Archivio per la Categoria ‘Notiziari 2011’ Category

Salve! Spero che abbiate trascorso un Natale felice, sereno e rilassato!!

CREB1 e riduzione di calorie
Segnalo uno studio recentissimo, condotto in Italia, al quale è stata attribuita una grande risonanza nel mondo di lingua inglese: si tratta dello studio diretto dal dr. Pani, dell’Università Cattolica di Roma, pubblicato sul giornale della National Academy of Sciences dal quale risulta, a seguito di studi sui topi, che se si diminuisce la propria consueta alimentazione anche solo del 30% (circa 600 calorie in meno), non solo migliora la linea e si vive più a lungo ma si ringiovanisce il cervello e migliora la memoria. Ciò perché la diminuzione nell’alimentazione fa crescere, come scoperto in questo studio, la produzione della proteina CREB1, che a quanto pare è un elemento cruciale per il buon funzionamento del cervello. Sempre in questo studio si è accertato che la produzione di CREB1 sembra potenziata anche dalla caffeina (meglio quindi prendere solo un caffè invece di un dolce a fine pasto)
Il dr. Pani ha osservato che “questa scoperta è importante per mantenere giovane il cervello” e che “si cercherà ora di sviluppare delle medicine contenenti questa proteina CRIB1”.
In attesa che vengano sviluppate queste medicine forse si può cercare di mangiare un po’ di meno e di aumentare l’ossigenazione del cervello respirando meglio !

La pillola della giovinezza
Sempre sulla tematica del prolungamento della forma giovanile –problema importante dato l’invecchiamento generale della popolazione- oltre al cibo va tenuto presente l’ossigeno che, come ben noto, in certe circostanze provoca una quantità eccessiva di radicali liberi, che si cerca appunto di combattere prendendo degli antiossidanti. Questa tematica è stata approfondita in modo particolare in Russia, e a questo proposito mi sembra interessante il lavoro di Vladimir Skulachev, uno scienziato russo che dirige il dipartimento di Bioenergetica dell’Università di Mosca,
Ci sarà da attendere ancora due anni e la pillola dell’eterna giovinezza dovrebbe essere pronta e sul mercato.
In un’intervista al Daily Mirror, Skulachev osserva: «Nel 99% dei casi l’ossigeno nelle cellule si trasforma in acqua ma c’è una percentuale di casi in cui diventa un superossido potenzialmente velenoso».
La molecola sviluppata da Skulachev con un lavoro di 40 anni è un derivato di una sostanza antiossidante chiamata Sqk1, che lo stesso Skulachev ha dimostrato con articoli scientifici essere in grado di penetrare nei mitocondri (la centrale di produzione d’energia al centro delle cellule) in quantità molto più alta degli antiossidanti normali.
Questa sostanza si è rivelata in grado di allungare la vita di diversi animali, dai crostacei ai topi, e nell’ultimo caso sarebbe riuscita addirittura a raddoppiarla. Inoltre Skulachev ha sperimentato anche delle gocce per gli occhi che avrebbero guarito dal glaucoma alcuni animali.
Nel leggere questa notizia si potrebbe pensare ai soliti annunci, privi di fondamento serio, sulla “pillola dell’eterna giovinezza”, ma il lavoro dello scienziato russo sembra da prendere in seria considerazione anche perché, come riporta il quotidiano britannico, ha ricevuto l’approvazione di Gunter Blobel, premio Nobel per la medicina nel 1999 che ha affermato: «Skulachev è di sicuro il miglior biochimico del mondo – ha affermato – e il più grande esperto di bioenergetica”.

Effetto antiossidante della CO2
In attesa che Skulachev riesca a mettere sul mercato il suo prodotto (cosa che egli spera di fare entro il 2012, sotto forma di integratore alimentare), potrebbe valere la pena di ritardare l’invecchiamento anche cercando di migliorare il proprio modo di respirare con il metodo Buteyko. La CO2, che viene dissipata con l’iperventilazione, ha infatti , se presente nelle arterie nella giusta quantità, degli importanti effetti antiossidanti. Vari gruppi di microbiologi russi hanno osservato che la CO2 nel sangue è “un potente inibitore della formazione di radicali liberi nelle cellule (Kogan et al, 1997)” ed hanno ipotizzato vari meccanismi che potrebbero spiegare questo effetto; dall’inibizione della NADPH-ossidasi (Kogan et al, 1997; Kogan et al, 1996), ad un miglior coordinamento dell’ossidazione e della fosforilazione, ed all’aumento della velocità della fosforilazione nei mitocondri del fegato.
Altri scienziati (Veselá & Wilhelm, 2002) dell’Università di Praga hanno pubblicato un articolo nel Physiological Research Journal, dal titolo “The role of carbon dioxide in free radical reactions of the organism” in cui illustrano i vari meccanismi, da loro studiati, che spiegano il ruolo antiossidante-protettivo svolto dalla CO2 per contrastare il danno prodotto da una formazione eccessiva di radicali liberi.

Suonare strumenti a fiato fa bene per l’asma
I risultati di alcuni studi condotti tempo fa in Germania presso l’Università di Heidelberg sembrano indicare che il suonare strumenti a fiato migliora le condizioni, sia fisiche che mentali, di bambini e ragazzi che soffrono di asma. Il direttore delle ricerche, Dr. Michael Krater, osserva :“ Numerosi genitori temono che suonare strumenti a fiato sia faticoso per le vie respiratorie e possa peggiorare l’asma, ma una serie di studi dimostra il contrario.”
L’effetto positivo si ottiene con tutti gli strumenti a fiato, dal flauto all’armonica a bocca, alla tromba, oboe e clarinetto, ma l’effetto più rimarcato si ottiene suonando tonalità alte. Suonare questi strumenti contrasta, come osservato dai ricercatori, l’esacerbazione dell’asma, ed il digderidoo (strumento degli indigeni australiani,) dimostrerebbe anche efficacia contro l’apnea respiratoria. La Società di Pneumologia tedesca raccomanda pertanto di insegnare a suonare strumenti a fiato ai giovani asmatici.
Quanto alle cause che produrrebbero questi effetti, i ricercatori sono abbastanza vaghi: parlano in generale di “un rinforzamento della muscolatura dellel abbra e dei muscoli della respirazione”. Ovviamente i ricercatori non hanno “ricercato” i cambiamenti nel modo di respirare che si verificano mentre si suonano questi strumenti. A quanto ricordo dalla mia esperienza nel suonare il flauto (e nelle scuole elementari tedesche che avevo frequentato era obbligatorio imparare a suonare il flauto), si cercava di far durare il fiato a lungo, e nel complesso la quantità di aria che si inspirava-espirava in un minuto diminuiva. A mio avviso quindi è proprio questo “respirare di meno” il fattore che potrebbe provocare l’effetto favorevole constatato negli studi tedeschi|.

E concludo augurando a tutti i lettori un BUON ANNO NUOVO, FELICE E SERENO!!

 

* I notiziari hanno scopo informativo e non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, ed approfonditi accertamenti. Questo avviso vale per tutti i numeri dei nostri notiziari.

Salve! Andiamo incontro al freddo ed al buio dell’inverno, e quindi è il caso di ricordare l’antico proverbio giapponese che dice:
“Una parola gentile può riscaldare tre mesi invernali” (tranquillizzando anche la respirazione sia di chi la pronuncia che di chi la ascolta 🙂

Anche quest’anno mi sono recata a Baden-Baden, dove tutti gli anni si svolge quello che è considerato come il più importante evento in Europa nel campo della medicina alternativa, la “Medizinische Woche”. Si tratta di una preziosa occasione di incontro tra medici provenienti da ogni parte del mondo, e quest’anno ho avuto alcuni colloqui molto interessanti con colleghi russi. Sto approfondendo in particolare uno degli argomenti, di cui mi ha parlato un medico russo e ve ne parlerò in un prossimo numero.
Tra le varie conferenze, ve ne è stata una dedicata alla dottoressa tedesca Waltraut Fryda, morta recentemente, che nel 2007, all’età di 80 anni,(ancora in piena attività medica) aveva esposto a Baden Baden le sue scoperte sui tumori ed i successi che aveva ottenuto in questo campo con le sue terapie, sulle quali aveva scritto alcuni libri . Purtoppo la dr.ssa Fryda, non avendo ottenuto nessun sostegno finanziario, non aveva potuto portare a termine delle sperimentazioni con criteri scientifici, e quindi le sue terapie rischiano (come è avvenuto a tanti approcci promettenti) di finire nel dimenticatoio, mentre a mio avviso meriterebbero di essere approfondite. Avevo già scritto, sulla dr.ssa Fryda, nel Notiziario di un anno fa, riportando le sue tesi sul ruolo dell’acido lattico nei tumori.
Secondo la Dr. Fryda, nell’accumulo di acido lattico ed in vari altri fattori che portano al sorgere di tumori, svolge un ruolo importante, come evidenziato nel suo libro (“Adrenalinmangel als Ursache der Krebsentstehung” Mancanza di adrenalina come causa del sorgere del cancro) soprattutto l’esaurimento delle ghiandole surrenali, che producono importanti sostanze tra cui appunto l’adrenalina ed i glucocorticoidi (tra cui il cortisolo).
Ed a questo proposito appare evidente il ruolo svolto dal modo di respirare: è noto infatti che l’adrenalina viene prodotta quando ci si trova in una situazione di pericolo ed eccitazione, in cui l’organismo , prevedendo che dovrà compiere un intenso sforzo fisico per “combattere o fuggire”, mette in atto le reazioni adatte, tra cui appunto l’intensificazione del respiro.
Il ripetersi di episodi di stress e di arrabbiature può portare (e su questo mi soffermo a lungo nel mio libro “Attacco all’Asma… e non solo”) a modificare il ritmo inconscio respiratorio, e si crea un circolo vizioso: l’organismo, percependo il respiro intensificato/accelerato, ritiene inconsciamente di trovarsi in una situazione di pericolo, in cui dovrà “combattere o fuggire”, e le surrenali, permanentemente in stato di magari lieve sovraeccitazione, producono e scaricano in continuazione adrenalina, finché si esauriscono per il troppo lavoro e non sono più in grado di produrre adrenalina in quantità sufficiente.
Per fortuna è possibile spezzare il circolo vizioso tra respiro intenso e stress: se si interviene consciamente sul fattore respiro, tranquillizzandolo e riducendolo (e smettendo quindi di respirare come se si dovesse combattere con un leone anche quando si sta seduti in poltrona), allora anche l’eccitazione delle surrenali e la produzione di adrenalina rientrano nella normalità.
Ovviamente le ipotesi della dr.ssa Fryda, pur interessanti, non possono essere considerate provate per il trattamento dei tumori e, in particolare nel nostro moderno ambiente inquinato, occorre prendere in considerazione anche altri fattori oltre alla carenza di adrenalina. Tuttavia, mettere a posto il modo di respirare (e con questo sia la produzione di adrenalina che di molte altre sostanze) non può che fare bene: si tratta di una delle prime misure da prendere –non mi stanco mai di ripeterlo- per la salute generale dell’organismo.

