tessuti. ….Peccato però che l’attenzione verso questa nota e sperimentata capacità della CO2 di “promuovere la vasodilatazione e ripristinare il corretto flusso di sangue nelle aree asfittiche, aiutando l’attività dei fibroblasti e migliorando il processo di rigenerazione cellulare” sia a quanto pare concentrata soprattutto e quasi esclusivamente per scopi estetici ed anti-invecchiamento…..Vi sono tuttavia dei luoghi in Europa in cui l’utilizzo della CO2 per un gran numero di scopi medici ha delle antiche tradizioni. Così ad es. nella Repubblica Ceca, grazie all’esperienza accumulata nei bagni termali di Karlsbad, Franzensbad e Marienbad, con acqua e grotte ad elevato contenuto di CO2, questo tipo di terapia è usato soprattutto per numerose altre finalità mediche: dalla cefalea cronica ai problemi di circolazione, dal tinnito ai dolori alle articolazioni, dalle neurodermiti alle ulcerazioni. ……..Con il metodo Buteyko (e cioè migliorando semplicemente il proprio modo di respirare) è comunque possibile ottenere, a livelli sistemici (in tutto l’organismo) benefici analoghi a quelli che si verificano, in alcune zone, quando la CO2 è iniettata localmente”
Aggiungo ora tuttavia che, anche se la prima misura da intraprendere, a beneficio di tutto l’organismo, è controllare il modo in cui si respira ed evitare di dissipare troppa CO2 con una costante iperventilazione, in certi casi può in effetti essere utile,e lo raccomando anch’io a volte ad alcuni pazienti, realizzare, tramite iniezioni, una concentrazione più elevata di CO2, limitata ad alcune zone ristrette del corpo, e ciò non solo per fini estetici ma anche per la rimarginazione di ferite ed ulcere croniche.

Intervista con radio gammacinque, organizzata dal Circolo culturale Ighina.
Lentamente ma sicuramente, si sta diffondendo anche in Italia la fama dei risultati che è possibile ottenere per la propria salute mettendo a posto il modo di respirare (e il modo più semplice, più efficace e scientificamente fondato che ho finora trovato per questo scopo è appunto il metodo Buteyko) Ha avuto una notevole risonanza l’intervista su Buteyko che ho tenuto recentemente con radio gamma cinque, organizzata dall’attivissimo Circolo culturale Ighina (www.ighina.it). Chi desideri ascoltarla può andare a questo link;. www.ighina.it/download/audio/Alcune%20Trasmissioni%20Radio%20del%202012/2012%2009%2007%20-%20Metodo%20Buteyko%20di%20respirazione%201%5EP.%20-Dr.ssa%20Fiamma%20Ferraro.mp3
Nell’intervista espongo i concetti basilari del metodo Buteyko, ad uso soprattutto di chi non ha ancora dimestichezza con questa tematica.

 

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Saluti e terapia chelante.
Buongiorno a tutti i lettori. Spero che abbiate trascorso delle buone vacanze! Come forse avrete notato (ed anzi mi fa piacere vedere che qualcuno l’ha notato poiché varie persone mi hanno scritto per sapere come mai non ricevevano più il Notiziario ) ho fatto un po’ di vacanza anch’io e non ho scritto l’edizione di luglio ed agosto. Spero comunque che, come si fa in genere nelle vacanze, abbiate avuto il tempo di rilassarvi e di fare delle buone, interessanti letture. Tra queste, spero che abbiate letto anche la seconda puntata del mio articolo sulla terapia chelante, pubblicato sull’attuale numero di Scienza e Conoscenza (nr. 41). Se non l’avete letto, questo è il link: http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/terapia-chelante-come-funziona-effetti.php . Mi convinco sempre di più che, dopo aver messo a posto il proprio modo di respirare, preoccuparsi di eliminare i metalli pesanti e le varie tossine ambientali che tutti accumuliamo, è la misura più importante da prendere per restare/tornare in buona salute, e sull’argomento sto scrivendo un libro. Vi terrò al corrente!
-Vincitrice olimpionica a Londra dei 400 m di corsa respira da anni (dal naso, anche quando corre) in base al metodo Buteyko. Tra le nuove notizie inizio con questa, che ha fatto molto piacere a tutti coloro che si stanno sforzando di mettere a posto il proprio respiro con il metodo Buteyko.Aveva fatto abbastanza sensazione, tempo fa, vedere come la vincitrice alle Olimpiadi di Londra della gara di corsa dei 400 m., Sanya Richard-Ross, correva con la bocca chiusa. (ved. foto). Ne avevano parlato vari giornali e mi apprestavo a comunicarlo ai lettori per mettere nuovamente in rilievo l’importanza di respirare dal naso anche quando si fa movimento fisico.
Non conoscevo invece una notizia di cui abbiamo parlato in un incontro di istruttori di lingua inglese, incontro in cui si è commentato un fatto a quanto pare abbastanza noto negli Stati Uniti , e cioè che la vincitrice olimpionica Sanya Richard-Ross ha imparato e praticato il respiro Buteyko negli ultimi 8 anni con l’istruttrice texana Wendy LeBlanc-Arbuckle, (http://www.facebook.com/wleblancarbuckle ) che l’aveva accompagnata anche 5 anni fa alle Olimpiadi di Pechino, dove era giunta terza. Ancora più sorprendente è il fatto che questa atleta soffriva della malattia di Behcet (una sindrome infiammatoria autoimmune), e da 8 anni (più o meno da quando ha imparato a respirare con il metodo Buteyko), la malattia è scomparsa, tanto che i medici hanno detto che si era trattato probabilmente di una diagnosi sbagliata (ovviamente non potevano ammettere che fosse guarita semplicemente imparando a respirare meglio!)

Respirazione dal naso.
Sempre sull’argomento della respirazione dal naso, a questo link http://www.youtube.com/watch?v=Vw4KVoEVcr0 potete ammirare il video di una mamma gatta che si preoccupa di far tener chiusa la bocca al suo gattino (ed i gatti, come sapete, sono famosi per le loro “sette vite” e vivono più a lungo dei cani, che respirano spesso con la bocca aperta). In effetti non mi stanco mai di mettere in rilievo l’importanza del respiro dal naso: molti nel mettere in rilievo questo fattore insistono sul fatto che, nel respiro dal naso, l’aria viene umidificata, riscaldata, purificata da batteri e varie polveri allergizzanti-inquinanti, e su vari altri fattori benefici. Non viene invece mai messo in rilievo il fattore più importante: è cioè che quando si respira dal naso si inspira-espira un volume d’aria molto inferiore, e basta paragonare il volume dell’apertura della bocca da una parte e delle narici dall’altra per rendersene conto! Continuo a restare sorpresa dal numero di persone che considerano “normale” respirare dalla bocca, ma in realtà la funzione della bocca è quella del mangiare e del parlare e respirare dalla bocca è altrettanto “normale” quanto lo sarebbe il mangiare con il naso! Indubbiamente, il respiro è più importante del mangiare per la sopravvivenza e quindi la natura, che non ci ha dato un organo di riserva per mangiare, ci ha invece dato un organo di riserva (la bocca) per respirare, da usare in situazioni eccezionali, ma ricorrere all’organo di riserva anche in situazioni normali è del tutto innaturale.

