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La-terapia-chelante

Terapia chelante– E’ stato pubblicato (aprile 2014) dalla Macrolibri il mio nuovo libro sulla terapia chelante.

Riporto qui una delle considerazioni che nel libro scrivo in relazione al nesso tra iperventilazione/problemi di respiro ed inquinamento dell’aria/opportunità di una terapia chelante, diretta a diminuire il carico di tossine che, nel nostro ambiente inquinato, si accumulano, in maggiore o minore misura, praticamente in tutti noi. (ved. www.gruppomacro.com/prodotti/terapia-chelante ) : “Le intossicazioni croniche da metalli tossici vanno mano nella mano con l’iperventilazione cronica, potenzialmente innescando mecca­nismi nocivi per la salute che si auto-alimentano. Essenzialmente, i nostri polmoni, nel tentativo di proteggere l’organismo umano, espellono parte delle sostanze nocive presenti nell’aria, tra cui i me­talli tossici. Il polmone, infatti, è spesso il primo organo con il quale vengono in contatto diretto queste sostanze non gradite; i metalli tossici irritano la gola, la trachea ed il tessuto polmonare. Nel tenta­tivo di liberarsi da queste tossine cosa accade? Si respira di più e più velocemente per “cacciare fuori”, espirando, queste sostanze dan­nose, e quindi si iperventila. Entra quindi in scena il meccanismo del cane che si morde la coda: l’aria è intrisa di metalli tossici; nel tentativo di espellerli sì iperventila, iperventilando entra nei polmo­ni ancora più aria e quindi ancor più metalli tossici e si verificano anche altri effetti fisiologici nocivi causati dall’iperventilazione….. La prossima volta che vi trovate a camminare tra i tubi di scap­pamento di macchine o bus, fate caso alla sensazione fastidiosa che percepite in gola e osservate il vostro respiro… non è vero che diventa più rapido e affannato? Molte persone iperventilano cro­nicamente anche perché sono cronicamente intossicate da metalli. Una terapia chelante e un riaddestramento respiratorio mirato a ridurre l’iperventilazione non possono che potenziarsi a vicenda e dovrebbero procedere di pari passo”

-Inquinamento dell’aria, iperventilazione ed asma.         Nel Notiziario del mese scorso ho parlato del nesso tra iperventilazione ed intossicazione da metalli e varie sostanze tossiche; il nostro ambiente  purtroppo diventa ogni giorno più inquinato, e nel mio ultimo libro,  appena pubblicato dalla Macroedizioni  (ved. www.gruppomacro.com/prodotti/terapia-chelante ) ho esaminato a fondo  la tematica, indicando alcune terapie e mezzi per disintossicarci e far fronte a questo problema. Vari studi hanno in particolare messo in rilievo il nesso tra inquinamento atmosferico (presente in maggior misura nelle grandi città) e l’aumento dei casi di asma, in particolare nei bambini.Cito qui solo alcuni di questi studi: Traffic-related air pollution correlates with adult-onset Asthma among never-smokers. 2009 ThoraxChildhood incident Asthma and traffic-related air pollution at home and school. 2010 Environmental health perspectives   Effect of early life exposure to air pollution on development of childhood asthma. 2010 Environmental health perspectives  Indoor air pollution and childhood asthma: variations between urban and rural areas. 2010 Indoor airTraffic-related air pollution and the development of Asthma and allergies during the first 8 years of life. 2010 American journal of respiratory and critical care medicineOutdoor air pollution and Asthma in children. 2011 The Journal of Asthma : official journal of the Association for the Care of Asthma.                            Uno dei meccanismi attraverso i quali l’inquinamento dell’aria provoca un aumento dei casi di asma è a mio avviso  anche il fatto  (purtroppo raramente messo in rilievo negli studi che insistono più che altro sull’effetto irritante delle tossine su gola e vie respiratorie)  che l’aria inquinata induce ad iperventilare, nel tentativo di espellere in maggiore quantità le tossine inalate. In questi casi, come ho accennato nel Notiziario del mese scorso, non si riesce, solamente con gli esercizi Buteyko, a “respirare di meno” se non in minima misura, e si crea un circolo vizioso in base al quale si respira di più per espellere le tossine inalate, ma in questo modo si inala anche di più e quindi si introduce nuovamente una maggiore quantità di tossine. Occorre agire quindi su due fronti: quello dell’attenuazione dell’iperventilazione ma anche quello della diminuzione, con terapie chelanti, del carico di tossine presenti nell’organismo.

Articolo sulla Terapia Chelante

Spero che, come si fa in genere nelle vacanze, abbiate avuto il tempo di rilassarvi e di fare delle buone, interessanti letture. Tra queste, spero che abbiate letto anche la seconda puntata del mio articolo sulla terapia chelante, pubblicato sull’attuale numero di Scienza e Conoscenza (nr. 41). Se non l’avete letto, questo è il link: http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/terapia-chelante-come-funziona-effetti.php . Mi convinco sempre di più che, dopo aver messo a posto il proprio modo di respirare, preoccuparsi di eliminare i metalli pesanti e le varie tossine ambientali che tutti accumuliamo, è la misura più importante da prendere per restare/tornare in buona salute, e sull’argomento sto scrivendo un libro. Vi terrò al corrente!

Metalli pesanti ed altre tossine

Mio articolo sull’ultimo numero di “Scienza e Conoscenza”:….. Nel Notiziario dello scorso settembre vi avevo riferito in merito al mio intervento, in rappresentanza dell’Italia, al Convegno di istruttori Buteyko in Canada presso l’Università di Toronto, in cui avevo approfondito il nesso tra iperventilazione-Buteyko ed avvelenamento dell’organismo da metalli pesanti ed altre tossine;(ved. http://buteykoeducators.org/content.aspx?page_id=87&club_id=174916&item_id=182035). Il livello di inquinamento ambientale che ormai ha raggiunto dimensioni più preoccupanti che mai, è uno dei fattori principali che causano o aggravano una serie di problemi di salute, in rapido aumento negli ultimi decenni. Come scrivevo nel Notiziario del settembre 2011:”Uno degli ostacoli che più frequentemente impediscono il conseguimento di successi significativi con il metodo Buteyko è appunto uno stato di forte presenza di veleni nell’organismo…… In questi casi è pertanto opportuno, prima ancora di iniziare gli esercizi Buteyko, mettere in atto delle misure di terapia chelante/ disintossicante.”
Il modo di respirare è uno dei fattori più importanti per la salute ma oltre al modo di respirare occorre pensare anche a vari altri fattori, tra i quali l’alimentazione sana ed il cercare di evitare alcune delle tossine purtoppo oggi molto diffuse nell’ambiente che ci circonda. Se, mentre si pensa a rieducare il respiro con Buteyko si beve acqua con arsenico e piombo i risultati che si raggiungeranno non saranno quelli ottimali. Può sembrare che, parlando di arsenico io voglia fare un esempio “paradossale” ed estremo ma purtroppo è tutt’altro che raro assumere queste sostanze con l’acqua del rubinetto, sia a causa di vecchie tubature, sia a causa di terreni contaminati.
Mi fa piacere quindi poter annunciare che nel numero di”Scienza e Conoscenza” n.40, appena uscito (ved. http://www.scienzaeconoscenza.it/data/newsletter/scienza_e_conoscenza_n_40.htm?idn=452&idx=0&idlink=2) è pubblicata la prima parte dell’articolo che ho scritto sull’inquinamento ambientale, su alcune importanti misure di difesa e prevenzione e sulla terapia disintossicante-chelante, al giorno d’oggi opportuna per tutti.
Consiglio vivamente di leggere questo articolo (non solo perché l’ho scritto io :-)) ma perché si tratta effettivamente di un argomento al quale andrebbe dedicata la massima attenzione, e che viene ancora troppo spesso ignorato anche in campo medico!

Inquinamento e veleni

In vari numeri di questo Notiziario negli anni scorsi avevo messo in guardia contro sostanze tossiche contenute in molti prodotti usati per la pulizia personale e della casa, ed in altri oggetti di uso comune . Ora finalmente anche la Commissione europea ha deciso di mettere al bando gradualmente in tutta l’Ue, entro i prossimi tre-cinque anni, sei sostanze chimiche cancerogene, tossiche per la riproduzione, persistenti o bioaccumulative che sono largamente usate in prodotti di consumo quali i deodoranti per ambienti, detersivi e detergenti, ammorbidenti per bucato, vernici, materiali sostitutivi del cuoio e della pelle per borse, scarpe e libri, colle e adesivi, materiali tessili, gomma, inchiostro per stampanti, nonché tappezzerie per case e automobili, ed altro. I veleni incriminati sono gli ftalati Dehp (di-2-etilesil), Bbp (ftalato benzilico butilico) e Dbp (ftalato dibutilico), più altre tre sostanze: musk xylene(5-ter-butyl-2,4,6-trinitro-m-xylene), Mda (4,4′-diamminodifenilmetano), Hbccd (esabromociclododecano).
Peccato che per il ritiro di queste sostanze sia previsto un periodo di 3-5 anni, durante i quali potremo dunque continuare tranquillamente ad avvelenarci!
Come ho scritto anche nella seconda edizione del mio libro, “Attacco all’Asma.. e non solo”, vivendo nell’ambiente attuale, siamo tutti più o meno “inquinati”. Il metodo Buteyko, portando ad un miglior funzionamento di fegato e reni e ad una migliore circolazione, aiuta a disintossicarsi ma nei casi più pronunciati può essere utile una terapia chelante di supporto. In alcune persone l’eccesso di respiro è abbinato all’accumulo di veleni che portano ad una disfunzione nelle cellule e ad una loro scarsa ossigenazione. In alcuni casi di persone molto “avvelenate”, prima ancora di procedere al riaddestramento del respiro con Buteyko, potrebbe essere utile una cura disintossicante/chelante. In questo modo, oltre a poter eseguire più facilmente gli esercizi Buteyko si evita anche che con l’eliminazione delle tossine, magari a volte molto rapida, provocata dal miglioramento del respiro, si producano delle crisi di disintossicazione troppo acute.

Inquinamento ed eccesso d’igiene

La terapia chelante e la terapia elmintica ……Si moltiplicano le notizie allarmanti sui veleni dai quali siamo sempre più circondati: basta pensare all’acqua all’arsenico ed alle uova/carne/latte alla diossina in Germania. Come ho messo spesso in rilievo, il respiro è uno dei fattori più importanti –se non il più importante- per la salute ma non è l’unico. Vi è sempre tutta una serie di fattori da considerare e non si può pensare che sia possibile, grazie al metodo Buteyko, stare bene anche se si beve acqua all’arsenico! Respirare bene aumenta indubbiamente anche in questi casi la nostra resistenza e capacità di disintossicazione che tuttavia, se l’arsenico o altri veleni sono troppi, ha dei limiti. Il metodo Buteyko ha comunque anche in questi casi una importante funzione di allarme: se, pur facendo bene e con perseveranza gli esercizi, non si riesce in tempi ragionevoli a migliorare il modo di respirare, spesso il motivo è da ricercare nella presenza di veleni depositati nell’organismo.
Nel 2003 avevo studiato ed approfondito in Germania la terapia chelante (diretta appunto ad eliminare dall’organismo i depositi di mercurio, metalli pesanti ed altri veleni); si tratta della terapia che, insieme a quella riguardante il miglioramento del modo di respirare, ho raccomandato con la frequenza maggiore nei miei ultimi 7 anni di pratica medica (sto scrivendo un libro sull’argomento). Siamo veramente alle prese, nel nostro ambiente, con un numero di agenti tossici di dimensioni preoccupanti.
Mentre la “sporcizia” chimica che ci circonda non ci allarma quanto dovrebbe, l’atteggiamento è invece diverso nei confronti della “sporcizia naturale”, con la quale abbiamo convissuto per secoli. Molti sono terrorizzati dall’idea del minimo contatto con germi e terriccio e lavano/disinfettano quasi ossessivamente tutti gli oggetti con i quali entrano in contatto. Anche in questo, come in altri campi, vale la raccomandazione di trovare la giusta misura!
Già in altre edizioni del Notiziario avevo accennato alla teoria dell’”eccesso di igiene” quale causa del grande aumento dei casi di asma, allergie e malattie autoimmuni. In base a questa teoria, per migliaia d’anni il sistema immunitario umano si è sviluppato in condizioni di stretto contatto con il terreno e le varie sostanze (germi, vermi, residui vari ecc.) in esso contenute. L’uomo moderno invece compra alimenti, lavati e disinfettati, nel supermercato; i bambini non giocano quasi più nei campi e prati ma in casa o in cortili asfaltati; mancherebbe quindi al sistema immunitario umano, in base a questa teoria, la possibilità di confrontarsi ed allenarsi tramite il contatto con la “sporcizia” naturale alla quale era abituato, e ciò porterebbe ad un suo sviluppo e funzionamento non ottimale .
Nell’ambito di questa teoria sta nascendo la “terapia elmintica” ( con prodotti ricavati da vermi), ed una ditta tedesca ha messo a punto, contro le allergie, dei medicinali contenenti appunto dei residui elmintici, già prodotti ed in vendita in Tailandia.
Anche se impiego da tempo, con ottimi risultati, dei medicinali provenienti dal regno animale, come api, formiche, ed in particolare ragni, scorpioni e serpenti (elaborati con determinate procedure ed usati in Germania da decenni), per quanto riguarda la terapia elmintica mi sembra che i risultati, e soprattutto l’innocuità, non siano ancora sufficientemente provati e mi sembra preferibile aspettare che si concludano le ulteriori sperimentazioni in corso in Germania.

Tiroide, mercurio ed altri problemi

Nel quadro dell’equilibrio ormonale riveste particolare importanza la tiroide, dato l’aumento esponenziale di problemi riguardanti la tiroide ai quali assisto nella mia attività medica; l’ipotiroidismo è tra l’altro un problema sottodiagnosticato (ved. sull’argomento quanto scrivo a questo link: http://saluteglobale.com/tinnito.html)
Rivestono un ruolo particolare, in relazione al funzionamento della tiroide, i fattori inquinanti con i quali nell’ambiente moderno ci troviamo alle prese, tra i quali soprattutto il mercurio.
Nello scorso numero del Notiziario criticavo il ritiro dal commercio delle vecchie lampadine, colpevoli di contribuire all’aumento di CO2 nell’aria, e la loro sostituzione con lampade che, oltre a non far bene agli occhi (ved. www.agopunturaocchi.it ) contengono mercurio. Vedo oggi, sul numero del 12 marzo del rinomato periodico tedesco “Der Spiegel” (e la Germania è sempre stata all’avanguardia nella tematica ambientale), lo stesso tipo di critica: ognuna di queste nuove lampadine contiene fino a 5 mg. di mercurio. Il mercurio è una sostanza che evapora a già a temperatura ambiente e, come osserva il prof. Zoelner del laboratoria di chimica analitica di Delmenhorst “il mercurio respirato arriva al cervello ed ogni infinitesimale quantità di mercurio rende il cervello un po’ meno efficiente”, per non parlare, continua Der Spiegel, dei pericoli quando una di queste lampadine si rompe, e del problema dell’accumulo di mercurio nei rifiuti contenenti queste lampadine.
Sui problemi neurologici come autismo, depressioni ed altri, attualmente in una fase di forte aumento, influiscono peraltro numerosi fattori, dei quali parlerò più a fondo nel prossimo Notiziario

Inquinamento ambientale

Quanto ho sopra osservato in merito alle allergie ai pollini vale purtroppo anche per le varie sostanze tossiche ormai contenute nell’aria che respiriamo. I livelli di residui tossici immessi nell’aria dai sette miliardi di persone che, al giorno d’oggi, in buona parte viaggiano in aereo ed in macchina ecc.ecc., hanno raggiunto proporzioni veramente allarmanti; neppure sulle vette delle montagne siamo ormai al riparo dai fumi delle centrali energetiche cinesi; e più che per la CO2 vi sarebbe da preoccuparsi per ben altre sostanze (dal mercurio al metano ecc.) E, secondo certi rapporti, anche l’aria nella case, dati i detersivi e vari prodotti usati, contenenti altre sostanze tossiche, sarebbe di qualità a volte ancor peggiore di quella che si respira nelle strade. Che fare? Per quanto riguarda l’aria nelle nostre case abbiamo una certa possibilità di controllo, scegliendo in modo oculato i detersivi e vari prodotti che usiamo (ved. I miei articoli sopra citati) mentre per l’aria fuori di casa purtroppo non possiamo fare molto. Anche per preservare l’ambiente dovremmo tuttavia cercare di dare il nostro contributo (ved. ad es. l’azione lodevole di alcune associazioni, come il “progetto Aurora”- www.progetto-aurora.it ).
Le varie tossine contenute nell’aria aggravano i problemi di chi già soffre di allergie respiratorie. Tuttavia i due problemi sono del tutto diversi: la reazione di rigetto contro pollini e sostanze naturali provenienti da piante è infatti un sintomo di un sistema immunitario iper-reattivo, mentre quanto alle reazioni nei confronti delle tossine artificiali con le quali dobbiamo confrontarci, una reazione di rigetto indicherebbe anzi che il nostro organismo funziona bene nel cercare di respingere queste tossine del tutto innaturali.
Che fare? Anche qui viene spontaneo osservare che, respirando di meno ed introducendo quindi meno aria, introduciamo dentro di noi un quantità inferiore di tossine. La situazione è tuttavia in questo caso ben diversa in quanto a volte “l’eccesso di respiro” è causato anche dal tentativo dell’organismo di liberarsi da un eccesso di sostanze tossiche con le quali si deve confrontare. Numerose sostanze tossiche (e parlando di sostanze tossiche, come i lettori sanno, non mi riferisco certo alla CO2 ma a ben altre sostanze!) vengono espulse infatti anche con l’aria espirata. Come avevo messo in rilievo nella relazione che avevo tenuto nell’estate del 2011 in Canada, rappresentando l’Italia ad un congresso di istruttori Buteyko provenienti da tutto il mondo, a volte respiriamo più della quantità giusta e fisiologica di aria anche perché ci stiamo confrontando con sostanze tossiche che l’organismo vuole espellere anche con l’aria. Ci troviamo quindi di fronte ad una reazione difensiva che tuttavia, analogamente a quanto può accadere per le infiammazioni croniche, può causare un circolo vizioso (respirando molto esaliamo bensì anche una maggior quantità di sostanze tossiche ma tuttavia, con l’eccessiva perdita di CO2, viene compromessa l’ossigenazione dei tessuti e la buona circolazione.
In questi casi, occorre quindi agire su due fronti contemporaneamente: da una parte cioè bisogna cercare di acquisire buone abitudini respiratorie, diminuendo gradualmente la quantità d’aria respirata al minuto, ma dall’altra occorre anche cercare di espellere-diminuire, con i vari rimedi propri della terapia chelante, il carico di tossine che con gli anni si è accumulato nel nostro organismo. Sull’argomento, al giorno d’oggi di vitale importanza, sto finendo di scrivere in questi giorni il libro che vi avevo preannunciato.

Metalli tossici e terapia chelante

Il 23 febbraio ho tenuto una Conferenza su “intossicazione cronica da metalli pesanti”, nell’ambito di un evento, con relatori di fama, organizzato da “Progetto Aurora”, ( una “associazione di promozione sociale che si occupa dei problemi di salute cronici, poco conosciuti o trascurati dalla medicina convenzionale, ma che affliggono sempre con maggiore frequenza un elevato numero di persone “) a Marina di Scarlino, presso la Sala Meeting, Galleria Commerciale, Porto turistico, Località Puntone (Grosseto). Per maggiori informazioni ved. www.progetto-aurora.it info@progetto-aurora.it, tel. 3666298028

La qualità dell’aria influisce anche sulle allergie alimentari. Importanza della disintossicazione/terapia chelante

I bambini residenti in citta’ sono piu’ soggetti a contrarre allergie di quelli che vivono in campagna. E’ la conclusione a cui e’ giunto uno studio condotto da medici della Northwestern University di Chicago guidati dal pediatra Ruchi Gupta, che sara’ pubblicato in luglio sulla rivista medica “Clinical Pediatrics”. Dalle ricerche condotte su ben 40mila minorenni americani e’ risultato che il 9,8% dei bambini abitanti in citta’ reagisce allergicamente a determinati cibi, mentre la percentuale scende al 6,2% per quelli che vivono in campagna.
“Abbiamo dimostrato per la prima volta che un’elevata densita’ di popolazione (e quindi in genere un’aria piì inquinata da macchine ed altro) e’ collegata ad una maggiore probabilita’ per i bambini di contrarre un’allergia alimentare”, afferma il professor Gupta.
In effetti il collegamento tra il contenuto di sostanze inquinanti/irritanti nell’aria e le allergie respiratorie è abbastanza intuitivo ma questo studio dimostra che la qualità dell’aria che si respira ha un effetto molto più generale sull’organismo, e pregiudica il buon funzionamento del sistema immunitario provocando anche un aumento di reazioni allergiche a vari alimenti .
L’influenza esercitata dall’aria che si respira sul buon fonzionamento dell’organismo in generale è poi dimostrata anche da una recente ricerca pubblicata negli USA dal Dr. Volk sulla rivista Environmental Health Perspectives, in cui, si constata che la frequenza dell’autismo nei bambini nati da madri che vivono vicino ad autostrade con traffico elevato a Los Angeles, San Francisco e Sacramento, è doppia rispetto alla media (detratti altri fattori come sesso, gruppo etnico ed altro).
Si tratta di nuove conferme (anche se in realtà non ve ne sarebbe bisogno) del sempre più rilevante effetto dannoso sulla salute prodotto dal livello ormai allarmante delle sostanze tossiche contenute nel nostro ambiente. Come osservo (scherzando ma non troppo J ) quando insegno a respirare bene con il metodo Buteyko: “evitando di respirare una quantità d’aria maggiore del volume ottimale si evita anche di introdurre nell’organismo, con l’aria ormai quasi ovunque inquinata, una quantità di veleni maggiore di quanto necessario”.
Al giorno d’oggi non è tuttavia sufficiente respirare bene/di meno per evitare i danni provenienti dalle tossine presenti nell’ambiente. Occorrono ormai, come scrivo nell’articolo pubblicato sull’ultimo numero di Scienza e Conoscenza (ved.http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/inquinamento-veleni-metalli-pesanti.php ) ulteriori misure e terapie chelanti, per prevenire e migliorare le conseguenze dannose per la salute provenienti da queste tossine alle quali, anche adottando ogni possibile precauzione, (cibi biologici ecc.)è impossibile sottrarsi.

Sostanze dannose

In vari numeri di questo Notiziario avevo segnalato i pericoli che possono derivare dal fluoro (contenuto in quasi tutti i dentifrici ed in certi paesi –per fortuna non da noi- aggiunto anche all’acqua di rubinetto). I pericoli sono ormai confermati da molte fonti : un recente articolo sul celebre giornale medico The Lancet descrive il fluoro come “una sostanza neurotossica” che può danneggiare il cervello in fase di sviluppo dei bambini. Il National Research Council (NRC) ha identificato il fluoro come una sostanza che getta scompiglio nel sistema endocrino e che può compromettere il buon funzionamento della tiroide . E l’ultimo rapporo del Comitato scientifico dell’Unione Europea sulla salute ed i rischi ambientali mette in guardia quanto al fatto che i bambini allattati artificialmente corrono dei rischi se il loro latte in polvere viene sciolto in acqua contenente fluoro .
Sembra quindi consigliabile cercare un buon dentifricio senza fluoro: è vero che le quantità di fluoro contenute nei dentifrici sono minime, ma questi dentifrici sono usati tre volte al giorno, per tutta la vita, e quindi la quantità si accumula. Nessuno può essere più convinto di me dei benefici di una buona respirazione, ma anche sforzandosi di fare esercizi di respirazione per ore non è possibile eliminare completamente i danni che vengono da un quotidiano pur minimo avvelenamento con fluoro, mercurio ed altro. Almeno per le sostanze usate tutti i giorni è bene fare una ricognizione diretta ad eliminare quelle contenenti sostanze dannose.

Effetto del contatto con gli animali

Nel Notiziario del marzo scorso scrivevo, a proposto della pet-therapy. “una delle terapie usate per vari disordini anche nei bambini è quella costituita dal contatto con gli amici-animali. E’ noto l’effetto benefico per l’educazione dei bambini offerto dall’interagire in particolare con i cani; una delle conseguenze negative costituite dall’ipersensibilità allergica propria di numerosi bambini, in particolare asmatici ma non solo, è costituita appunto dal fatto che sono allergici ai peli di cani e gatti e quindi devono limitare il contatto con loro. Ed anche chi non è allergico deve comunque fare attenzione agli antiparassitari e ad altre sostanze spesso presenti sul pelo di questi animali. Un recente studio di una società americana che studia appunto questa terapia osserva che l’impiego degli animali è utile per il miglioramento della salute e della qualità della vita, ma che gli animali impiegati devono superare un test che ne valuti lo stato sanitario.”
Ulteriori buone notizie per chi ama tenere in casa gli animali ma è magari preoccupato per la salute vengono ora da ricercatori della University of California a San Francisco, i quali hanno scoperto che la polvere delle case in cui abita un “quattro zampe”, sembra avere un effetto protettivo contro un virus associato con lo sviluppo di asma nei bambini. Gli esperti hanno presentato le loro conclusioni al meeting 2012 della American Society for Microbiology, in cui Kei Fujimura, uno dei ricercatori, ha riferito che possedere un animale, in particolare un cane, era gia’ stato precedentemente associato a una funzione protettiva contro lo sviluppo dell’asma infantile, e recentemente il suo team ha dimostrato che le comunita’ batteriche presenti nella polvere di case di famiglie che possiedono un gatto o cane hanno una composizione diversa rispetto a quella di abitazioni senza animali domestici.
“In questo studio – ha osservato Fujimura – “abbiamo scoperto che, alimentando alcuni topi con la polvere di case dove sono presenti cani, essi vengono protetti contro un agente infettivo delle vie aeree, il virus respiratorio sinciziale (Rsv) tipico dell’infanzia”.
I risultati dello studio hanno portato ad ipotizzare che i microbi all’interno di questo genere di polvere sono in grado di colonizzare il tratto gastrointestinale, modulando le risposte immunitarie e proteggendo contro l’Rsv. Vanno tuttavia comunque osservate le cautele in genere raccomandate per chi soffre di allergie specifiche nei confronti del pelo di cani e/o gatti.