Una breve notizia in relazione al freddo, all’influenza ed ai vaccini: l’azienda farmaceutica statunitense Baxter ha emanato degli avvisi in merito al suo vaccino antiinfluenzale, il Preflucel, sospettato di provocare effetti collaterali (dolori muscolari ed altro) piuttosto seri. Già a fine ottobre la rivista dei farmacisti tedeschi (DAZ online) aveva riferito di un numero particolarmente alto di segnalazioni di conseguenze negative addebitabili al vaccino, tra cui 19 casi classificati come gravi. Ed in numerosi paesi si ta procedendo al suo ritiro. Di recente il Preflucel era stato promosso a pieni voti anche da una ricerca scientifica pubblicata sul prestigioso The Lancet che ne aveva confermato la validità e la sicurezza, ed il Preflucel, a differenza di altri altri vaccini, veniva ritenuto adatto in particolare per gli allergici.
Mi è sembrato utile riportare questa notizia, poiché quei numerosi asmatici che sono anche allergici potrebbero essere indotti a preferire questo vaccino.
Anche se, in certi casi, può essere consigliabile vaccinarsi contro l’influenza, ricordo che una delle prime misure, per rinforzare il sistema immunitario ed evitare l’influenza, consiste nel mettere a posto il modo di respirare; vi sono inoltre anche numerose medicine “alternative” ed in particolare ho ottenuto ottimi risultati con alcune medicine omotossicologiche che, in studi randomizzati in doppio cieco hanno dimostrato, per influenza ed infezioni delle prime vie respiratorie nei bambini, dei risultati superiori rispetto a quelli ottenuto con i consueti farmaci.

Concludendo su una nota positiva (che può consolare in caso di trasgressioni alimentari durante i prossimi periodi di feste): da una ricerca condotta presso il l’Istituto Karolinska di Stoccolma (pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology, (Susanna C. Larsson, PhD S. Journal of the American College of Cardiology, vol 58: pp 1828-1831) risulta che il cioccolato fondente sarebbe in grado di proteggere le donne dal rischio di ictus; dallo studio, effettuato su 33mila signore tra i 49 e gli 83 anni monitorate dal 1997 per 10 anni, è emerso che nel gruppo che ne consumava circa 45 grammi a settimana si sono registrati all’ anno 2,5 casi di ictus ogni 1000 donne, mentre tra le signore che non superavano i 9 grammi a settimana il tasso di ictus annuo rilevato e’ stato di 7,8 casi ogni 1000. A fare la differenza, spiegano i ricercatori, sarebbero i flavonoidi, antiossidanti ‘spazzini’ dei radicali liberi. Il cioccolato deve essere comunque consumato con moderazione in quanto ha un alto contenuto di calorie, grassi e zuccheri – spiega la direttrice dello studio – e, dato che rispetto al cioccolato al latte quello scuro contiene piu’ cacao e meno zucchero, e’ consigliabile il consumo di quest’ultimo. E, poiché ho parlato di altri buoni effetti del cioccolato (per la prevenzione degli ictus) anche nello scorso numero del Notiziario, e per fugare eventuali sospetti che ptorebbero sorgere nell’attuale ambiente altamente commercializzato, preciso che mi chiamo Ferraro e non Ferrero, e purtroppo non ho quindi niente a che fare con i Ferrero Rocher, Kinder e Nutella 🙂

 

* I notiziari hanno scopo informativo e non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, ed approfonditi accertamenti. Questo avviso vale per tutti i numeri dei nostri notiziari.

Buongiorno a tutti. Si avvicina l’autunno/inverno e i casi di raffreddori/influenza/tosse stanno aumentando. Conviene rinforzare, mettendo a posto il nostro modo di respirare, le nostre difese immunitarie, per superare bene la stagione.

Tosse
A proposito della tosse, vale la pena di mettere nuovamente in rilievo l’effetto dell’iperventilazione (eccesso di respiro) nello scatenare l’impulso alla tosse. Il rimedio di fondo migliore consiste quindi nell’eliminare l’iperventilazione. Vi sono poi alcuni esercizi Buteyko diretti in particolare a fermare/attenuare un attacco ostinato di tosse, poiché l’effetto calmante della CO2 (e quello stimolante dell’iperventilazione) sui riflessi che portano a tossire è provato anche da numerose sperimentazioni. Ne cito qui solo alcune:
1) Clinical cough I: the urge-to-cough: a respiratory sensation.
Davenport PW.- Handb Exp Pharmacol . 2009;(187):263-76
Department of Physiological Sciences, Box 100144, HSC , University of Florida, Gainesville, FL 32610, USA.
2) The role of cough and hyperventilation in perpetuating airway inflammation in asthma. J Assoc Physicians India. 2000 Mar;48(3):343-5.
Singh V, Chowdhary R, Chowdhary N.
Department of Pulmonary Medicine, SMS Medical College, Jaipur-302 016, India
Un’altra notizia interessante, sempre in merito alla tosse, riguarda la teobromina, sostanza contenuta in buona quantità nella cioccolata scura, e di cui sono stati provati gli effetti tranquillizzanti sulla tosse nervosa. Una ditta farmaceutica inglese è ora impegnata nella produzione di un farmaco a base di teobromina (nome in fase sperimentale: BC1036). Il direttore della compagnia che sta sviluppando questo farmaco mette in rilievo che questa nuova medicina contro la tosse non provocherebbe gli effetti collaterali di alcune altre medicine contro la tosse. Alla domanda che gli è stata posta, e cioè: “perché sviluppare una farmaco se basta magiare molta cioccolata per introdurre teobromina?” il direttore risponde che “con questo farmaco potranno trarre vantaggio dalla teobromina anche le pesone alle quali non piace la cioccolata” J!
Una risposta migliore sarebbe stata (a parte quella, veritiera ed evidente, che in questo modo ne trarrà beneficio la ditta farmaceutica) quella consistente nel mettere in rilievo che con questa farmaco si possono evitare gli effetti deleteri per la linea provocati dal mangiare troppa cioccolata!