Mal di testa. Che fare?
Molte persone soffrono di mal di testa/emicrania e mi chiedono se Buteyko possa essere efficace anche in questi casi. In realtà “respirare bene” non può che far bene anche per questo problema ma occorre procedere con cautela, di preferenza non da soli, poiché l’aumento della circolazione di sangue nel cervello può nell’immediato intensificare il mal di testa, (che può essere causato da diversi fattori) ; è quindi necessario, come raccomando sempre, procedere con cautela, con il passo giusto, senza voler forzare troppo il progresso.
Vi sono inoltre, per chi soffre di questi fastidiosi mal di testa, anche altri rimedi naturali efficaci. Quello che mi ha dato i risultati migliori è l’agopuntura con il metodo giapponese Yamamoto, unita a vari rimedi fitoterapici, a seconda della causa. Segnalo inoltre un altro rimedio interessante: la vitamina B2. In due recenti studi in doppio cieco condotti nel Belgio (ved. www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9484373) si è riscontrato che nel 55-60% del gruppo di pazienti ai quali erano stati somministrati 400 mg di Vit.B2 al giorno, dopo 3 mesi il numero di attacchi di emicrania si era dimezzato. A quanto pare la vit. B2 fa aumentare la produzione di energia nelle cellule del cervello.

Alzheimer o Parkinson? Forse si tratta di NPH!
Con l’aumento del numero di anziani aumenta anche la frequenza di queste malattie. Anche qui, il metodo Buteyko, migliorando l’ossigenazione del cervello, sarebbe molto utile, ma il problema è che è quasi impossibile indurre questi pazienti a fare gli esercizi necessari. Non posso quindi che insistere sul valore preventivo di una buona respirazione, per arrivare ad un’età avanzata con un cervello che funziona sempre meglio. Per coloro che invece soffrono di Alzheimer o Parkinson, vorrei mettere in rilievo una problematica di cui si sta iniziando a parlare molto negli USA e che da noi è ancora abbastanza sconosciuta, e cioè la possibilità che le persone nelle quali è stato diagnosticato l’Alzheimer o il Parkinson, soffrano in realtà di “idrocefalo a pressione normale- o idrocefalo normoteso” (abbreviato in genere in NPH dalle iniziali inglesi di “normal pressure hydrocephalus”). In queste persone si verifica un accumulo di un’eccessiva quantità di liquido cerebrospinale nei ventricoli cerebrali, e questo accumulo provoca una diminuzione del flusso sanguigno nel cervello, compromettendone il buon funzionamento. L’idrocefalo normoteso colpisce soprattutto persone di età compresa tra i 60 e i 70 anni ( ved. questo link per ulteriori dettagli: www.medtronic.it/tua-salute/idrocefalo-normoteso/index.htm ).
Mentre si pensava che questo problema fosse abbastanza raro, si sta ora accertando che la sua frequenza è molto superiore di quanto si pensasse; non è in realtà agevole diagnosticare quando si sia in presenza di un “normale” deterioramento del cervello e quando invece questo deterioramento sia provocato da un idrocefalo normoteso. Occorre recarsi in centri specializzati, ma ne vale a mio avviso la pena poiché la differenza fondamentale è che mentre l’Alzheimer o il Parkinson non sono curabili, l’idrocefalo normoteso è invece curabile con un piccolo intervento di lieve entità, e si sentono notizie su miglioramenti eccezionali nelle condizioni di anziani sui quali è stato appunto praticato questo intervento, diretto a far uscire il liquido cerebrospinale in eccesso.

 

* I notiziari hanno scopo informativo e non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, ed approfonditi accertamenti. Questo avviso vale per tutti i numeri dei nostri notiziari.

La qualità dell’aria influisce anche sulle allergie alimentari. Importanza della disintossicazione/terapia chelante
I bambini residenti in citta’ sono piu’ soggetti a contrarre allergie di quelli che vivono in campagna. E’ la conclusione a cui e’ giunto uno studio condotto da medici della Northwestern University di Chicago guidati dal pediatra Ruchi Gupta, che sara’ pubblicato in luglio sulla rivista medica “Clinical Pediatrics”. Dalle ricerche condotte su ben 40mila minorenni americani e’ risultato che il 9,8% dei bambini abitanti in citta’ reagisce allergicamente a determinati cibi, mentre la percentuale scende al 6,2% per quelli che vivono in campagna.
“Abbiamo dimostrato per la prima volta che un’elevata densita’ di popolazione (e quindi in genere un’aria piì inquinata da macchine ed altro) e’ collegata ad una maggiore probabilita’ per i bambini di contrarre un’allergia alimentare”, afferma il professor Gupta.
In effetti il collegamento tra il contenuto di sostanze inquinanti/irritanti nell’aria e le allergie respiratorie è abbastanza intuitivo ma questo studio dimostra che la qualità dell’aria che si respira ha un effetto molto più generale sull’organismo, e pregiudica il buon funzionamento del sistema immunitario provocando anche un aumento di reazioni allergiche a vari alimenti .
L’influenza esercitata dall’aria che si respira sul buon fonzionamento dell’organismo in generale è poi dimostrata anche da una recente ricerca pubblicata negli USA dal Dr. Volk sulla rivista Environmental Health Perspectives, in cui, si constata che la frequenza dell’autismo nei bambini nati da madri che vivono vicino ad autostrade con traffico elevato a Los Angeles, San Francisco e Sacramento, è doppia rispetto alla media (detratti altri fattori come sesso, gruppo etnico ed altro).
Si tratta di nuove conferme (anche se in realtà non ve ne sarebbe bisogno) del sempre più rilevante effetto dannoso sulla salute prodotto dal livello ormai allarmante delle sostanze tossiche contenute nel nostro ambiente. Come osservo (scherzando ma non troppo J ) quando insegno a respirare bene con il metodo Buteyko: “evitando di respirare una quantità d’aria maggiore del volume ottimale si evita anche di introdurre nell’organismo, con l’aria ormai quasi ovunque inquinata, una quantità di veleni maggiore di quanto necessario”.
Al giorno d’oggi non è tuttavia sufficiente respirare bene/di meno per evitare i danni provenienti dalle tossine presenti nell’ambiente. Occorrono ormai, come scrivo nell’articolo pubblicato sull’ultimo numero di Scienza e Conoscenza (ved. http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/inquinamento-veleni-metalli-pesanti.php ) ulteriori misure e terapie chelanti, per prevenire e migliorare le conseguenze dannose per la salute provenienti da queste tossine alle quali, anche adottando ogni possibile precauzione, (cibi biologici ecc.)è impossibile sottrarsi.