Congresso degli istruttori Buteyko a fine agosto in Canada, presso l’Università di Toronto

Sono stata invitata, in rappresentanza dell’Italia, a tenere un intervento durante il Congresso di istruttori Buteyko, provenienti da ogni parte del mondo, che ha avuto luogo presso l’Università di Toronto –Canada (agosto 2011).
Ho parlato sulla tematica relativa all’inquinamento ed ai metalli pesanti ed altri veleni (in particolare il mercurio, che oltre agli altri problemi offre un terreno in cui prospera la Candida: secondo il dr. Thomas Rau, direttore della celebre Clinica svizzera Paracelsus (una delle più celebri cliniche di medicina alternativa in Europa) la Candida sarebbe una reazione di difesa dell’organismo contro l’eccesso di mercurio. La Candida si nutrirebbe di questo mercurio, diminuendone quindi i quantitativi nell’organismo, e potrebbe essere pericoloso cercare di eliminare con mezzi drastici la Candida prima di aver cercato di espellere almeno un po’ di mercurio con una buona terapia chelante.
Uno degli ostacoli che più frequentemente impediscono il conseguimento di successi con il metodo Buteyko è appunto uno stato di forte presenza di veleni nell’organismo, e in questi casi l’iperventilazione è non raramente una reazione di difesa contro questo eccesso di veleni; i veleni vengono infatti in parte emessi nell’aria con il respiro; spesso inoltre provocano uno stato di acidità dell’organismo, il che obbliga a respirare di più per impedire che l’acidità del sangue raggiunga livelli pericolosi.
In questi casi è pertanto necessario, prima di iniziare gli esercizi Buteyko, mettere in atto delle misure di terapia chelante/disintossicante.
Durante il Congresso a Toronto, nel corso del quale ho avuto il piacere di rivedere degli istruttori che non vedevo da anni, provenienti dall’Australia, Danimarca, Usa, Irlanda e Gran Bretagna, vi è stato uno scambio di idee molto fruttuoso e sono stati discussi vari approcci diretti a migliorare ancora di più l’insegnamento degli esercizi Buteyko. Vi sono inoltre state alcune altre Conferenze molto interessanti: una sui rapporti, sempre più evidenti, tra iperventilazione ed ansia/panico ed una sulla disfunzione delle corde vocali.

Intervento del dr. Majid Ali

In un dibattito tra istruttori/medici “buteykiani”di lingua inglese, qualcuno ha espresso vivaci critiche verso uno dei medici americani più conosciuti nel campo della medicina naturale, (il dr. Majid Ali, che ha approfondito in particolare la tematica dell’ossigeno e ossidazione) perché nel partecipare ad una trasmissione radiofonica molto ascoltata negli Stati Uniti, egli avrebbe ripreso le teorie del dr. Buteyko senza però menzionarne in alcun modo la fonte e quindi senza alcun riferimento al metodo “Buteyko”. Mi sono a questo proposito trovata nella necessità di dissentire dai colleghi: è bensì vero che quanto scritto dal dr. Ali in un suo articolo sembra tratto pari-pari dal sito web di qualche associazione Buteyko; (riporto qui la traduzione di un brano di un suo articolo dal titolo “MENO RESPIRI, PIU’ ENERGIA” „….Noi esseri umani siamo ormai una specie che respira troppo e ci rendiamo così ammalati in mille modi. Un modo di respirare affannato, rapido e superficiale è ormai il marchio distintivo dei nostri temp, che lentamente ma costantemente sconvolge il sottile equilibrio tra ossigeno, anidride carbonica, acidità e attività dei radicali liberi nei polmoni, nel sangue in circolazione e nei mitocondri (le strutture cellulari che generano energia in base ad un processo energetico stimolato dall’ossigeno.
Se le mie considerazioni su un respiro lento fossero accettate, ne conseguirebbe che saremmo in grado di trattare mille disordini semplicementi respirando di meno, a ritmi più lenti…”); non credo tuttavia che il r. Ali abbia “copiato” Buteyko per i seguenti motivi: innanzitutto egli aveva scritto un libro in cui esponeva questi concetti fin dal 1988, quando ancora nessuno fuori dall’allora Unione Sovietica aveva sentito parlare di Buteyko Iinoltre, e soprattutto, come ho già osservato in passati numeri del Notiziario, il dr.Buteyko non ha in realtà elaborato alcuna teoria nuova né fatto nuove scoperte; egli ha in sostanza “soltanto” riscoperto, mettendone in rilievo l’importanza essenziale per la salute, delle circostanze fisiologiche sulla respirazione assolutamente non nuove ma che chiunque studi bene i testi di fisiologia medica potrebbe osservare; .. Non vi è quindi da stupirsi se altri medici, riflettendo con intelligenza sulla fisiologia umana, possono, indipendentemente da Buteyko, essere arrivati alle sue stesse conclusioni, senza necessità di averlo “copiato” e magari senza aver mai sentito parlare della sua esistenza.

Congresso in Olanda

Ho partecipato ai primi di febbraio (2005) in Olanda all’incontro degli istruttori del metodo Buteyko in Europa, con l’intervento del figlio adottivo di Buteyko, il dr. Andrei Novozilov,
Durante l’incontro, durato due giorni, il dr. Novozilov ha confermato gli straordinari risultati che in Russia sono ottenuti, non solo contro l’asma ma anche contro altre malattie, con il metodo Buteyko. In realtà in Russia il metodo è soprattutto applicato da medici ed in cliniche, e quindi Novozilov ascoltava con una certa incomprensione le esperienze frustranti riferite da alcuni istruttori non-medici provenienti da vari altri paesi quanto alle loro esperienze con l’ambiente della medicina “ufficiale”, e le difficoltà che derivano per loro dal non poter cambiare, in quanto non medici, le prescrizioni relative alle medicine assunte dai loro alunni; in questi casi occorre trovare, come è stato ribadito nell’incontro, dei medici dalla mentalità aperta (per fortuna ce ne sono molti) e disposti ad un lavoro di équipe con gli istruttori.
Una nota relativamente ottimistica è invece venuta dalla Gran Bretagna, dall’istruttrice scozzese Jill Mc Gowan. … il metodo Buteyko è ormai molto diffuso e popolare in Gran Bretagna,anche tra i medici. Lo stesso principe Filippo ed il Principe Carlo non hanno a quanto pare avuto problemi a riferire pubblicamente che sono ricorsi con successo al metodo per problemi di sinusite e di circolazione.

RECENTI NUOVE SPERIMENTAZIONI, STUDI E RACCOMANDAZIONI SULL ’EFFICACIA DELLA NORMALIZZAZIONE DEL RESPIRO CON IL METODO BUTEYKO

In Germania

Il metodo Buteyko è ora ufficialmente raccomandato anche in Germania-  Durante
la mia recente visita in Germania,  (dove la collega Dr. Silvia Smolka
sta da molti anni praticando e diffondendo il metodo Buteyko; ved. www.atemweite.de)  ho appreso la buona notizia che ora anche in Germania è sempre più riconosciuta l’efficacia di questo metodo. Dopo i precedenti
riconoscimenti in altri paesi e dopo che, in Gran Bretagna, nel 2008, il
metodo Buteyko era stato definito dalla Società Toracica Britannica
come “il metodo di medicina complementare più efficace  per l’asma”, ora
in Germania, dopo che nelle linee guida “ufficiali” per il trattamento
dell’asma il metodo Buteyko veniva in precedenza definito come “non
sufficientemente provato”, nell’ultima versione di queste linee guida,
formulata dalla Camera Federale dei Medici, Buteyko viene definito
come “l’unico metodo fisioterapeutico respiratorio per il quale è stata
provata l’utilità per la riduzione dei sintomi e l’uso di
broncodilatatori in numerosi studi”;  vengono poi menzionati  questi
studi   (ed ovviamente sono menzionati solo gli studi  in lingua
inglese), continuando   ad ignorare le decine di studi in lingua russa
pubblicati 50 anni fa!  Comunque, finalmente anche la Germania, paese da
sempre all’avanguardia nel campo della medicina alternativa, ha   preso
in considerazione e riconosciuto l’efficacia del metodo Buteyko.

In Egitto e nelle Filippine

Nuove sperimentazioni, in Egitto e nelle Filippine, confermano l’efficacia del metodo Buteyko per l’asma   .

 Alle numerose sperimentazioni cliniche   che ormai da molti anni confermano l’efficacia del metodo Buteyko per l’asma, se ne sono   aggiunte altre due, di cui sono recentemente venuta a conoscenza, in Egitto e nelle Filippine per cui, a seguito dei risultati della sperimentazione in Egitto, si può ora dire, con l’aggiunta dell’Africa,  che l’efficacia di questo metodo è stata provata in tutti e 5 i continenti!

La sperimentazione in Egitto è stata effettuata da terapeuti   del dipartimento di medicina toracica  dell’Università del Cairo, ed il relativo articolo, dal titolo  “Effetti della tecnica di respirazione Buteyko su pazienti con asma bronchiale” è stato pubblicato sul periodico medico egiziano dedicato a malattie toraciche e tubercolosi (  Egyptian Journal of Chest Diseases and Tuberculosis (2012) 61, 235-241) .

 La sperimentazione è stata condotta su 40 partecipanti asmatici,  20 dei quali  hanno praticato  la tecnica Buteyko oltre a ricevere i consueti trattamenti farmacologici, mentre gli altri 20   hanno ricevuto solo  i trattamenti farmacologici.

Alla fine della sperimentazione, durata 6 settimane, si è visto che i partecipanti del gruppo Buteyko avevano migliorato la funzionalità polmonare, come misurata dalla spirometria, del 51%,  contro  al 3,6% del gruppo di controllo; avevano inoltre riscontrato una diminuzione dei sintomi giornalieri di asma pari al 52%, contro allo 0,8% del gruppo di controllo, ed avevano diminuito l’uso di  cortisonici nella misura del 33%, contro  al 15%del gruppo di controllo. Era inoltre aumentata del 69% anche  la Pausa-controllo (PC- termine ben noto ai lettori del Notiziario), contro ad un 8% nel gruppo di controllo.

 Non si può che condividere l’osservazione degli sperimentatori alla conclusione dello studio, e cioè: “Si sta aprendo una nuova prospettiva con il riconoscimento che un volume respiratorio corretto è fondamentale per mantenere una buona salute””.

La sperimentazione nelle Filippine è invece stata condotta, presso l’Università di Santo Tomas, Manila, su un gruppo di bambini asmatici di 7-11 anni. Per un periodo di 4 settimane a metà dei bambini sono stati insegnati e fatti eseguire degli esercizi Buteyko, in aggiunta ai trattamenti consueti. Al termine delle 4 settimane, mentre nel gruppo di controllo non si è notato alcun cambiamento rilevante, nel gruppo di bambini che aveva effettuato gli esercizi Buteyko  si è  notato un significativo miglioramento.

E’ interessante il fatto che dopo due  settimane non si era ancora notato, nel gruppo Buteyko, alcun miglioramento significativo; i miglioramenti sono apparsi solo dopo la terza e, ancora di più, dopo la quarta settimana.

Si tratta di una ulteriore conferma di quanto non mi stanco di ripetere a chi, non notando con Buteyko   dei miglioramenti immediati si scoraggia e smette di fare gli esercizi, e cioè: delle abitudini respiratorie sbagliate durate anni non possono essere corrette in pochi giorni (e negli adulti occorre in genere più tempo che nei bambini); è necessario avere un po’ di pazienza e perseverare!

In Nuova Zelanda

Dove, come in Australia, vi è un numero particolarmente elevato di asmatici, (un bambino su 4 soffre di asma) verrà avviato uno studio su vasta scala per sperimentare l’efficacia del metodo Buteyko (ved. http://www.scoop.co.nz/stories/SC1204/S00042/new-study-to-help-reduce-asthma-burden-in-new-zealand.htm) . Come si afferma nel comunicato: “tutti e sette gli studi pubblicati sul metodo Buteyko, compresi i due pubblicati sul New Zealand Medical Journal, hanno dimostrato dei risultati possitivi (tra cui una riduzione di broncodilatatori nella misura dell’80-90%) ottenuti con il metodo Buteyko”. Occorrono quindi, continua l’articolo “studi su larga scala” su questo metodo.
Se da una parte fa ovviamente piacere vedere che viene avviato ancora uno studio su Buteyko, dall’altra non si può evitare di chiedersi come mai, quasi 20 anni dopo il primo studio universitario in Australia in doppio cieco, e dopo gli altri studi già effettuati e pubblicati su prestigiose riviste scientifiche, si continua a non prender atto degli eccezionali risultati ottenuti con il metodo Buteyko per l’asma? Quanti studi “su più larga scala” si pensa di dover ancora effettuare prima di riconoscere l’efficacia di questo metodo, che nel peggiore dei casi non produce risultati positivi ma comunque, se ben praticato non può far male e può essere anche applicato insieme alle medicine (che vengono ridotte man mano che si ottengono dei miglioramenti)? Gli “studi su più larga scala” sarebbero in effetti necessari per dei trattamenti invasivi e pesanti come quello, sopracitato, della “termoplastia bronchiale”, che invece è riconosciuto e rimborsato negli Usa, senza che si pensi a tentare perlomeno Buteyko prima di “bruciare” degli strati di muscolatura.

In Gran Bretagna

La British Thoracic Society, a seguito di una valutazione di numerosi casi clinici e delle sperimentazioni effettuate, ha innalzato la classifica del metodo Buteyko alla lettera “B”, riservata alle cure per le quali l’efficacia è provata da “revisioni sistematiche di livello elevato, effettuate su casi singoli o studi di gruppo” e per le quali è molto basso il rischio che i risultati positivi ottenuti siano stati causati da confusioni e preconcetti o da fattori casuali.
In effetti, come i lettori sanno, vi sono varie sperimentazion in doppio cieco, effettuate presso cliniche universitarie di tutto rispetto in Australia, Nuova Zelanda, Canada, Stati Uniti e Gran Bretagna, che provano l’efficacia del metodo Buteyko per l’asma; il numero di queste sperimentazioni è elevato se si considera che non vi è ovviamente alcuna ditta farmaceutica disposta a finanziare questo tipo di sperimentazioni. In aggiunta alle sperimentazioni effettuate specificamente sul metodo Buteyko, occorre tuttavia tenere presente che vi sono centinaia di studi e sperimentazioni che provano gli effetti negativi (sia per l’asma che per vari altri problemi di salute) dell’iperventilazione (eccesso di respiro in relazione alle esigenze del momento) e dell’ipocapnia (carenza di CO2); ed il metodo Buteyko è a mio avviso appunto il modo più efficace per mettere riparo a questi due problemi, consentendo di ristabilire un ritmo normale-giusto di respiro e, di conseguenza, dei tassi normali-fisiologici di CO2. Molti di questi studi risalgono a date abbastanza “antiche” e sembra abbastanza “strano” il fatto che ancora non ne siano state tratte le opportune conclusioni operative, e che non sia stata loro dedicata l’attenzione necessaria.

Cito qui, solo a titolo di esempio, uno studio risalente al 1988 ed un’altro del 2008
1) Quello del 1988 è pubblicato sul British Journal of Psychiatry : G Hibbert and D Pilsbury The British Journal of Psychiatry (1988) 153: 687-689 doi:10.1192/bjp.153.5.687
“Demonstration and treatment of hyperventilation causing asthma.”(Dimostrazione e trattamento dell’iperventilazione che causa l’asma), nel quale si afferma che: “Hyperventilation, leading to airways cooling, will cause bronchoconstriction in vulnerable individuals” but, “ the role of hyperventilation in causing asthma attacks may be overlooked”. (“L’iperventilazione, provocando un raffreddamento delle vie respiratorie, può causare una broncocostrizione nelle persone vulnerabili” ma ”il ruolo dell’iperventilazione nel causare attacchi di asma può sfuggire all’attenzione”.)
2) In quello del 2008, pubblicato su Ann Behav Med. 2008 Feb;35(1):97-104.
si conclude che “gli interventi medici comportamentali dovrebbero affrontare il problema dell’iperventilazione nell’asma”, osservando che “è possible che l’ipocapnia provochi dei sintomi che i pazienti asmatici non possono controllare mediante l’uso delle loro medicine per l’asma.”
Centinaia di altri studi “ufficiali” provano il ruolo dannoso dell’iperventilazione e dell’ipocapnia. Come scrivevo in un mio Notiziario del 2008 e come non mi stanco di ripetere: “Le basi scientifiche sulle quali è fondato il metodo Buteyko sono straprovate ed e’ assurdo che non se ne traggano, come ha invece fatto Buteyko, le logiche ed evidenti deduzioni pratiche quanto al modo di respirare. Riporto qui ancora un estratto tratto dalle centinaia di articoli scientifici sull’argomento. Da:Il Pensiero Scientifico Editore, 12/07/2005
”Rischi dell’ossigeno-terapia: la risposta è l’anidride carbonica . Medici e paramedici che somministrano ossigeno ai loro pazienti potrebbero far loro più male che bene: lo sostiene una ricerca pubblicata sulla rivista “Chest” e destinata a creare scompiglio nell’ambiente medico. “L’ossigeno puro riduce l’afflusso di sangue agli organi e ai tessuti aumentando la ventilazione”, spiega Steve Iscoe, pneumologo del Department of Anesthesia del Toronto General Hospital e leader del team di ricercatori della Queen’s University di Kingston in Canada, autori dello studio. “L’aumento della ventilazione, colpevolmente quasi mai considerato, ‘spazza via’ l’anidride carbonica e questo restringe i vasi sanguigni. Quando si aggiunge la CO2 alla miscela di aria contenuta nelle bombole però i vasi sanguigni tornano a dilatarsi, aumentando il flusso sanguigno e permettendo ad una maggior quantità di ossigeno di raggiungere le aree-chiave del cervello e del cuore”.
Che fare quindi? Trarre da tutti questi studi le dovute conclusioni quanto alla necessità di ottimizzare il nostro modo di respirare!!

In India

…. Una nuova sperimentazione clinica in doppio cieco è stata condotta, in India, presso la Manipal University, (Mangalore College of Allied Health Sciences, Manipal University, Manipal Hospital, Bangalore, -2Department of Pulmonary Medicine, Kasturba Medical College, India- Venkatesan Prem1, Ramesh Chandra Sahoo2 and Prabha Adhikari2-CLINICAL REHABILITATION) con il titolo “Comparazione degli effetti delle tecniche di respiro Buteyko e Pranayama sulla qualità di vita di pazienti asmatici-uno studio randomizzato in doppio cieco”
In questo studio, un gruppo di asmatici è stato istruito ed ha effettuato per un certo periodo gli esercizi della tecnica Buteyko, mentre l’altro gruppo ha praticato per lo stesso periodo degli esercizi basati sulle antiche tecniche respiratorie del pranayama, proprie delle yoga. Né i pazienti né i medici valutatori sapevano quale dei due gruppi praticava gli esercizi propri della tecnica Buteyko e quale quelli del pranayama. Al termine dello studio si è constatao che il miglioramento nei pazienti che avevano praticato il metodo Buteyko era notevolmente superiore a quello conseguito dai pazienti addestrati con tecniche di pranayama, che peraltro avevano anche loro ottenuto dei miglioramenti.
A questo proposito vi è in effetti da osservare che le migliori, autentiche ed antiche tecniche di pranayama, sono anch’esse basate, su principi non dissimili da quelli propri della tecnica Buteyko e lo stesso Buteyko, in una conferenza presso l’Università di Mosca nel 1969, aveva osservato che il suo metodo consentiva di ottenere, in modo concentrato, molto più facile da imparare ed in tempi molto più brevi, risultati analoghi, quanto al respiro, a quelli ottenibili, dopo anni di addestramento , con le tecniche respiratorie proprie dei metodi yoga più antichi ed autentici, che peraltro richiedono molto più tempo e sono più difficili da imparare. Tornerò sull’argomento, indubbiamente interessante, in uno dei prossimi Notiziari. Pertanto, se nello studio indeffettuato in India fossero stati confrontati i miglioramenti ottenuti dal gruppo che aveva praticato gli esercizi Buteyki con quelli ottenuti da pazienti addestrati con altre tecniche, diverse da quelle del pranayama, la differenza nell’entità dei miglioramenti conseguiti dal gruppo Buteyko sarebbe probabilmente stata ancora superiore.

Lunghezza dell’attenzione correlata al respiro

……Nel Notiziario di qualche anno fa, dopo aver scritto alcune frasi un po’ lunghe ma –spero- interessanti, concludevo dicendo: “…ora osservatevi: scommetto che nel leggere queste frasi, che accennano a come migliorare il funzionamento del cervello, stavate trattenendo il respiro, come si fa in genere quando si legge qualcosa che suscita il nostro interesse “.
Vorrei tornare sull’argomento, citando alcune osservazioni dello scienziato Win Wenger, autore del libro “Il Fattore Einstein” e di numerosi studi diretti a migliorare il funzionamento dell’attenzione, della memoria e in genere del cervello, del quale ho parlato anche il mese scorso. Win Wenger, (che scriveva oltre 20 anni fa quando nessuno, negli USA, aveva ancora sentito parlare di Buteyko) osservava che quando si inizia a leggere una frase o ad osservare qualcosa che richiede attenzione, inconsciamente si trattiene il respiro, che si rilascia quando si arriva alla fine della frase; si prende poi un altro respiro passando alla frase successiva; ovviamente è possibile, con uno sforzo cosciente, evitare l’effetto di questo “interruttore automatico” dell’attenzione, che scatta quando si deve prendere un nuovo respiro, ma ciò richiede appunto uno sforzo cosciente, e quindi uno sforzo doppio per leggere e fare attenzione a qualcosa di interessante.
Wenger osserva che “se dovete riprendere fiato e la vostra attenzione pertanto si interrompe prima che abbiate finito di leggere una frase, allora non è facile per voi capire subito il significato della frase che avete letto… e se in genere avete bisogno di riprendere fiato dopo pochi secondi, dopo un tempo inferiore a quello necessario per arrivare al termine di molte delle frasi che leggete, allora è più difficile per voi capire subito e bene il senso di quello che state leggendo”.
Quando ho letto queste osservazioni di Wenger sono anche personalmente rimasta contenta; mi viene infatti a volte detto, anche da lettori di questo Notiziario, che ho la tendenza a scrivere frasi troppo lunghe e che, per essere capita meglio, dovrei cercare di scrivere frasi più brevi. Si vede appunto che la mia tendenza a scrivere frasi lunghe è causata dalla mia Pausa-Controllo (termine che i lettori di questo Notiziario conoscono bene), pausa-controllo che non può che essere lunga in chi, come me, insegna Buteyko da 10 anni J!
Avrete osservato anche voi che soprattutto i giovani al giorno d’oggi tendono a non leggere molto, a scrivere su Facebook frasi con non più di 3 parole (oltretutto abbreviate, negli SMS) e quasi nessuno, in articoli di giornali, libri ecc., scrive ancora le frasi lunghe mezza pagina, con una complessa “struttura architettonica”, che si trovano negli scritti di alcuni decenni fa.

Respiro e medicina antroposofica (Rudolf Steiner)

…..Un’altra conferenza molto interessante, tenuta dallo psicologo australiano J.Wilson (www.remedialbreathing.com) ha parlato dei rapporti tra gli insegnamenti di Buteyko e quelli di Rudolf Steiner. Su Steiner, fondatore dell’antroposofia) vi sarebbe troppo da scrivere e quindi rinvio, per chi voglia saperne di più, ad es. al link http://www.macrolibrarsi.it/speciali/rudolf_steiner.php dal titolo “Rudolf Steiner, un gigante dell’età moderna”.
Steiner è noto soprattutto per le sue scoperte nel campo della medicina (medicamento a base di vischio contro i tumori, impiegato soprattutto nella Clinica di medicina antroposofica Lukas-Klinik, in Svizzera, con spese interamente sostenute dal sistema sanitario pubblico svizzero) nel campo dell’istruzione (fondatore delle scuole steineriane/Waldorf) e dell’agricoltura (agricoltura biodinamica). .
Ed ecco quanto ha osservato Rudolf Steiner sul respiro: ”E questo è un grande segreto: tutte le forze risanatrici si trovano originariamente nel sistema respiratorio umano. E chi conosce veramente l’intera dimensione del respiro conosce anche le forze risanatrici dell’organismo umano, che non si trovano negli altri sistemi dell’organismo i quali hanno loro stessi bisogno di essere guariti…..”

Karma e respiro

…..Una segnalazione di carattere “esoterico/spirituale”. Ho appena letto nel libro “Le leggi del Karma” di Goswami Kriyananda, un noto maestro di kriya yoga, il seguente paragrafo: “Praticate il pranayama, la scienza di estendere e trattenere il respiro senza sforzo…. e più a lungo verrà trattenuto il respiro senza sforzo, più in fretta accadrà l’eliminazione totale del karma; lo stato di assenza di respiro npn è uno stato inconscio ma uno stato super-conscio e questo fa sì che possa soverchiare qualsiasi karma e quindi dissolvere anche il karma del passato. Il samadhi è l’arresto mistico del respiro fisico, che è ben diverso dal trattenere il respiro con la forza di volontà.” Quando si trattiene il respiro “a calice pieno” (dopo l’inspirazione) spiega poi Kriyananda, il karma del passato viene ammorbidito, e quando si trattiene il respiro”a calice vuoto” (dopo l’esalazione) il karma del passato viene eliminato.Pertanto, raccomanda Kriyananda:”quando trattenene il respiro (senza sforzo) pensate pensieri buoni e vivete buone sensazioni. Di solito il nostro trattenere il respiro è quasi impercettibile, eppure quello è precisamente il momento in cui il karma del passato viene ammorbidito”.
I conoscitori delle religioni orientali sanno bene cosa sia il karma; si tratta delle conseguenze delle buone o cattive azioni eseguite nelle vite precedenti, che determinano buoni o cattivi eventi nella reincarnazione attuale. Pertanto, praticando il metodo Buteyko ( con il quale si riesce per l’appunto a non respirare, senza sforzo, per frazioni di tempo più lunghe), oltre a guarire da acciacchi vari potrebbe essere possibile anche migliorare il nostro karma 🙂 !