Eccesso di peso abbinato ad eccesso di respiro;”obesità alimentare ed obesità respiratoria”
Proseguendo il discorso iniziato con la cioccolata devo purtroppo mettere in rilievo il problema dell’obesità. La mia formazione inGermania in medicina della nutrizione ed il mio lavoro con il respiro in base ai principi Buteyko, mi hanno messa in condizioni ideali per osservare da una parte l’ obesità alimentare (fenomeno ben noto e conosciuto) e dall’altra quello, ancora non molto noto, che vorrei denominare come “obesità respiratoria”.
I due tipi di obesità, (relativamente recenti ed abbastanza sconosciuti ai nostri nonni, che del resto avevano a che fare raramente anche con asma ed allergie mentre ai nostri giorni sia il sovrappeso che l’asma hanno raggiunto proporzioni epidemiche) hanno molti fattori in comune. E infatti sia quando mangiamo che quando respiriamo una quantità di cibo/aria superiore alle effettive esigenze, non ce ne rendiamo conto ed abbiamo quasi sempre la sensazione che il cibo/l’aria che introduciamo sia nella quantità giusta e necessaria per il nostro fabbisogno.
In tutti e due i casi si tratta spesso di sensazioni errate acquisite per via di cattive abitudini o periodi difficili e non sani attraversati per una certa durata. Altre volte il problema consiste nella scarsa assimilazione del cibo (che invece di essere utilizzato per produrre energia viene depositato come grasso) o dell’ossigeno che, se non vi è abbastanza CO2, invece di andare ad ossigenare le cellule viene in gran parte espirato, e ciò provoca una sensazione di carenza di cibo/ossigeno che porta a continuare a mangiare/respirare di più anche quando il cibo o l’O2 già introdotti sarebbero in realtà più che sufficienti. In tutti e due i casi è quindi necessario un paziente lavoro di rieducazione che porti a diminuire la nostra fame di cibo e di aria, e ad una loro migliore utilizzazione nell’organismo . E spesso è necessario agire contemporaneamente su tutti e due questi fronti.
Il mio lavoro medico nel campo della nutrizione mi porta a constatare che le persone in sovrappeso che vengono nel mio studio per delle consulenze dirette a perdere peso, quasi sempre iperventilano, ed in effetti è difficile non respirare in modo relativamente rapido ed affannato se si è sovrappeso. Provate un po’ ad immaginare come respirereste se doveste camminare e muovervi portando sempre con voi due valige del peso di 20 kg!
Vi lascio immaginare quale sia la reazione di quei pazienti che non hanno mai sentito parlare di Buteyko quando dico loro che non solo devono mangiare di meno ma anche respirare di meno!
Purtroppo, quando si è sovrappeso e si respira troppo si è alle prese con un circolo vizioso che in assenza di contromisure tende a rinforzarsi sempre di più e che richiede tempo e pazienza per essere spezzato. Il fatto di essere sovrappeso porta a muoversi di meno (ved. sopra) il che porta a produrre poca CO2 ed a consumare poche energie, e quindi ad accumulare ulteriore grasso. Inoltre l’iperventilazione e la mancanza di CO2 possono poi portare a squilibri ormonali, e ad una produzione non efficiente di energia (il che fa sì che il cibo mangiato, anche quando non è tanto, non venga più consumato in modo efficiente per produrre energia e quindi si accumuli sotto forma di grasso).
Occorre pertanto agire contemporaneamente sul fronte sia del mangiare che del respiro, e in numerosi casi può essere utile ricorrere anche a terapie e rimedi di supporto.
Così ad es, in relazione all’equilibrio ormonale: è essenziale controllare il funzionamento della tiroide . Studi relativamente recenti mettono poi in rilievo, in relazione all’adiposità, il ruolo importante dell’adiponectina e della grelina. L’adiponectina porta a consumare e a smaltire gli accumuli di grasso mentre la grelina porta ad un effetto opposto. Vi sono vari rimedi fitoterapici, in particolare tratti anche dalla medicina ayurvedica, che agiscono in modo scientificamente provato su adiponectina e grelina nel senso auspicato. Occorre tuttavia un esame approfondito del singolo paziente.
Importante è anche il ruolo del cortisolo. L’iperventilazione compromette la produzione in quantità giusta del cortisolo e, se si arriva all’asma, spesso si arriva anche a dover prendere dei medicinali cortisonici che, pur a volte necessari per un certo periodo (se si normalizza il respiro con Buteyko si riesce in genere, con un po’ di pazienza, a ridurne o eliminarne l’esigenza), quando sono in eccesso portano, oltre agli altri problemi, ad un accumulo di grasso sull’addome, e a reazioni di stress e depressione (che a loro volta possono portare a mangiare di più).
Infine, alcuni studi dimostrano che per produrre più adiponectina e quindi per dimagrire, il “digiuno terapeutico intermittente” è particolarmente efficace. In sostanza: digiunare completamente per un giorno intero in cui si beve solo acqua (ovviamente sentito il medico e non quando sono presenti determinate malattie) ogni 3-5 giorni e mangiare normalmente negli altri giorni fa perdere peso in modo più efficace di quanto si riesca ad ottenere mangiando poco ogni giorno. Si tratta in sostanza dell’applicazione, alla tematica del mangiare, del “principio delle onde”, il cui effetto benefico è stato studiato, nel campo del movimento fisico, in particolare dallo scienziato Irving Dardik del quale, in relazione al movimento, ho parlato a lungo nella nuova edizione del mio libro ttacco all’Asma.. e non solo”.

Spero, con queste considerazioni, di non avervi fatto passare completamente l’appetito e concludo augurando “buon appetito e buon respiro”!

 

* I notiziari hanno scopo informativo e non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, ed approfonditi accertamenti. Questo avviso vale per tutti i numeri dei nostri notiziari.

Buongiorno. Spero che tutti i lettori abbiano trascorso buone vacanze, approfittando magari del tempo libero per fare un po’ di esercizi per migliorare il respiro 🙂

Congresso degli istruttori Buteyko a fine agosto in Canada, presso l’Università di Toronto (terapia chelante, disfunzione corde vocali, rapporti Steiner-Buteyko ed altro)
Come accennato nel precedente Notiziario sono stata invitata, in rappresentanza dell’Italia, a tenere un intervento durante il Congresso di istruttori Buteyko, provenienti da ogni parte del mondo, che ha avuto luogo presso l’Università di Toronto –Canada.
Ho parlato sulla tematica relativa all’inquinamento ed ai metalli pesanti ed altri veleni (in particolare il mercurio, che oltre agli altri problemi offre un terreno in cui prospera la Candida: secondo il dr. Thomas Rau, direttore della celebre Clinica svizzera Paracelsus (una delle più celebri cliniche di medicina alternativa in Europa) la Candida sarebbe una reazione di difesa dell’organismo contro l’eccesso di mercurio. La Candida si nutrirebbe di questo mercurio, diminuendone quindi i quantitativi nell’organismo, e potrebbe essere pericoloso cercare di eliminare con mezzi drastici la Candida prima di aver cercato di espellere almeno un po’ di mercurio con una buona terapia chelante.
Uno degli ostacoli che più frequentemente impediscono il conseguimento di successi con il metodo Buteyko è appunto uno stato di forte presenza di veleni nell’organismo, e in questi casi l’iperventilazione è non raramente una reazione di difesa contro questo eccesso di veleni; i veleni vengono infatti in parte emessi nell’aria con il respiro; spesso inoltre provocano uno stato di acidità dell’organismo, il che obbliga a respirare di più per impedire che l’acidità del sangue raggiunga livelli pericolosi.
In questi casi è pertanto necessario, prima di iniziare gli esercizi Buteyko, mettere in atto delle misure di terapia chelante/disintossicante.
Durante il Congresso a Toronto, nel corso del quale ho avuto il piacere di rivedere degli istruttori che non vedevo da anni, provenienti dall’Australia, Danimarca, Usa, Irlanda e Gran Bretagna, vi è stato uno scambio di idee molto fruttuoso e sono stati discussi vari approcci diretti a migliorare ancora di più l’insegnamento degli esercizi Buteyko. Vi sono inoltre state alcune altre Conferenze molto interessanti: una sui rapporti, sempre più evidenti, tra iperventilazione ed ansia/panico ed una sulla disfunzione delle corde vocali.
Sulla disfunzione delle corde vocali, argomento indubbiamente da approfondire, riporto quanto avevo scritto nel Notiziario dell’aprile 2007 (http://buteykoitalia.homestead.com/malattiaeccessorespirazione.html )
“Sempre in relazione alla diagnosi di asma, mi sembra interessante anche un altro problema, la “disfunzione delle corde vocali” che viene non raramente erroneamente diagnosticata come asma, in quanto provoca sintomi molto simili, come una sensazione di chiusura della gola, un senso di soffocamento e problemi di respirazione in particolare, come avviene per l’asma, nella fase dell’espirazione.
Nell’interessante sito http:// cantbreathesuspectvcd.com (non puoi respirare: sospetta una disfunzione delle corde vocali), si osserva come questo problema della VCD (disfunzione delle corde vocali) sia ancora poco conosciuto, come numerosi medici non ne abbiano mai sentito parlare, e come sia ignorato anche in molti libri medici. Il problema, per confondere ulteriormente le cose, è inoltre complicato anche dal fatto che vengono impiegati anche altri nomi per la VCD , e che esistono anche altri quadri patologici simili (ad esempio la “distonia spasmodica”).
E’ interessante comunque notare che, tra i consigli dati nel sito web sopracitato, alla pagina “come sopravvivere ad un attacco di VCD ”, vi siano alcune manovre respiratorie che portano ad un rallentamento e ad una tranquillizzazione della respirazione (nuova conferma della validità di quanto sostenuto dal dr. Buteyko).
Non mi resta che dire che, viste anche tutte queste difficoltà e la complessità della diagnosi dell’asma, perlomeno la respirazione Buteyko, diversamente da quanto accade per broncodilatatori e cortisone, anche quando la diagnosi di asma è errata, fa comunque bene poiché è utile anche in caso di infiammazioni, attacchi di panico, disfunzioni vocali e spasmi.”

Un’altra conferenza molto interessante, tenuta dallo psicologo australiano J.Wilson (www.remedialbreathing.com) ha parlato dei rapporti tra gli insegnamenti di Buteyko e quelli di Rudolf Steiner. Su Steiner, fondatore dell’antroposofia) vi sarebbe troppo da scrivere e quindi rinvio, per chi voglia saperne di più, ad es. al link http://www.macrolibrarsi.it/speciali/rudolf_steiner.php dal titolo “Rudolf Steiner, un gigante dell’età moderna”.
Steiner è noto soprattutto per le sue scoperte nel campo della medicina (medicamento a base di vischio contro i tumori, impiegato soprattutto nella Clinica di medicina antroposofica Lukas-Klinik, in Svizzera, con spese interamente sostenute dal sistema sanitario pubblico svizzero) nel campo dell’istruzione (fondatore delle scuole steineriane/Waldorf) e dell’agricoltura (agricoltura biodinamica).

Ed ecco quanto ha osservato Rudolf Steiner sul respiro: ”E questo è un grande segreto: tutte le forze risanatrici si trovano originariamente nel sistema respiratorio umano. E chi conosce veramente l’intera dimensione del respiro conosce anche le forze risanatrici dell’organismo umano, che non si trovano negli altri sistemi dell’organismo i quali hanno loro stessi bisogno di essere guariti…..”