Riflusso gastroesofageo-ernia iatale ed osteopatia
Nel Notiziario di maggio avevo ricordato come il riflusso gastroesofageo provochi non raramente dei sintomi a volte confusi
con quelli dell’asma, ed avevo menzionato il possibile collegamento di questo reflusso con l’ernia iatale ed altri problemi meccanici.
Riporto sull’argomento quanto scrive l’istruttore Buteyko Massimo Valente, che è anche un bravissimo osteopata.
“ L’ernia iatale ed il reflusso gastroesofageo, dal mio punto di vista di osteopata, sono strettamente dipendenti dalla mobilità del diaframma.
Sappiamo bene come la mobilità ridotta del diaframma provochi un aumento di frequenza respiratoria con prevalente utilizzo del torace, e quindi una maggiore dispersione di andride carbonica, con tutte le conseguenze che il metodo Buteyko spiega.
La mobilità del diaframma, a sua volta, è condizionata da un quantità considerevole di difficoltà che possono essere imputate alla mobilità degli organi sotto diaframmatici. Una cicatrice addominale, un problema di stitichezza importante o un problema ginecologico, impediscono al diaframma di muoversi secondo le sue potenzialità. L’osteopata, intervenendo sull’organo in disfunzione che ha perso la sua mobilità, e quindi ripristinando la mobilità dell’organo, dà la possibilità al diaframma di muoversi per tutto il suo decorso. L’ernia iatale e/o il reflusso gastroesofageo sono sempre la conseguenza di una disfunzione osteopatia cin addome”

L’imitazione (anche nel modo di respirare): i neuroni specchio
E’ da tempo noto che determinati circuiti nel cervello, i cosiddetti “neuroni specchio”, reagiscono, con l’imitazione, ai movimenti e sensazioni delle persone che ci sono di fronte e che osserviamo, facendo sorgere nel nostro cervello dei modelli di attività simili a quelli direttamente osservati. Da uno studio pubblicato recentemente dalla ricercatrice britannica Corinne Jola della University of Surrey (PLoS ONE , 263.2012 – NPO) si deduce che questa reazione avviene anche di fronte a movimenti complessi, come quelli di una danza indiana: anche se gli spettatori siedono tranquilli sulla loro sedia e si limitano a guardare la danza, a quanto accertato dalla prof.Jola in questo studio su 32 persone, nei muscoli e sistema nervoso degli spettatori si verifica a quanto pare la stessa attività elettrica che si svolge nei ballerini.
Questa constatazione conferma l’importanza di una raccomandazione che faccio spesso quando insegno il metodo Buteyko e sulla quale attiro l’attenzione anche nel mio libro “Attacco all’Asma… e non solo”: dobbiamo imparare a respirare in modo ottimale non solo per fare del bene alla nostra salute, ma anche per il bene delle persone che ci sono care e con le quali passiamo diverso tempo. I figli, coniugi ed amici imitano infatti inconsciamente il nostro modo di respirare. Ciò è importante in particolare per gli insegnanti: se parlano e respirano in modo affrettato e scorretto, tutti gli alunni, che passano ore ad ascoltarli, sono portati ad imitarli e a respirare male anche loro, con la bocca aperta ed iperventilando.

Mancanza di vitamina B12 e CO2
In uno studio pubblicato il 23/6/2011 sul Journal of Breath Research si osserva che dei ricercatori (presso l’Università della Florida) hanno sviluppato un nuovo modo, semplice e a basso costo, per misurare, tramite il respiro, i livelli di vitamina B12 in una persona: le persone carenti di vitamina B12 producono minori quantità di CO2. A quanto pare, le persone carenti di B12 non riescono a metabolizzare bene una sostanza-conservante che è spesso contenuta in vari alimenti e che, quando viene somministrata prima del test, viene metabolizzata in CO2 purché sia presente abbastanza vit. B12; se questa manca, allora nel respiro esalato viene misurata una quantità di CO2 inferiore a quella che si dovrebbe normalmente formare a seguito della somministrazione della sostanza in questione.
Sull’argomento, ed in particolare sul nesso tra vit. B12 e CO2 vi sarebbe ancora molto da ricercare ed osservare, ma per ora mi limito a riferire che in effetti osservo in numerosi miei pazienti asmatici (e quindi carenti di CO2) anche una carenza di vitamina B12. In particolare l’alimentazione del tutto vegetariana, che pure presenta numerosi aspetti positivi per la salute (e che era stata ritenuta preferibile anche da Butyeko fin dal 1960, quando nessuno ancora parlava di questi argomenti, ora di moda) rischia di provocare delle carenza di questa vitamina, essenziale per la salute.
In particolare, le condizioni di coltivazione al giorno d’oggi fanno sì che nel terreno non siano più presenti i microorganismi necessari affinché questa vitamina si formi nelle piante coltivate in questo terreno e quindi, in particolare per i bambini in crescita o per i vegetariani, potrebbe essere utile assumere integratori di vit.B12, nella forma adeguata e nel giusto rapporto con le altre vitamine del gruppo B.

 

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Metalli pesanti ed altre tossine. Mio articolo sull’ultimo numero di “Scienza e Conoscenza”.
Salve! Nel Notiziario dello scorso settembre vi avevo riferito in merito al mio intervento, in rappresentanza dell’Italia, al Convegno di istruttori Buteyko in Canada presso l’Università di Toronto, in cui avevo approfondito il nesso tra iperventilazione-Buteyko ed avvelenamento dell’organismo da metalli pesanti ed altre tossine;(ved. http://buteykoeducators.org/content.aspx?page_id=87&club_id=174916&item_id=182035). Il livello di inquinamento ambientale che ormai ha raggiunto dimensioni più preoccupanti che mai, è uno dei fattori principali che causano o aggravano una serie di problemi di salute, in rapido aumento negli ultimi decenni. Come scrivevo nel Notiziario del settembre 2011:”Uno degli ostacoli che più frequentemente impediscono il conseguimento di successi significativi con il metodo Buteyko è appunto uno stato di forte presenza di veleni nell’organismo…… In questi casi è pertanto opportuno, prima ancora di iniziare gli esercizi Buteyko, mettere in atto delle misure di terapia chelante/ disintossicante.”
Il modo di respirare è uno dei fattori più importanti per la salute ma oltre al modo di respirare occorre pensare anche a vari altri fattori, tra i quali l’alimentazione sana ed il cercare di evitare alcune delle tossine purtoppo oggi molto diffuse nell’ambiente che ci circonda. Se, mentre si pensa a rieducare il respiro con Buteyko si beve acqua con arsenico e piombo i risultati che si raggiungeranno non saranno quelli ottimali. Può sembrare che, parlando di arsenico io voglia fare un esempio “paradossale” ed estremo ma purtroppo è tutt’altro che raro assumere queste sostanze con l’acqua del rubinetto, sia a causa di vecchie tubature, sia a causa di terreni contaminati.
Mi fa piacere quindi poter annunciare che nel numero di”Scienza e Conoscenza” n.40, appena uscito (ved. http://www.scienzaeconoscenza.it/data/newsletter/scienza_e_conoscenza_n_40.htm?idn=452&idx=0&idlink=2 ) è pubblicata la prima parte dell’articolo che ho scritto sull’inquinamento ambientale, su alcune importanti misure di difesa e prevenzione e sulla terapia disintossicante-chelante, al giorno d’oggi opportuna per tutti.
Consiglio vivamente di leggere questo articolo (non solo perché l’ho scritto io :-)) ma perché si tratta effettivamente di un argomento al quale andrebbe dedicata la massima attenzione, e che viene ancora troppo spesso ignorato anche in campo medico!