Zanzare ed anidride carbonica

….E’ da tempo arrivato, con il caldo, il consueto fastidio delle zanzare ed insetti vari . I rimedi adottati sono a volte peggiori del male, perchè si ricorre spesso ad insetticidi, lozioni chimiche da spalmare sulla pelle, ed aggeggi vari di cui non è sicura l’innocuità. Esistono anche lozioni e diffusori a base di sostanze naturali, che tuttavia hanno in genere un effetto più blando, non sufficiente.
Mi sembra pertanto interessante riportare a questo proposito la notizia che esistono da vari anni delle trappole cattura-zanzare, a quanto pare di buona efficacia, sia per ambienti interni che per ambienti esterni, basati sull’ emissione di piccole quantità di CO2 . E’ stato infatti da tempo accertato che le zanzare e la maggior parte degli insetti volanti sono attratti verso uomini ed animali in particolare da due fattori: anidride carbonica e calore e, sulla base di questo principio, sono stati da tempo messi sul mercato degli aggeggi che attirano le zanzare emettendo CO2, e poi le uccidono (non con la CO2 ma con altri meccanismi). Questi aggeggi mi sembrano più sicuri di vari altri mezzi (non ho nessun collegamento finanziario con i produttori; ne esistono numerosi, in Italia ed all’estero). La quantità di CO2 emessa (rapportata all’ ampiezza dell’ambiente da difendere) è minima, paragonabile a quanto pare a quella emessa da una persona che sta iperventilando notevolmente; ed ecco quindi un nuovo motivo (se ne se scoprono sempre di nuovi!) per cercare di non respirare troppo e quindi di non emettere nell’aria molta CO2: si evita di attirare zanzare ed insetti vari, e si ha meno bisogno di comprare costose trappole che emettono nell’aria una quantità ancor maggiore di CO2 J !

Cantare nutre il cervello durante l’infanzia

….Si sta purtroppo perdendo l’abitudine al canto, sia tra gli adulti che tra i bambini. Un tempo, quando magari si camminava o si lavorava manualmente si cantava, mentre ora si ascolta musica con i lettori MP3 e le cuffie, ed i giochi di un tempo, nei quali si cantava, non esistono più. Bisognerebbe invece cercare di cantare un po’ di più in particolare durante l’infanzia. Cantare in età infantile è infatti ancora più importante di quanto non si pensasse. Ciò è dimostrato in modo più che affidabile da uno studio condotto recentemente in 500 asili nido nella città tedesca di Muenster (Nord Reno-Westfalia). Dallo studio, condotto dai Dr. Thomas Blank e Karl Adamek, dell ‘Università di Muenster in collaborazione con il Dipartimento di Sanità Pubblica, è emerso che l’ 88% dei bambini che nel periodo dell’asilo aveva cantato, era pronto ad iniziare la scuola al raggiungimento dell’età per la scolarizzazione, mentre l’analoga percentuale tra i bambini che avevano cantato poco/niente era pari al 44%.
Si tratta della prima prova scientifica su larga scala riguardante il fatto che il cantare ha effetti favorevoli sullo sviluppo dei bambini, soprattutto in termini di crescita, comportamento sociale e controllo dell’aggressività.
Studi neurobiologici e fisiologici mostrano che il canto favorisce la produzione di ormoni che provocano rilassamento, e diminuisce la produzione di ormoni che provocano aggressività.
La canzone è un “un fattore nutritivo potente per il cervello dei bambini”, osserva quindi il professore di neurobiologia Gerald Huether.
Lo studio è stato pubblicato sul periodico “Singen in der Kindheit” con il titolo “An Empirical Study of Health and School Readiness of Kindergarten Children”.
Come al solito, anche in questo studio è stato preso in esame ogni possibile parametro (dalla pressione al battito cardiaco, alla produzione di ormoni, ecc.) meno il modo di respirare dei bambini che cantavano.
Eppure è noto che il canto, se effettuato bene (e parlo ovviamente di canto e non degli strilli che a volte vengono spacciati per canto) favorisce buone abitudini respiratorie, portando ad una respirazione diaframmatica e a non iperventilare.
E’ noto tra l’altro che nell’antica scuola italiana del “bel canto” si metteva una candela accesa davanti alla bocca dell’allievo; mentre l’allievo cantava la fiamma della candela non doveva oscillare (e quindi il fiato durante il canto doveva essere immesso-emesso lentamente/leggermente, durando a lungo). Cerchiamo quindi di cantare di più e bene!

Respirazione dal naso

….. Sempre sull’argomento della respirazione dal naso, a questo link http://www.youtube.com/watch?v=Vw4KVoEVcr0 potete ammirare il video di una mamma gatta che si preoccupa di far tener chiusa la bocca al suo gattino (ed i gatti, come sapete, sono famosi per le loro “sette vite” e vivono più a lungo dei cani, che respirano spesso con la bocca aperta). In effetti non mi stanco mai di mettere in rilievo l’importanza del respiro dal naso: molti nel mettere in rilievo questo fattore insistono sul fatto che, nel respiro dal naso, l’aria viene umidificata, riscaldata, purificata da batteri e varie polveri allergizzanti-inquinanti, e su vari altri fattori benefici. Non viene invece mai messo in rilievo il fattore più importante: è cioè che quando si respira dal naso si inspira-espira un volume d’aria molto inferiore, e basta paragonare il volume dell’apertura della bocca da una parte e delle narici dall’altra per rendersene conto! Continuo a restare sorpresa dal numero di persone che considerano “normale” respirare dalla bocca, ma in realtà la funzione della bocca è quella del mangiare e del parlare e respirare dalla bocca è altrettanto “normale” quanto lo sarebbe il mangiare con il naso! Indubbiamente, il respiro è più importante del mangiare per la sopravvivenza e quindi la natura, che non ci ha dato un organo di riserva per mangiare, ci ha invece dato un organo di riserva (la bocca) per respirare, da usare in situazioni eccezionali, ma ricorrere all’organo di riserva anche in situazioni normali è del tutto innaturale

Vincitrice olimpionica a Londra dei 400 m di corsa respira da anni (dal naso, anche quando corre) in base al metodo Buteyko

…. Questa notizia ha fatto molto piacere a tutti coloro che si stanno sforzando di mettere a posto il proprio respiro con il metodo Buteyko.Aveva fatto abbastanza sensazione, tempo fa, vedere come la vincitrice alle Olimpiadi di Londra della gara di corsa dei 400 m., Sanya Richard-Ross, correva con la bocca chiusa.(ved. foto). Ne avevano parlato vari giornali e mi apprestavo a comunicarlo ai lettori per mettere nuovamente in rilievo l’importanza di respirare dal naso anche quando si fa movimento fisico.
Non conoscevo invece una notizia di cui abbiamo parlato in un incontro di istruttori di lingua inglese, incontro in cui si è commentato un fatto a quanto pare abbastanza noto negli Stati Uniti , e cioè che la vincitrice olimpionica Sanya Richard-Ross ha imparato e praticato il respiro Buteyko negli ultimi 8 anni con l’istruttrice texana Wendy LeBlanc-Arbuckle, (http://www.facebook.com/wleblancarbuckle ) che l’aveva accompagnata anche 5 anni fa alle Olimpiadi di Pechino, dove era giunta terza. Ancora più sorprendente è il fatto che questa atleta soffriva della malattia di Behcet (una sindrome infiammatoria autoimmune), e da 8 anni (più o meno da quando ha imparato a respirare con il metodo Buteyko), la malattia è scomparsa, tanto che i medici hanno detto che si era trattato probabilmente di una diagnosi sbagliata (ovviamente non potevano ammettere che fosse guarita semplicemente imparando a respirare meglio!)

I benefici del movimento

Perdita di peso e l’ormone irisina:……La prestigiosa rivista “Nature” pubblica i risultati di uno studio condotto dall’Università di Ancona in collaborazione con la celebre Università di Harvard, sui benefici derivanti dal movimento fisico. Come ha osservato il leader della ricerca, prof. Cinti: “Che il movimento faccia bene nella cura dell’obesità è ormai noto, ma la scoperta dell’ormone (l’irisina) che “acceso” dall’esercizio fisico si mette in moto per bruciare i grassi, apre ora nuove prospettive nella cura dell’obesità“. Ora, osservano i ricercatori: “Dopo il fallimento di tante terapie volte ad influenzare l’appetito, l’attenzione in capo farmacologico potrebbe spostarsi sull’altro versante, quello del movimento, grazie a nuovi farmaci in grado di innescare gli stessi meccanismi che portano al dimagrimento.“
Questa notizia mi fa piacere, poiché ci sono indubbiamente delle persone che, per vari motivi, non possono muoversi, che anche per questo diventano obese e che quindi trarrebbero grandi vantaggi da una messa in commercio dell’irisina. Per le persone che invece possono benissimo muoversi, non trovate anche voi che i benefici (tra i quali appunto la perdita di peso) derivanti dal movimento potrebbero essere provocati appunto muovendosi un po’ di più anziché mandando giù pasticche con irisina?!
Oltretutto i ricercatori mi sembrano un po’ troppo ottimisti quanto pensano che una sola sostanza, l’irisina, possa innescare “gli stessi meccanismi” che, quando si fa movimento, portano a dimagrire. Mentre gli scienziati hanno in genere la tendenza a concentrarsi su vari aspetti isolati, il funzionamento del corpo umano è un insieme organico raffinato e complesso; in realtà l’ effetto di dimagrimento provocato dal movimento non avviene certamente solo a seguito della produzione di irisina innescata appunto dal movimento ma anche per via di molti altri meccanismi. Così ad es. quando ci si muove migliora la circolazione del sangue, si produce una vibrazione in tutto il corpo, e si verificano vari altri effetti benefici, alcuni dei quali magari non ancora scoperti. L’assunzione di una medicina a base di irisina potrà quindi magari sostituire solo uno ma certo non tutti i meccanismi che si innescano quando si fa movimento e che causano un dimagrimento.
Tra i benefici causati dal movimento, benefici non solo per la linea ma per la salute in generale, vi è innanzitutto quello, ben noto ma ovviamente quasi mai preso in considerazione, dall’aumentata produzione di CO2, che si verifica quando si fa movimento. Nel mio libro “Attacco all’Asma..e non solo” una parte consistente è dedicata appunto ai benefici che si verificano quando si fa movimento fisico facendo attenzione a “respirare bene” durante il movimento, e cioè respirando bensì di più di quando si sta fermi (è infatti necessario espellere una parte della consistente maggiore quantità di CO2 prodotta dal movimento intenso) ma senza arrivare ad un aumento del respiro tale da dissipare una quantità di CO2 superiore al supplemento di CO2 prodotto dal movimento. Se infatti ciò avviene si finisce su livelli di CO2 ancora inferiori a quelli che vi erano nell’organismo prima di iniziare a muoversi, e quindi non solo non si verificano gli effetti benefici del movimento ma si peggiora per molti versi la situazione; sono ad esempio ben noti gli attacchi di asma provocati, negli asmatici, da un’ improvvisa corsa per prendere un tram, raggiungere un amico ecc.
Sarà meglio quindi, quando sarà disponibile, prendere l’irisina piuttosto di fare movimento fisico intenso “respirando male”

I sospiri

…… Inizio questo Notiziario con un argomento che può sembrare poco allegro: quello dei sospiri, collegati in genere all’idea della malinconia.
Un sospiro è definito scientificamente come un’ inalazione involontaria (e successiva esalazione) di un volume di aria superiore di 1,5 rispetto a quello medio abituale in ognuno, (Leiner & Abramowitz, 1958). Secondo alcuni (Wilhelm et al, 2001; Caughey et al, 1943), il volume sarebbe anzi pari a 2 volte rispetto a quello abituale . Il sospiro è in genere effettuato usando la parte superiore del torace ed è tra l’altro un sintomo di una respirazione abituale non diaframmatica ma toracica (Katagiri et al, 1998; Lum, 1975; Lum, 1981; Gallavardin, 1925; Leiner & Abramowitz, 1958).
I sospiri sono frequenti anche durante il sonno, in adulti e bambini. Uno studio (Perez-Padilla et al, 1983) effettuato su 12 adulti sani ha dimostrato che tutti e 12 sospiravano da 1 a 25 volte nel sonno.
(Non stupitevi se gli studi che cito sono spesso piuttosto “antichi”; per trovare una buona quantità di studi fatti sul fenomeno del respiro, non necessariamente collegato a specifiche malattie respiratorie, bisogna risalire a vari anni addietro, poiché a quanto pare le respirazione “normale” è al giorno d’oggi considerata come un argomento non molto interessante per l’effettuazione di studi scientifici).
Sospiri ed iperventilazione: l’aspetto più interessante per questo Notiziario è ovviamente il nesso tra sospiri frequenti ed iperventilazione. Come sopra accennato, durante i sospiri si respira una quantità d’aria superiore al normale ma questo “normale” in chi tende a sospirare molto è comunque già abitualmente superiore all’”ottimale”. In altri termini, come rivelano vari studi, la tendenza ai sospiri frequenti è un chiaro sintomo di iperventilazione abituale e cronica.
Mentre sono state avanzate varie ipotesi quanto alla causa dei sospiri frequenti, un numero considerevole di studi mette in evidenza questo collegamento tra i sospiri frequenti e l’iperventilazione abituale (Aljadeff et al, 1993; Brashear, 1983; Okel BB & Hurst, 1961; Saltzman et al, 1963). Molti ricercatori (Bass & Gardner, 1985; Berczeller, 1993; Brashear, 1983; Fraser & Pare, 1979; Gliebe PA & Auerback, 1944; Howell, 1990; Ker, 1937; Lum, 1975; Lum, 1981; Magarian et al, 1983; Rice et al, 1950). considerano la tendenza a sospirare come un classico sintomo della tendenza all’ iperventilazione. Blashear (1983) in un suo articolo sul periodico Lung , intitolato “La Sindrome dell’iperventilazione”, osserva che i medici dovrebbero considerare i sospiri frequenti dei loro pazienti come un sintomo classico della presenza della “sindrome di ipreventilazione”.
Conseguenze: per chi conosce bene le conseguenze dell’iperventilazione, non è quindi una sorpresa il fatto che numerosi studi abbiano messo in evidenza l’esistenza di un chiaro collegamento tra tendenza ai sospiri e attacchi di panico (Abelson et al, 2001; Schwartz et al, 1996; Wilhelm et al, 2001a; Wilhelm et al, 2001b), ansia (Lum, 1981), disturbi nervosi (Rechnitzer et al, 1929), dispnea (Magarian et al, 1983), astenia ed instabilità neurocirculatoria (White & Hahn, 1929), artrite reumatoide (Robbins et al, 2011).
E’ indubbiamente possibile che chi soffre di questi problemi di salute tenda alla malinconia e quindi ai sospiri frequenti, ma è anche possibile che questi problemi di salute (e magari anche una malinconia collegata alla sensazione di mancanza di energia) siano stati causati o aggravati appunto da uno stato di iperventilazione, di cui la tendenza ai sospiri frequenti è un chiaro sintomo. Dato che chi tende a sospirare frequentemente è già normalmente in uno stato di iperventilazione costante, è comprensibile come in queste persone una rapida successione di sospiri consecutivi possa provocare una ulteriore discesa dei livelli già bassi di CO2 e quindi scatenare, in chi tende a questi disturbi, degli attacchi di asma, dispnea, attacchi di panico ed altro (Chaitow, 2004)
In un precedente numero del Notiziario ho parlato degli effetti benefici della risata, durante la quale si tende a respirare poco e a muovere il diaframma, con un benefico massaggio. Meglio quindi, ogniqualvolta possibile, cercare di essere allegri e ridere, anziché essere malinconici e sospirare!

Effetti della respirazione di aria con ossigeno concentrato

….Come i conoscitori del metodo Buteyko sanno bene (e sull’argomento mi soffermo a lungo nel mio libro “Attacco all’Asma.. e non solo”), è di scarsa se non di nessuna utilità cercare di far aumentare la quantità di ossigeno che raggiunge la destinazione finale (le cellule del cuore, cervello e vari tessuti) introducendo una maggiore quantità di aria/ossigeno nei polmoni.
Vediamo a questo proposito quanto emerso in una recente revisione sistematica Cochrane di alcuni studi riguardanti pazienti vittime di un attacco cardiaco, ai quali viene spesso fatto inalare ossigeno puro, per cercare di migliorare rapidamente l’ossigenazione del cuore. In questo studio sono stati esaminati i risultati di 3 sperimentazioni per vedere l’effetto di questa pratica. Sono stati presi in esame da una parte dei pazienti ai quali, nelle 24 ore dopo un attacco cardiaco era stato fatto respirare ossigeno puro al 100%, e dall’altra invece pazienti che per le 24 ore dopo l’attacco avevano respirato aria normale (con un contenuto quindi di O2 pari al 20% circa). Ebbene, in questi due gruppi di pazienti, per un totale di 387 persone, vi sono stati in tutto 14 decessi, ma il fatto che ha sorpreso è stato che il numero di decessi, nel gruppo che aveva ricevuto O2 al 100%, è stato pari al triplo rispetto al gruppo che aveva respirato aria normale con O2 al 20%.
I ricercatori hanno tuttavia osservato che anche se questi risultati sembrano indicare che far respirare più ossigeno possa fare più male che bene, il numeri di pazienti esaminati nello studio, come osservato giustamente dalla Dr .Amanda Burls del Department of Primary Health Care dell’ Università di Oxford, è così esiguo che non possono esserne tratte indicazioni conclusive. Tuttavia, come osservato da un altro dei ricercatori, il Prof Tom Quinn, dell’ Università di Surrey- è importante risolvere al più presto questa incertezza, “dato il fatto che si tratta di una pratica così diffusa, è necessario un trial su larga scala per essere sicuri che somministrare O2 concentrato non sia dannoso”, ed un altro membro del team di ricercatori, il Dr. Juan Cabello dell’ospedale universitario di Alicante, Spagna, ha aggiunto: “è veramente stupefacente come noi, cardiologhi, abbiamo sempre usato questo trattamento pur in assenza di solide evidenze”. Non si può che dar ragione al Dr. Cabello; forse, visti i risultati della somministrazione di un po’ di anidride carbonica (CO2) in casi di emergenze di vario tipo (ved. ad es. quanto ho riportato sull’argomento nel Notiziario del marzo 2010), i risultati sarebbero migliori se all’O2 in concentrazione superiore a quella dell’aria si aggiungesse in questi casi un po’ di CO2.
In questo modo la CO2 consentirebbe all’O2 di raggiungere in maggiore quantità i tessuti del cuore, affamato di quell’ ossigeno che non viene rilasciato dal sangue in quantità sufficiente quando non vi è abbastanza CO2.

Ossigeno ed alta montagna

…..Nella stessa direzione, e cioè quella di una scarsa utilità della presenza di maggiori concentrazioni di ossigeno nell’aria inalata, sembra indicare anche un articolo apparso su Science Daily (Mar. 26, 2011), in cui si osserva che in uno degli studi su più larga scala mai effettuati sull’argomento, dei ricercatori della University of Colorado School of Medicine, insieme alla Harvard School of Global Health hanno accertato che le persone che vivono ad altitudini elevate, in cui vi è pertanto meno ossigeno, hanno meno probabilità di morire di problemi di cuore e tendono a vivere più a lungo; (ciò ovviamente purchè queste persone non soffrano di malattie respiratorie perchè in questo caso l’effetto della minore quantità di ossigeno sarebbe negativo) Come affermato da Benjamin Honigman, professore di medicina d’emergenza all’Università del Colorado : “livelli bassi di ossigenon attivano certi geni che, a quanto riteniamo, possono migliorare la funzione del muscolocardiaco e possono anche far nascere nuovi vasi sanguigni, creando nuovi passaggi per il sangue verso il cuore” .
Il Colorado è lo Stato americano situato all’altitudine più elevata ed è anche lo Stato in cui gli abitanti sono più snelli, in forma, e con il minor numero di decessi per problemi cardiaci e tumori del colon e dei polmoni.
Come affermato da Honigman: “Vogliamo ora capire i meccanismi dietro l’ipossia (scarsa presenza di O2) ed i motivi del suo effetto sull’organismo”
Indubbiamente vi è ancora molto da ricercare sul respiro e l’ossigenazione!

Apparecchi per migliorare l’ossigenazione

…..Non mi riferisco qui ovviamente ad apparecchi diretti ad incrementare e concentrare la percentuale di ossigeno nell’aria inspirata poiché, come i lettori di questo Notiziari già sanno, (e ved.sopra) non serve aumentare la quantità di O2 che va ai polmoni per far aumentare anche la quantità di O2 che passa al sangue e poi dal sangue ai vari tessuti (l’argomento è esaminato a fondo nel mio libro “Attacco all’Asma.. e non solo”). Mi riferisco invece a degli apparecchi che facilitano il passaggio dell’O2 nella sua tappa finale, dal sangue ai tessuti, dando un aiuto supplementare alla loro ossigenazione. Due di questi apparecchi danno risultati abbastanza buoni: mi riferisco al “Bol d’air” del Dr. Jacquier (di cui si parlava anche nel primo libro su Buteyko uscito in italiano, 10 anni fa, “Attacco all’Asma” di Rosa M. Chicco) ed all’apparecchio “Airnergy”, di studio e fabbricazione tedesca.
Questi due apparecchi, facendo passare l’aria attraverso alcuni oli essenziali, e tramite impulsi elettronici ed altri, trasformano l’O2 in O, e cioè in ossigeno nascente, che si distacca più facilmente dall’emoglobina, per raggiungere i vari tessuti. Anch’io ho questi due apparecchi nei miei studi medici e li uso spesso per ottenere, quando necessario, una ossigenazione supplementare.
La parte fondamentale del discorso è tuttavia nel termine “supplementare”: questi apparecchi infatti (a parte il costo di varie migliaia di euro che non li rende facilmente accessibili a tutti), aiutano l’ossigenazione appunto in modo supplementare e non “fondamentale”. Il “fondamento” della buona ossigenazione dei tessuti consiste infatti nella buona assimilazione dell’O2, e cioè dell’ossigeno nella sua forma normale, quale presente nell’atmosfera ed emesso anche dalle piante. Trasformare una parte di questo O2 in O semplice per farlo andare più facilmente ai tessuti non risolve il problema fondamentale dello scarso passaggio del normale O2 verso i tessuti. Per risolvere questo problema è necessario normalizzare la respirazione eliminando l’iperventilazione, mantenendo così una quantità di CO2 sufficiente per fare distaccare l’O2 dall’emoglobina e farlo passare nei tessuti. Quando questo passaggio funziona bene, l’ossigeno nascente prodotto dagli apparecchi può dare un ulteriore potenziamento alla ripresa della buona ossigenazione dei tessuti ma non è sufficiente ad assicurarla se la normale respirazione senza apparecchi non funziona bene 24 ore su 24.
Questi apparecchi non producono inoltre alcun effetto sulla CO2 ed è noto che la CO2, a parte il suo effetto consistente nel facilitare il passaggio dell’O2 ai tessuti, produce “in proprio” anche altri effetti benefici (spasmolitici, vasodilatatori, antiinfiammatori ed altro, provati da numerosissimi studi medici elencati anche nel mio libro). Non posso quindi che concludere che per ossigenarsi bene è indispensabile respirare costantemente “bene”: apparecchi e sostanze varie possono dare un aiuto supplemntare che però da solo non è sufficiente.

Un fungo cinese per una migliore ossigenazione dei tessuti

……..L’approfondimento della fitoterapia cinese , che insieme all’agopuntura sto ormai portando avanti da un decennio, mi pone a volte di fronte a risultati che non finiscono di sorprendere anche me. Come i lettori di questo Notiziario già sanno, per una buona ossigenazione dell’organismo, molto più che la quantità di O2 che viene introdotta con l’aria nei polmoni, è essenziale la quantità di O2 che dai polmoni passa nel sangue e poi, soprattutto, quella che dal sangue viene rilasciata nelle cellule dei tessuti, dove va a produrre energia, e per questo essenziale passaggio, come i lettori sanno bene, è determinante il ruolo svolto dalla CO2 in giusta quantità. Questa giusta quantità di CO2 (che si perde con una respirazione errata) è il primo, essenziale elemento senza il quale questo passaggio non può avvenire in modo adeguato. Vi sono tuttavia anche altre sostanze che possono potenziare (senza peraltro poter sostituire il ruolo “sine qua non” della CO2) questo passaggio, e quindi l’ossigenazione dei tessuti. In passati numeri di questo Notiziario ho attirato l’attenzione su alcune di queste sostanze. Una delle più interessanti ed efficaci, nota da secoli nella fitoterapia cinese e di cui sta ora finalmente emergendo l’importanza anche nella medicina occidentale, è il fungo Cordyceps sinensis . Lo scienziato al quale dobbiamo la ricerca più approfondita sugli innumerevoli benefici esercitati da questo fungo per la nostra salute è il Dr. George Halpern, professore emerito dell’Università di Hong Kong ed autore di molti libri sull’argomento. In uno di questi libri si legge che questo miglioramento globale è dovuto principalmente al fatto che il Cordyceps rende più efficiente l’utilizzo dell’ossigeno da parte dell’organismo, migliorando fino al 40% l’assorbimento cellulare dell’O2 (ved. Lou Y, Liao X, Lu Y. Cardiovascular pharmacological studies of ethanol extracts of Cordyceps mycelia and Cordyceps fermentation solution. Chinese Traditional and Herbal Drugs 1986;17(5):17-21,209-213, e Wang WQ. J. Administration Traditional Chinese Med 1995;5 (supp;):24).
Numerosi studi scientifici hanno tra l’altro dimostrato i benefici del Cordyceps sinensis in caso di malattie respiratorie, compresa la bronchite cronica e l’asma. (ved. . Zhu, J.S., Halpern, G.M., and Jones, K. (1998): The Scientific Rediscovery of a Precious Ancient Chinese Herbal Regimen:Cordyceps sinensis. Part II. Journal of Alternative and complementary Medicine 4(4), pp 429-457,“Effects on the Respiratory System”, pag. 429-432, e Mizuno T. (1999): Medicinal effects and utilization of Cordyceps (Fr.) Link (Ascomycetes) and Isaria Fr. (Mitosporic Fungi) Chinese Caterpillar Fungi, “Tochukaso” (Review). International Journal of Medicinal Mushrooms 1 (3), pp 251-261).
Nonostante l’entusiasmo per queste “buone notizie” devo tuttavia mettere nuovamente in relievo che è poco utile migliorare temporanemente questo assorbimento dell’O2 se poi, respirando “male” 24 ore su 24, la continua dissipazione della CO2 compromette costantemente il parziale miglioramento dell’ossigenazione dei tessuti ottenuto con varie sostanze. Per ottenere risultati ottimali duraturi occorre innanzitutto, anche se è un pochino più faticoso, mettere a posto il nostro modo di respirare!