Sperimentazioni a Toronto
Poichè questo numero del Notiziario si sofferma sul Canada e l’Università di Toronto, dove si è svolto il Congresso, vorrei citare degli studi, pur non recentissimi, che hanno avuto luogo presso questa Università: i ricercatori medici del programma di biologia molecolare dell’Università hanno infatti accertato che “….l’innalzamnto nella permeabilità microvascolare è stato più elevato nel gruppo in cui vi era ipocapnia (tasso troppo basso di CO2 nell’organismo ) che nel gruppo di controllo. Il danno causato da ischemia da riperfusione è stato notevolmente superiore nel gruppo in cui vi era ipocapnia rispetto al gruppo di controllo”. Il danno al tessuto polmonare è stato proporzionale al grado di ipocapnia (Laffey et al. 2000, Laffey et al.2003). Come concludono i ricercatori canadesi in questione: “un innalzamento deliberato della PaCO2 (ipercapnia terapeutica) protegge contro danni al tessuto polmonare (Laffey et al.2003).
Quale conclusione trarne? Anche se i ricercatori in questione, che non conoscevano Buteyko, ovviamente non osservano nulla in proposito, è bene cercare di migliorare il proprio modo di respirare, in modo da conservare una buona quantità di CO2 nell’organismo, senza mai arrivare al livello di ipocapnia che renderebbe necessaria la somministrazioni terapeutica di CO2 con le modalità di cui allo studio sopracitato!

 

* I notiziari hanno scopo informativo e non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, ed approfonditi accertamenti. Questo avviso vale per tutti i numeri dei nostri notiziari.

Zanzare ed anidride carbonica
E’ da tempo arrivato, con il caldo, il consueto fastidio delle zanzare ed insetti vari . I rimedi adottati sono a volte peggiori del male, perchè si ricorre spesso ad insetticidi, lozioni chimiche da spalmare sulla pelle, ed aggeggi vari di cui non è sicura l’innocuità. Esistono anche lozioni e diffusori a base di sostanze naturali, che tuttavia hanno in genere un effetto più blando, non sufficiente.
Mi sembra pertanto interessante riportare a questo proposito la notizia che esistono da vari anni delle trappole cattura-zanzare, a quanto pare di buona efficacia, sia per ambienti interni che per ambienti esterni, basati sull’emissione di piccole quantità di CO2 . E’ stato infatti da tempo accertato che le zanzare e la maggior parte degli insetti volanti sono attratti verso uomini ed animali in particolare da due fattori: anidride carbonica e calore e, sulla base di questo principio, sono stati da tempo messi sul mercato degli aggeggi che attirano le zanzare emettendo CO2, e poi le uccidono (non con la CO2 ma con altri meccanismi). Questi aggeggi mi sembrano più sicuri di vari altri mezzi (non ho nessun collegamento finanziario con i produttori; ne esistono numerosi, in Italia ed all’estero). La quantità di CO2 emessa (rapportata all’ampiezza dell’ambiente da difendere) è minima, paragonabile a quanto pare a quella emessa da una persona che sta iperventilando notevolmente ; ed ecco quindi un nuovo motivo (se ne se scoprono sempre di nuovi!) per cercare di non respirare troppo e quindi di non emettere nell’aria molta CO2: si evita di attirare zanzare ed insetti vari, e si ha meno bisogno bisogno di comprare costose trappole che emettono nell’aria una quantità ancor maggiore di CO2 J !

Cantare nutre il cervello durante l’infanzia
Si sta purtroppo perdendo l’abitudine al canto, sia tra gli adulti che tra i bambini. Un tempo, quando magari si camminava o si lavorava manualmente si cantava, mentre ora si ascolta musica con i lettori MP3 e le cuffie, ed i giochi di un tempo, nei quali si cantava, non esistono più. Bisognerebbe invece cercare di cantare un po’ di più in particolare durante l’infanzia. Cantare in età infantile è infatti ancora più importante di quanto non si pensasse. Ciò è dimostrato in modo più che affidabile da uno studio condotto recentemente in 500 asili nido nella città tedesca di Muenster (Nord Reno-Westfalia). Dallo studio, condotto dai Dr. Thomas Blank e Karl Adamek, dell ‘Università di Muenster in collaborazione con il Dipartimento di Sanità Pubblica, è emerso che l’ 88% dei bambini che nel periodo dell’asilo aveva cantato, era pronto ad iniziare la scuola al raggiungimento dell’età per la scolarizzazione, mentre l’analoga percentuale tra i bambini che avevano cantato poco/niente era pari al 44%.
Si tratta della prima prova scientifica su larga scala riguardante il fatto che il cantare ha effetti favorevoli sullo sviluppo dei bambini, soprattutto in termini di crescita, comportamento sociale e controllo dell’aggressività.
Studi neurobiologici e fisiologici mostrano che il canto favorisce la produzione di ormoni che provocano rilassamento, e diminuisce la produzione di ormoni che provocano aggressività.
La canzone è un “un fattore nutritivo potente per il cervello dei bambini”, osserva quindi il professore di neurobiologia Gerald Huether.
Lo studio è stato pubblicato sul periodico “Singen in der Kindheit” con il titolo “An Empirical Study of Health and School Readiness of Kindergarten Children”.
Come al solito, anche in questo studio è stato preso in esame ogni possibile parametro (dalla pressione al battito cardiaco, alla produzione di ormoni, ecc.) meno il modo di respirare dei bambini che cantavano.
Eppure è noto che il canto, se effettuato bene (e parlo ovviamente di canto e non degli strilli che a volte vengono spacciati per canto) favorisce buone abitudini respiratorie, portando ad una respirazione diaframmatica e a non iperventilare.
E’ noto tra l’altro che nell’antica scuola italiana del “bel canto” si metteva una candela accesa davanti alla bocca dell’allievo; mentre l’allievo cantava la fiamma della candela non doveva oscillare (e quindi il fiato durante il canto doveva essere immesso-emesso lentamente/leggermente, durando a lungo).
Cerchiamo quindi di cantare di più e bene!

Ictus. Recupero con lo yoga
Un numero considerevole di persone, anche giovani, è ogni anno colpito da ictus cerebrali. Lo stress, l’agitazione e la fretta della vita moderna sono indubbiamente dei fattori che non fanno bene alla salute. La buona notizia, già nota da diverso tempo e che ora trova sempre più conferme, è che anche il cervello ha notevoli facoltà di rigenerazione, e che con un po’ di tempo e pazienza è possibile mettere riparo al danno provocato dall’ictus.
Segnalo a questo proposito uno studio effettuato negli Stati Uniti, da ricercatori presso l’Università dell’Indiana, su un gruppo di reduci da eventi bellici, che avevano sofferto di un ictus. Per otto settimane questo gruppo di 20 persone ha effettuato 2 volte alla settimana un’ora di esercizi di yoga, ed in loro è stato accertato il conseguimento di risultati estremamente favorevoli: un aumento del senso dell’equilibrio pari al 34% in base alla Scala Fullerton, oltre a notevoli miglioramenti dell’umore e resistenza.
Come di consueto, indovinate quale parametro non è stato osservato e preso in considerazione nell studio? Avete indovinato: non è stato osservato il modo di respirare all’inizio ed al termine dello studio! Eppure è noto e scientificamente assodato che bastano pochi minuti di iperventilazione per far diminuire del 40 % il livello di ossigenazione del cervello, e quindi, se si attenua l’iperventilazione allora migliora l’ossigenazione, il che ha indubbiamente un effetto positivo sul recupero delle funzionalitò cerebrali dopo un ictus. E’ quindi più che probabile che il miglioramento provocato dagli esercizi di yoga sia stato almeno parzialmente causato anche dalla diminuzione dell’iperventilazione e dal miglioramento del respiro provocato dagli esercizi di yoga. E’ infatti noto (lo diceva Buteyko e lo ripeto anche nel mio libro) che lo yoga, se fatto bene, aiuta a respirare meglio e fa diminuire l’iperventilazione, anche se in modo molto meno rapido ed accentuato rispetto a quanto si può ottenere intervenendo, con il metodo Buteyko, direttamente e solamente sul modo di respirare.

Congresso degli istruttori Buteyko a fine agosto in Canada, presso l’Università di Toronto
Sono stata invitata, in rappresentanza dell’Italia, a tenere un intervento il 28 agosto durante il Congresso di istruttori Buteyko, provenienti da ogni parte del mondo, che avrà luogo a Toronto. Parlerò della tematica realtiva all’inquinamento ed ai metalli pesanti ed altri veleni; metterò in rilievo che uno degli ostacoli che più frequentemente impediscono il conseguimento di successi con il metodo Buteyko è appunto uno stato di forte presenza di veleni nell’organismo, e del modo in cui bisogna procedere in questi casi, mettendo in atto, oltre agli esercizi Buteyko, delle misure di terapia chelante/disintossicante.
Vi farò avere notizie sul Congresso a fine agosto, al mio ritorno da Toronto. Intante auguro buone vacanze (e buona respirazione) a tutti quanti!

 

* I notiziari hanno scopo informativo e non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, ed approfonditi accertamenti. Questo avviso vale per tutti i numeri dei nostri notiziari.