Nuova terapia per l’asma: un “successo”
Come forse il lettore avrà capito dalle virgolette, il termine “successo” è da me inteso in senso piuttosto ironico, mentre purtroppo nell’articolo che cito si parla effettivamente di un successo, in senso non ironico. Ecco di che si tratta:
un recente numero di un prestigioso periodico americano di medicina respiratoria (Am. J. Respir. Crit. Care Med. 2012; 185: 709-714) pubblica un articolo dal titolo: “Bronchial Thermoplasty for Severe Asthma”, in cui si parla di una nuova procedura, di “termoplastica bronchiale” approvata dalla FDA (e rimborsata, per un modico costo di circa 20.000 €, dal sistema americano di assicurazioni) per casi di asma non lieve. In questa procedura, tramite un catetere inserito nelle vie respiratorie, somministrando calore alle pareti di queste vie respiratorie vengono distrutti, bruciandoli, degli strati di muscolatura liscia, in modo da ridurre la loro possibilità di contrarsi, impedendo così le contrazioni che negli asmatici rendono appunto disagevole la respirazione. A quanto affermato dal dr. Castro, dell’Università di Washington, “entro pochi mesi i pazienti si sentono meglio e sono in grado di ridurre i loro dosaggi di medicinali”. A quanto asserito, questa procedura costituirebbe “l’unica terapia non farmacologica a disposizione del 5-10% di pazienti che non riesce a controllare l’asma con le medicine, o nei quali le medicine usate provocano effetti collaterali considerevoli”. Dopo questa procedura i pazienti hanno riscontrato una diminuzione del 32 % negli attacchi asmatici. La diminuzione non è stata peraltro molto superiore rispetto a quella di un gruppo placebo.
Può darsi in effetti che questa procedura, a mio avviso piuttosto distruttiva (si tratta pur sempre di bruciare una parte dell’organismo) possa essere utile in casi in cui assolutamente non si riesce ad ottenere alcun successo con altre terapie, ma si afferma decisamente una cosa non vera quando si dice che si tratta dell’ “unica terapia non farmacologica che consente di ottenere dei successi in caso di asma che non risponde alle consuete medicine”.
Possibile che continuino a sfuggire all’attenzione degli specialisti medici e dei redattori di articoli scientifici, le varie sperimentazioni che, fin dal 1994, hanno provato, in numerosi studi universitari in doppio cieco (pubblicati su prestigiose riviste scientifiche) l’efficacia del metodo Buteyko per l’asma?

Avviata in Nuova Zelanda una nuova sperimentazione sul metodo Buteyko
E’ di questi giorni la notizia che in Nuova Zelanda dove, come in Australia, vi è un numero particolarmente elevato di asmatici, (un bambino su 4 soffre di asma) verrà avviato uno studio su vasta scala per sperimentare l’efficacia del metodo Buteyko (ved. http://www.scoop.co.nz/stories/SC1204/S00042/new-study-to-help-reduce-asthma-burden-in-new-zealand.htm ) . Come si afferma nel comunicato: “tutti e sette gli studi pubblicati sul metodo Buteyko, compresi i due pubblicati sul New Zealand Medical Journal, hanno dimostrato dei risultati possitivi (tra cui una riduzione di broncodilatatori nella misura dell’80-90%) ottenuti con il metodo Buteyko”. Occorrono quindi, continua l’articolo “studi su larga scala” su questo metodo.

Se da una parte fa ovviamente piacere vedere che viene avviato ancora uno studio su Buteyko, dall’altra non si può evitare di chiedersi come mai, quasi 20 anni dopo il primo studio universitario in Australia in doppio cieco, e dopo gli altri studi già effettuati e pubblicati su prestigiose riviste scientifiche, si continua a non prender atto degli eccezionali risultati ottenuti con il metodo Buteyko per l’asma? Quanti studi “su più larga scala” si pensa di dover ancora effettuare prima di riconoscere l’efficacia di questo metodo, che nel peggiore dei casi non produce risultati positivi ma comunque, se ben praticato non può far male e può essere anche applicato insieme alle medicine (che vengono ridotte man mano che si ottengono dei miglioramenti)? Gli “studi su più larga scala” sarebbero in effetti necessari per dei trattamenti invasivi e pesanti come quello, sopracitato, della “termoplastia bronchiale”, che invece è riconosciuto e rimborsato negli Usa, senza che si pensi a tentare perlomeno Buteyko prima di “bruciare” degli strati di muscolatura.
-Asma e medicine contro l’acidità di stomaco
Ed infine ancora una notizia su uno studio interessante. E’ noto che chi soffre di asma soffre spesso, per motivi non ancora ben chiariti, anche di reflusso gastroesofageo e prende quindi con una certa frequenza, per evitare acidità e bruciori di stomaco, degli inibitori della pompa protonica . Era stato anzi da alcuni ipotizzato che questi inibitori svolgessero –sempre in base a meccanismi non ancora ben chiariti-, qualche effetto benefico anche per l’asma.
L’edizione del 25 gennaio scorso del Journal of the American Medical Association riferisce invece i risultati di uno studio condotto recentemente negli USA su 306 bambini e ragazzi con asma non ben controllata.
Dopo 6 mesi si è constatato che quanto all’asma non si era verificato, nel gruppo al quale era stato somministrato un inibitore dell’ acidità gastrica, un miglioramento superiore rispetto al gruppo al quale era stato somministrato il placebo. Si era al contrario constatato che il gruppo al quale era stato somministrato questo farmaco si erano verificati con maggior frequenza eventi negativi come mal di gola, bronchiti ed infezioni respiratorie il che, come ha commentato il direttore dello studio, rende consigliabile non somministrare questo tipo di farmaci agli asmatici nell’intento di ottenere dei miglioramenti nel controllo dell’asma.