Vitamina B15 (acido pangamico) per migliorare l’ossigenazione

…… Un’altra sostanza importante per migliorare l’ossigenazione dei tessuti, che negli asmatici (ma non solo negli asmatici!) spesso è carente a causa del basso livello di CO2 è l’acido pangamico, noto anche (o meglio, purtroppo poco noto!) come vitamina B 15. Questa nuova “vitamina” è stata scoperta 50 anni fa dall’americano di origine tedesca E. Krebs .. …Questa vitamina della ”ossigenazione”, è stata studiata in particolare in Russia, dove le è stato dato l’appellativo di “ossigeno liquido”. A seguito degli studi riassunti in un volume pubblicato dall’Accademia delle Scienze dell’URSS, nel 1965 il Consiglio del Ministero della Salute sovietico ne aveva autorizzato la produzione per il consumo generale ed in particolare per agli atleti sovietici che partecipavano alle olimpiadi ne venivano somministrate alte dosi., poiché si era visto che aumentava di molto la resistenza fisica (i topi ai quali era stata somministrata erano riusciti a nuotare molto più a lungo dei topi ai quali non era stata somministrata, ed erano riusciti a sopravvivere molto più a lungo in un contenitore dal quale era stato eliminato l’ossigeno). Il Prof. Shpirt, dell’Ospedale nr. 60 di Mosca, nell’ osservare che “Verrà il tempo in cui in tutte le famiglie il contenitore di pangamato di calcio (B15) figurerà a tavola insieme al contenitore del sale” consigliava la B 15 a tutti coloro che soffrivano di problemi circolatori, asma, diabete e malattie della pelle, ed in genere contro l’invecchiamento. In un pubblicazione si legge che questa vitamina “è caratterizzata dalla capacità dieliminare il fenomeno dell’ipossia (mancanza di ossigeno), stimolando la funzione di vari enzimi come la deidrogenasi e la citocromo ossidasi, promuovendo i processi di ossidazione del glucosio ed il metabolismo proteico in particolare nel muscolo cardiaco. … Nell’esercizio fisico elimina il dolore provocato dall’accumulazione di acido lattico nei muscoli, causato dalla mancanza di ossigeno”. In realtà la prima, più importante misura da osservare per essere sicuri della buona ossigenazione di tutti i tessuti è respirare bene, ma per coloro in cui il tessuto polmonare è stato già danneggiato potrebbe essere molto utile anche l’assunzione della vit. B15. E’ una sostanza del tutto naturale che si trova in tutti i semi e in numerosi alimenti (in particolare i ceci ne sono ricchi) purtroppo non molto diffusi nell’alimentazione moderna. Per assumerla in quantità sufficiente potrebbe quindi essere opportuno ricorrere agli integratori.

Importanza del magnesio

……..In vari numeri di questo Notiziario e nel mio libro ho osservato come l’eccesso di respirazione provochi uno scompiglio nell’equilibrio metabolico ed elettrolitico dell’organismo, e come porti alla perdita di importanti elementi, tra i quali per gli asmatici è di particolare importanza il magnesio, che è quindi in genere in questi casi consigliabile assumere con integratori.
Questa raccomandazione è stata ora confermata da un recente studio in doppio cieco della durata di 28 settimane, condotto presso la Bastyr University di Washington nel febbraio scorso, (pubblicato su J. Asthma 2010; 47(1): 83-92). Lo studio ha constatato che negli asmatici non troppo gravi, un’assunzione di integratori a base di magnesio ha provocato un notevole miglioramento (miglioramento che nel gruppo placebo non si è invece verificato).
E del resto nel passato (ved. ad es un articolo pubblicato nel 1987 sul periodico della Associazione Medica Americana, -JAMA 1987;257: 1076-1078-) nei reparti d’emergenza degli ospedali i medici avevano fatto per lungo tempo ricorso ad iniezioni endovenose di magnesio quale misura salva-vita, per aprire le vie respiratorie, in casi di attacchi acuti di asma.

La carbossiterapia (CO2) nella medicina estetica ed antinvecchiamento: gli orsi e la rimarginazione delle ferite

………..Ho partecipato il 5 ottobre, a Milano, al Convegno dal titolo “Il Sapore del Sapere“, organizzato dalla Erredieffe (www.erredieffe.com) dove ero stata invitata a parlare del mio libro sul metodo Buteyko (“Attacco all’asma… e non solo”). Poiché la tematica principale del Convegno era focalizzata sulla medicina estetica e rigenerativa (ved. www.macroedizioni.it/eventi/medicina-estetica-e-rigenerativa-convegno.php) ho accennato brevemente (anche se nel mio libro non ne parlo), al ruolo della CO2 nel campo della medicina estetica. Questo ruolo , di cui Buteyko non ha mai parlato, (nel 1960 nell’URSS non si dedicava molta attenzione alla medicina estetica!) è forse quello oggi più approfondito ed utilizzato in campo medico, da lunga data, con il nome di carbossiterapia. Per introdurre l’argomento ho iniziato con il segnalare una notizia interessante, che riguarda gli orsi: ecco di che si tratta.
Il celebre canale BBC Nature (Victoria Gill Science reporter, BBC Nature) ha riferito recentemente in merito agli “strani” risultati di una ricerca condotta da medici e zoologi in America, che hanno accertato che gli orsi hanno una inspiegabile capacità di emergere in primavera, dopo 7 mesi di ibernazione, con eventuali precedenti anche gravi ferite che si sono rimarginate senza cicatrici e senza infezioni.“Gli scienziati”, riferiscono i giornalisti, “ sperano di riuscire a scoprire come fanno ad avvenire queste guarigioni nonostante il fatto che durante l’ibernazione la temperatura corporea cala di 7°C, e la velocità del battito cardiaco ed il metabolismo sono ridotti. Nelle persone umane questi fattori, uniti alla mancanza di movimento , provocando ostacoli ad una buona circolazione del sangue, rendono più difficile la buona rimarginazione di ferite. Come mai negli orsi avviene il contrario?”
Una risposta interessante a questa domanda è stata data in una intervista dallo scienziato Ray Peat (nulla a che fare con Buteyko) il quale ha osservato che gli orsi trascorrono questi 7 mesi di ibernazione in grotte strette e chiuse, in cui pertanto si accumula molta CO2 nell’aria, e questa CO2, a contatto con la pelle, favorisce la guarigione di ulcere e ferite aperte.
Non vi è quindi nulla di strano in questa guarigione di ferite degli orsi durante l’ibernazione, poiché questo principio è noto da tempo, e da quasi un secolo viene utilizzata in campo medico dell’ aria ed acqua ricca di CO2, con inalazioni ed immersioni.
I lettori di lunga data del mio Notiziario forse ricorderanno quanto avevo scritto sull’argomento nel 2004 e 2007; ecco quanto scrivevo:”“L’inserto “Salute” di “La Repubblica” in un articolo dal titolo “L’anidride carbonica che ridona la linea”, decanta i benefici della carbossiterapia, che nelle beauty-farms francesi è utilizzata, con microiniezioni, per curare vari problemi, dalla cellulite alle alterazioni del microcircolo, dalle flebopatie agli accumuli di adipe. L’anidride carbonica, si legge, agisce come una microscopica “pompa” che spinge il sangue nel labirinto dei capillari. Secondo i suoi sostenitori, la carbossiterapia migliora la circolazione sanguigna: inoltre, grazie al maggior apporto di ossigeno….. A quanto pare l’uso dell’anidride carbonica per fini estetici si sta sempre più diffondendo anche in Italia. Recentemente ad esempio, il popolare settimanale “Viversani” decantava le virtù dell’anidride carbonica contro la cellulite e per spianare le rughe….Vi è inoltre un numero crescente di siti, anche in italiano, sui benefici di questa terapia. In uno di questi ad esempio si legge: “La carbossiterapia sfrutta gli effetti vasodilatatori della anidride carbonica per sciogliere gli accumuli di adipe… mira a trattare la cellulite, le alterazioni del microcircolo, le flebopatie e gli accumuli di adipe attraverso microiniezioni locali di anidride carbonica … La carbossiterapia è un metodo sicuro ed efficace. Utilizza l’anidride carbonica medicale, che ha la peculiarità di promuovere la vasodilatazione e di ripristinare il corretto flusso di sangue nelle aree asfittiche, aiutando l’attività dei fibroblasti e migliorando il processo di rigenerazione cellulare.“… Come si osservava in questo Notiziario anche nel 2004, fa piacere leggere una ulteriore conferma di quello che Buteyko ha messo instancabilmente in luce negli ultimi 40 anni, e cioè che l’anidride carbonica non è un inutile gas di scarico ma è indispensabile, nella giusta misura, per l’apporto d’ossigeno ai tessuti. ….Peccato però che l’attenzione verso questa nota e sperimentata capacità della CO2 di “promuovere la vasodilatazione e ripristinare il corretto flusso di sangue nelle aree asfittiche, aiutando l’attività dei fibroblasti e migliorando il processo di rigenerazione cellulare” sia a quanto pare concentrata soprattutto e quasi esclusivamente per scopi estetici ed anti-invecchiamento…..Vi sono tuttavia dei luoghi in Europa in cui l’utilizzo della CO2 per un gran numero di scopi medici ha delle antiche tradizioni. Così ad es. nella Repubblica Ceca, grazie all’esperienza accumulata nei bagni termali di Karlsbad, Franzensbad e Marienbad, con acqua e grotte ad elevato contenuto di CO2, questo tipo di terapia è usato soprattutto per numerose altre finalità mediche: dalla cefalea cronica ai problemi di circolazione, dal tinnito ai dolori alle articolazioni, dalle neurodermiti alle ulcerazioni. ……..Con il metodo Buteyko (e cioè migliorando semplicemente il proprio modo di respirare) è comunque possibile ottenere, a livelli sistemici (in tutto l’organismo) benefici analoghi a quelli che si verificano, in alcune zone, quando la CO2 è iniettata localmente”
Aggiungo ora tuttavia che, anche se la prima misura da intraprendere, a beneficio di tutto l’organismo, è controllare il modo in cui si respira ed evitare di dissipare troppa CO2 con una costante iperventilazione, in certi casi può in effetti essere utile,e lo raccomando anch’io a volte ad alcuni pazienti, realizzare, tramite iniezioni, una concentrazione più elevata di CO2, limitata ad alcune zone ristrette del corpo, e ciò non solo per fini estetici ma anche per la rimarginazione di ferite ed ulcere croniche.

Articolo sulla carbossiterapia

……..Sull’ultimo numero, del 15 marzo (2013) del settimanale di medicina popolare “Viversani” è uscito ancora un articolo intitolato “Ferma il tempo con la carbossiterapia”. Nell’articolo si osserva, tra l’altro, che “le iniezioni di CO2 provocano vasodilatazione, il che vuol dire un maggior afflusso di sangue, che dà l’impulso all’organismo a produrre più quantità di ossigeno”. In molte passate edizioni di questo Notiziario ho parlato della carbossiterapia; da ultimo nel notiziario dell’ottobre scorso, in cui riportavo quanto avevo scritto sull’argomento quasi 10 anni fa, e cioè: “L’inserto “Salute” di “La Repubblica” in un articolo dal titolo “L’anidride carbonica che ridona la linea”, decanta i benefici della carbossiterapia, che nelle beauty-farms francesi è utilizzata, con microiniezioni, per curare vari problemi, dalla cellulite alle alterazioni del microcircolo, dalle flebopatie agli accumuli di adipe. L’anidride carbonica, si legge, agisce come una microscopica “pompa” che spinge il sangue nel labirinto dei capillari. …. A quanto pare l’uso dell’anidride carbonica per fini estetici si sta sempre più diffondendo anche in Italia …, questo tipo di terapia è usato anche per numerose altre finalità mediche: dalla cefalea cronica ai problemi di circolazione, dal tinnito ai dolori alle articolazioni, dalle neurodermiti alle ulcerazioni. …”
Come osservavo, e come non posso che ripetere, più che agire con iniezioni su parti limitate del corpo è utile, per la buona ossigenazione e circolazione in tutto l’organismo, trattenere la giusta quantità di CO2, evitando di dissiparla con una respirazione eccessiva. Tuttavia, in certi casi può in effetti essere utile realizzare, tramite iniezioni, una concentrazione più elevata di CO2, limitatamente ad alcune zone ristrette del corpo, e ciò non solo per fini estetici ma anche per la rimarginazione di ferite, ulcere croniche ed altri problemi di carattere tipicamente locale.

Mancanza di vitamina B12 e CO2

…….In uno studio pubblicato il 23/6/2011 sul Journal of Breath Research si osserva che dei ricercatori (presso l’Università della Florida) hanno sviluppato un nuovo modo, semplice e a basso costo, per misurare, tramite il respiro, i livelli di vitamina B12 in una persona: le persone carenti di vitamina B12 producono minori quantità di CO2. A quanto pare, le persone carenti di B12 non riescono a metabolizzare bene una sostanza-conservante che è spesso contenuta in vari alimenti e che, quando viene somministrata prima del test, viene metabolizzata in CO2 purché sia presente abbastanza vit. B12; se questa manca, allora nel respiro esalato viene misurata una quantità di CO2 inferiore a quella che si dovrebbe normalmente formare a seguito della somministrazione della sostanza in questione.
Sull’argomento, ed in particolare sul nesso tra vit. B12 e CO2 vi sarebbe ancora molto da ricercare ed osservare, ma per ora mi limito a riferire che in effetti osservo in numerosi miei pazienti asmatici (e quindi carenti di CO2) anche una carenza di vitamina B12. In particolare l’alimentazione del tutto vegetariana, che pure presenta numerosi aspetti positivi per la salute (e che era stata ritenuta preferibile anche da Butyeko fin dal 1960, quando nessuno ancora parlava di questi argomenti, ora di moda) rischia di provocare delle carenza di questa vitamina, essenziale per la salute.
In particolare, le condizioni di coltivazione al giorno d’oggi fanno sì che nel terreno non siano più presenti i microorganismi necessari affinché questa vitamina si formi nelle piante coltivate in questo terreno e quindi, in particolare per i bambini in crescita o per i vegetariani, potrebbe essere utile assumere integratori di vit.B12, nella forma adeguata e nel giusto rapporto con le altre vitamine del gruppo B.

Effetto serra

Davvero?!…..Ci troviamo, in Italia e non solo, alle prese con un freddo che non si era visto da decine di anni. Ma non ci era stato detto che stiamo rapidamente andando verso un disastroso riscaldamento globale, causato dall’”agente inquinante” CO2?
Abbiamo tutti imparato a scuola che le piante, al contrario dell’uomo, inspirano anidride carbonica ed espirano ossigeno. Sfugge quindi alla mia comprensione come si possa qualificare (anche in pubblicazioni di un certo livello) come “agente inquinante” una sostanza che è l’ossigeno delle piante, e che anche dentro di noi deve essere presente in una percentuale del 6% circa, ( ed il bambino prima di nascere, nel grembo materno prospera appunto con questa percentuale di CO2) mentre nell’atmosfera ve ne è solo uno 0,03% circa. Se anche la quantità di CO2 nell’atmosfera aumentasse (entro certi limiti), l’unico effetto sarebbe quello di far crescere un maggior numero di piante, purché ovviamente vi sia abbastanza spazio per queste piante; se invece, come purtroppo è avvenuto, questo spazio non c’è più, l’effetto negativo potrebbe essere appunto un riscaldamento, e non certo un “inquinamento” o “avvelenamento”. Questo “effetto serra” secondo alcuni scienziati sarebbe anzi non negativo perché attenuerebbe gli effetti di una nuova era glaciale alla quale la terra, a causa di vicende solari, starebbe andando incontro. Secondo altri l’attuale riscaldamento sarebbe causato da vicende solari e non dalla CO2 . Non vi è molta concordia di vedute tra scienziati sull’argomento!
Segnalo tra l’altro un articolo apparso sull’ultimo numero di “Nature”, in cui si riferisce che, a quanto risulta da una ricerca condotta dal prof. J.Wahr, dell’Università del Colorado con l’uso di raffinati rilievi satellitari, la quantità dei ghiacciai nelle vette dell’Himalaya negli ultimi 10 anni non è diminuita.
Ovviamente la questione rimane aperta; tuttavia la CO2 potrebbe essere responsabile al massimo di un riscaldamento e non certo di un avvelenamento dell’atmosfera. Stiamo tuttavia aassistendo ad una campagna mediatica globale che tutti i giorni ci invita a ridurre l’emissione di CO2 nell’ambiente. Ovviamente è essenziale ridurre lo spreco di energie e svilupparne di nuove e migliori, ma l’agente inquinante rilasciato nell’ambiente dai nostri sprechi di energia non è certo la CO2 ma molte altre sostanze che in questa campagna non vengono menzionate: dal monossido di carbonio al metano, al mercurio ecc.ecc.
Mi domando quindi quali interessi possano esservi dietro la campagna focalizzata solo sulla CO2: forse il tentativo di distogliere l’attenzione da altre sostanze veramente inquinanti e pericolose, oppure di indurci ad accettare la “pulita” energia nucleare? O il tentativo consumistico di farci sostituire alcuni prodotti che ancora funzionano bene con altri prodotti a mio avviso discutibili? Mi riferisco per es. alle vecchie lampadine, messe fuori legge per essere sostituite da altre lampade che consumano sì un po’ meno elettricità ma che contengono mercurio e inoltre emettono dei raggi non buoni per la vista. A questo proposito consiglio in genere ai pazienti che vengono da me per trattamenti di agopuntura per gli occhi (www.agopunturaocchi.it) di fare incetta delle vecchie lampadine prima che divengano introvabili.
In conclusione: la povera CO2 è messa in questo periodo veramente in cattiva luce, tanto che anch’io, quando spiego i benefici della respirazione Buteyko a persone che non ne hanno mai sentito parlare, per non farle subito “sobbalzare e scappare via” ho imparato ad iniziare l’argomento non certo parlando del “benefico aumento della CO2” provocato da questa respirazione, ma mettendo piuttosto in evidenza l’incremento dell’ossigenazione dei tessuti che si ottiene riducendo l’eccesso di respiro. Solo dopo, con le “dovute cautele”, passo a spiegare il ruolo svolto dalla CO2 nell’ incremento del passaggio dell’ossigeno ai tessuti , un ruolo provato da centinaia di studi e che è descritto in tutti i testi di fisiologia medica (effetto Verigo-Bohr).

CO2 e cervello-intelligenza

…..Sul nesso tra CO2 e buon funzionamento del cervello, nel Notiziario risalente all’ottobre 2004 scrivevo: “l’inventore giapponese Yoshiro Nakamats, intestatario di oltre 2000 brevetti, tra cui quello per i dischetti per computer e per gli orologi digitali, quando vuole farsi venire delle idee geniali si tuffa nella sua piscina e resta sott’acqua finchè può resistere…. questo genio asiatico ha ben presente la fisiologia del cervello: quando tratteniamo il respiro aumenta il contenuto in anidride carbonica (CO2) del sangue. Il cervello interpreta questo aumento come una maggiore esigenza di ossigeno e dilata le arterie del collo affinchè una maggior quantità di sangue, e quindi di ossigeno, possa affluire al cervello…;basta aumentare di poco il contenuto in CO2 nel sangue per far affluire più ossigeno al cervello e quindi per ottenere un aumento delle sue prestazioni.”
Nel Notiziario dell’ottobre 2009 commentavo poi quanto scritto sull’aumento dell’intelligenza da Win Wenger, autore del libro “Il Fattore Einstein”(pubblicato anche in italiano dalle Macroedizioni), ed osservavo che Wenger, che pure non sembra aver mai sentito parlare del dr. Buteyko, “esamina a fondo le relazioni tra modo di respirare e intelligenza/concentrazione, mettendo in rilievo il ruolo positivo svolto dal tasso fisiologico di anidride carbonica per la circolazione del sangue (e quindi per l’ossigenazione) del cervello. Nel libro, Wenger descrive tra l’altro la reazione dell’organismo a seguito dell’attivita’ sportiva e in particolare la “reazione dell’immersione”, e cioé la reazione che si verifica quando ci si immerge sott’acqua.”
Sempre sull’argomento riporto ora quanto scritto da Win Wenger in un altro dei suoi libri: “Quando si nuota sott’acqua trattenendo il respiro si accumula CO2 nel sangue, il che fa espandere la carotide, aumentando la circolazione nel cervello. Un certo periodo di nuoto sott’acqua per 3 settimane consecutive provoca una espansione permanente della carotide…il che fa migliorare le condizioni fisiche del vostro cervello ed è un sistema facile per aumentare l’intelligenza…Ogni medico ha memorizzato, nei suoi studi universitari, il fatto che la carotide si espande in rapporto alla quantità di CO2 nel sangue, eppure l’organizzazione medica ha sempre guardato in direzioni molto più costose ..e pericolose,( come certe medicine con effetti collaterali negativi) per il trattamento di… varie forme non solo di carenze mentali e cerebrali e danni al cervello, ma persino di carenze cerebro-vascolari “
Per ottenere che la dilatazione della carotide provocata dall’aumento di CO2 permanga stabilmente anche quando si esce dall’acqua ,Wenger insiste sul fatto che non basta trattenere il respiro mettendo la faccia nell’acqua ma occorre nuotare sott’acqua, nell’acqua freedda, ad un minimo di profondità, ogni giorno per 3 settimane.
A questo proposito devo tuttavia mettere in guardia ed osservare che questo metodo di nuoto sott’acqua può per alcuni essere rischioso e và contemplatosolo da sportivi-nuotatori che si trovino in ottime condizioni fisiche. Per gli altri, il normale training Buteyko, oltre ad essere molto più agevole da effettuare e ad agire non solo a beneficio del cervello ma di tutto l’organismo, consente di graduare molto più facilmente il livello dello sforzo, in base ai criteri che spiego nel mio libro e nei corsi in relazione all’intensità ed alla durata degli esercizi.

Acido lattico, adrenalina e stress

………..A Baden-Baden, dove tutti gli anni si svolge quello che è considerato come il più importante evento in Europa nel campo della medicina alternativa, la “Medizinische Woche”. Si tratta di una preziosa occasione di incontro tra medici provenienti da ogni parte del mondo, e quest’anno ho avuto alcuni colloqui molto interessanti con colleghi russi. …Tra le varie conferenze, ve ne è stata una dedicata alla dottoressa tedesca Waltraut Fryda, morta recentemente, che nel 2007, all’età di 80 anni,(ancora in piena attività medica) aveva esposto a Baden Baden le sue scoperte sui tumori ed i successi che aveva ottenuto in questo campo con le sue terapie, sulle quali aveva scritto alcuni libri . Purtoppo la dr.ssa Fryda, non avendo ottenuto nessun sostegno finanziario, non aveva potuto portare a termine delle sperimentazioni con criteri scientifici, e quindi le sue terapie rischiano (come è avvenuto a tanti approcci promettenti) di finire nel dimenticatoio, mentre a mio avviso meriterebbero di essere approfondite. Avevo già scritto, sulla dr.ssa Fryda, nel Notiziario di un anno fa, riportando le sue tesi sul ruolo dell’acido lattico nei tumori.
Secondo la Dr. Fryda, nell’accumulo di acido lattico ed in vari altri fattori che portano al sorgere di tumori, svolge un ruolo importante, come evidenziato nel suo libro (“Adrenalinmangel als Ursache der Krebsentstehung” Mancanza di adrenalina come causa del sorgere del cancro) soprattutto l’esaurimento delle ghiandole surrenali, che producono importanti sostanze tra cui appunto l’adrenalina ed i glucocorticoidi (tra cui il cortisolo).
Ed a questo proposito appare evidente il ruolo svolto dal modo di respirare: è noto infatti che l’adrenalina viene prodotta quando ci si trova in una situazione di pericolo ed eccitazione, in cui l’organismo , prevedendo che dovrà compiere un intenso sforzo fisico per “combattere o fuggire”, mette in atto le reazioni adatte, tra cui appunto l’intensificazione del respiro.
Il ripetersi di episodi di stress e di arrabbiature può portare (e su questo mi soffermo a lungo nel mio libro “Attacco all’Asma… e non solo”) a modificare il ritmo inconscio respiratorio, e si crea un circolo vizioso: l’organismo, percependo il respiro intensificato/accelerato, ritiene inconsciamente di trovarsi in una situazione di pericolo, in cui dovrà “combattere o fuggire”, e le surrenali, permanentemente in stato di magari lieve sovraeccitazione, producono e scaricano in continuazione adrenalina, finché si esauriscono per il troppo lavoro e non sono più in grado di produrre adrenalina in quantità sufficiente.
Per fortuna è possibile spezzare il circolo vizioso tra respiro intenso e stress: se si interviene consciamente sul fattore respiro, tranquillizzandolo e riducendolo (e smettendo quindi di respirare come se si dovesse combattere con un leone anche quando si sta seduti in poltrona), allora anche l’eccitazione delle surrenali e la produzione di adrenalina rientrano nella normalità.
Ovviamente le ipotesi della dr.ssa Fryda, pur interessanti, non possono essere considerate provate per il trattamento dei tumori e, in particolare nel nostro moderno ambiente inquinato, occorre prendere in considerazione anche altri fattori oltre alla carenza di adrenalina. Tuttavia, mettere a posto il modo di respirare (e con questo sia la produzione di adrenalina che di molte altre sostanze) non può che fare bene: si tratta di una delle prime misure da prendere –non mi stanco mai di ripeterlo- per la salute generale dell’organismo.