I sospiri
Salve. Inizio questo Notiziario con un argomento che può sembrare poco allegro: quello dei sospiri, collegati in genere all’idea della malinconia.
Un sospiro è definito scientificamente come un’ inalazione involontaria (e successiva esalazione) di un volume di aria superiore di 1,5 rispetto a quello medio abituale in ognuno, (Leiner & Abramowitz, 1958). Secondo alcuni (Wilhelm et al, 2001; Caughey et al, 1943), il volume sarebbe anzi pari a 2 volte rispetto a quello abituale . Il sospiro è in genere effettuato usando la parte superiore del torace ed è tra l’altro un sintomo di una respirazione abituale non diaframmatica ma toracica (Katagiri et al, 1998; Lum, 1975; Lum, 1981; Gallavardin, 1925; Leiner & Abramowitz, 1958).
I sospiri sono frequenti anche durante il sonno, in adulti e bambini. Uno studio (Perez-Padilla et al, 1983) effettuato su 12 adulti sani ha dimostrato che tutti e 12 sospiravano da 1 a 25 volte nel sonno.
(Non stupitevi se gli studi che cito sono spesso piuttosto “antichi”; per trovare una buona quantità di studi fatti sul fenomeno del respiro, non necessariamente collegato a specifiche malattie respiratorie, bisogna risalire a vari anni addietro, poiché a quanto pare le respirazione “normale” è al giorno d’oggi considerata come un argomento non molto interessante per l’effettuazione di studi scientifici).
Sospiri ed iperventilazione: l’aspetto più interessante per questo Notiziario è ovviamente il nesso tra sospiri frequenti ed iperventilazione. Come sopra accennato, durante i sospiri si respira una quantità d’aria superiore al normale ma questo “normale” in chi tende a sospirare molto è comunque già abitualmente superiore all’”ottimale”. In altri termini, come rivelano vari studi, la tendenza ai sospiri frequenti è un chiaro sintomo di iperventilazione abituale e cronica.
Mentre sono state avanzate varie ipotesi quanto alla causa dei sospiri frequenti, un numero considerevole di studi mette in evidenza questo collegamento tra i sospiri frequenti e l’iperventilazione abituale (Aljadeff et al, 1993; Brashear, 1983; Okel BB & Hurst, 1961; Saltzman et al, 1963). Molti ricercatori (Bass & Gardner, 1985; Berczeller, 1993; Brashear, 1983; Fraser & Pare, 1979; Gliebe PA & Auerback, 1944; Howell, 1990; Ker, 1937; Lum, 1975; Lum, 1981; Magarian et al, 1983; Rice et al, 1950). considerano la tendenza a sospirare come un classico sintomo della tendenza all’ iperventilazione. Blashear (1983) in un suo articolo sul periodico Lung , intitolato “La Sindrome dell’iperventilazione”, osserva che i medici dovrebbero considerare i sospiri frequenti dei loro pazienti come un sintomo classico della presenza della “sindrome di ipreventilazione”.
Conseguenze: per chi conosce bene le conseguenze dell’iperventilazione, non è quindi una sorpresa il fatto che numerosi studi abbiano messo in evidenza l’esistenza di un chiaro collegamento tra tendenza ai sospiri e attacchi di panico (Abelson et al, 2001; Schwartz et al, 1996; Wilhelm et al, 2001a; Wilhelm et al, 2001b), ansia (Lum, 1981), disturbi nervosi (Rechnitzer et al, 1929), dispnea (Magarian et al, 1983), astenia ed instabilità neurocirculatoria (White & Hahn, 1929), artrite reumatoide (Robbins et al, 2011).
E’ indubbiamente possibile che chi soffre di questi problemi di salute tenda alla malinconia e quindi ai sospiri frequenti, ma è anche possibile che questi problemi di salute (e magari anche una malinconia collegata alla sensazione di mancanza di energia) siano stati causati o aggravati appunto da uno stato di iperventilazione, di cui la tendenza ai sospiri frequenti è un chiaro sintomo. Dato che chi tende a sospirare frequentemente è già normalmente in uno stato di iperventilazione costante, è comprensibile come in queste persone una rapida successione di sospiri consecutivi possa provocare una ulteriore discesa dei livelli già bassi di CO2 e quindi scatenare, in chi tende a questi disturbi, degli attacchi di asma, dispnea, attacchi di panico ed altro (Chaitow, 2004)
In un precedente numero del Notiziario ho parlato degli effetti benefici della risata, durante la quale si tende a respirare poco e a muovere il diaframma, con un benefico massaggio. Meglio quindi, ogniqualvolta possibile, cercare di essere allegri e ridere, anziché essere malinconici e sospirare!

Ansia ed irritazione, e rischio di attacchi cardiaci
Appare sempre più chiaro il nesso tra lo stato d’animo e le condizioni di salute. In riunioni della American Heart Association, University of North Carolina, si è messo in evidenza come gli studi (condotti su 12.453 persone in un periodo di 8 anni) abbiano dimostrato che coloro che soffrivano per lunghi periodi di stress ed irritazione, avevano una probabilità di attacchi cardiaci in misura superiore del 42%-69% rispetto alle persone più tranquille e serene.
Risultati analoghi sono stati messi in evidenza da ricercatori della Johns Hopkins University che, seguendo 1000 studenti per un periodo dal 1948 al 1994, hanno accertato che gli studenti più “irritabili” avevano il triplo dei rischi di problemi di cuore in età relativamente giovane rispetto agli studenti di temperamento più calmo e poco irritabile. L’autrice dello studio, Dr. Patricia Chang, osserva che la rabbia e l’irritazione causano un rilascio di ormoni che provocano costrizione dei vasi sanguigni, aumentando quindi il rischio di attacchi cardiaci.
Come al solito, quando si fanno questi studi, si osserva tutto, e si colpevolizza tutto il possibile meno il modo “normale” di respirare, al quale non si dedica attenzione. Se si prendesse in esame il modo di respirare delle persone stressate ed arrabbiate, si osserverebbe che queste persone tendono ad iperventilare, ed affrontare il problema cercando di rieducare il respiro ed eliminare l’iperventilazione potrebbe quindi essere uno dei modi più efficaci per diminuire il rischio di future malattie.

Malattie dell’infanzia ed asma/allergie:
Una notizia che può consolare i genitori alle prese con le malattie infantili dei figli: il fatto di ammalarsi di morbillo nell’infanzia riduce il rischio d’asma dell’80% e di allergie del 30% (Rosenlund H et al. Allergic disease and atopic sensitization in children in relation to measles vaccination and measles infection. Pediatrics 2009; 123 (3): 771-8); ammalarsi di varicella prima degli 8 anni riduce il rischio di eczema del 45%, e di eczema grave del 96%! (Silverberg JI, Norowitz KB, Kleiman E et al. Association between varicella zoster virus infection and atopic dermatitis in early and late childhood: A case-control study. Journal of Allergy and Clinical Immunology 2010; 126: 300-305)
-Infezioni respiratorie e tumori
Sempre sulla stessa linea (e cioè: non tutto il male viene per nuocere!) un’altra notizia interessante. A quanto sembrerebbe un virus molto comune, diffuso nell’ambiente e responsabile di infezioni che molto spesso colpiscono le vie respiratorie, il Reovirus, avrebbe effetti protettivi contro i tumori, e sarebbe in grado di distruggere cellule cancerose senza danneggiare cellule sane, tanto che una compagnia americana, la
Oncolytics Biotech Inc. sta fin dal 1998 studiando l’argomento, ed ha messo a punto contro i tumori un preparato, il Reolysin®, che sembrerebbe molto promettente.
Le sperimentazioni su questo preparato non sono ancora concluse e quindi il Reolysin non è ancora in commercio ma nel frattempo chi è alle prese con le fastidiose infezioni alle vie respiratorie causate dal reovirus può forse consolarsi pensando che questo virus intanto sta anche distruggendo alcune delle cellule cancerose che tutti quanti abbiamo e che un buon sistema immunitario (rinforzato magari dal buon modo di respirare!) riesce a tenere sotto controllo.

* I notiziari hanno scopo informativo e non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, ed approfonditi accertamenti. Questo avviso vale per tutti i numeri dei nostri notiziari.

Effetti della respirazione di aria con ossigeno concentrato
Come i conoscitori del metodo Buteyko sanno bene (e sull’argomento mi soffermo a lungo nel mio libro “Attacco all’Asma.. e non solo”), è di scarsa se non di nessuna utilità cercare di far aumentare la quantità di ossigeno che raggiunge la destinazione finale (le cellule del cuore, cervello e vari tessuti) introducendo una maggiore quantità di aria/ossigeno nei polmoni.
Vediamo a questo proposito quanto emerso in una recente revisione sistematica Cochrane di alcuni studi riguardanti pazienti vittime di un attacco cardiaco, ai quali viene spesso fatto inalare ossigeno puro, per cercare di migliorare rapidamente l’ossigenazione del cuore. In questo studio sono stati esaminati i risultati di 3 sperimentazioni per vedere l’effetto di questa pratica. Sono stati presi in esame da una parte dei pazienti ai quali, nelle 24 ore dopo un attacco cardiaco era stato fatto respirare ossigeno puro al 100%, e dall’altra invece pazienti che per le 24 ore dopo l’attacco avevano respirato aria normale (con un contenuto quindi di O2 pari al 20% circa). Ebbene, in questi due gruppi di pazienti, per un totale di 387 persone, vi sono stati in tutto 14 decessi, ma il fatto che ha sorpreso è stato che il numero di decessi, nel gruppo che aveva ricevuto O2 al 100%, è stato pari al triplo rispetto al gruppo che aveva respirato aria normale con O2 al 20%.
I ricercatori hanno tuttavia osservato che anche se questi risultati sembrano indicare che far respirare più ossigeno possa fare più male che bene, il numeri di pazienti esaminati nello studio, come osservato giustamente dalla Dr .Amanda Burls del Department of Primary Health Care dell’ Università di Oxford, è così esiguo che non possono esserne tratte indicazioni conclusive. Tuttavia, come osservato da un altro dei ricercatori, il Prof Tom Quinn, dell’ Università di Surrey- è importante risolvere al più presto questa incertezza, “dato il fatto che si tratta di una pratica così diffusa, è necessario un trial su larga scala per essere sicuri che somministrare O2 concentrato non sia dannoso”, ed un altro membro del team di ricercatori, il Dr. Juan Cabello dell’ospedale universitario di Alicante, Spagna, ha aggiunto: “è veramente stupefacente come noi, cardiologhi, abbiamo sempre usato questo trattamento pur in assenza di solide evidenze”. Non si può che dar ragione al Dr. Cabello; forse, visti i risultati della somministrazione di un po’ di anidride carbonica (CO2) in casi di emergenze di vario tipo (ved. ad es. quanto ho riportato sull’argomento nel Notiziario del marzo 2010), i risultati sarebbero migliori se all’O2 in concentrazione superiore a quella dell’aria si aggiungesse in questi casi un po’ di CO2.
In questo modo la CO2 consentirebbe all’O2 di raggiungere in maggiore quantità i tessuti del cuore, affamato di quell’ ossigeno che non viene rilasciato dal sangue in quantità sufficiente quando non vi è abbastanza CO2.