 

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Lunghezza dell’attenzione correlata al respiro
Nel Notiziario di qualche anno fa, dopo aver scritto alcune frasi un po’ lunghe ma –spero- interessanti, concludevo dicendo: “…ora osservatevi: scommetto che nel leggere queste frasi, che accennano a come migliorare il funzionamento del cervello, stavate trattenendo il respiro, come si fa in genere quando si legge qualcosa che suscita il nostro interesse “.
Vorrei tornare sull’argomento, citando alcune osservazioni dello scienziato Win Wenger, autore del libro “Il Fattore Einstein” e di numerosi studi diretti a migliorare il funzionamento dell’attenzione, della memoria e in genere del cervello, del quale ho parlato anche il mese scorso. Win Wenger, (che scriveva oltre 20 anni fa quando nessuno, negli USA, aveva ancora sentito parlare di Buteyko) osservava che quando si inizia a leggere una frase o ad osservare qualcosa che richiede attenzione, inconsciamente si trattiene il respiro, che si rilascia quando si arriva alla fine della frase; si prende poi un altro respiro passando alla frase successiva; ovviamente è possibile, con uno sforzo cosciente, evitare l’effetto di questo “interruttore automatico” dell’attenzione, che scatta quando si deve prendere un nuovo respiro, ma ciò richiede appunto uno sforzo cosciente, e quindi uno sforzo doppio per leggere e fare attenzione a qualcosa di interessante.
Wenger osserva che “se dovete riprendere fiato e la vostra attenzione pertanto si interrompe prima che abbiate finito di leggere una frase, allora non è facile per voi capire subito il significato della frase che avete letto… e se in genere avete bisogno di riprendere fiato dopo pochi secondi, dopo un tempo inferiore a quello necessario per arrivare al termine di molte delle frasi che leggete, allora è più difficile per voi capire subito e bene il senso di quello che state leggendo”.
Quando ho letto queste osservazioni di Wenger sono anche personalmente rimasta contenta; mi viene infatti a volte detto, anche da lettori di questo Notiziario, che ho la tendenza a scrivere frasi troppo lunghe e che, per essere capita meglio, dovrei cercare di scrivere frasi più brevi. Si vede appunto che la mia tendenza a scrivere frasi lunghe è causata dalla mia Pausa-Controllo (termine che i lettori di questo Notiziario conoscono bene), pausa-controllo che non può che essere lunga in chi, come me, insegna Buteyko da 10 anni J!
Avrete osservato anche voi che soprattutto i giovani al giorno d’oggi tendono a non leggere molto, a scrivere su Facebook frasi con non più di 3 parole (oltretutto abbreviate, negli SMS) e quasi nessuno, in articoli di giornali, libri ecc., scrive ancora le frasi lunghe mezza pagina, con una complessa “struttura architettonica”, che si trovano negli scritti di alcuni decenni fa.

ADHD (disordine di deficit d’attenzione ed iperattività)
Dopo aver letto quanto sopra, è venuto anche a voi in mente un collegamento tra il modo di respirare/lunghezza della spanna d’attenzione e l’ADHD, la cui frequenza sta aumentando in modo esponenziale tra i bambini? Ho parlato dell’ADHD in passati numeri del Notiziario, mettendo in rilievo che, per certi aspetti, si tratta di una delle numerose “malattie inventate”, causata in buona parte dalle condizioni innaturali in cui i bambini, che per natura hanno bisogno di muoversi, sono al giorno d’oggi già in tenera età tenuti immobili nei banchi di scuola per molte ore; ed anche a casa, in condomini in cui non devono dar fastidio al vicino del piano di sotto, non possono correre e saltare e si abituano a trascorrere molte ore immobili davanti alla televisione e con videogiochi. Nel mio libro “Attacco all’Asma… e non solo” ho spiegato diffusamente come la mancanza di movimento al giorno d’oggi sia uno dei motivi fondamentali del deterioramento del riflesso respiratorio automatico; il “respiro corto” proprio di numerosi bambini può essere collegato, (come confermato da quanto osservato da Wenger decenni prima che il problema dell’ADHD nei bambini venisse delineato) al problema del deficit d’attenzione ed iperattività in questi bambini.
Vi sono tuttavia indubbiamente anche altri fattori in gioco in relazione alla tematica dell’ADHD, sempre più importante e sulla quale mi riprometto di tornare prossimamente.

Pet-therapy
Una delle terapie usate per vari disordini anche nei bambini è quella costituita dal contatto con gli amici-animali. E’ noto l’effetto benefico per l’educazione dei bambini offerto dall’interagire in particolare con i cani; una delle conseguenze negative costituite dall’ipersensibilità allergica propria di numerosi bambini, in particolare asmatici ma non solo, è costituita appunto dal fatto che sono allergici ai peli di cani e gatti e quindi devono limitare il contatto con loro. Ed anche chi non è allergico deve comunque fare attenzione agli antiparassitari ed altre sostanze spesso presenti sul pelo di questi animali.
Un recente studio di una società americana che studia appunto questa terapia osserva che l’impiego degli animali è utile per il miglioramento della salute e della qualità della vita, ma che gli animali impiegati devono superare un test che ne valuti lo stato sanitario.
Nella pet-therapy vengono coinvolti generalmente i cani o i gatti, ma si stanno diffondendo sempre di più anche approcci in cui vengono impiegati in particolare:
-Cavalli (ippoterapia): impiegati in terapie mediche, psicologico-educative, riabilitative, per bambini autistici, bambini con sindrome di Down, persone con problemi motori e comportamentali.
-Delfini (Delfinoterapia): le loro potenzialità, secondo questo studio, sarebbero enormi nel trattamento dei disturbi della comunicazione, dell’autismo, della depressione; (e di questa terapia parlavo, in relazione alla fibromialgia, in un mio articolo a questo link:guide.supereva.it/patologie_croniche/interventi/2008/11/effetto-benefico-di-alcune-frequenze )
A proposito della pet-therapy mi viene spontanea l’osservazione che quando si accarezza un cane o un gatto ci si rilassa e si respira in modo più tranquillo, ma ovviamente, a chi conduce questo tipo di studi non viene quasi mai in mente di osservare anche il modo di respirare, tra i vari fattori che possono influire sul risultato dello studio.
In relazione all’autismo, per il quale la pet-therapy sembrerebbe avere qualche utilità, mi sembra interessante segnalare anche un altro approccio, emerso recentemente: si tratta dell’ossitocina;
(ved. ad es. www.emergenzautismo.org/content/view/858/48/ )

Ossitocina, “l’ormone delle coccole”:
L’ossitocina è un ormone di cui, quando studiavo medicina, ci avevano parlato solo in relazione alla sua funzione diretta a potenziare le contrazioni durante il parto, e per la sua funzione in relazione all’allattamento. Sta invece emergendo sempre di più, negli ultimi anni, il ruolo, nello stimolare sentimenti affettuosi, amorevoli e di fiducia, di questo ormone che a quanto pare si forma, anche negli uomini e nei bambini, in quantità maggiore durante carezze ed abbracci (tra madre e figli, ma anche, in generale, tra uomini e donne e bambini; da qui il nome, ormai diffuso, di “ormone delle coccole-the cuddling hormone”). Si ipotizza pertanto (e vi sono alcuni studi che indicano in questa direzione), che questo ormone possa rivelarsi utile anche nel trattamento di malattie neurologiche come autismo, schizofrenia, depressione, ed altre in cui sia implicato lo stato emotivo del paziente.
Mi viene spontanea a questo proposito l’osservazione che i benefici della pet-therapy, sopracitata, possano essere dovuti anche al fatto che le carezze al proprio gattino o cucciolotto stimolano la produzione di questo ormone, e sarebbe interessante anche osservare (ma ovviamente, come accennato, nessuno ci pensa!) in quale modo cambia il respiro quando aumenta o diminuisce l’ossitocina in circolo.
Nel mio libro su Buteyko insisto comunque sul fatto che l’ottimizzazione del respiro non può che migliorare la situazione di equilibrio ormonale, e l’ossitocina va ovviamente considerata nel contesto del generale quadro ormonale; particolarmente interessanti sono in questo contesto i rapporti tra ossitocina e buon funzionamento della tiroide. (sull’argomento ved. ad es. un interessante articolo sul Journal of physiology and pharmacology 2004, vol. 55, no2, pp. 423-441: Vasopressin and oxytocin release and the thyroid function)