Anidride carbonica e coccodrilli

……Questo abbinamento vi sembra strano? Ebbene: inizio con il riportare alcune frasi tratte da un ariticolo che avevo scritto tempo fa per un’ altra mia pubblicazione: “L’epidemia di influenza messicana ha recentemente sollevato nuovi allarmi tra il pubblico, sempre più preoccupato all’idea di “pandemie” che potrebbero essere diffuse da nuovi virus contro i quali mancano vaccini ed armi efficaci. Sollevano inoltre preoccupazioni anche dei batteri “vecchi” noti da tempo e divenuti resistenti agli antibiotici con i quali sono stati finora combattuti. …Si stanno negli ultimi tempi approfondendo le ricerche sul ruolo svolto nel sistema immunitario dai peptidi antimicrobici …… e un aiuto efficace potrebbe venire, a quanto pare, dai peptidi antimicrobici tratti da alcuni animali. … L’attenzione si è concentrata negli ultimi anni sui coccodrilli, anche a seguito del clamore sollevato tempo fa da un reportage della televisione britannica, (1) in cui si metteva in evidenza la resistenza di questi animali, in cui le ferite profonde, che si procurano azzannandosi, si rimarginano senza problemi anche se restano in paludi con acque marce.
Il merito è, secondo alcuni ricercatori, appunto dei peptidi antimicrobici che si trovano nel sangue di questi animali, così come nelle rane, lucertole ed altri. In particolare nel sangue dei coccodrilli, è stata identificata una sostanza (“coccodrillina” ) molto attiva contro virus, batteri e funghi. A seguito di alcuni studi effettuati, sono stati già elaborati dei preparati, venduti all’estero come “integratori alimentari”. Anche se preferisco consigliare ai miei pazienti delle sostanze più provate e sperimentate, in caso di microbi resistenti ad ogni approccio potrebbe forse valere la pena (ovviamente con la consulenza di un medico esperto) di fare un tentativo anche con i coccodrilli e le rane!”
E veniamo ora all’anidride carbonica.
In un articolo di Hennakao Koniyama, del Medical Research Council di Cambridge, pubblicato nel gennaio 2009 sulla prestigiosa rivista inglese “Nature” si legge che i coccodrilli possono restare sott’acqua fino ad un ora e durante la permanenza sott’acqua si accumula nel loro sangue l’anidride carbonica, che poi si scioglie formando ioni di bicarbonato; questi ioni di bicarbonato si legano all’emoglobina, spiazzandone l’ossigeno, che diventa pertanto più disponibile per andare ad ossigenare i tessuti dell’organismo. Nel sangue umano invece, continua l’articolo, gli ioni di bicarbonato non si legano all’emoglobina, che pertanto rilascia il suo ossigeno con più difficoltà rispetto a quanto avviene nel sangue dei coccodrilli (e in effetti nel sangue umano l’anidride carbonica, pur facilitando con varie reazioni chimiche il rilascio dell’anidride carbonica dall’emoglobina, non spiazza direttamente, tramite gli ioni di bicarbonato, l’ossigeno dall’emoglobina in grande quantità).
I ricercatori di Cambridge hanno pertanto creato, con sangue umano e sangue di coccodrillo, un ibrido, un’emoglobina mezza umana e mezza “coccodrillesca” e, sebbene non si sia ancora arrivati a risultati concreti, il prof. H. Bunn, dell’Università di Harvard, osserva che “Si può già pensare ad una situazione di chirurgia in cui è difficile ossigenare il paziente e sarebbe molto utile avere a disposizione un’emoglobina in grado di scaricare l’ossigeno con un’efficienza superlativa” .
Quali conclusioni trarne? Innanzitutto anche questi studi confermano (fatto peraltro riportato in tutti i testi di fisiologia medica, anche se raramente se ne traggono le opportune conclusioni pratiche) il ruolo prezioso della CO2 (nella giusta quantità) per l’ossigenazione dell’organismo.
Inoltre, anche se nell’organismo umano la CO2 spiazza l’ossigeno dall’emoglobina, rendendolo libero di andare ad ossigenare i tessuti, in modo meno efficiente di quanto non avvenga nel coccodrillo, forse varrebbe la pena, (perlomeno in situazioni normali, in attesa che l’ibrido di emoglobina uomo/coccodrillo creato in laboratorio porti a risultati utilizzabili), di non dissipare, con una respirazione eccessiva, la preziosa CO2 che anche noi produciamo ed accumuliamo, pur in quantità minore di quella accumulata dai coccodrilli nella lunga permanenza sott’acqua.
Se abbiamo in noi una quantità sufficiente di CO2 allora, pur se in modo meno efficiente che nei cocodrilli, anche la nostra CO2 fa andare più ossigeno dal sangue ai tessuti. (1) Documentario della BBC, “ The Secret Life of Crocodiles”.
Sull’argomento ved anche : http://news.bbc.co.uk/hi/english/sci/tech/newsid_680000/680840.stm

Perché le balene e le talpe vivono a lungo?

………..Tra le varie letture estive ho appena finito di leggere un articolo interessante pubblicato su Rejuvenation Research (Ricerca sul ringiovanimento) Vol.10, nr.2-2007, scritto dal medico Arkadi F. Protokov, dal titolo “Exploring overlooked natural mitochondria-rejuvenative intervention. The puzzle of bowhead whales and naked mole rats”, in cui e’ esaminato il motivo per cui certi tipi di balene e talpe vivono molto di piu’ di altri animali di specie analoghe e comparabili (circa 200 anni le balene e 28 anni le talpe–8 volte piu’ dei topi di analoghe dimensioni), e non si ammalano di tumori.
Con grande dovizia di riferimenti a studi e sperimentazioni, l’autore conclude che il motivo di questa longevita’ e salute e’ da ricercare nelle condizioni di vita di questi animali, e cioe’, oltre ad altri fattori, alle condizioni di IOR (riduzione intermittente di ossigeno), e di ipercapnia (eccesso di anidride carbonica), anch’essa intermittente, causata nelle balene dalle immersioni sott’acqua, e nelle talpe dalle permanenze in cunicoli con poco ossigeno e molta anidride carbonica. La carenza intermittente di ossigeno, a differenza di quella permanente, mette infatti in moto, come osserva Protokov, delle rapide strategie di compensazione nell’organismo che pertanto, quando torna in condizioni di ossigenazione normale, e’ divenuto piu’ forte e resistente. Quanto all’ipercapnia (eccesso di CO2), Protokov scrive che “L’ipercapnia in vivo protegge contro gli effetti dannosi dell’ ischemia o ipossia (mancanza di ossigeno), il che e’ noto da decenni nella pratica clinica…Sono stati ipotizzati vari meccanismi per spiegare il ruolo protettivo dell’anidride carbonica in vivo. Uno dei piu’ significativi sembra essere costituito dalla stabilizzazione del complesso ferro-transferrina, il che previene il coinvolgimento di ioni di ferro nell’avvio di reazioni di radicali liberi”:
Questo articolo non e’ che una delle innumerevoli dimostrazioni di quanto sia errata/semplicistica la comune percezione dell’ossigeno nel ruolo del “buono” e della anidride carbonica nel ruolo del “cattivo”; e di quanto vi sia ancora da ricercare sull’argomento.

La CO2 che ridona la linea

…… Nell’aprile 2004, questo Notiziario riportava la seguente informazione: “L’inserto “Salute” di “La Repubblica” dell’11 dicembre scorso, in un articolo dal titolo “L’anidride carbonica che ridona la linea”, decantava i benefici della carbossiterapia, che nelle beauty-farms francesi è utilizzata, attraverso microiniezioni, per curare varie problematiche, dalla cellulite alle alterazioni del microcircolo, dalle flebopatie agli accumuli di adipe. L’anidride carbonica, si legge, “agisce come una microscopica “pompa” che spinge il sangue nel labirinto dei capillari. Secondo i suoi sostenitori, la carbossiterapia migliora la circolazione sanguigna: inoltre, grazie al maggior apporto di ossigeno….”.
A quanto pare l’uso dell’anidride carbonica per fini estetici si sta sempre più diffondendo anche in Italia. Recentemente ad esempio, il numero del 9 febbraio 2007 del popolare settimanale “Viversani” decantava le virtù dell’anidride carbonica contro la cellulite e per spianare le rughe.
Vi è inoltre un numero crescente di siti, anche in italiano, sui benefici di questa terapia. In uno di questi ad esempio si legge: “La carbossiterapia sfrutta gli effetti vasodilatatori della anidride carbonica per sciogliere gli accumuli di adipe. ….. mira a trattare la cellulite, le alterazioni del microcircolo, le flebopatie e gli accumuli di adipe attraverso microiniezioni locali di anidride carbonica…… La carbossiterapia è un metodo sicuro ed efficace. Utilizza l’anidride carbonica medicale, che ha la peculiarità di promuovere la vasodilatazione e di ripristinare il corretto flusso di sangue nelle aree asfittiche, aiutando l’attività dei fibroblasti e migliorando il processo di rigenerazione cellulare.“
Come si osservava in questo Notiziario anche nel 2004, fa piacere leggere una ulteriore conferma di quello che Buteyko ha messo instancabilmente in luce negli ultimi 40 anni, e cioè che l’anidride carbonica non è un inutile gas di scarico ma è indispensabile, nella giusta misura, per l’apporto d’ossigeno ai tessuti. Peccato però che l’attenzione verso questa riconosciuta capacità della CO2 di “promuovere la vasodilatazione e ripristinare il corretto flusso di sangue nelle aree asfittiche, aiutando l’attività dei fibroblasti e migliorando il processo di rigenerazione cellulare” sia a quanto pare concentrata soprattutto e quasi esclusivamente per scopi estetici ed anti-invecchiamento

La speleoterapia

…Una simpaticissima collega medico (anestesista; -e tra l’altro mi fa molto piacere vedere che sta aumentando sempre di più il numero di medici che dimostrano interesse per il metodo Buteyko) ha attirato la mia attenzione sulla “speleoterapia” (la cura di malattie, in genere dell’apparato respiratorio, effettuato trattenendosi per un certo periodo in grotte, respirando l’aria in queste grotte).- Circa un anno fa avevo scritto in questo Notiziario quanto segue: “Vi sono tuttavia dei luoghi in Europa in cui l’utilizzo della CO2 per un gran numero di scopi medici ha delle antiche tradizioni, che ancora resistono. Così ad esempio nella Repubblica Ceca, grazie all’esperienza accumulata nei bagni termali di Karlsbad, Franzensbad e Marienbad, con acqua e grotte ad elevato contenuto di CO2, questo tipo di terapia è usato soprattutto per numerose altre finalità mediche: dalla cefalea cronica ai problemi di circolazione, dal tinnito ai dolori alle articolazioni, dalle neurodermiti alle ulcerazioni.
Anche in Italia vi sono numerosi centri che offrono questo tipo di terapia. Quello che però mi fa “arrabbiare” è che nei prospetti e pagine web in cui si descrivono i benefici della speleoterapia si parla di tutti i vari possibili fattori terapeutici (umidità, calore e purezza dell’aria, mancanza di pollini ed allergeni ecc. ) ma non si menziona invece minimamente (ed anzi magari si cerca di nasconderlo!) quello che invece è a mio avviso il fattore terapeutico principale, e cioè l’elevata presenza di anidride carbonica nell’aria che si respira in queste grotte Per fortuna tuttavia vi è anche qualche centro di speleoterapia che mette in rilevo l’importanza terapeutica dell’elevata presenza di anidride carbonica. Così ad es. il seguente, in Austria: http://kurzentrum.at/it/kurfibel/kohlendioxid/index.html
In cui tra l’altro si scrive che: “L’anidride carbonica è una sostanza terapeutica chimica, naturale, efficace e priva di controindicazioni…… L’azione del gas è molto intensa soprattutto nelle arterie più piccole e sottili (precapillari), ovvero là dove si regola anche la pressione sanguigna.
Avviene una notevole dilatazione delle piccole arterie e l’apertura di capillare occlusi: in questo modo si favorisce decisamente la circolazione del sangue in tutti gli organi e tessuti del corpo e si abbassa la pressione sanguigna (particolarmente in presenza di forme di ipertensione arteriosa). L’anidride carbonica facilita perciò la guarigione di ferite di difficile cicatrizzazione e dell’ulcera del piede”
L’anidride carbonica migliora anche le proprietà di flusso e di coagulazione del sangue; il sangue, cioè, passa meglio attraverso i vasi sanguigni più piccoli e le strettoie, diminuendo così il rischio di formazione di trombi.

Iperventilazione: studi, articoli, cause e conseguenze
Studi su iperventilazione ed ipocapnia ….Sperimentazione a Toronto: la CO2 protegge il tessuto polmonare

Poichè questo numero del Notiziario si sofferma sul Canada e l’Università di Toronto, dove si è svolto il Congresso, vorrei citare degli studi, pur non recentissimi, che hanno avuto luogo presso questa Università: i ricercatori medici del programma di biologia molecolare dell’Università hanno infatti accertato che “l’innalzamento nella permeabilità microvascolare è stato più elevato nel gruppo in cui vi era ipocapnia (tasso troppo basso di CO2 nell’organismo ) che nel gruppo di controllo. Il danno causato da ischemia da riperfusione è stato notevolmente superiore nel gruppo in cui vi era ipocapnia rispetto al gruppo di controllo”. Il danno al tessuto polmonare è stato proporzionale al grado di ipocapnia (Laffey et al. 2000, Laffey et al.2003). Come concludono i ricercatori canadesi in questione: “un innalzamento deliberato della PaCO2 (ipercapnia terapeutica) protegge contro danni al tessuto polmonare (Laffey et al.2003).
Quale conclusione trarne? Anche se i ricercatori in questione, che non conoscevano Buteyko, ovviamente non osservano nulla in proposito, è bene cercare di migliorare il proprio modo di respirare, in modo da conservare una buona quantità di CO2 nell’organismo, senza mai arrivare al livello di ipocapnia che renderebbe necessaria la somministrazioni terapeutica di CO2 con le modalità di cui allo studio sopracitato!
….. Vi segnalo questo studio che in realtà risale a qualche anno fa ma che mi è ora capitato sotto gli occhi:
“Aufderheide TP, Lurie KG, Death by hyperventilation: a common and life-threatening problem during cardiopulmonary resuscitation, Critical Care Medicine 2004 Sep; 32(9 Suppl): S345-351.
Department of Emergency Medicine, Medical College of Wisconsin , Milwaukee , Wisconsin , USA .”
Nell’articolo, dal titolo “Morte per iperventilazione: un problema comune, che mette a repentaglio la sopravvivenza, durante la rianimazione cardio-polmonare”, si conclude con la raccomandazione ad addestrare meglio il personale che presta assistenza d’ emergenza fuori dall’ospedale, perché un “eccesso di ventilazione” effettuato sui pazienti durante la rianimazione porta ad un significativo aumento delle probabilità di decesso. “
Anche qui devo ribadire ciò che ho varie volte osservato: nella medicina d’emergenza è ben noto il pericolo della mancanza di di CO2 e dell’iperventilazione (che porta a mancanza di CO2); cosa si aspetta ad applicare questa conoscenza anche alla medicina ordinaria (non d’emergenza) e, ancora meglio, alla medicina preventiva?”
…..La mancanza di CO2 causata dall’iperventilazione provoca, attraverso complessi meccanismi fisiologici (la CO2 è infatti un regolatore essenziale per l’equilibrio acido/base e per altri processi di vitale importanza) la perdita di sostanze utili e necessarie per l’organismo, tra cui ad esempio il magnesio, sostanza essenziale per la vita; (quando manca possono verificarsi crampi, contrazioni e molti altri problemi). Purtroppo il magnesio è carente nell’alimentazione moderna ed oltretutto non è facile rimpiazzare tramite integratori quello che viene perso dall’organismo a causa di una respirazione sbagliata, anche perché il magnesio non viene sempre assimilato bene per via orale. E’ necessario prenderlo in determinate forme, e soprattutto cercare di non dissiparlo più respirando male.
Un’altra sostanza di vitale importanza nell’alimentazione moderna, e di cui è molto diffusa la carenza, è l’aminoacido taurina, utile anche per la salute dei polmoni. In base alle conclusioni di uno studio pubblicato (ved. Pulm Pharmacol Ther.) il 29 agosto scorso, la taurina avrebbe un effetto protettivo sui pneumociti (cellule del tessuto polmonare) che in presenza di taurina si sono rivelati in grado di difendersi meglio da infezioni, con meccanismi immunitari più efficienti. In questo periodo di allarmi per l’influenza vale forse la pena di prendere un po’ di taurina in più, oltre ovviamente a fare attenzione, come ho scritto in un precedente notiziario, a non respirare dalla bocca e a praticare il metodo Buteyko per evitare di “respirare troppo” (minore è la quantità d’aria introdotta nell’organismo minori sono le probabilità di introdurre, insieme all’aria, i germi dell’influenza), per non parlare degli effetti sul sistema immunitario.”
-……risultato di uno studio appena pubblicato dalla prestigiosa rivista medica inglese
“The Lancet”. A seguito di uno studio effettuato presso il Manchester Booth Hall Children Hospital su
1300 neonati, è stato accertato che per la respirazione artificiale in certi casi necessaria per
i neonati è molto preferibile utilizzare dell’aria comprendente un tasso d’ossigeno non superiore a
quello normalmente presente nell’atmosfera. L’utilizzo di ossigeno puro ha infatti provocato nei neonati
una consistente riduzione del flusso dei sangue nel cervello.”

Articoli su iperventilazione ed ipocapnia

……Le basi scientifiche sulle quali è fondato il metodo Buteyko sono straprovate ed e’ assurdo che non se ne traggano, come ha invece fatto Buteyko, le logiche ed evidenti deduzioni pratiche quanto al modo di respirare. Riporto qui ancora un estratto tratto dalle centinaia di articoli scientifici che fanno riferimento ai danni provocati da iperventilazione e conseguente carenza di CO2 (ipocapnia) .
Da: Il Pensiero Scientifico Editore, 12/07/2005
”Rischi dell’ossigeno-terapia: la risposta è l’anidride carbonica
Medici e paramedici che somministrano ossigeno ai loro pazienti potrebbero far loro più male che bene: lo sostiene una ricerca pubblicata sulla rivista Chest e destinata a creare scompiglio nell’ambiente medico. “L’ossigeno puro riduce l’afflusso di sangue agli organi e ai tessuti aumentando la ventilazione”, spiega Steve Iscoe, pneumologo del Department of Anesthesia del Toronto General Hospital e leader del team di ricercatori della Queen’s University di Kingston in Canada autori dello studio. “L’aumento della ventilazione, colpevolmente quasi mai considerato, ‘spazza via’ l’anidride carbonica e questo restringe i vasi sanguigni. Quando si aggiungela CO2 alla miscela di aria contenuta nelle bombole però i vasi sanguigni tornano a dilatarsi, aumentando il flusso sanguigno e permettendo ad una maggior quantità di ossigeno di raggiungere le aree-chiave del cervello e del cuore”.
Un problema sottovalutato. La pratica di utilizzare aria espirata tramite respirazione bocca a bocca (anche senza sapere che si tratta di ossigeno e anidride carbonica) è antichissima: la prima testimonianza scritta risale al 1754, ma ci sono anche accenni nella Bibbia che fanno pensare che la pratica fosse diffusa già migliaia di anni fa. Ciononostante i testi medici non fanno cenno al fatto che l’inalazione di ossigeno abbassa drasticamente i livelli di anidride carbonica, e per questo l’aggiunta di anidride carbonica non è una pratica standard. “È sconcertante che un’idea tanto semplice abbia ricevuto così poca attenzione da parte dei medici”, aggiunge Iscoe. “La riduzione di flusso di ossigeno al feto, al cervello, al cuore e agli altri tessuti del corpo che può essere indotta dalla somministrazione di ossigeno è largamente non riconosciuta anche dai pneumologi come me”, ammette Peter Macklem, professore emerito di Medicina alla McGill University e vincitore nel 1999 del prestigioso Gairdner Foundation Wightman Award. “E se persino da parte dei pneumologi c’è una sottovalutazione di questo problema, allora è molto probabile che internisti, chirurghi, ostetrici, pediatri e medici di famiglia che sono in prima linea nel trattamento delle principali patologie siano poco e male informati”. …e “Dovremmo guardare all’anidride carbonica non come a un nemico, ma come ad un alleato”.
Bibliografia. Queen’s University press release 2005.
Iscoe S, Fisher JA. Hyperoxia-Induced Hypocapnia:An Underappreciated Risk. Chest 2005; 128: 430-33

CO2 cervello e nuoto

….Appare interessante una notizia riportata nell’ultimo numero della rivista tedesca “Zeitenschrift”, in cui, sotto il titolo:”Il potere del respiro” si informa che l’inventore giapponese Yoshiro Nakamats, intestatario di oltre 2000 brevetti, tra cui quello per i dischetti per i computer e per gli orologi digitali, quando vuole farsi venire delle idee geniali si tuffa nella sua piscina e resta sott’acqua finchè può resistere. Questa procedura può sembrare stravagante ma in realtà questo genio asiatico ha ben presente la fisiologia del cervello: quando tratteniamo il respiro aumenta il contenuto in anidride carbonica (CO2) del sangue. Il cervello interpreta questo aumento come una maggiore esigenza di ossigeno e dilata le arterie del collo affinchè una maggior quantità di sangue, e quindi di ossigeno, possa affluire al cervello…;basta aumentare di poco il contenuto in CO2 nel sangue per far affluire molto più ossigeno al cervello e quindi per ottenere un aumento delle sue prestazioni.
Chi non ha una piscina in casa e non può seguire l’esempio del geniale inventore giapponese, quando si trova a dover impiegare al massimo il cervello ed ha bisogno di “idee geniali”(prima di un esame o di un colloquio importante), potrebbe ottenere un risultato analogo con una bella sessione di esercizi di respirazione Buteyko; (ovviamente con le precauzioni raccomandate!)

Ipocapnia e malattie sistemiche

……….Mi sembra interessante segnalare un articolo pubblicato sulla rivista medica “New England Journal of Medicine” (J.Laffey e B.Kavanagh, 4 luglio 2002). Riportiamo alcune osservazioni tratte da questo articolo. “L’ipocapnia, quale aspetto comune a molti disordini di natura acuta, può avere un ruolo patogeno nello sviluppo di malattie sistemiche. Una serie crescente di prove indica che l’ipocapnia può produrre considerevoli effetti negativi, fisiologici e medici.”

Dopo essersi soffermati sulle conseguenze negative che può avere l’iperventilazione durante il parto, gli autori osservano che l’ipocapnia è presente nelle persone che soffrono di apnea durante il sonno e che l’effetto della mancanza di anidride carbonica sulla diminuzione del flusso di sangue al cervello è così drammatico che quasi il 50% dei medici d’emergenza, ricorrono appositamente all’ipocapnia in situazioni in cui questa riduzione è auspicabile, in caso di incidenti e traumi che coinvolgano la testa. Come si osserva nell’articolo “l’alcalosi ipocapnica riduce il flusso di sangue al cervello per mezzo di una potente vasocostrizione, così riducendo la pressione intracranica”. E’ superfluo osservare che questa riduzione del flusso di sangue al cervello è invece, in situazioni normali, Tutt’altro che auspicabile, e può compromettere un buon funzionamento delle abilità intellettuali, per non parlare di guai peggiori., come l’ischemia cerebrale e cardiaca, l’asma e, come si conclude nell’articolo, la stanchezza cronica e le crisi di panico.

Problemi degli occhi 

………….Tendo a parlare spesso di problemi e malattie degli occhi, (ved. i Notiziari dell’aprile 09 ed ottobre 06) sia perché il mio lavoro con l’agopuntura per le malattie degli occhi con il metodo Boel (ved. www.agopunturaocchi.it mi porta a seguire tutti gli sviluppi e novità in questa tematica, sia perché Il dr. Buteyko già nel 1960 aveva osservato come la perdita di CO2 provocata dall’eccesso di respiro comprometta il buon funzionamento anche degli occhi, e quindi una delle prime cose da fare (se del caso insieme ad altre terapie come l’agopuntura Boel od altre) per la salute degli occhi è l’imparare a respirare bene. Ho ora appena finito di leggere un libro molto interessante (purtroppo non ancora tradotto in italiano) del dr. Edward L.. Paul, dal titolo “Conquering Macular Degeneration- the latest breakthroughs and treatments” (Superare la degenerazione maculare- I trattamenti e le scoperte più recenti). In questo libro il dr. Paul, pur non menzionando Buteyko e non conoscendone probabilmente l’esistenza, basandosi semplicemente su dati fisiologici e sugli studi da decenni esistenti in questo campo ma purtroppo in genere ignorati, dedica un capitolo alle “medicine che potenziano la CO2” ; (se conoscesse Buteyko saprebbe che non sono sempre necessarie delle medicine per potenziare la CO2; basta spesso non dissiparla con una respirazione eccessiva).
Ed ecco alcune frasi contenute in questo capitolo: “il miracolo (di cui riferisce la pagina precedente, di una paziente che aveva riacquistato gran parte della vista, ) è connesso all’anidride carbonica (CO2), che è di importanza cruciale per la vista. Gli occhi sani producono una quantità di CO2 sufficiente per dilatare i capillari sanguigni intorno alla retina e mantenere un buon flusso di sangue, mentre gli occhi in cattive condizioni non ne producono abbastanza.
Ne discendono importanti conseguenze per il trattamento di malattie oculari gravi come la degenerazione maculare collegata all’età ed il glaucoma…”
Il libro parla poi delle ricerche del Dr. Sponsel (di cui vi avevo riferito nei passati Notiziari), osservando come questo dottore abbia “scoperto che gli adulti che iperventilavano e quindi dissipavano rapidamente la CO2 del loro corpo avevano spesso problemi di vista, di circolazione e pressione oculare”
….Una buona alimentazione ed una buona respirazione sono quindi di un’estrema utilità per conservare una buona vista e magari anche per riacquistarla. A questo scopo, in chi abbia già problemi di vista, è tuttavia bene affrontare il problema da tutti i possibili fronti e unire al riaddestramento della respirazione sia i rimedi della scienza oculistica moderna (per la degenerazione maculare senile vi sono stati negli ultimi tempi notevoli progressi) sia alcuni altri approcci di straordinaria efficacia, come l’agopuntura per le malattie degli occhi scoperta in decenni di studio e ricerca dal danese John Boel, con la quale è stato persino possibile in alcuni casi restituire una buona parte della vista a persone cieche da molti anni; chi sia interessato può leggere di più sull’argomento andando al link http://www. agopunturaocchi.it in cui, dopo aver seguito un corso di formazione in questo metodo con J. Boel, ho tradotto in italiano alcune pagine del suo sito danese.