Ossigeno ed alta montagna
Nella stessa direzione, e cioè quella di una scarsa utilità della presenza di maggiori concentrazioni di ossigeno nell’aria inalata, sembra indicare anche un articolo apparso su Science Daily (Mar. 26, 2011), in cui si osserva che in uno degli studi su più larga scala mai effettuati sull’argomento, dei ricercatori della University of Colorado School of Medicine, insieme alla Harvard School of Global Health hanno accertato che le persone che vivono ad altitudini elevate, in cui vi è pertanto meno ossigeno, hanno meno probabilità di morire di problemi di cuore e tendono a vivere più a lungo; (ciò ovviamente purchè queste persone non soffrano di malattie respiratorie perchè in questo caso l’effetto della minore quantità di ossigeno sarebbe negativo) Come affermato da Benjamin Honigman, professore di medicina d’emergenza all’Università del Colorado : “livelli bassi di ossigenon attivano certi geni che, a quanto riteniamo, possono migliorare la funzione del muscoli cardiaco e possono anche far nascere nuovi vasi sanguigni, creando nuovi passaggi per il sangue verso il cuore” .
Il Colorado è lo Stato americano situato all’altitudine più elevata ed è anche lo Stato in cui gli abitanti sono più snelli, in forma, e con il minor numero di decessi per problemi cardiaci e tumori del colon e dei polmoni.
Come affermato da Honigman: “Vogliamo ora capire i meccanismi dietro l’ipossia (scarsa presenza di O2) ed i motivi del suo effetto sull’organismo”
Indubbiamente vi è ancora molto da ricercare sul respiro e l’ossigenazione!

Apparecchi per migliorare l’ossigenazione
Non mi riferisco qui ovviamente ad apparecchi diretti ad incrementare e concentrare la percentuale di ossigeno nell’aria inspirata poiché, come i lettori di questo Notiziari già sanno, (e ved.sopra) non serve aumentare la quantità di O2 che va ai polmoni per far aumentare anche la quantità di O2 che passa al sangue e poi dal sangue ai vari tessuti (l’argomento è esaminato a fondo nel mio libro “Attacco all’Asma.. e non solo”). Mi riferisco invece a degli apparecchi che facilitano il passaggio dell’O2 nella sua tappa finale, dal sangue ai tessuti, dando un aiuto supplementare alla loro ossigenazione. Due di questi apparecchi danno risultati abbastanza buoni: mi riferisco al “Bol d’air” del Dr. Jacquier (di cui si parlava anche nel primo libro su Buteyko uscito in italiano, 10 anni fa, “Attacco all’Asma” di Rosa M. Chicco) ed all’apparecchio “Airnergy”, di studio e fabbricazione tedesca.
Questi due apparecchi, facendo passare l’aria attraverso alcuni oli essenziali, e tramite impulsi elettronici ed altri, trasformano l’O2 in O, e cioè in ossigeno nascente, che si distacca più facilmente dall’emoglobina, per raggiungere i vari tessuti. Anch’io ho questi due apparecchi nei miei studi medici e li uso spesso per ottenere, quando necessario, una ossigenazione supplementare.
La parte fondamentale del discorso è tuttavia nel termine “supplementare”: questi apparecchi infatti (a parte il costo di varie migliaia di euro che non li rende facilmente accessibili a tutti), aiutano l’ossigenazione appunto in modo supplementare e non “fondamentale”. Il “fondamento” della buona ossigenazione dei tessuti consiste infatti nella buona assimilazione dell’O2, e cioè dell’ossigeno nella sua forma normale, quale presente nell’atmosfera ed emesso anche dalle piante. Trasformare una parte di questo O2 in O semplice per farlo andare più facilmente ai tessuti non risolve il problema fondamentale dello scarso passaggio del normale O2 verso i tessuti. Per risolvere questo problema è necessario normalizzare la respirazione eliminando l’iperventilazione, mantenendo così una quantità di CO2 sufficiente per fare distaccare l’O2 dall’emoglobina e farlo passare nei tessuti. Quando questo passaggio funziona bene, l’ossigeno nascente prodotto dagli apparecchi può dare un ulteriore potenziamento alla ripresa della buona ossigenazione dei tessuti ma non è sufficiente ad assicurarla se la normale respirazione senza apparecchi non funziona bene 24 ore su 24.
Questi apparecchi non producono inoltre alcun effetto sulla CO2 ed è noto che la CO2, a parte il suo effetto consistente nel facilitare il passaggio dell’O2 ai tessuti, produce “in proprio” anche altri effetti benefici (spasmolitici, vasodilatatori, antiinfiammatori ed altro, provati da numerosissimi studi medici elencati anche nel mio libro). Non posso quindi che concludere che per ossigenarsi bene è indispensabile respirare costantemente “bene”: apparecchi e sostanze varie possono dare un aiuto supplemntare che però da solo non è sufficiente.
E concludo augurando a tutti una Buona Pasqua!

 

* I notiziari hanno scopo informativo e non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, ed approfonditi accertamenti. Questo avviso vale per tutti i numeri dei nostri notiziari.

“Buteyko, la terapia naturale più efficace per l’asma” scrive la rivista “Good Health”
La conoscenza dei benefici del metodo Buteyko per l’asma si sta diffondendo sempre di più negli ambienti medici di lingua inglese. In particolare in Australia, dove fin dal 1994 è stato effettuato uno studio in doppio cieco che ha provato questi effetti benefici, il metodo Buteyko sta diventando sempre più conosciuto. Per fare un esempio: nella rivista di salute popolare più diffusa in Australia, dal nome “Good Health” (buona salute), nell’edizione di questo aprile, nella rubrica “Chiedete ai nostri esperti”, il Dr Ross Walker, cardiologo e autore di sei libri, rispondendo
alla domanda di un lettore sul trattamento dell’asma, dopo aver parlato dei vari trattamenti, convenzionali ed alternativi, osserva ”… . ma probabilmente la terapia naturale più efficace è la tecnica di respirazione Buteyko, se insegnata da un istruttore ben preparato”.

Asma e muri umidi
Mi sembra interessante, in questo periodo in cui siamo alle prese con un aumento di piogge/umidità/esondazioni, attirare l’attenzione su questo articolo: http://www.abc.net.au/worldtoday/content/2004/s1126379.htm , pur non nuovissimo, scritto anche questo in Australia dove, come noto, la percentuale di asmatici è straordinariamente alta. L’articolo riporta come, a seguito di controlli fatti su oltre 65.000 edifici, si sia constatato un chiaro nesso tra il livello di umidità negli edifici e la presenaza di asmatici in questi edifici.
E in effetti è noto come sui muri umidi possano prolificare muffe, milbe ed organismi vari che non fanno certamente bene, in particolare a chi già tende ad allergie ed asma. Qualcuno potrebbe osservare che i problemi di umidità nei muri nei secoli scorsi ci sono sempre stati; anzi le case erano costruite con materiali meno resistenti all’umidità e meno riscaldate, eppure l’asma non era così diffusa come oggi. Questo è indubbiamente vero, e probabilmente ci sono molte altre cause responsabili (tra cui soprattutto le abitudini respiratorie errate).
Va tuttavia osservato che un tempo nelle abitazioni non vi erano le doppie finestre e tutte le misure che, per realizzare un risparmio energetico, finiscono oggi con il sigillare quasi ermeticamente le case, in cui ormai l’aria circola solo attraverso impianti di condizionamento, sia per riscaldare che per raffreddare. Può quindi valere la pena di dedicare attenzione all’edificio in cui si vive e, se del caso, di mettere in atto delle misure di risanamento dei muri, di aprire ogni tanto le finestre per arieggare e di fare attenzione alle condizioni degli impianti condizionatori, cambiando spesso i filtri.

Asma ed antibiotici
In una recente ricerca condotta presso la celebre Università di Yale, negli Stati Uniti, si è accertato che il somministrare ai bambini, prima dei sei mesi di età, un ciclo di antibiotici, fa aumentare il loro rischio di diventare asmatici nella misura del 40%. L’aumento del rischio raggiunge il 70 % se il ciclo di antibiotici viene ripetuto.
Indubbiamente, vi sono delle situazioni in cui il ricorso agli antibiotici può essere inevitabile ma, come osservato nel commentare i risultati della ricerca dal Dr George Kassianos, portavoce del Royal College dei medici di medicina generale: “Dobbiamo fare molta attenzione nel prescrivere antibiotici ai bambini e, citando studi come questo, dovrebbe divenire più facile per i medici convincere i genitori dell’esigenza di evitare gli antibiotici se non assolutamente necessari”.