Tiroide, mercurio ed altri problemi
Nel quadro dell’equilibrio ormonale riveste particolare importanza la tiroide, dato l’aumento esponenziale di problemi riguardanti la tiroide ai quali assisto nella mia attività medica; l’ipotiroidismo è tra l’altro un problema sottodiagnosticato (ved. sull’argomento quanto scrivo a questo link: http://saluteglobale.com/tinnito.html)
Rivestono un ruolo particolare, in relazione al funzionamento della tiroide, i fattori inquinanti con i quali nell’ambiente moderno ci troviamo alle prese, tra i quali soprattutto il mercurio.
Nello scorso numero del Notiziario criticavo il ritiro dal commercio delle vecchie lampadine, colpevoli di contribuire all’aumento di CO2 nell’aria, e la loro sostituzione con lampade che, oltre a non far bene agli occhi (ved. www.agopunturaocchi.it ) contengono mercurio. Vedo oggi, sul numero del 12 marzo del rinomato periodico tedesco “Der Spiegel” (e la Germania è sempre stata all’avanguardia nella tematica ambientale), lo stesso tipo di critica: ognuna di queste nuove lampadine contiene fino a 5 mg. di mercurio. Il mercurio è una sostanza che evapora a già a temperatura ambiente e, come osserva il prof. Zoelner del laboratoria di chimica analitica di Delmenhorst “il mercurio respirato arriva al cervello ed ogni infinitesimale quantità di mercurio rende il cervello un po’ meno efficiente”, per non parlare, continua Der Spiegel, dei pericoli quando una di queste lampadine si rompe, e del problema dell’accumulo di mercurio nei rifiuti contenenti queste lampadine.
Sui problemi neurologici come autismo, depressioni ed altri, attualmente in una fase di forte aumento, influiscono peraltro numerosi fattori, dei quali parlerò più a fondo nel prossimo Notiziario.
Buon inizio di Primavera a tutti!

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Effetto serra– Davvero?!
Ci troviamo, in Italia e non solo, alle prese con un freddo che non si era visto da decine di anni. Ma non ci era stato detto che stiamo rapidamente andando verso un disastroso riscaldamento globale, causato dall’”agente inquinante” CO2?
Abbiamo tutti imparato a scuola che le piante, al contrario dell’uomo, inspirano anidride carbonica ed espirano ossigeno. Sfugge quindi alla mia comprensione come si possa qualificare (anche in pubblicazioni di un certo livello) come “agente inquinante” una sostanza che è l’ossigeno delle piante, e che anche dentro di noi deve essere presente in una percentuale del 6% circa, ( ed il bambino prima di nascere, nel grembo materno prospera appunto con questa percentuale di CO2) mentre nell’atmosfera ve ne è solo uno 0,03% circa. Se anche la quantità di CO2 nell’atmosfera aumentasse (entro certi limiti), l’unico effetto sarebbe quello di far crescere un maggior numero di piante, purché ovviamente vi sia abbastanza spazio per queste piante; se invece, come purtroppo è avvenuto, questo spazio non c’è più, l’effetto negativo potrebbe essere appunto un riscaldamento, e non certo un “inquinamento” o “avvelenamento”. Questo “effetto serra” secondo alcuni scienziati sarebbe anzi non negativo perché attenuerebbe gli effetti di una nuova era glaciale alla quale la terra, a causa di vicende solari, starebbe andando incontro. Secondo altri l’attuale riscaldamento sarebbe causato da vicende solari e non dalla CO2 . Non vi è molta concordia di vedute tra scienziati sull’argomento!
Segnalo tra l’altro un articolo apparso sull’ultimo numero di “Nature”, in cui si riferisce che, a quanto risulta da una ricerca condotta dal prof. J.Wahr, dell’Università del Colorado con l’uso di raffinati rilievi satellitari, la quantità dei ghiacciai nelle vette dell’Himalaya negli ultimi 10 anni non è diminuita.
Ovviamente la questione rimane aperta; tuttavia la CO2 potrebbe essere responsabile al massimo di un riscaldamento e non certo di un avvelenamento dell’atmosfera. Stiamo tuttavia aassistendo ad una campagna mediatica globale che tutti i giorni ci invita a ridurre l’emissione di CO2 nell’ambiente. Ovviamente è essenziale ridurre lo spreco di energie e svilupparne di nuove e migliori, ma l’agente inquinante rilasciato nell’ambiente dai nostri sprechi di energia non è certo la CO2 ma molte altre sostanze che in questa campagna non vengono menzionate: dal monossido di carbonio al metano, al mercurio ecc.ecc.
Mi domando quindi quali interessi possano esservi dietro la campagna focalizzata solo sulla CO2: forse il tentativo di distogliere l’attenzione da altre sostanze veramente inquinanti e pericolose, oppure di indurci ad accettare la “pulita” energia nucleare? O il tentativo consumistico di farci sostituire alcuni prodotti che ancora funzionano bene con altri prodotti a mio avviso discutibili? Mi riferisco per es. alle vecchie lampadine, messe fuori legge per essere sostituite da altre lampade che consumano sì un po’ meno elettricità ma che contengono mercurio e inoltre emettono dei raggi non buoni per la vista. A questo proposito consiglio in genere ai pazienti che vengono da me per trattamenti di agopuntura per gli occhi (www.agopunturaocchi.it) di fare incetta delle vecchie lampadine prima che divengano introvabili.
In conclusione: la povera CO2 è messa in questo periodo veramente in cattiva luce, tanto che anch’io, quando spiego i benefici della respirazione Buteyko a persone che non ne hanno mai sentito parlare, per non farle subito “sobbalzare e scappare via” ho imparato ad iniziare l’argomento non certo parlando del “benefico aumento della CO2” provocato da questa respirazione, ma mettendo piuttosto in evidenza l’incremento dell’ossigenazione dei tessuti che si ottiene riducendo l’eccesso di respiro. Solo dopo, con le “dovute cautele”, passo a spiegare il ruolo svolto dalla CO2 nell’ incremento del passaggio dell’ossigeno ai tessuti , un ruolo provato da centinaia di studi e che è descritto in tutti i testi di fisiologia medica (effetto Verigo-Bohr).