Premessa “ottimistica” (!)

…..“L’ultima volta che sono state contate, vi erano 15.000 malattie con un nome, e delle cure per 5000 di queste. Tuttavia il sogno di ogni giovane dottore è ancora quello di di scoprire un nuova malattia, poiché si tratta del modo più rapido e sicuro per diventare importanti nella professione medica. In termini pratici: è molto meglio scoprire una nuova malattia che trovare una cura per una vecchia malattia; la cura scoperta sarà sperimentata e discussa e rimarrà controversa per molti anni, mentre una nuova malattia viene prontamente e rapidamente accettata.” (Michael Crichton)
Queste osservazioni, scritte in un libro del 1968, sono oggi più attuali che mai, e se già è così difficile far riconoscere una cura per una singola, “vecchia” malattia, figuriamoci quante possibilità di riconoscimento generale possano avere delle cure, non basate su farmaci ma su comportamenti e stili di vita (il modo di mangiare, di fare attività e di respirare ecc.) dirette alla prevenzione ed al miglioramento (e in certi casi anche alla guarigione) di non solo una ma di una lunga serie di malattie

Sindrome di stanchezza cronica ed iperventilazione

……La sindrome di stanchezza cronica, spesso unita alla fibromialgia, è un problema che si sta diffondendo con grande velocità. Le cause non sono state ancora del tutto chiarite, anche se si fanno varie ipotesi, così come purtroppo non si è ancora trovato un rimedio efficace. Quel che appare sicuro è tuttavia che in chi soffre di sindrome di stanchezza cronica vi è molto spesso una situazione di iperventilazione (eccesso di respiro rispetto all’attività svolta). Ciò è provato da numerosi studi, ma la conclusione che la medicina ufficiale ne trae è che l’iperventilazione sia una conseguenza, più che una causa, della sindrome di stanchezza cronica. In parte ciò è probabilmente vero, poiché quando ogni minima attività costa un grande sforzo e dispendio di energia, allora per fare pochi passi occorre a volte respirare come se si corresse la finale dei cento metri. Tuttavia, non raramente l’iperventilazione può essere non solo una conseguenza, ma anche una causa della sindrome di stanchezza cronica, in cui si realizza un circolo vizioso tra eccesso di respiro e scarsa ossigenazione dei tessuti e quindi produzione difettosa di energia, che a sua volta porta a respirare sempre di più per compiere ogni minima attività.
Cito qui solo alcuni degli studi che approfondiscono il rapporto tra da una parte iperventilazione ed ipocapnia (basso livello di CO2 causato dall’iperventilazione) e dall’altra la stanchezza cronica, studi ai quali, a mio avviso, andrebbe dedicata un’attenzione molto maggiore:
1) Q J Med. 1994 Jan ;87(1):63-7. Hyperventilation and chronic fatigue syndrome.
Saisch SG, Deale A, Gardner WN, Wessely S. -Department of Thoracic Medicine, Kings College School of Medicine and Dentistry, London , UK
2 ) Behav Res Ther. 2007 Nov; 45(11): p. 2679-2690. Epub 2007 Jul 20.
Hyperventilation in patients with chronic fatigue syndrome: the role of coping strategies. Bogaerts K, Hubin M, Van Diest I, De Peuter S, Van Houdenhove B, Van Wambeke P, Crombez G, Van den Bergh O.Research Group on Health Psychology, Department of Psychology, University of Leuven, Tiensestraat 102, 3000 Leuven, Belgium.
3) Dyn Med. 2007 Jan 30; 6: p.2. Hypocapnia is a biological marker for orthostatic intolerance in some patients with chronic fatigue syndrome.
Natelson BH, Intriligator R , Cherniack NS , Chandler HK, Stewart JM.
Department of Neurosciences, UMDNJ-New Jersey Medical School , Newark NJ , USA . natelson@njneuromed.org
4)Am J Med Sci. 2006 Jun;331(6): p. 295-303.Patterns of hypocapnia on tilt in patients with fibromyalgia, chronic fatigue syndrome, nonspecific dizziness, and neurally mediated syncope.-Naschitz JE, Mussafia-Priselac R, Kovalev Y, Zaigraykin N, Slobodin G, Elias N, Rosner I.-Department of Internal Medicine A, the Bnai-Zion Medical Center and Bruce Rappaport Faculty of Medicine, Technion-Israel Institute of Technology, Haifa, Israel. Naschitz@tx.technion.ac.il

Stress e psiconeuroimmunologia

Mio articolo su Scienza e Conoscenza
…..L’ultimo numero, appena uscito (in edicola dallo scorso venerdì) di Scienza e Conoscenza, dedicato in particolare al cuore pubblica un mio articolo (ved. www.scienzaeconoscenza.it/articolo/stress-malattie-cardiovascolari.php ) intitolato: “Ferma lo stress, proteggi il tuo cuore . La correlazione tra stress, infiammazione e patologie cardiovascolari (e non solo) secondo il paradigma della psiconeuroimmunologia”.
In questo articolo riprendo la tematica dello stress, (sulla quale mi ero soffermata anche nel mio Notiziario di gennaio) e dei suoi effetti negativi sulla salute in generale, ed in particolare sul cuore, in base all’approccio della psiconeuroimmunologia. Come scrivo nell’articolo: “Il termine psiconeuroendocrinoim­munologia viene coniato nel 1975 da Robert Ader e Nicholas Cohen; Ader aveva dimostrato che il siste­ma nervoso centrale è in grado di influenzare il sistema immunitario. L’essenza è che esperienze emo­zionali vengono integrate con risposte funzionali del sistema endocrino, del sistema nervoso centrale e del sistema immunitario: pertanto, emozioni negative come lo stress possono essere causa di risposte funzionali negative, quali le malattie…… La psiconeuroimmunologia (anni fa era ancora migliore come scioglilingua, si chiamava psiconeuroendocrinoimmunologia), ci rivela esattamente come lo stress possa influire negativamente sulla nostra salute, correlando scoperte relativamente nuove della medicina molecolare alla neurofisiologia.”
L’approccio psiconeuroimmunologico è, in parole semplici, basato sul legame molto stretto che vi è tra lo stato d’animo di una persona (la psiche), e le conseguenze che questo stato d’animo produce, come ormai è stato dimostrato con una grande quantità di sperimentazioni cliniche, sul nostro sistema nervoso centrale, sul sistema immunitario e su quello endocrino, e quindi in generale sulla salute dell’organismo.
Nell’articolo ovviamente parlo, (tra i molti altri approcci esposti in oltre 8 pagine) anche della necessità di ottimizzare/normalizzare il respiro con la tecnica Buteyko. Il modo di respirare è infatti, in un certo senso, proprio l’elemento che collega l’aspetto psichico, lo stato d’animo, con il corpo. Come ho osservato in molti miei scritti: se si normalizza-tranquillizza lo stato d’animo (con varie tecniche o al limite con sostanze calmanti), allora anche il modo di respirare diventa più tranquillo e meno affannoso, ma è possibile affrontare la situazione anche partendo dal respiro: se, con la volontà e gli esercizi “giusti” si riduce/tranquillizza il respiro, allora anche lo stato d’animo diventa più calmo e tranquillo.

Ansia e stress. Mio articolo su Scienza e Conoscenza

………Avevo chiuso l’anno trascorso (2012) con un breve articolo su ansia e stress: ho ripreso l’argomento con alcune ulteriori considerazioni, in un articolo più lungo, pubblicato da “Scienza e Conoscenza” a questo link: http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/curare-ansia-depressione-attacchi-di-panico.php .
Uno dei buoni propositi, più utili anche per la salute, che possiamo prendere per l’Anno Nuovo è quello di non “stressarci” e preoccuparci troppo per dei problemi spesso superficiali. “E’ facile dirlo, ma non farlo!”, sarà ora la reazione di numerosi lettori. E non posso che essere d’accordo. Ci sono indubbiamente varie efficaci tecniche di biofeedback, rilassamento, meditazione ed altro ma per chi, magari nonostante queste tecniche, si trova in uno stato di ansia e stress è molto difficile costringersi, con la volontà, ad eliminare questi stati d’animo e darsi l’ordine “devi essere tranquillo e sereno”. In genere non ci si riesce e si rischia quindi di agitarsi ancora di più; è invece in genere più facile intervenire direttamente sul fattore respiro che, entro certi limiti, “obbedisce agli ordini” della volontà cosciente. Pertanto, dato il legame provato tra modo di respirare e stato d’animo, sul quale mi soffermo nell’articolo sopra menzionato, se si torna a respirare in modo “tranquillo” si riesce in genere a calmarsi subito. E se si riesce, con un addestramento Buteyko, a tranquillizzare permanentemente la propria respirazione inconscia, allora in linea generale si riesce magari a rendere più tranquillo e sereno anche il proprio stato d’animo

Arrabbiarsi fa male! (e fa respirare più intensamente…)

……Ricercatori del National Institute on Aging (NIA), hanno pubblicato sul Journal of the American Heart Association, i risultati di uno studio della durata di 3 anni, condotto su ben 5614 abitanti di 4 villaggi in Sardegna. Da questo studio è risultato che coloro che avevano caratteri aggressivi e facili alle arrabbiature, al termine dei 3 anni dimostravano un aumento del tasso di arteriosclerosi in misura notevolmente maggiore dei partecipanti con un carattere calmo e non aggressivo.
I ricercatori nel loro studio fanno varie ipotesi ed esaminano vari fattori. Non viene però preso in esame (e questo ormai purtroppo non mi stupisce più!) il modo di respirare dei partecipanti allo studio. Anche senza necessità di studi clinci sappiamo tutti che quando siamo arrabbiati ed agitati tendiamo a respirare molto di più che non quando siamo calmi, ed in chi tende ad arrabbiarsi spesso i continui episodi di iperventilazione (eccesso di respiro) tendono infine a far prendere l’abitudine di respirare costantemente in eccesso rispetto alle esigenze. Sono sicura che se gli studiosi che hanno condotto l’esperimento avessero esaminato il modo di respirare dei 5614 partecipanti, avrebbero constatato che il gruppo “arrabbiato” respirava costantemente più del gruppo calmo. Ovviamente l’eccesso di respiro non è l’unica causa della salute peggiore di coloro che si arrabbiano facilmente; molti altri fattori (fegato ecc.) influiscono su questo peggioramento ma anche il modo di respirare è importante,.
Come fare quindi se si ha un carattere inquieto e facile alle arrabbiature? Ovviamente sono possibili molti approcci (dalle sedute di psicoterapia a varie tecniche di meditazione e rilasamento) ma la procedura che a mio avviso funziona più rapidamente è quella consistente nel riaddestrare il respiro con la tecnica Buteyko. Quando si è calmi si respira automaticamente di meno, e questo collegamento funziona in entrambi i sensi: se si prova a calmare-rallentare il respiro con un esercizio Buteyko si calma automaticamente anche lo stato d’animo.
Chi ha un carattere collerico farebbe bene quindi a misurare la propria pausa-controllo ( nel nostro sito www.buteyko.it e più dettagliatamente nel mio libro si spiega come fare) e, se risulta troppo breve, dovrebbe cercare di normalizzare al più presto la respirazione con il metodo Buteyko.

Ansia ed attacchi di panico

…Uno dei problemi nei quali vedo, con il metodo Buteyko, dei successi impressionanti nei miei pazienti, è quello dell’ansia/attacchi di panico. Ne ho parlato spesso in questo Notiziario, ed ora vorrei aggiungere la citazione di un ulteriore, non recentissimo articolo, che si aggiunge al gran numero di articoli sulla responsabilita’ dell’iperventilazione in questo disturbo; ed il metodo Buteyko è appunto diretto ad eliminare l’iperventilazione (eccesso di respiro). L’articolo, dal titolo “Anxiety, Respiration and Cerebral Blood Flow: Implications for Functional Brain Imaging” (di Nicholas D. Giardino, Ph.D., Seth D. Friedman, Ph.D., and Stephen R. Dager, M.D-Departments of Radiology, Psychiatry and Bioengineering, University of Washington School of Medicine Seattle, WA, pubblicato su Compr Psychiatry. 2007 ; 48(2): 103–112.) conclude che “I pazienti con attacchi di panico sono tipicamente in condizioni di iperventilazione cronica, di instabilita’ respiratoria con frequenti sospiri, anche nei periodi in cui gli attacchi di panico sono assenti. Una iperventilazione di lunga durata causa una notevole riduzione del flusso di sangue nel cervello, ma anche un singolo sospiro puo’ produrre una diminuzione di 1-3 mm Hg nella CO2 (anidride carbonica), diminuzione sufficiente per far diminuire il flusso di sangue nel cervello. “ Attenzione quindi; niente sospiri (meglio sorridere) e se vi capita di sospirare o di sentire che si avvicina un attacco di panico, fate subito dopo qualche minuto di esercizi di respirazione Buteyko.”

-….. La Facoltà di medicina dell’Università di Stanford ha avviato uno studio per accertare se sia vero che un disturbo la cui frequenza sta crescendo, gli attacchi di ansia e panico- siano causati da una carenza di anidride carbonica nel sangue, a sua volta causata da iperventilazione. Fa ovviamente piacere vedere che una delle più prestigiose università americane abbia avviato uno studio su una tematica sulla quale a mio avviso sarebbe necessario un numero molto maggiore di sperimentazioni cliniche, e cioè le conseguenze dei vari modelli respiratori sulla salute e sulle varie malattie. Quello che invece fa un po’meno piacere è vedere che il primo appello rivolto a persone interessate a partecipare allo studio era stato lanciato già nell’estate del 2005 e probabilmente non ha avuto successo perché è stato ripetuto nel 2006 , e i risultati non si vedono ancora.Si vede proprio che dietro allo studio non c’è qualche ditta farmaceutica impaziente di mettere sul mercato un suo preparato contro gli attacchi di panico! Cercherò, scrivendo a Stanford, di accertare a che punto siano le cose. Osservo tuttavia che già nella medicina popolare era noto, come si ricorda anche nel libro „Attacco all’Asma” il „ rimedio della nonna” consistente nel far respirare la persona in preda ad attacchi di panico od isterismo,dentro un sacchetto di carta, il che ovviamente faceva rapidamente aumentare il livello di anidride carbonica nel sangue; si tratta tuttavia solo di una misura temporanea d’emergenza perché se non viene corretto, con gli esercizi del metodo Buteyko, il modello respiratorio errato, questo temporaneo aumento viene presto disperso.

Ansia ed irritazione, e rischio di attacchi cardiaci

……..Appare sempre più chiaro il nesso tra lo stato d’animo e le condizioni di salute. In riunioni della American Heart Association, University of North Carolina, si è messo in evidenza come gli studi (condotti su 12.453 persone in un periodo di 8 anni) abbiano dimostrato che coloro che soffrivano per lunghi periodi di stress ed irritazione, avevano una probabilità di attacchi cardiaci in misura superiore del 42%-69% rispetto alle persone più tranquille e serene.
Risultati analoghi sono stati messi in evidenza da ricercatori della Johns Hopkins University che, seguendo 1000 studenti per un periodo dal 1948 al 1994, hanno accertato che gli studenti più “irritabili” avevano il triplo dei rischi di problemi di cuore in età relativamente giovane rispetto agli studenti di temperamento più calmo e poco irritabile. L’autrice dello studio, Dr. Patricia Chang, osserva che la rabbia e l’irritazione causano un rilascio di ormoni che provocano costrizione dei vasi sanguigni, aumentando quindi il rischio di attacchi cardiaci.
Come al solito, quando si fanno questi studi, si osserva tutto, e si colpevolizza tutto il possibile meno il modo “normale” di respirare, al quale non si dedica attenzione. Se si prendesse in esame il modo di respirare delle persone stressate ed arrabbiate, si osserverebbe che queste persone tendono ad iperventilare, ed affrontare il problema cercando di rieducare il respiro ed eliminare l’iperventilazione potrebbe quindi essere uno dei modi più efficaci per diminuire il rischio di future malattie.

Rilassamento

……Sull’argomento del rilassamento, riporto qui un brano tratto dal libro francese del celebre medico David Servan-Schreiber, dal titolo “Anticancer. Prévenir et lutter grace à ses défenses naturelles”; ( mi sembra non sia stato ancora tradotto in italiano, ma ce ne sono altri suoi in italiano, e consiglio di leggerli perché sono veramente interessanti: http://www.macrolibrarsi.it/autori/_david_servan-schreiber.php )
In questo libro l’autore, guarito anni fa, impiegando anche tecniche di rilassamento, da un tumore al cervello che secondo i suoi colleghi medici gli lasciava pochi mesi di vita, menziona uno studio del prof. Luciano Bernardi, dell’Università di Pavia. Il prof. Bernardi, in una sperimentazione che riguardava tra l’altro respiro e variabilità della frequenza del battito cardiaco (HRV-Heart Rate Variability, argomento al quale ho dedicato una trattazione a fondo, con citazione di una quantità di studi scientifici, nel mio libro “Attacco all’Asma…. e non solo” http://www.bisedizioni.it/fonti/fiamma_ferraro.php), ha osservato i cambiamenti che si verificavano in alcuni parametri di persone che, in Chiesa, recitavano il rosario. Come scrive Servan-Schreiber: “Quando i partecipanti alla sperimentazione del Dr. Bernardi iniziavano a recitare l’Ave Maria in latino tutte le apparecchiature facevano registrare un fenomeno del tutto inaspettato: tutti i ritmi biologici entravano in armonia, si orientavano l’uno sull’altro, si rinforzavano reciprocamente e formavano infine un modello armonioso. Il dr. Bernardi non pensò allora ad un miracolo ma trovò una spiegazione tanto importante quanto semplice: in Italia la comunità recita il rosario alternandosi al celebrante. La comunità recita la sua parte (“Sancta Maria, mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc et in ora mortis nostrae. Amen”) in una espirazione, ed inspira quando è il turno del celebrante (che recita “Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum, benedicta tu in mulieribus et benedictus fructus ventris tui Jesus”). I partecipanti all’esperimento erano caduti naturalmente in questo ritmo e quindi si erano trovati automaticamente, senza nemmeno rendersene conto, su una frequenza di sei respiri al minuto. Questo è proprio il ritmo naturale di fluttuazione anche delle altre funzioni che il prof. Bernardi voleva misurare (cuore, pressione del sangue, flusso del sangue al cervello) che improvvisamente si trovavano tutte in armonia l’una con l’altra, ed anzi si rinforzavano reciprocamente, proprio come quando si è seduti su un’altalena e si muovono le gambe in avanti in armonia con il movimento dell’altalena, per arrivare più in alto”.
Il libro di Servan-Schreiber prosegue poi citando gli approfondimenti fatti dal prof. Bernardi sulla recitazione dei mantra in altre religioni, arrivando ad osservazioni più o meno analoghe.
Quello che voglio qui mettere in rilievo è tuttavia come il ritmo di respirazione influisca su vari ritmi e parametri delle funzioni corporee, e come il ritmo di 6 respiri al minuto (che, più o meno, corrisponde anche a quello che si trova nelle persone che respirano bene secondo i principi del prof. Buteyko -attenzione però; se questi 6 respiri sono in realtà dei “respironi”, è possibile respirare troppo anche con soli 6 respiri al minuto-) sia quello che mette le varie funzioni dell’organismo umano in un rapporto armonioso e coerente.
Il Prof. Luciano Bernardi, menzionato nel libro di Servan Schreiber, è tra l’altro uno dei più importanti ricercatori italiani sulla tematica del respiro, che ha studiato anche in condizioni di difficoltà in alta montagna, e del quale vi sono su internet tantissimi studi scientifici; ecco ad es. il link (http://circ. ahajournals. org/cgi/content/ full/105/ 2/143?ck= nck )ad un suo studio pubblicato su Circulation. 2002;105:143.- 2002 American Heart Association, Inc.
Ed ecco quanto era scritto in un articolo del Corriere della Sera nel 2006
“Luciano Bernardi, fisiologo clinico dell’Università di Pavia, illustrando alcuni studi sperimentali condotti al Policlinico San Matteo di Pavia, ha evidenziato come il rallentamento volontario del numero di atti respiratori al minuto sia in grado di rendere più efficienti i sensori che comunicano al cervello il livello di pressione arteriosa, nonché la quantità di ossigeno e di anidride carbonica presenti nel sangue.
Il cervello in base alle informazioni inviate dai sensori, spiega il Professor Bernardi, regola in modo coordinato sia i gas nel sangue che i livelli della pressione arteriosa, agendo su due livelli fondamentali, il sistema nervoso simpatico ed il nervo vago. Per esempio se la pressione arteriosa è troppo bassa il sistema nervoso centrale attiva il simpatico: aumenta il ritmo del cuore, che così pompa più sangue, costringe i vasi, fa salire la pressione, e inoltre aumenta anche la ventilazione. Se invece la pressione è troppo alta, viene attivato il vago, con effetti opposti. Ma talvolta questi sensori, per esempio a causa di malattie cardio-vascolari, respiratorie o di disturbi d’ansia, oppure di tipo comportamentale, non funzionano come dovrebbero.
Le nostre ricerche – spiega il Professor Bernardi, hanno però evidenziato come la respirazione possa allenare il cervello a tollerare elevati livelli di anidride carbonica, incrementando il tono vagale, provocando un rallentamento del battito ed una vasocostrizione coronarica, con effetti calmanti e, al tempo stesso regolando i livelli di cortisolo, adrenalina e noradrenalina, i cosiddetti “ormoni dello stress”.

Coccodrilli ed eczema

…..Dopo aver visto l’efficienza del sistema immunitario (peptidi antimicrobici) e della ossigenazione nell’organismo dei coccodrilli, vediamo ora un’altra notizia sempre collegata a questi animali.
A quanto pare una sostanza tratta dal grasso dei coccodrilli sarebbe in grado di combattere con straordinaria efficacia dei problemi, spesso resistenti a varie forme di terapia, come eczema, neurodermatite e psoriasi. Una ditta farmaceutica americana si trova nelle fasi finali delle sperimentazioni per mettere sul mercato una pomata basata sul grasso dei coccodrilli, e in Sud Africa nel frattempo, sulla base della considerazione che si tratta di una sostanza naturale-alimentare (in varie parti del mondo in passato si mangiava carne di coccodrillo, lucertole ecc.) si è già messo da tempo in commercio un olio di coccodrillo (ora diffuso anche in Europa) che a quanto pare starebbe dando ottimi risultati sia per gli eczemi nei bambini, sia anche per ferite che non si rimarginano e bruciature.
Anche se mi sembra preferibile in questa fase non usare questo olio di coccodrillo su ferite e lesioni aperte, nel caso di eczemi e pruriti allergici resistenti ad altre terapie potrebbe valere la pena (sentito ovviamente il proprio medico) di fare un tentativo con questo olio.

Allergie

Respiro e microimmunoterapia ……..La primavera sta per iniziare, anche se in realtà finora non ce ne stiamo quasi accorgendo; con la primavera si avvicinano anche molte allergie, il che suscita preoccupazione in molti asmatici-allergici ( spesso i due problemi si presentano insieme).e tanto per metterci di “buon umore”, le previsioni ci dicono che quest’anno vi sarà nell’aria una concentrazione particolarmente elevata di pollini vari. Niente paura! Se, con gli esercizi Buteyko, ci abituiamo a “respirare di meno” allora inaliamo meno aria, e quindi anche una quantità minore di pollini J. Ovviamente scherzo, ma non troppo! Non troppo, perché, anche se non vi è sull’argomento alcuna “sperimentazione clinica in doppio cieco”, è semplicemente una questione di logica: se con 10 litri al minuto di aria atmosferica inaliamo una certa quantità di pollini, con 6 litri al minuto ne inaliamo poco più della metà, e la quantità di sostanze alle quali siamo allergici, anche se non è il fattore determinante, aggrava il problema. Inoltre come i lettori di questo Notiziario già sanno, diminuendo la quantità d’aria che inaliamo al minuto non diminuisce certo la quantità di ossigeno che raggiunge i nostri tessuti ma anzi, paradossalmente, questa quantità aumenta! Inoltre, con l’ottimizzazione della respirazione si ottiene, anche se dopo un periodo più lungo, un miglioramento del funzionamento del sistema immunitario, con l’attenuazione delle reazioni allergiche nei confronti di numerosi pollini. Nel frattempo (il riassestamento del sistema immunitario non si verifica dall’oggi all’indomani: ci vuole un po’ di pazienza) ci sono varie terapie di supporto che possono essere adottate: vi sono vari preparati, omotossicologici e fitoterapici da consigliare (in base ad un esame individualizzato della situazione). Inoltre, un approccio che negli ultimi tempi mi ha dato i migliori risultati è quello della microimmunoterapia, abbinato alla terapia chelante (sulla terapia chelante ved. I miei articoli sui nr. 40 e 41 di Scienza e Conoscenza)

Malattie dell’infanzia ed asma/allergie

…Una notizia che può consolare i genitori alle prese con le malattie infantili dei figli: il fatto di ammalarsi di morbillo nell’infanzia riduce il rischio d’asma dell’80% e di allergie del 30% (Rosenlund H et al. Allergic disease and atopic sensitization in children in relation to measles vaccination and measles infection. Pediatrics 2009; 123 (3): 771-8); ammalarsi di varicella prima degli 8 anni riduce il rischio di eczema del 45%, e di eczema grave del 96%! (Silverberg JI, Norowitz KB, Kleiman E et al. Association between varicella zoster virus infection and atopic dermatitis in early and late childhood: A case-control study. Journal of Allergy and Clinical Immunology 2010; 126: 300-305)

Allergie

……In questa stagione le allergie respiratorie , particolarmente frequenti tra gli asmatici, danno un po’ di tregua e, come è noto, per avviare una efficace strategia antiallergica, occorre agire ora, prima che, nella tarda primavera, l’aria si riempia di pollini. Una delle prime cose da fare è pertanto –come avrete indovinato- iniziare o riprendere con costanza gli esercizi di respirazione Buteyko. Inoltre, per accelerare il risanamento, oltre ovviamente alle terapie classiche sulle quali qui non mi soffermo- vorrei mettere in evidenza alcune terapie (considerate “alternative” ma a favore delle quali vi sono comunque degli studi clinici): una è la microimunoterapia, che mi sta dando risultati molto buoni, e la seconda è basata su preparati tedeschi diretti a ricostituire l’integrità della mucosa, sia quella delle vie respiratorie, sia quella del tratto intestinale (importante per le allergie ed intolleranze alimentari, in cui la reazione di allergia/intolleranza può essere dovuta anche al fatto che la mucosa intestinale, non integra, lascia passare nel sangue delle sostanze che non dovrebbero passarvi).