Sindrome di stanchezza cronica ed iperventilazione
La sindrome di stanchezza cronica, spesso unita alla fibromialgia, è un problema che si sta diffondendo con grande velocità. Le cause non sono state ancora del tutto chiarite, anche se si fanno varie ipotesi, così come purtroppo non si è ancora trovato un rimedio efficace. Quel che appare sicuro è tuttavia che in chi soffre di sindrome di stanchezza cronica vi è molto spesso una situazione di iperventilazione (eccesso di respiro rispetto all’attività svolta). Ciò è provato da numerosi studi, ma la conclusione che la medicina ufficiale ne trae è che l’iperventilazione sia una conseguenza, più che una causa, della sindrome di stanchezza cronica. In parte ciò è probabilmente vero, poiché quando ogni minima attività costa un grande sforzo e dispendio di energia, allora per fare pochi passi occorre a volte respirare come se si corresse la finale dei cento metri. Tuttavia, non raramente l’iperventilazione può essere non solo una conseguenza, ma anche una causa della sindrome di stanchezza cronica, in cui si realizza un circolo vizioso tra eccesso di respiro e scarsa ossigenazione dei tessuti e quindi produzione difettosa di energia, che a sua volta porta a respirare sempre di più per compiere ogni minima attività.
Cito qui solo alcuni degli studi che approfondiscono il rapporto tra da una parte iperventilazione ed ipocapnia (basso livello di CO2 causato dall’iperventilazione) e dall’altra la stanchezza cronica, studi ai quali, a mio avviso, andrebbe dedicata un’attenzione molto maggiore:
1) Q J Med. 1994 Jan ;87(1):63-7. Hyperventilation and chronic fatigue syndrome.
Saisch SG, Deale A, Gardner WN, Wessely S. -Department of Thoracic Medicine, Kings College School of Medicine and Dentistry, London , UK
2 ) Behav Res Ther. 2007 Nov; 45(11): p. 2679-2690. Epub 2007 Jul 20.
Hyperventilation in patients with chronic fatigue syndrome: the role of coping strategies. Bogaerts K, Hubin M, Van Diest I, De Peuter S, Van Houdenhove B, Van Wambeke P, Crombez G, Van den Bergh O.Research Group on Health Psychology, Department of Psychology, University of Leuven, Tiensestraat 102, 3000 Leuven, Belgium.
3) Dyn Med. 2007 Jan 30; 6: p.2. Hypocapnia is a biological marker for orthostatic intolerance in some patients with chronic fatigue syndrome.
Natelson BH, Intriligator R , Cherniack NS , Chandler HK, Stewart JM.
Department of Neurosciences, UMDNJ-New Jersey Medical School , Newark NJ , USA . natelson@njneuromed.org
4)Am J Med Sci. 2006 Jun;331(6): p. 295-303.Patterns of hypocapnia on tilt in patients with fibromyalgia, chronic fatigue syndrome, nonspecific dizziness, and neurally mediated syncope.-Naschitz JE, Mussafia-Priselac R, Kovalev Y, Zaigraykin N, Slobodin G, Elias N, Rosner I.-Department of Internal Medicine A, the Bnai-Zion Medical Center and Bruce Rappaport Faculty of Medicine, Technion-Israel Institute of Technology, Haifa, Israel. Naschitz@tx.technion.ac.il
Vi sarebbe indubbiamente ancora molto da scrivere sull’argomento, sul quale intendo tornare in una delle prossime puntate.

 

* I notiziari hanno scopo informativo e non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, ed approfonditi accertamenti. Questo avviso vale per tutti i numeri dei nostri notiziari.

Riaddestramento respiratorio in soggetti affetti da broncopatie croniche ostruttive.
Chi ormai ci segue da anni sa bene che in alcuni casi iniziare il riaddestramento respiratorio con il metodo Buteyko non è consigliabile, ed anzi non è nemmeno possibile. In particolare, mi riferisco a soggetti in cui vi è già un notevole danno polmonare e che hanno costantemente bisogno della somministrazione di ossigeno. Per queste persone è purtroppo troppo tardi per iniziare il metodo Buteyko, ed andrebbero semmai prese in considerazione altre techniche di ossigenazione. Tuttavia, vi sono dei casi che definirei “casi limite” nei quali è ancora possibile ottenere dei risultati con Buteyko: ho avuto il piacere di incontrare la dr.ssa Rosaria Scevola . La dr.ssa Scevola lavora a Catania , ed è una fisioterapista con master di alta specializzazione. Da anni è attiva nella riabilitazione respiratoria di ammalati cronici. Circa due anni e mezzo fa, il primario ospedaliero della dr.ssa Scevola le ha suggerito di informarsi sul metodo Buteyko per vedere innanzitutto di cosa si trattasse, e successivamente per magari applicarlo in determinati casi. La dr.ssa Scevola ha così letto con molta attenzione l’edizione precedente del mio libro “Attacco all’asma…e non solo” ed è passata all’azione. Ha selezionato “casi limite” nei quali appariva ancora possibile applicare le basi ed alcuni esercizi molto semplici del metodo; (il lettore si renderà conto che solo chi ha una profonda conoscenza dell’apparato respiratorio e della fisiopatologia respiratoria è in grado di valutare correttamente la situazione e di intraprendere un lavoro del genere). La dr.ssa ha misurato i seguenti parametri: la famosa pausa controllo, la frequenza respiratoria, il polso, la pressione arteriosa, la saturazione dell’ossigeno nel sangue e la scala Borg . (Quest’ultima è una scala di misurazione soggettiva, da 0-10, della sensazione di affanno e costrizione toracica utilizzata in soggetti affetti da broncopatie croniche ostruttive ed asma; è utile nel capire come si senta soggettivamente il malato). La dr.ssa ha misurato questi parametri prima degli esercizi, dopo 2 minuti di esercizi, poi dopo 4, 6 e 8 minuti. Dal punto di vista fisio-patologico, gli esercizi sono pertanto stati prescritti in modo controllato, evitando quindi un incremento brusco della CO2, che in questi soggetti potrebbe provocare un broncospasmo “reattivo” causato dal centro respiratorio. Nei 10 casi che mi ha presentato la dr.ssa, è riportato un aumento lento e graduale della pausa controllo con conseguente miglioramento dei parametri fisiologici e inoltre –fattore di una certa importanza- era da apprezzare la sensazione soggettiva dei pazienti che si sentivano meglio.
Ciò ci dimostra che anche se non è sempre possibile un riaddestramento respiratorio “completo” è comunque possibile, a seconda dei casi, ottimizzare il funzionamenteo delle pur scarse risorse respiratorie rimaste. Inoltre, è da apprezzare come una migliore ossigenazione dei tessuti sia in realtà una delle basi più importanti della vita, concetto in realtà ad ”ampio spettro” in quanto può prendere in considerazione sia un atleta che desidera migliorare la propria prestazione sportiva come anche un ammalato cronico. Chi ha letto i miei articoli ed i miei libri si sarà accorto che insisto sempre di più su schemi personalizzati, in quanto ognuno di noi è un caso a sé.
E’ doveroso ringraziare la dr.ssa Scevola, che ha veramente a cuore le esigenze ed il benessere psico-fisico dell’ammalato, e dedica buona parte anche del suo tempo libero per raggiungere questo obiettivo.

Inquinamento e veleni
In vari numeri di questo Notiziario negli anni scorsi avevo messo in guardia contro sostanze tossiche contenute in molti prodotti usati per la pulizia personale e della casa, ed in altri oggetti di uso comune . Ora finalmente anche la Commissione europea ha deciso di mettere al bando gradualmente in tutta l’Ue, entro i prossimi tre-cinque anni, sei sostanze chimiche cancerogene, tossiche per la riproduzione, persistenti o bioaccumulative che sono largamente usate in prodotti di consumo quali i deodoranti per ambienti, detersivi e detergenti, ammorbidenti per bucato, vernici, materiali sostitutivi del cuoio e della pelle per borse, scarpe e libri, colle e adesivi, materiali tessili, gomma, inchiostro per stampanti, nonché tappezzerie per case e automobili, ed altro. I veleni incriminati sono gli ftalati Dehp (di-2-etilesil), Bbp (ftalato benzilico butilico) e Dbp (ftalato dibutilico), più altre tre sostanze: musk xylene(5-ter-butyl-2,4,6-trinitro-m-xylene), Mda (4,4′-diamminodifenilmetano), Hbccd (esabromociclododecano).
Peccato che per il ritiro di queste sostanze sia previsto un periodo di 3-5 anni, durante i quali potremo dunque continuare tranquillamente ad avvelenarci!
Come ho scritto anche nella seconda edizione del mio libro, “Attacco all’Asma.. e non solo”, vivendo nell’ambiente attuale, siamo tutti più o meno “inquinati”. Il metodo Buteyko, portando ad un miglior funzionamento di fegato e reni e ad una migliore circolazione, aiuta a disintossicarsi ma nei casi più pronunciati può essere utile una terapia chelante di supporto. In alcune persone l’eccesso di respiro è abbinato all’accumulo di veleni che portano ad una disfunzione nelle cellule e ad una loro scarsa ossigenazione. In alcuni casi di persone molto “avvelenate”, prima ancora di procedere al riaddestramento del respiro con Buteyko, potrebbe essere utile una cura disintossicante/chelante. In questo modo, oltre a poter eseguire più facilmente gli esercizi Buteyko si evita anche che con l’eliminazione delle tossine, magari a volte molto rapida, provocata dal miglioramento del respiro, si producano delle crisi di disintossicazione troppo acute.

Asma ed obesità
Uno studio (1. Macredmond R, Singhera G, Attridge S, Bahzad M, Fava C, Lai Y, Hallstrand TS, Dorscheid DR. Conjugated linoleic acid improves airway hyper-reactivity in overweight mild asthmatics. Clin Exp Allergy. 2010 Jul;40(7):1071-8) osserva che spesso i problemi di peso sono abbinati a problematiche polmonari (aumentate del 75% nella popolazione Americana, in modo analogo all’aumento dei problemi di peso) e riferisce in merito ad una sostanza utile per tutti e due i problemi.
In questo studio in doppio cieco condotto su 28 persone che soffrivano di problemi polmonari (ipereccitabilità delle vie respiratorie ed altro), a metà dei soggetti è stato somministrato un integratore a base di acido linoleico coniugato (CLA-già molto diffuso sul mercato anche da noi), ed in questi questi soggetti, dopo 12 settimane è stato riscontrato un significativo miglioramento della funzionalità delle vie polmonari, ed anche un miglioramento nei problemi di peso. Nessun cambiamento si è invece verificato nel gruppo placebo.
L’esistenza di questo collegamento ovviamente non ci stupisce, poiché l’eccesso di respiro presente negli asmatici provoca anche un funzionamento non ottimale del metabolismo, il che facilita l’accumulo di grasso; tuttavia, anche se il CLA sembra poter dare un utile supporto, se non si mette a posto il modo nel quale si respira 24 ore su 24, difficilmente sarà possibile risolvere alla base il problema.