CO2 e cervello-intelligenza
Sul nesso tra CO2 e buon funzionamento del cervello, nel Notiziario risalente all’ottobre 2004 scrivevo: “l’inventore giapponese Yoshiro Nakamats, intestatario di oltre 2000 brevetti, tra cui quello per i dischetti per computer e per gli orologi digitali, quando vuole farsi venire delle idee geniali si tuffa nella sua piscina e resta sott’acqua finchè può resistere…. questo genio asiatico ha ben presente la fisiologia del cervello: quando tratteniamo il respiro aumenta il contenuto in anidride carbonica (CO2) del sangue. Il cervello interpreta questo aumento come una maggiore esigenza di ossigeno e dilata le arterie del collo affinchè una maggior quantità di sangue, e quindi di ossigeno, possa affluire al cervello…;basta aumentare di poco il contenuto in CO2 nel sangue per far affluire più ossigeno al cervello e quindi per ottenere un aumento delle sue prestazioni.”
Nel Notiziario dell’ottobre 2009 commentavo poi quanto scritto sull’aumento dell’intelligenza da Win Wenger, autore del libro “Il Fattore Einstein”(pubblicato anche in italiano dalle Macroedizioni), ed osservavo che Wenger, che pure non sembra aver mai sentito parlare del dr. Buteyko, “esamina a fondo le relazioni tra modo di respirare e intelligenza/concentrazione, mettendo in rilievo il ruolo positivo svolto dal tasso fisiologico di anidride carbonica per la circolazione del sangue (e quindi per l’ossigenazione) del cervello. Nel libro, Wenger descrive tra l’altro la reazione dell’organismo a seguito dell’attivita’ sportiva e in particolare la “reazione dell’immersione”, e cioé la reazione che si verifica quando ci si immerge sott’acqua.”
Sempre sull’argomento riporto ora quanto scritto da Win Wenger in un altro dei suoi libri: “Quando si nuota sott’acqua trattenendo il respiro si accumula CO2 nel sangue, il che fa espandere la carotide, aumentando la circolazione nel cervello. Un certo periodo di nuoto sott’acqua per 3 settimane consecutive provoca una espansione permanente della carotide…il che fa migliorare le condizioni fisiche del vostro cervello ed è un sistema facile per aumentare l’intelligenza…Ogni medico ha memorizzato, nei suoi studi universitari, il fatto che la carotide si espande in rapporto alla quantità di CO2 nel sangue, eppure l’organizzazione medica ha sempre guardato in direzioni molto più costose ..e pericolose,( come certe medicine con effetti collaterali negativi) per il trattamento di… varie forme non solo di carenze mentali e cerebrali e danni al cervello, ma persino di carenze cerebro-vascolari “
Per ottenere che la dilatazione della carotide provocata dall’aumento di CO2 permanga stabilmente anche quando si esce dall’acqua ,Wenger insiste sul fatto che non basta trattenere il respiro mettendo la faccia nell’acqua ma occorre nuotare sott’acqua, nell’acqua fredda, ad un minimo di profondità, ogni giorno per 3 settimane.
A questo proposito devo tuttavia mettere in guardia ed osservare che questo metodo di nuoto sott’acqua può per alcuni essere rischioso e và contemplato solo da sportivi-nuotatori che si trovino in ottime condizioni fisiche. Per gli altri, il normale training Buteyko, oltre ad essere molto più agevole da effettuare e ad agire non solo a beneficio del cervello ma di tutto l’organismo, consente di graduare molto più facilmente il livello dello sforzo, in base ai criteri che spiego nel mio libro e nei corsi in relazione all’intensità ed alla durata degli esercizi.

* I notiziari hanno scopo informativo e non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, ed approfonditi accertamenti. Questo avviso vale per tutti i numeri dei nostri notiziari.

Articoli su “Scienza e Conoscenza”
Buongiorno a tutti. Inizio questo primo Notiziario del 2012 segnalandovi a questo link ( www.scienzaeconoscenza.it/articolo/vivere-di-piu-e-meglio-respirando-di-meno.php ) un bell’articolo di Romina Alessandri, redattrice di “Scienza e Conoscenza”, sul metodo Buteyko. Scienza e Conoscenza è in effetti un periodico che leggo sempre molto volentieri perché vi si trovano spesso argomenti inusuali ed interessanti (e non lo dico solo perché aveva pubblicato, nell’estate 2009, un mio articolo su Buteyko 🙂 ) . Tra l’altro, sull’ultimo numero di Scienza e Conoscenza è pubblicato un interessate articolo del dr. Baldari, dal titolo “ Hai l’asma? Ti curo il rene“; l’asma ed il rene sono citati solo a titolo d’esempio poiché l’articolo poi parla delle linee e canali d’energia che percorrono tutto il corpo, per cui le fonti del disturbo di un organo possono trovarsi in un organo lontano da quello ammalato e l’organismo va considerato nella sua interezza.
In effetti vi è la tendenza, nel campo medico a considerare l’organismo in parti “spezzettate” ed uno dei motivi che mi hanno indotta, nel mio lavoro medico, a dedicare un’attenzione preminente al modo di respirare delle persone, è appunto il fatto che la respirazione influisce e produce effetti sulla salute dell’organismo nella sua globalità.