Mal di testa

….. Che fare? Molte persone soffrono di mal di testa/emicrania e mi chiedono se Buteyko possa essere efficace anche in questi casi. In realtà “respirare bene” non può che far bene anche per questo problema ma occorre procedere con cautela, di preferenza non da soli, poiché l’aumento della circolazione di sangue nel cervello può nell’immediato intensificare il mal di testa, (che può essere causato da diversi fattori) ; è quindi necessario, come raccomando sempre, procedere con cautela, con il passo giusto, senza voler forzare troppo il progresso.
Vi sono inoltre, per chi soffre di questi fastidiosi mal di testa, anche altri rimedi naturali efficaci. Quello che mi ha dato i risultati migliori è l’agopuntura con il metodo giapponese Yamamoto, unita a vari rimedi fitoterapici, a seconda della causa. Segnalo inoltre un altro rimedio interessante: la vitamina B2. In due recenti studi in doppio cieco condotti nel Belgio (ved. www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9484373) si è riscontrato che nel 55-60% del gruppo di pazienti ai quali erano stati somministrati 400 mg di Vit.B2 al giorno, dopo 3 mesi il numero di attacchi di emicrania si era dimezzato. A quanto pare la vit. B2 fa aumentare la produzione di energia nelle cellule del cervello.

Infezioni respiratorie e tumori

…Sempre sulla stessa linea (e cioè: non tutto il male viene per nuocere!) un’altra notizia interessante. A quanto sembrerebbe un virus molto comune, diffuso nell’ambiente e responsabile di infezioni che molto spesso colpiscono le vie respiratorie, il Reovirus, avrebbe effetti protettivi contro i tumori, e sarebbe in grado di distruggere cellule cancerose senza danneggiare cellule sane, tanto che una compagnia americana, la
Oncolytics Biotech Inc. sta fin dal 1998 studiando l’argomento, ed ha messo a punto contro i tumori un preparato, il Reolysin®, che sembrerebbe molto promettente.
Le sperimentazioni su questo preparato non sono ancora concluse e quindi il Reolysin non è ancora in commercio ma nel frattempo chi è alle prese con le fastidiose infezioni alle vie respiratorie causate dal reovirus può forse consolarsi pensando che questo virus intanto sta anche distruggendo alcune delle cellule cancerose che tutti quanti abbiamo e che un buon sistema immunitario (rinforzato magari dal buon modo di respirare!) riesce a tenere sotto controllo.

Depressione e respiro

…Con il freddo ed il buio di dicembre si assiste ad un riacutizzarsi dei disturbi di depressione, al giorno d’oggi sempre più diffusi. Si tratta indubbiamente di un problema complesso, sul quale influisce un gran numero di fattori, dallo stress sul lavoro o in famiglia ai traumi, agli squilibri ormonali, all’alimentazione sbagliata (mi sto concentrando attualmente su un trattamento basato sull’’eliminazione di carenze di determinati aminoacidi) e molto altro. Uno dei fattori che possono provocare, o comunque aggravare delle situazioni di stress e depressione, è costituito da una circolazione sanguigna non ottimale nel cervello, e dalla sua conseguente ossigenazione non ottimale; è un fatto noto e fisiologicamente accertato che l’iperventilazione e conseguente perdita di CO2 pregiudica una buona irrorazione di sangue nel cervello, e quindi pregiudica la sua buona ossigenazione. Si tratta di un fattore così importante e provato che nella pagina iniziale di Buteyko-Italia (www.buteykoitalia.homestead.com) ho da molto tempo inserito due immagini (tratte da un testo di fisiologia) in cui si vede in modo evidente la diminuzione di ossigenazione del cervello provocata da pochi minuti di iperventilazione e conseguente perdita eccessiva di CO2 (ipocapnia). Ciò nonostante, raramente ci si preoccupa di osservare il modo di respirare di una persona depressa.
Nelle raccolte di studi clinici si trovano in realtà non pochi riferimenti alla connessione tra l’iperventilazione con conseguente arenza di CO2 e la depressione. Ne cito solo alcuni:
–Br J Psychiatry. 1976 Nov;129:457-64.
Respiratory ventilation and carbon dioxide levels in syndromes of depression.-Mora JD, Grant L, Kenyon P, Patel MK, Jenner FA., in cui si osserva che “….si è constatato che la frequenza respiratoria aumenta e la PCO2 diminuisce nei casi di depressione neurotica.”
–J Psychosom Res. 1982;26(2):237-45. Diminished hypercapnic drive in endogenous or severe depression. Damas-Mora J, Souster L, Jenner FA. In cui si osserva:
“sono stati studiati i livelli di PCO2 e la frequenza respiratoria a riposo in pazienti con depressione primaria…questi pazienti tendevano a respirare più in fretta ed avevano livelli più bassi di PECO2 rispetto ai soggetti di controllo”.
–J. Psychosom Res. 1994 Jan;38(1):11-21.
Breathing retraining: effect on anxiety and depression scores in behavioural breathlessness.-Tweeddale PM, Rowbottom I, McHardy GJ.
Anche qui si constata un nesso tra iperventilazione, bassi livelli di CO2 e depressione.
–Come il lettore noterà, si tratta di studi piuttosto “antichi”, ed in effetti, con l’emergere di farmaci antidepressivi, l’interesse per approcci diversi, ed in particolare quello consistente in una rieducazione respiratoria, è andato diminuendo. Vale anche qui il discorso fatto a proposito del salmeterolo: in base ad un’ attenta valutazione del rapporto rischio/beneficio, in numerosi casi può essere inevitabile il temporaneo ricorso a farmaci antidepressivi; tuttavia, se si cercasse di ottimizzare il respiro fin dai primi sintomi, quando cioè vi sono dei livelli di energia, attenzione e perseveranza sufficienti per intraprendere una rieducazione respiratoria, si eviterebbe in molti casi di arrivare al punto in cui diventa necessario ricorrere ai farmaci.

Ictus

Recupero con lo yoga:…….Un numero considerevole di persone, anche giovani, è ogni anno colpito da ictus cerebrali. Lo stress, l’agitazione e la fretta della vita moderna sono indubbiamente dei fattori che non fanno bene alla salute. La buona notizia, già nota da diverso tempo e che ora trova sempre più conferme, è che anche il cervello ha notevoli facoltà di rigenerazione, e che con un po’ di tempo e pazienza è possibile mettere riparo al danno provocato dall’ictus.

Segnalo a questo proposito uno studio effettuato negli Stati Uniti, da ricercatori presso l’Università dell’Indiana, su un gruppo di reduci da eventi bellici, che avevano sofferto di un ictus. Per otto settimane questo gruppo di 20 persone ha effettuato 2 volte alla settimana un’ora di esercizi di yoga, ed in loro è stato accertato il conseguimento di risultati estremamente favorevoli: un aumento del senso dell’equilibrio pari al 34% in base alla Scala Fullerton, oltre a notevoli miglioramenti dell’umore e resistenza.
Come di consueto, indovinate quale parametro non è stato osservato e preso in considerazione nell studio? Avete indovinato: non è stato osservato il modo di respirare all’inizio ed al termine dello studio! Eppure è noto e scientificamente assodato che bastano pochi minuti di iperventilazione per far diminuire del 40 % il livello di ossigenazione del cervello, e quindi, se si attenua l’iperventilazione allora migliora l’ossigenazione, il che ha indubbiamente un effetto positivo sul recupero delle funzionalitò cerebrali dopo un ictus. E’ quindi più che probabile che il miglioramento provocato dagli esercizi di yoga sia stato almeno parzialmente causato anche dalla diminuzione dell’iperventilazione e dal miglioramento del respiro provocato dagli esercizi di yoga. E’ infatti noto (lo diceva Buteyko e lo ripeto anche nel mio libro) che lo yoga, se fatto bene, aiuta a respirare meglio e fa diminuire l’iperventilazione, anche se in modo molto meno rapido ed accentuato rispetto a quanto si può ottenere intervenendo, con il metodo Buteyko, direttamente e solamente sul modo di respirare.

Alzheimer o Parkinson?

Forse si tratta di NPH! :…….Con l’aumento del numero di anziani aumenta anche la frequenza di queste malattie. Anche qui, il metodo Buteyko, migliorando l’ossigenazione del cervello, sarebbe molto utile, ma il problema è che è quasi impossibile indurre questi pazienti a fare gli esercizi necessari. Non posso quindi che insistere sul valore preventivo di una buona respirazione, per arrivare ad un’età avanzata con un cervello che funziona sempre meglio. Per coloro che invece soffrono di Alzheimer o Parkinson, vorrei mettere in rilievo una problematica di cui si sta iniziando a parlare molto negli USA e che da noi è ancora abbastanza sconosciuta, e cioè la possibilità che le persone nelle quali è stato diagnosticato l’Alzheimer o il Parkinson, soffrano in realtà di “idrocefalo a pressione normale- o idrocefalo normoteso” (abbreviato in genere in NPH dalle iniziali inglesi di “normal pressure hydrocephalus”). In queste persone si verifica un accumulo di un’eccessiva quantità di liquido cerebrospinale nei ventricoli cerebrali, e questo accumulo provoca una diminuzione del flusso sanguigno nel cervello, compromettendone il buon funzionamento. L’idrocefalo normoteso colpisce soprattutto persone di età compresa tra i 60 e i 70 anni ( ved. questo link per ulteriori dettagli: www.medtronic.it/tua-salute/idrocefalo-normoteso/index.htm ).
Mentre si pensava che questo problema fosse abbastanza raro, si sta ora accertando che la sua frequenza è molto superiore di quanto si pensasse; non è in realtà agevole diagnosticare quando si sia in presenza di un “normale” deterioramento del cervello e quando invece questo deterioramento sia provocato da un idrocefalo normoteso. Occorre recarsi in centri specializzati, ma ne vale a mio avviso la pena poiché la differenza fondamentale è che mentre l’Alzheimer o il Parkinson non sono curabili, l’idrocefalo normoteso è invece curabile con un piccolo intervento di lieve entità, e si sentono notizie su miglioramenti eccezionali nelle condizioni di anziani sui quali è stato appunto praticato questo intervento, diretto a far uscire il liquido cerebrospinale in eccesso.

Riflusso gastroesofageo-ernia iatale ed osteopatia

……..Nel Notiziario di maggio avevo ricordato come il riflusso gastroesofageo provochi non raramente dei sintomi a volte confusi con quelli dell’asma, ed avevo menzionato il possibile collegamento di questo reflusso con l’ernia iatale ed altri problemi meccanici.
Riporto sull’argomento quanto scrive l’istruttore Buteyko Massimo Valente, che è anche un bravissimo osteopata.
“ L’ernia iatale ed il reflusso gastroesofageo, dal mio punto di vista di osteopata, sono strettamente dipendenti dalla mobilità del diaframma
Sappiamo bene come la mobilità ridotta del diaframma provochi un aumento di frequenza respiratoria con prevalente utilizzo del torace, e quindi una maggiore dispersione di andride carbonica, con tutte le conseguenze che il metodo Buteyko spiega.
La mobilità del diaframma, a sua volta, è condizionata da un quantità considerevole di difficoltà che possono essere imputate alla mobilità degli organi sotto diaframmatici. Una cicatrice addominale, un problema di stitichezza importante o un problema ginecologico, impediscono al diaframma di muoversi secondo le sue potenzialità. L’osteopata, intervenendo sull’organo in disfunzione che ha perso la sua mobilità, e quindi ripristinando la mobilità dell’organo, dà la possibilità al diaframma di muoversi per tutto il suo decorso. L’ernia iatale e/o il reflusso gastroesofageo sono sempre la conseguenza di una disfunzione osteopatica in addome”

Riaddestramento respiratorio in soggetti affetti da broncopatie croniche ostruttive

…….Chi ormai ci segue da anni sa bene che in alcuni casi iniziare il riaddestramento respiratorio con il metodo Buteyko non è consigliabile, ed anzi non è nemmeno possibile. In particolare, mi riferisco a soggetti in cui vi è già un notevole danno polmonare e che hanno costantemente bisogno della somministrazione di ossigeno. Per queste persone è purtroppo troppo tardi per iniziare il metodo Buteyko, ed andrebbero semmai prese in considerazione altre techniche di ossigenazione. Tuttavia, vi sono dei casi che definirei “casi limite” nei quali è ancora possibile ottenere dei risultati con Buteyko: ho avuto il piacere di incontrare la dr.ssa Rosaria Scevola . La dr.ssa Scevola lavora a Catania , ed è una fisioterapista con master di alta specializzazione. Da anni è attiva nella riabilitazione respiratoria di ammalati cronici. Circa due anni e mezzo fa, il primario ospedaliero della dr.ssa Scevola le ha suggerito di informarsi sul metodo Buteyko per vedere innanzitutto di cosa si trattasse, e successivamente per magari applicarlo in determinati casi. La dr.ssa Scevola ha così letto con molta attenzione l’edizione precedente del mio libro “Attacco all’asma…e non solo” ed è passata all’azione. Ha selezionato “casi limite” nei quali appariva ancora possibile applicare le basi ed alcuni esercizi molto semplici del metodo; (il lettore si renderà conto che solo chi ha una profonda conoscenza dell’apparato respiratorio e della fisiopatologia respiratoria è in grado di valutare correttamente la situazione e di intraprendere un lavoro del genere). La dr.ssa ha misurato i seguenti parametri: la famosa pausa controllo, la frequenza respiratoria, il polso, la pressione arteriosa, la saturazione dell’ossigeno nel sangue e la scala Borg . (Quest’ultima è una scala di misurazione soggettiva, da 0-10, della sensazione di affanno e costrizione toracica utilizzata in soggetti affetti da broncopatie croniche ostruttive ed asma; è utile nel capire come si senta soggettivamente il malato). La dr.ssa ha misurato questi parametri prima degli esercizi, dopo 2 minuti di esercizi, poi dopo 4, 6 e 8 minuti. Dal punto di vista fisio-patologico, gli esercizi sono pertanto stati prescritti in modo controllato, evitando quindi un incremento brusco della CO2, che in questi soggetti potrebbe provocare un broncospasmo “reattivo” causato dal centro respiratorio. Nei 10 casi che mi ha presentato la dr.ssa, è riportato un aumento lento e graduale della pausa controllo con conseguente miglioramento dei parametri fisiologici e inoltre –fattore di una certa importanza- era da apprezzare la sensazione soggettiva dei pazienti che si sentivano meglio.
Ciò ci dimostra che anche se non è sempre possibile un riaddestramento respiratorio “completo” è comunque possibile, a seconda dei casi, ottimizzare il funzionamenteo delle pur scarse risorse respiratorie rimaste. Inoltre, è da apprezzare come una migliore ossigenazione dei tessuti sia in realtà una delle basi più importanti della vita, concetto in realtà ad ”ampio spettro” in quanto può prendere in considerazione sia un atleta che desidera migliorare la propria prestazione sportiva come anche un ammalato cronico. Chi ha letto i miei articoli ed i miei libri si sarà accorto che insisto sempre di più su schemi personalizzati, in quanto ognuno di noi è un caso a sé.
E’ doveroso ringraziare la dr.ssa Scevola, che ha veramente a cuore le esigenze ed il benessere psico-fisico dell’ammalato, e dedica buona parte anche del suo tempo libero per raggiungere questo obiettivo.

ADHD (disordine di deficit d’attenzione ed iperattività)

…….Dopo aver letto quanto sopra, è venuto anche a voi in mente un collegamento tra il modo di respirare/lunghezza della spanna d’attenzione e l’ADHD, la cui frequenza sta aumentando in modo esponenziale tra i bambini? Ho parlato dell’ADHD in passati numeri del Notiziario, mettendo in rilievo che, per certi aspetti, si tratta di una delle numerose “malattie inventate”, causata in buona parte dalle condizioni innaturali in cui i bambini, che per natura hanno bisogno di muoversi, sono al giorno d’oggi già in tenera età tenuti immobili nei banchi di scuola per molte ore; ed anche a casa, in condomini in cui non devono dar fastidio al vicino del piano di sotto, non possono correre e saltare e si abituano a trascorrere molte ore immobili davanti alla televisione e con videogiochi. Nel mio libro “Attacco all’Asma… e non solo” ho spiegato diffusamente come la mancanza di movimento al giorno d’oggi sia uno dei motivi fondamentali del deterioramento del riflesso respiratorio automatico; il “respiro corto” proprio di numerosi bambini può essere collegato, (come confermato da quanto osservato da Wenger decenni prima che il problema dell’ADHD nei bambini venisse delineato) al problema del deficit d’attenzione ed iperattività in questi bambini.
Vi sono tuttavia indubbiamente anche altri fattori in gioco in relazione alla tematica dell’ADHD, sempre più importante e sulla quale mi riprometto di tornare prossimamente.

Problemi comportamentali nei bambini

………….Il numero di bambini alle prese con problemi di mancanza d’attenzione ed iperattività, con vari problemi di carattere comportamentale e anche il numero di bambini autistici è purtroppo aumentato, negli ultimi anni, in modo vertiginoso. Sono indubbiamente numerose le cause che influiscono su tale fenomeno. In particolare per i bambini iperattivi credo che in numerosi casi (e in questi casi si è appunto alle prese con una delle “nuove malattie” di cui sopra) la causa sia costituita principalmente dalla lunga immobilità per ore sui banchi di scuola, spesso con inizio in età molto precoce, un’età in cui un tempo i bambini sfogavano le loro grandi energie correndo e saltando; la mancanza di movimento è tra l’altro un fattore principale, come spiego a lungo nel mio libro “Attacco all’Asma… e non solo” che porta ad acquisire cattive abitudini respiratorie. In altri casi più gravi di deficit d’attenzione ed iperattività è tuttavia possibile che vi sia qualche fenomeno patologico in atto.
Una domanda che mi viene posta con una certa frequenza è se il metodo Buteyko possa essere utile anche per i bambini alle prese con questi problemi. Indubbiamente, l’ ottimizzazione della respirazione, portando ad un riassestamente di tutto il sistema ormonale, della produzione di endorfine, d’energia e a molto altro, sarebbe molto utile in questi casi. Il problema pratico è tuttavia che è molto difficile indurre questi bambini ad impegnarsi in un programma di esercizi respiratori. In questi casi può quindi essere preferibile prendere prima di mira altri fattori, tra cui appunto il movimento (facendo attenzione a che non si respiri con la bocca aperta durante il movimento) e, soprattutto, il mangiare. Anche se in genere dico sempre che il primo fattore da migliorare è il modo di respirare, che è ancora più importante del modo di mangiare, in questi casi invece (quando non si riesce ad ottenere che il bambino si concentri ed impegni negli esercizi di respirazione) occorre prendere di mira prima il mangiare.
E’ ormai ben noto il miglioramento che, nei bambini autistici, può essere ottenuto eliminando determinate sostanze dalla dieta; (per i bambini autistici si consiglia in genere di eliminare alimenti con glutine e caseina); ma anche nei casi di bambini alle prese con problemi comportamentali più lievi il fattore cibo è molto importante, e le sostanze da eliminare possono variare caso per caso. Ci si sta sempre più rendendo conto di quanto importante sia il nesso tra “intestino e cervello”. Uno degli approcci che mi sta dando i migliori risultati è il sistema dietetico americano chiamato GAP (abbreviazione di “gut and psychology”, e cioè intestino e psicologia). Una volta ottenuto il miglioramento auspicato è però essenziale prendere di mira il modo di respirare, insegnando ai bambini il metodo Buteyko.

Criptopirroluria (e ADHD)

……Uno dei problemi la cui frequenza nei bambini sta aumentando ad un ritmo esponenzionale è il disordine di deficit d’attenzione ed iperattività (ADHD). Ne ho parlato in vari precedenti numeri del Notiziario (ad es. in quello del 12/2011 (www.prosalutaris.com/ultimonotiziario.html) in cui mi sono soffermata sul collegamento tra questo problema e la mancanza di movimento dei bambini.

Vorrei invece ora riprospettare il collegamento, non raro, tra ADHD-vari disturbi comportamentali e la criptopirroluria. Cos’è la pirroluria (o criptopirruluria, come viene da alcuni chiamata)? SI tratta di una disfunzione metabolica scoperta circa 50 anni fa dal medico americano C. Pfeiffer, ma che pochi, anche tra gli addetti ai lavori, conoscono . Nell’organismo, la presenza di quest’affezione, di per sé asintomatica, comporta la produzione di sostanze chimiche, i pirroli, e la perdita di elementi essenziali, tra cui la vitamina B6 e lo zinco. E’ semplice diagnosticare la criptopirroluria, in quanto i pirroli vengono escreti nelle urine. Il tasso di pirroli nelle urine nella popolazione normale si aggira sull’11% mentre nei casi di pirrolurici è notevolmente più elevato. Si tratta di un esame diagnostico di cui pertanto parlo anche nel sito del mio studio medico (www.saluteglobale.com/accertamenti.html) Avevo attirato l’attenzione sulla criptopirroluria in un mio “vecchio” notiziario del gennaio 2005, (www.buteykoitalia.homestead.com/Untitled1.html ) in cui scrivevo che “A quanto messo in luce da recenti ricerche vi sarebbe, in numerosi bambini iperattivi, una cronica carenza di vitamina B6 e di zinco. Questa carenza sarebbe causata da un difetto metabolico, del nome di “pirroluria”, che porta questi bambini ad eliminare gran parte della vitamina B6 nell’urina, finché le riserve sono esaurite e di conseguenza si verifica anche una grave carenza di zinco. La carenza di queste due sostanze provoca appunto i problemi psichici e comportamentali sopracitati. Inoltre la mancanza di vit. B6 provoca una mancanza di serotonina che a sua volta può provocare un appetito eccessivo per i dolciumi. In particolare nei bambini asmatici ed allergici la somministrazione di antistaminici e nei casi più gravi del cortisone, aggrava la carenza di vit. B6. Un’alimentazione normale, pur sana, non è sufficiente per ricostituire e mantenere nei bambini che soffrono di “pirroluria” le quantità necessarie di vit. B6 e di zinco ed occorre intervenire con integratori (ovviamente non in base al principio del “fai da te” ma attirando l’attenzione del proprio medico su tale possibilità affinché siano prescritte le analisi del caso.”
Avevo poi aggiunto (su un Forum del quale ora non ritrovo il link) che secondo il prof. Kamsteeg (uno dei maggiori esperti in materia) la criptopirroluria fa parte del gruppo delle porfirinopatie, e cioè di disturbi del metabolismo delle porfirine, conosciuti da quasi un secolo. A seguito dello sviluppo, da parte della famosa Mayo Clinic americana (fin dal 1995!) di un test enzimatico particolarmente sensibile per la misurazione delle porfirine nel sangue e non solo nell’urina, si è constatato che non si tratta, come si riteneva in precedenza, di una malattia rara (1:10.000) ma di una condizione abbastanza frequente (1:20 tra gli uomini e 1:10 tra le donne) che, diversamente da come si credeva, può in moltissimi casi avere un decorso lieve e quasi impercettibile; magari non si manifesta proprio oppure, quando si manifesta, non viene diagnosticata e viene confusa con altre malattie. Uno dei centri che in Europa hanno approfondito meglio l’argomento delle porfirinopatie è in Germania, ( www.doss-porphyrie.de/kompetenzengl.html ).
Vi sono ovviamente anche siti italiani (ad es.http://www.amapo.it ) che però continuano in genere a presentare la porfiria come una malattia rara. E’ importante a mio avviso accertare se sia presente una porfirinopatia anche perchè per questo problema vi sono dei fattori che possono aggravare una situazione latente e scatenare un attacco acuto: tra questi fattori vi sono innanzitutto numerose medicine. Altri fattori aggravanti sono lo stress, diete drastiche, attività sportiva eccessiva, il sole in alcuni casi, ed altro. Quanto alle misure da prendere per mettere riparo alla carenza di vit. B6 e zinco alla quale accenno sopra, occorre considerare che in caso di pirroluria vi è un difetto nell’assimilazione della vit. B6, che l’organismo non riesce a trasformare nella sua forma finale (P5P, piridox-5-fosfato) e quindi la B6 va somministrata direttamente in questa forma (sempre evitando il “fai da te”, anche perché in caso di pirroluria vi sono molte sostanze, anche benefiche e naturali, alle quali i pirrolurici reagiscono male).
Concludo riportando sull’argomento alcune osservazioni interessanti di uno dei maggiori esperti, il medico tedesco Bodo Kuklinski, il quale osserva che la pirroluria stessa presenta anche dei vantaggi. Il quoziente d’intelligenza nei bambini che ne soffrano si aggira di regola sul 130. Inoltre essi hanno anche talenti artistici. Se una pirroluria viene riconosciuta per tempo e se si adotta la linea d’azione necessaria, questi bambini sono in grado di sviluppare pienamente i loro vantaggi; sono in grado di riconoscere immediatamente, da una prospettiva più allargata, le correlazioni tra argomenti e sono molto creativi e innovativi. Hanno una spiccata esigenza di sincerità e verità, e quindi spesso devono affrontare attriti con colleghi e superiori. La cosa più grave nel non riconoscimento e non trattamento dei criptopirrolurici consiste nel fatto che cade così attraverso le maglie del sistema sanitario proprio la parte più intelligente di una popolazione, che non riesce a dispiegare in pieno le sue attitudini perchè deve spesso combattere con problemi di salute. I pirrolurici sono sempre in anticipo rispetto ai tempi, hanno intuizioni, capacità di innovazione e creatività. Nei casi in cui la causa di patologie che pure interessano vari organi consiste solo nella pirroluria, il trattamento può essere molto rapido. Certo non basta tuttavia aprire la bocca ed ingoiare vitamine a chili. Il medico curante deve conoscere tutto il raggio d’interazione delle vitamine, degli elementi in traccia e degli aminoacidi. Dei pirrolurici trattati bene sono in grado, dopo circa tre mesi, di correggere da soli i loro deficit biochimici. La conseguenza è che il medico non rivede più i suoi pazienti.