 

* I notiziari hanno scopo informativo e non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, ed approfonditi accertamenti. Questo avviso vale per tutti i numeri dei nostri notiziari.

Salve e Buon Anno a tutti! Spero, come ripeto ogni anno, che tra i “buoni propositi” per l’Anno Nuovo abbiate messo anche quello di “respirare meglio” iniziando/riprendendo/intensificando gli esercizi del metodo Buteyko!

Inizio con una segnalazione di carattere “esoterico/spirituale”.

Ho appena letto nel libro “Le leggi del Karma” di Goswami Kriyananda, un noto maestro di kriya yoga, il seguente paragrafo: “Praticate il pranayama, la scienza di estendere e trattenere il respiro senza sforzo…. e più a lungo verrà trattenuto il respiro senza sforzo, più in fretta accadrà l’eliminazione totale del karma; lo stato di assenza di respiro npn è uno stato inconscio ma uno stato super-conscio e questo fa sì che possa soverchiare qualsiasi karma e quindi dissolvere anche il karma del passato. Il samadhi è l’arresto mistico del respiro fisico, che è ben diverso dal trattenere il respiro con la forza di volontà.” Quando si trattiene il respiro “a calice pieno” (dopo l’inspirazione) spiega poi Kriyananda, il karma del passato viene ammorbidito, e quando si trattiene il respiro”a calice vuoto” (dopo l’esalazione) il karma del passato viene eliminato.Pertanto, raccomanda Kriyananda:”quando trattenene il respiro (senza sforzo) pensate pensieri buoni e vivete buone sensazioni. Di solito il nostro trattenere il respiro è quasi impercettibile, eppure quello è precisamente il momento in cui il karma del passato viene ammorbidito”.
I conoscitori delle religioni orientali sanno bene cosa sia il karma; si tratta delle conseguenze delle buone o cattive azioni eseguite nelle vite precedenti, che determinano buoni o cattivi eventi nella reincarnazione attuale. Pertanto, praticando il metodo Buteyko ( con il quale si riesce per l’appunto a non respirare, senza sforzo, per frazioni di tempo più lunghe), oltre a guarire da acciacchi vari potrebbe essere possibile anche migliorare il nostro karma 🙂 !

Altri medicinali da ritirare
Vengo ora alle notizie più “scientifiche” alle quali è in genere dedicato questo Notiziario, e devo purtroppo continuare con gli ormai consueti avvertimenti. La rivista medica francese Precrire osserva che sarebbe opportuno ritirare dal mercato i farmaci contenenti il principio attivo Buflomedil, un vasodilatatore, sottolineandone la pericolosita’ e gli effetti negativi cardiaci e neurologici anche mortali. Gia’ nel febbraio scorso l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) aveva emesso una comunicazione sulla sicurezza rivolta ai medici, consigliando ulteriori cautele. Tuttavia il farmaco non è ancora stato ritirato.
Non vi nascondo che, quando mi chiedono “ma è sicuro al 100% che il metodo Buteyko sarà efficace nel mio caso?”, invece di stare pazientemente a rispondere, al telefono, che sarebbe disonesto da parte mia assicurare un’efficacia al 100% (ognuno è un caso a sè ed in campo medico nulla è mai sicuro al 100%) mi verrebbe spontaneo rispondere che perlomeno è sicuro al 100% che il metodo Buteyko, (purché ben praticato) non farà male, cosa che non si può dire per alcuni farmaci.

Inquinamento ed eccesso d’igiene. La terapia chelante e la terapia elmintica
Si moltiplicano le notizie allarmanti sui veleni dai quali siamo sempre più circondati: basta pensare all’acqua all’arsenico ed alle uova/carne/latte alla diossina in Germania. Come ho messo spesso in rilievo, il respiro è uno dei fattori più importanti –se non il più importante- per la salute ma non è l’unico. Vi è sempre tutta una serie di fattori da considerare e non si può pensare che sia possibile, grazie al metodo Buteyko, stare bene anche se si beve acqua all’arsenico! Respirare bene aumenta indubbiamente anche in questi casi la nostra resistenza e capacità di disintossicazione che tuttavia, se l’arsenico o altri veleni sono troppi, ha dei limiti. Il metodo Buteyko ha comunque anche in questi casi una importante funzione di allarme: se, pur facendo bene e con perseveranza gli esercizi, non si riesce in tempi ragionevoli a migliorare il modo di respirare, spesso il motivo è da ricercare nella presenza di veleni depositati nell’organismo.
Nel 2003 avevo studiato ed approfondito in Germania la terapia chelante (diretta appunto ad eliminare dall’organismo i depositi di mercurio, metalli pesanti ed altri veleni); si tratta della terapia che, insieme a quella riguardante il miglioramento del modo di respirare, ho raccomandato con la frequenza maggiore nei miei ultimi 7 anni di pratica medica (sto scrivendo un libro sull’argomento). Siamo veramente alle prese, nel nostro ambiente, con un numero di agenti tossici di dimensioni preoccupanti.
Mentre la “sporcizia” chimica che ci circonda non ci allarma quanto dovrebbe, l’atteggiamento è invece diverso nei confronti della “sporcizia naturale”, con la quale abbiamo convissuto per secoli. Molti sono terrorizzati dall’idea del minimo contatto con germi e terriccio e lavano/disinfettano quasi ossessivamente tutti gli oggetti con i quali entrano in contatto. Anche in questo, come in altri campi, vale la raccomandazione di trovare la giusta misura!
Già in altre edizioni del Notiziario avevo accennato alla teoria dell’”eccesso di igiene” quale causa del grande aumento dei casi di asma, allergie e malattie autoimmuni. In base a questa teoria, per migliaia d’anni il sistema immunitario umano si è sviluppato in condizioni di stretto contatto con il terreno e le varie sostanze (germi, vermi, residui vari ecc.) in esso contenute. L’uomo moderno invece compra alimenti, lavati e disinfettati, nel supermercato; i bambini non giocano quasi più nei campi e prati ma in casa o in cortili asfaltati; mancherebbe quindi al sistema immunitario umano, in base a questa teoria, la possibilità di confrontarsi ed allenarsi tramite il contatto con la “sporcizia” naturale alla quale era abituato, e ciò porterebbe ad un suo sviluppo e funzionamento non ottimale .
Nell’ambito di questa teoria sta nascendo la “terapia elmintica” ( con prodotti ricavati da vermi), ed una ditta tedesca ha messo a punto, contro le allergie, dei medicinali contenenti appunto dei residui elmintici, già prodotti ed in vendita in Tailandia.
Anche se impiego da tempo, con ottimi risultati, dei medicinali provenienti dal regno animale, come api, formiche, ed in particolare ragni, scorpioni e serpenti (elaborati con determinate procedure ed usati in Germania da decenni), per quanto riguarda la terapia elmintica mi sembra che i risultati, e soprattutto l’innocuità, non siano ancora sufficientemente provati e mi sembra preferibile aspettare che si concludano le ulteriori sperimentazioni in corso in Germania.

Studi sul respiro e l’asma presso la Southern Methodist University di Dallas
I professori Thomas Ritz ed Alicia Meuret, presso questa Università, hanno elaborato un programma durante il quale intendono insegnare agli asmatici come migliorare la loro condizione cambiando il loro modo di respirare.
Il programma è finanziato con 1,4 milioni di dollari dal National Institute of Health e si concluderà nel luglio di quest’anno.
I professori in questione osservano (dando –giustamente- la loro affermazione per scontata e non necessitante ulteriori conferme) che “Durante un attacco d’asma si tende ad iperventilare e sfortunatamente ciò peggiora il problema, facendo diminuire i livelli di CO2 nel corpo, il che ostacola la circolazione del sangue verso il cervello ed irrita ulteriormente le vie respiratorie. Gli asmatici che iperventilano costantemente rischiano carenze croniche di CO2, il che li rende più vulnerabili a futuri attacchi. “
Impiegando il programma da loro elaborato ( Capnometry-Assisted Respiratory Training -CART) i professori intendono insegnare ai pazienti come eliminare l’iperventilazione.
Fa piacere vedere come finalmente si inizi ad osservare l’esistenza di iperventilazione e carenza di CO2 negli asmatici. Ciò che fa meno piacere è vedere che i professori in questione, senza nemmeno menzionare Buteyko (che, 60 anni prima di loro aveva osservato il fenomeno in questione) ritengano necessario ricorrere, per questo riaddestramento respiratorio, ad apparecchiature (i capnometri, che misurano la quantitò di CO2 contenuta nell’aria esalata) complesse e costose, alle quali si ha in genere accesso solo in ospedali o studi medici.
Io stessa, presa alcuni anni fa da un “raptus” tecnologico, mi ero procurata, con notevole spesa, un complesso capnometro, sperando di potere con questo strumento insegnare meglio la respirazione Buteyko ai miei pazienti. Il primo entusiasmo era però passato presto e mi ero resa conto che la semplice PC (pausa controllo) insegnata da Buteyko, costituisce il modo più semplice ed efficace, che può essere effettuato ovunque, senza macchinari, per misurare il rapporto del nostro organismo con la CO2. Purtroppo siamo tutti portati a pensare che le procedure costose e tecnologiamente complesse siano più efficaci di quelle semplici e non costose. Non è sempre così, e Buteyko ne è il miglior esempio!

* I notiziari hanno scopo informativo e non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, ed approfonditi accertamenti. Questo avviso vale per tutti i numeri dei nostri notiziari.

?>