I benefici del movimento: perdita di peso e l’ormone irisina 

La prestigiosa rivista “Nature” pubblica i risultati di uno studio condotto dall’Università di Ancona in collaborazione con la celebre Università di Harvard, sui benefici derivanti dal movimento fisico. Come ha osservato il leader della ricerca, prof. Cinti: “Che il movimento faccia bene nella cura dell’obesità è ormai noto, ma la scoperta dell’ormone (l’irisina) che “acceso” dall’esercizio fisico si mette in moto per bruciare i grassi, apre ora nuove prospettive nella cura dell’obesità“. Ora, osservano i ricercatori: “Dopo il fallimento di tante terapie volte ad influenzare l’appetito, l’attenzione in capo farmacologico potrebbe spostarsi sull’altro versante, quello del movimento, grazie a nuovi farmaci in grado di innescare gli stessi meccanismi che portano al dimagrimento.“
Questa notizia mi fa piacere, poiché ci sono indubbiamente delle persone che, per vari motivi, non possono muoversi, che anche per questo diventano obese e che quindi trarrebbero grandi vantaggi da una messa in commercio dell’irisina. Per le persone che invece possono benissimo muoversi, non trovate anche voi che i benefici (tra i quali appunto la perdita di peso) derivanti dal movimento potrebbero essere provocati appunto muovendosi un po’ di più anziché mandando giù pasticche con irisina?!
Oltretutto i ricercatori mi sembrano un po’ troppo ottimisti quanto pensano che una sola sostanza, l’irisina, possa innescare “gli stessi meccanismi” che, quando si fa movimento, portano a dimagrire. Mentre gli scienziati hanno in genere la tendenza a concentrarsi su vari aspetti isolati, il funzionamento del corpo umano è un insieme organico raffinato e complesso; in realtà l’ effetto di dimagrimento provocato dal movimento non avviene certamente solo a seguito della produzione di irisina innescata appunto dal movimento ma anche per via di molti altri meccanismi. Così ad es. quando ci si muove migliora la circolazione del sangue, si produce una vibrazione in tutto il corpo, e si verificano vari altri effetti benefici, alcuni dei quali magari non ancora scoperti. L’assunzione di una medicina a base di irisina potrà quindi magari sostituire solo uno ma certo non tutti i meccanismi che si innescano quando si fa movimento e che causano un dimagrimento.
Tra i benefici causati dal movimento, benefici non solo per la linea ma per la salute in generale, vi è innanzitutto quello, ben noto ma ovviamente quasi mai preso in considerazione, dall’aumentata produzione di CO2, che si verifica quando si fa movimento. Nel mio libro “Attacco all’Asma..e non solo” una parte consistente è dedicata appunto ai benefici che si verificano quando si fa movimento fisico facendo attenzione a “respirare bene” durante il movimento, e cioè respirando bensì di più di quando si sta fermi (è infatti necessario espellere una parte della consistente maggiore quantità di CO2 prodotta dal movimento intenso) ma senza arrivare ad un aumento del respiro tale da dissipare una quantità di CO2 superiore al supplemento di CO2 prodotto dal movimento. Se infatti ciò avviene si finisce su livelli di CO2 ancora inferiori a quelli che vi erano nell’organismo prima di iniziare a muoversi, e quindi non solo non si verificano gli effetti benefici del movimento ma si peggiora per molti versi la situazione; sono ad esempio ben noti gli attacchi di asma provocati, negli asmatici, da un’ improvvisa corsa per prendere un tram, raggiungere un amico ecc.
Sarà meglio quindi, quando sarà disponibile, prendere l’irisina piuttosto di fare movimento fisico intenso “respirando male”
-Rischi connessi all’Omalizumab e ad altre medicine per l’asma.
Omalizumab è un anticorpo monoclonale che inibisce l’immunoglobulina ed è autorizzato per il trattamento dell’asma allergica, grave e persistente in pazienti di età uguale o superiore ai 6 anni, nei quali il trattamento standard abbia fallito.In studi clinici controllati e in uno studio osservazionale in corso ( EXCELS ), uno squilibrio numerico di eventi trombotici arteriosi è stato osservato con l’uso di Omalizumab. Gli eventi trombotici arteriosi comprendono: ictus, attacco ischemico transitorio, infarto miocardico. Si possono leggere maggiori dettagli , in un recente avviso pubblicato a questo link:http://www.farmacovigilanza.net/index.php?view=18719L’uso dell’Omalizumab è per fortuna abbastanza raro, poiché è somministrato solo quando gli altri medicinali consueti non hanno successo.Quanto però a questi altri consueti medicinali per l’asma, molto più diffusi, anche qui c’e da stare poco allegri. Segnalo a questo proposito quest’altro avviso, anch’esso abbastanza recente (2010) a questo link: www.medfocus.it/medicina/show.php?a=16120&l=a&w=asma&r=Esacerbazioniin cui si fa presente che l’ente di controllo Americano FDA ( Food and Drug Administration ) ha annunciato che i farmaci appartenenti alla classe dei LABA ( broncodilatatori a lunga durata) non dovrebbero mai essere impiegati da soli nel trattamento dell’asma nei pazienti sia pediatrici sia adulti ed ha chiesto alle società produttrici di inserire un’ulteriore avvertenza nella scheda tecnica dei LABA, oltre a mettere in pratica azioni tese a ridurne l’ uso.A questo proposito vorrei riportare quanto scrivevo nel Notiziario del novembre 2009:“”Nel numero del giugno 2006 scrivevo: “Già un anno fa questo Notiziario aveva messo in guardia in merito alle medicine contro l’asma contenenti salmeterolo…Ora le nostre grida d’allarme ricevono purtroppo una conferma decisiva. Dei ricercatori delle Università americane di Cornell e Stanford, in un articolo apparso sul periodico della Cornell University il 9 giugno scorso, hanno pubblicato i risultati derivanti da un esame delle cifre relative a 10 sperimentazioni cliniche che hanno coinvolto 33.826 pazienti asmatici, arrivando alla conclusione che tra gli asmatici ai quali era stata somministrata questa sostanza, (oppure il formoterolo…) i decessi collegati all’asma sono stati superiori di oltre il triplo (3,5) e le ospedalizzazioni di oltre il doppio (2,5) rispetto agli asmatici che prendevano un placebo. La Dr.ssa Shelley Salpeter, professoressa alla facoltà di medicina dell’Università di Stanford, ha scritto “valutiamo che tra i 5.000 decessi causati dall’asma che ogni anno avvengono negli Stati Uniti, 4.000 siano causati da questi beta-agonisti di lunga durata, e sollecitiamo vivamente il loro ritiro dal mercato”.Sembra ora che, a seguito di queste grida d’allarme e di nuovi casi di decessi, l’Ente americano di controllo sui medicinali (FDA), si stia finalmente muovendo per ordinare il ritiro dal mercato di alcuni broncodilatatori a lunga durata, ancora largamente usati dagli asmatici. Peccato che a questo tipo di notizie vanga data poca pubblicità, così come, per un altro verso, viene data poca pubblicità a studi che dimostrano l’efficacia contro l’asma di metodi naturali come l’addestramento respiratorio con il metodo Buteyko, o anche ad altri rimedi naturali che, seppure difficilmente possano agire da soli, (se cioè il modello respiratorio errato non viene corretto), possono tuttavia dare un aiuto e sostegno importante contro l’asma. “In questo articolo di 3 anni fa ero stata a quanto pare un po’ troppo ottimista, pensando che la FDA si stesse muovendo per ordinare il ritiro dal mercato di alcuni broncodilatatori di lunga durata ancora largamente usati.La FDA, sebbene abbia dovuto ordinare di interrompere prima del previsto uno degli studi del 2006, perché ad una valutazione preliminare era già apparso evidente che il numero di decessi nel gruppo che prendeva il salmeterolo … era risultato pari al triplo rispetto ai decessi nel gruppo placebo … si è limitata a raccomandare l’aggiunta nel foglietto illustrativo di un avviso sulla necessità di maggiori cautele e precauzioni nella somministrazione di questi farmaci.”
Questi avvertimenti, che si susseguono negli anni in modo sempre più incalzante, confermano quanto il dr. Buteyko aveva detto già più di 40 anni fa, e cioè che “ i broncodilatatori di lunga durata sono le medicine per l’asma più controindicate, in quanto mantengono permanentemente dilatate le vie respiratorie, incrementando così l’iperventilazione e la perdita di CO2.Indubbiamente per l’asma è spesso inevitabile prendere delle medicine ma se, contemporanemente alle medicine, si inizia ad ottimizzare il proprio modo di respirare con la tecnica Buteyko, si riesce molto spesso, man mano che la situazione migliora, a diminuire, e magari a cessare completamente l’uso di queste medicine.

 

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