Aggressività ed iperattività

…….Così come sta aumentando in continuazione il numero di bambini asmatici, è anche in crescita il numero di bambini alle prese con problemi di iperattività, mancanza di concentrazione ed aggressività. Per chi ci legge da un po’ di tempo appare chiaro il nesso che vi è tra il modo di respirare dei bambini e le condizioni sopra citate. Ora però vorremmo mettere in luce un altro fattore che può causare problemi di iperattività ed aggressività e che è in gran parte ignorato. A quanto messo in luce da recenti ricerche vi sarebbe, in numerosi bambini iperattivi, una cronica carenza di vitamina B6 e di zinco. Questa carenza sarebbe causata da un difetto metabolico, del nome di “pirroluria”, che porta questi bambini ad eliminare gran parte della vitamina B6 nell’urina, finché le riserve sono esaurite e di conseguenza si verifica anche una grave carenza di zinco. La carenza di queste due sostanze provoca appunto i problemi psichici e comportamentali sopracitati. Inoltre la mancanza di vit. B6 provoca una mancanza di serotonina che a sua volta può provocare un appetito eccessivo per i dolciumi. In particolare nei bambini asmatici ed allergici la somministrazione di antistaminici e nei casi più gravi, dl cortisonici, aggrava la carenza di vit. B6.
Un’alimentazione normale, pur sana, non è sufficiente per ricostituire e mantenere nei bambini che soffrono di “criptopirroluria” le quantità necessarie di vit. B6 e di zinco ed occorre intervenire con integratori (ovviamente non in base al principio del “fai da te” maattirando l’attenzione del proprio medico su tale possibilità affinché siano prescritte le analisi del caso.) “

Flauto e BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva)

……. Iniziamo con una notizia “musicale”: uno dei siti americani che riportano notizie ed aggiornamenti nel campo della medicina convenzionale ( http://www.ivanhoe.com/channels/p_channelstory.cfm?storyid=30532 ) apre l’anno con questo titolo : “Musical Medicine: A Flute for COPD” (medicina musicale, un flauto per la BPCO). Nell’articolo si riferisce sui benefici ottenibili suonando un “flauto per i polmoni” che, come osserva il dr. Sethi, capo del reparto polmonare dell’Università di Buffalo, “aiuta a liberare le vie respiratorie dal muco”, poiché “quando i pazienti soffiano nel flauto, le onde sonore che attraversano le vie respiratorie mobilitano il muco, e gli studi dimostrano che, usando il flauto due volte al giorno si ottiene un miglioramento della congestione polmonare e di altri sintomi della BPCO”. Sull’argomento vorrei brevemente ribadire quanto avevo scritto nel mio Notiziario del marzo 2012, (ved. www.prosalutaris.com/ultimonotiziario.html ) e cioè: “I risultati di alcuni studi condotti tempo fa in Germania presso l’Università di Heidelberg sembrano indicare che il suonare strumenti a fiato migliora le condizioni, sia fisiche che mentali, di bambini e ragazzi che soffrono di asma. Il direttore delle ricerche, Dr. Michael Krater, osserva :“ Numerosi genitori temono che suonare strumenti a fiato sia faticoso per le vie respiratorie e possa peggiorare l’asma, ma una serie di studi dimostra il contrario.”
L’effetto positivo si ottiene con tutti gli strumenti a fiato….ma l’effetto più rimarcato si ottiene suonando tonalità alte… La Società di Pneumologia tedesca raccomanda pertanto di insegnare a suonare strumenti a fiato ai giovani asmatici. Quanto alle cause che produrrebbero questi effetti, i ricercatori sono abbastanza vaghi: parlano in generale di “un rinforzamento della muscolatura delle labbra e dei muscoli della respirazione”. Ovviamente i ricercatori non hanno “ricercato” i cambiamenti nel modo di respirare che si verificano mentre si suonano questi strumenti.”
In realtà, se il flauto viene suonato bene , si cerca di far durare il fiato a lungo, e (purché gli insegnanti facciano attenzione a che i bambini tra una frase musicale e l’altra non facciano una grossa, affannosa inspirazione) nel complesso la quantità di aria inspirata-espirata in un minuto diminuisce. Potrebbe quindi essere proprio questo “respirare di meno” il fattore che provoca l’effetto favorevole constatato negli studi tedeschi.

Influenza e raffreddori

………..Una breve notizia in relazione al freddo, all’influenza ed ai vaccini: l’azienda farmaceutica statunitense Baxter ha emanato degli avvisi in merito al suo vaccino antiinfluenzale, il Preflucel, sospettato di provocare effetti collaterali (dolori muscolari ed altro) piuttosto seri. Già a fine ottobre la rivista dei farmacisti tedeschi (DAZ online) aveva riferito di un numero particolarmente alto di segnalazioni di conseguenze negative addebitabili al vaccino, tra cui 19 casi classificati come gravi. Ed in numerosi paesi si ta procedendo al suo ritiro. Di recente il Preflucel era stato promosso a pieni voti anche da una ricerca scientifica pubblicata sul prestigioso The Lancet che ne aveva confermato la validità e la sicurezza, ed il Preflucel, a differenza di altri altri vaccini, veniva ritenuto adatto in particolare per gli allergici.
Mi è sembrato utile riportare questa notizia, poiché quei numerosi asmatici che sono anche allergici potrebbero essere indotti a preferire questo vaccino.
Anche se, in certi casi, può essere consigliabile vaccinarsi contro l’influenza, ricordo che una delle prime misure, per rinforzare il sistema immunitario ed evitare l’influenza, consiste nel mettere a posto il modo di respirare; vi sono inoltre anche numerose medicine “alternative” ed in particolare ho ottenuto ottimi risultati con alcune medicine omotossicologiche che, in studi randomizzati in doppio cieco hanno dimostrato, per influenza ed infezioni delle prime vie respiratorie nei bambini, dei risultati superiori rispetto a quelli ottenuto con i consueti farmaci.

L’influenza

Un “malanno” di stagione:……Siamo anche quest’ inverno, con i continui sbalzi di temperatura, alle prese con raffreddori ed influenza. A questo proposito, in relazione sia alla prevenzione che al trattamento dell’ influenza, ho già in passato menzionato numerosi rimedi naturali/fitoterapici. Vorrei qui attirare l’attenzione su un’altra sostanza, naturale, di importanza essenziale per combattere le infezioni: i tiocianati, una sostanza prodotta dall’organismo , che si trova nella saliva, nelle lacrime, nelle vie respiratorie e nel latte materno. Si tratta della “prima linea di difesa” contro l’ingresso nel nostro organismo di virus e batteri dall’ambiente esterno. Nel nostro organismo i tiocianati sono prodotti “in base alle esigenze”; ad es. vengono generati nella saliva per far fronte alla minaccia di patogeni trovati nel cibo o nell’aria che respiriamo. Questi patogeni sono in genere presenti in un numero modesto, che può essere facilmente essere neutralizzato dalle limitate quantità di tiocianati che possono essere prodotte nella saliva; se tuttavia i patogeni sono introdotti in massa, (come ad es. quando si manga del pollo infettato da salmonella, o quando si mettono le mani in bocca dopo essere stati in prolungato contatto con una persona ammalata di influenza), allora le limitate quantità di tiocianati che possono essere prodotte nella saliva non sono sufficienti. I tentativi di somministrare questa sostanza con degli integratori sono finora falliti a causa della loro scarsa biodisponibilità. Ora sembra che un chimico inglese sia riuscito ad elaborare un integratore più disponibile, in modo da consentire ai tiocianati di esercitare i loro effetti per molte ore.
Osservo tuttavia che, prima ancora di pensare ad assumere integratori con tiocianati supplementari, bisognerebbe cercare di “non distruggere” i tiocianati che costantemente, pur in piccola quantità, si trovano nella saliva. Quando, come ho messo in rilievo (tante volte che temo di essere venuta a noia!) si respira costantemente dalla bocca, la saliva che produciamo viene in gran parte prosciugata , e i tiocianati contenuti nella saliva non sono quindi più sufficienti, nemmeno in situazioni abbastanza normali, per fornire la “prima linea di difesa” contro gli organismi patogeni introdotti in bocca (con il cibo o l’aria). E’ pertanto essenziale abituarsi a respirare dal naso! Se respiriamo dalla bocca, oltre ai danni prodotti dall’eccesso d’aria costantemente introdotta, ( basta paragonare le dimensioni della bocca con quelle del naso per rendersi conto che respirando dalla bocca è impossibile non iperventilare), ed oltre ad altri effetti dannosi, si aggiunge anche il problema della diminuzione dei tiocianati normalmente contenuti nella saliva prosciugata, con conseguente indebolimento della nostra “prima linea di difesa”!

Tosse

……A proposito della tosse, vale la pena di mettere nuovamente in rilievo l’effetto dell’iperventilazione (eccesso di respiro) nello scatenare l’impulso alla tosse. Il rimedio di fondo migliore consiste quindi nell’eliminare l’iperventilazione. Vi sono poi alcuni esercizi Buteyko diretti in particolare a fermare/attenuare un attacco ostinato di tosse, poiché l’effetto calmante della CO2 (e quello stimolante dell’iperventilazione) sui riflessi che portano a tossire è provato anche da numerose sperimentazioni. Ne cito qui solo alcune:
1) Clinical cough I: the urge-to-cough: a respiratory sensation.
Davenport PW.- Handb Exp Pharmacol . 2009;(187):263-76
Department of Physiological Sciences, Box 100144, HSC , University of Florida, Gainesville, FL 32610, USA.
2) The role of cough and hyperventilation in perpetuating airway inflammation in asthma. J Assoc Physicians India. 2000 Mar;48(3):343-5.
Singh V, Chowdhary R, Chowdhary N.
Department of Pulmonary Medicine, SMS Medical College, Jaipur-302 016, India
Un’altra notizia interessante, sempre in merito alla tosse, riguarda la teobromina, sostanza contenuta in buona quantità nella cioccolata scura, e di cui sono stati provati gli effetti tranquillizzanti sulla tosse nervosa. Una ditta farmaceutica inglese è ora impegnata nella produzione di un farmaco a base di teobromina (nome in fase sperimentale: BC1036). Il direttore della compagnia che sta sviluppando questo farmaco mette in rilievo che questa nuova medicina contro la tosse non provocherebbe gli effetti collaterali di alcune altre medicine contro la tosse. Alla domanda che gli è stata posta, e cioè: “perché sviluppare una farmaco se basta magiare molta cioccolata per introdurre teobromina?” il direttore risponde che “con questo farmaco potranno trarre vantaggio dalla teobromina anche le pesone alle quali non piace la cioccolata” J!
Una risposta migliore sarebbe stata (a parte quella, veritiera ed evidente, che in questo modo ne trarrà beneficio la ditta farmaceutica) quella consistente nel mettere in rilievo che con questa farmaco si possono evitare gli effetti deleteri per la linea provocati dal mangiare troppa cioccolata!

Rinite allergica

….Ho letto questo piccolo interessante studio su J Allergy Clin Immunol. 2008 Jan;121(1):105-9.. Nello studio, dal titolo “Intranasal noninhaled carbon dioxide for the symptomatic treatment of seasonal allergic rhinitis”, i ricercatori espongono come 10 minuti dopo una singola somministrazione di anidride carbonica nelle narici i pazienti, allergici e con il naso turato, abbiamo potuto respirare liberamente dal naso., e visto attenuarsi anche bruciore e lacrimazione degli occhi, mentre nel gruppo placebo al quale era stata somministrata nelle narici della normale aria ambientale, l’effetto non era stato pronunciato. La studio conclude dicendo che i ricercatori non hanno ancora individuato il meccanismo specifico che spiega questo effetto benefico. I lettori di questo Notiziario invece, che conoscono le osservazioni di Buteyko sugli effetti dell’anidride carbonica e magari hanno già provato come un semplice esercizio di respirazione Buteyko sia spesso sufficiente per aprire un naso turato, la spiegazione la conoscono già.

Problemi polmonari

……E’ vitale che chi soffre di problemi polmonari dia un’occhiata al sito www.pneumotox.com (oltre all’inglese c’è una versione in francese ed una in spagnolo), in cui una schiera di esperti del centro medico universitario di Dijon, Francia, ha raccolto 4.200 riferimenti bibliografici riguardanti una cinquantina di malattie e sindromi polmonari che possono essere provocate da circa 300 medicine di comune somministrazione per problemi non polmonari. Questo sito internet costruito dall’Università di Dijon, è regolarmente aggiornato ed è consultato ogni mese da 6000-7000 visitatori. Intendiamoci, non voglio con questo certo dissuadere dall’assumere i preparati farmaceutici citati nella lista (in molti casi possono essere indispensabili e di vitale importanza) e tanto meno invitare a ripiegare sempre s e solo sulle piante e medicine “naturali” (tra i preparati che possono provocare danni ai polmoni, citati nella lista, vi sono anche alcune erbe); è tuttavia consigliabile che tali preparati vengano assunti solo dopo che il medico (e spesso dei medici non specializzati in malattie polmonari magari non valutano l’eventuale pericolo per i polmoni dei preparati prescritti per problemi di altro genere) abbia valutato bene il quadro integrale presentato del paziente, ed il rapporto rischi-beneficio.

www.pneumotox.com….Un’altra notizia interessante in questo periodo di riacutizzarsi delle allergie, riguarda una piccola sperimentazione, peraltro non pubblicata su alcun periodico di prestigio ( purtroppo non vi sono molte persone interessate a far conoscere e pubblicizzare dei sistemi di guarigione che non richiedono l’acquisto di alcun prodotto-macchinario, ma solo la modifica di abitudini respiratorie). Ecco la notizia:
L’ospedale regionale di Limerick, in Irlanda, ha condotto l’anno scorso, con il prof. John Fenton, uno studio pilota con 50 asmatici sofferenti di rinite allergica, che sono stati trattati con il metodo Buteyko. Il risultato ha consentito di dimostrare una diminuzione dell’80% dei sintomi della rinite, diminuzione non venuta meno nei successivi 3 mesi in cui i partecipanti allo studio sono stati seguiti.

Eccesso di peso abbinato ad eccesso di respiro;”obesità alimentare ed obesità respiratoria”

………Proseguendo il discorso iniziato con la cioccolata devo purtroppo mettere in rilievo il problema dell’obesità. La mia formazione inGermania in medicina della nutrizione ed il mio lavoro con il respiro in base ai principi Buteyko, mi hanno messa in condizioni ideali per osservare da una parte l’ obesità alimentare (fenomeno ben noto e conosciuto) e dall’altra quello, ancora non molto noto, che vorrei denominare come “obesità respiratoria”.
I due tipi di obesità, (relativamente recenti ed abbastanza sconosciuti ai nostri nonni, che del resto avevano a che fare raramente anche con asma ed allergie mentre ai nostri giorni sia il sovrappeso che l’asma hanno raggiunto proporzioni epidemiche) hanno molti fattori in comune. E infatti sia quando mangiamo che quando respiriamo una quantità di cibo/aria superiore alle effettive esigenze, non ce ne rendiamo conto ed abbiamo quasi sempre la sensazione che il cibo/l’aria che introduciamo sia nella quantità giusta e necessaria per il nostro fabbisogno.
In tutti e due i casi si tratta spesso di sensazioni errate acquisite per via di cattive abitudini o periodi difficili e non sani attraversati per una certa durata. Altre volte il problema consiste nella scarsa assimilazione del cibo (che invece di essere utilizzato per produrre energia viene depositato come grasso) o dell’ossigeno che, se non vi è abbastanza CO2, invece di andare ad ossigenare le cellule viene in gran parte espirato, e ciò provoca una sensazione di carenza di cibo/ossigeno che porta a continuare a mangiare/respirare di più anche quando il cibo o l’O2 già introdotti sarebbero in realtà più che sufficienti. In tutti e due i casi è quindi necessario un paziente lavoro di rieducazione che porti a diminuire la nostra fame di cibo e di aria, e ad una loro migliore utilizzazione nell’organismo . E spesso è necessario agire contemporaneamente su tutti e due questi fronti.
Il mio lavoro medico nel campo della nutrizione mi porta a constatare che le persone in sovrappeso che vengono nel mio studio per delle consulenze dirette a perdere peso, quasi sempre iperventilano, ed in effetti è difficile non respirare in modo relativamente rapido ed affannato se si è sovrappeso. Provate un po’ ad immaginare come respirereste se doveste camminare e muovervi portando sempre con voi due valige del peso di 20 kg!
Vi lascio immaginare quale sia la reazione di quei pazienti che non hanno mai sentito parlare di Buteyko quando dico loro che non solo devono mangiare di meno ma anche respirare di meno!
Purtroppo, quando si è sovrappeso e si respira troppo si è alle prese con un circolo vizioso che in assenza di contromisure tende a rinforzarsi sempre di più e che richiede tempo e pazienza per essere spezzato. Il fatto di essere sovrappeso porta a muoversi di meno (ved. sopra) il che porta a produrre poca CO2 ed a consumare poche energie, e quindi ad accumulare ulteriore grasso. Inoltre l’iperventilazione e la mancanza di CO2 possono poi portare a squilibri ormonali, e ad una produzione non efficiente di energia (il che fa sì che il cibo mangiato, anche quando non è tanto, non venga più consumato in modo efficiente per produrre energia e quindi si accumuli sotto forma di grasso).
Occorre pertanto agire contemporaneamente sul fronte sia del mangiare che del respiro, e in numerosi casi può essere utile ricorrere anche a terapie e rimedi di supporto.
Così ad es, in relazione all’equilibrio ormonale: è essenziale controllare il funzionamento della tiroide . Studi relativamente recenti mettono poi in rilievo, in relazione all’adiposità, il ruolo importante dell’adiponectina e della grelina. L’adiponectina porta a consumare e a smaltire gli accumuli di grasso mentre la grelina porta ad un effetto opposto. Vi sono vari rimedi fitoterapici, in particolare tratti anche dalla medicina ayurvedica, che agiscono in modo scientificamente provato su adiponectina e grelina nel senso auspicato. Occorre tuttavia un esame approfondito del singolo paziente.
Importante è anche il ruolo del cortisolo. L’iperventilazione compromette la produzione in quantità giusta del cortisolo e, se si arriva all’asma, spesso si arriva anche a dover prendere dei medicinali cortisonici che, pur a volte necessari per un certo periodo (se si normalizza il respiro con Buteyko si riesce in genere, con un po’ di pazienza, a ridurne o eliminarne l’esigenza), quando sono in eccesso portano, oltre agli altri problemi, ad un accumulo di grasso sull’addome, e a reazioni di stress e depressione (che a loro volta possono portare a mangiare di più).
Infine, alcuni studi dimostrano che per produrre più adiponectina e quindi per dimagrire, il “digiuno terapeutico intermittente” è particolarmente efficace. In sostanza: digiunare completamente per un giorno intero in cui si beve solo acqua (ovviamente sentito il medico e non quando sono presenti determinate malattie) ogni 3-5 giorni e mangiare normalmente negli altri giorni fa perdere peso in modo più efficace di quanto si riesca ad ottenere mangiando poco ogni giorno. Si tratta in sostanza dell’applicazione, alla tematica del mangiare, del “principio delle onde”, il cui effetto benefico è stato studiato, nel campo del movimento fisico, in particolare dallo scienziato Irving Dardik del quale, in relazione al movimento, ho parlato
a lungo nella nuova edizione del mio libro ttacco all’Asma.. e non solo”.

Obesità

Galina Schatalova, la “dr. Buteyko” del mangiare. ………..E’ morta poco più di un anno fa, a 95 anni (e fino a poco prima della morte si recava in “escursioni” sulle montagne del Kazakistan ed in deserti asiatici) la neurochirurga russa Galina Schatalova che, in relazione ad una alimentazione sana ha svolto, a mio avviso, un ruolo che può essere paragonato a quello svolto dal dr. Buteyko in relazione al respiro. E’ verissimo che i benefici del “mangiare di meno” per la salute e longevità sono già noti a tutti, (sull’argomento vi sono migliaia di libri) mentre quelli del “respirare di meno” purtroppo non lo sono ancora, ma le argomentazioni della dr. Schatalova, che ho letto nel suo libro nella traduzione tedesca (non credo sia ancora uscita una traduzione italiana) dal titolo “Wir fressen uns zu Tode” (Ci ”abboffiamo” a morte) sono veramente impressionanti. Una della cause principali che ci inducono a mangiare troppo, osserva la dr. Schatalova, è il fatto che gli alimenti al giorno d’oggi sono talmente poveri di vitamine, minerali e varie altre sostanze di cui abbiamo assolutamente bisogno per sopravvivere, che l’organismo, nella sua saggezza, percepisce una continua fame e continua a mangiare anche quando ha largamente superato il numero ottimale di calorie, alla ricerca della quantità minima di elementi vitali di cui ha bisogno. E’ pertanto indispensabile, quando si intraprende una dieta dimagrante, prendere contemporaneamente gli integratori “giusti”.
Inoltre la dr. Schatalova, pur non menzionando espressamente il suo coetaneo e compatriota K. Buteyko, dà a quanto pare per evidenti e scontati i concetti da lui messi in luce e, tra le conseguenze negative per la salute provocate dal “mangiare troppo” menziona anche il fatto che una delle conseguenze dell’eccesso di cibo consiste appunto nel “respirare troppo” e, come gli esperti “buteykiani” già sanno, anche il dr. Buteyko aveva messo in luce come l’eccesso di cibo sia appunto una delle cause che provocano l’eccesso di respiro. Ciò conferma che, quando si cerca di acquisire migliori abitudini respiratorie occorre agire su più fronti, cercando di eliminare i vari fattori ed abitudini negative che spesso ostacolano il progresso nel riaddestramento respiratorio.

Il cuore

L’importanza del pericardio: ……Un buon modo di respirare è, ovviamente, una circostanza essenziale (se non c’è un buon modo di respirare tutto il resto, dalla buona alimentazione al movimento ecc. non basta; gli effetti benefici prodotti ad es. da tre sani pasti al giorno vengono dissipati da cattivi respiri effettuati 24.000 volte al giorno) ma da sola non sufficiente per assicurare una buona salute. Se si mangia male, se si assumono giornalmente elevate dosi di tossine ambientali (ved. in proposito i miei articoli sulla terapia chelante pubblicati sui nr. 40 e 41 di Scienza e Conoscenza), allora non basta respirare bene (o piuttosto, non si riesce nemmeno a respirare “bene” in base ai principi messi in luce da Buteyko) per essere sani. Tra i fattori che, come osservato dallo stesso prof. Buteyko già 50 anni fa (quando ancora quasi nessuno conosceva gli osteopati e chiropratici), vi sono dei fattori meccanici (derivanti ad es. da incidenti, continui movimenti e posizioni sbagliate ecc.) che compromettono la salute, anche impedendo di respirare in modo ottimale.

Nel mio citato articolo sulla psiconeuroimmunologia, inserito in un numero di Scienza e Conoscenza” dedicato al cuore, mi soffermo pertanto anche sugli aspetti meccanici connessi con il buon funzionamento del cuore, mettendo in luce l’importanza del pericarido. Come scrivo nell’articolo “ Il pericardio è un tessuto fibroso-elastico che costituisce il rivestimento esterno del cuore: le sue connessioni nervose sono in contatto con il resto del corpo e creano una rete di collegamento estremamente complessa. Per­tanto, il contatto tra gli organi e le arterie è un contatto diretto, e le influenze del sistema nervoso autonomo, (il nostro sistema nervoso inconscio costituito dal simpatico e dal parasimpatico) vengono recepite dal pericardio. Appare dunque logico che lo stress colpisca in primis il cuore ed il pericardio”.
Lo stress ma anche dei traumi meccanici possono danneggiare il pericardio, ma per fortuna vi sono anche degli esercizi e manovre che possono migliorare le condizioni di questo organo.

Fibromialgia

….Aumenta sempre di più anche il numero dei pazienti che vengono da me perché sono alle prese con problemi di fibromialgia (dolori diffusi in tutto il corpo). Questi pazienti sono in genere sorpresi quando inizio a controllare il loro modo di respirare, poiché non è certo intuitivo il collegamento tra il respiro e questi dolori. Tuttavia, a ben pensare, vi è una somiglianza tra i dolori agli arti che si provano dopo aver svolto uno sforzo fisico e questo tipo di dolori. Quando si svolge uno sforzo fisico troppo intenso l’organismo passa dalla produzione aerobica d’energia , in cui si producono come “sottoprodotti” acqua e CO2, alla produzione anaerobica d’energia, in cui invece della CO2 si produce acido lattico; facendo riposare i muscoli normalmente l’acido lattico viene smaltito ed i dolori passano . Nella fibromialgia invece i dolori sono cronici. Anche se influiscono probabilmente anche altre cause (non è ancora stata del tutto chiarita l’eziologia di questa malattia) a mio avviso un ruolo importante, come viene del resto ipotizzato da alcuni, spetta all’acido lattico. E’ noto che vi è in genere, per via di vari meccanismi, un rapporto inverso tra CO2 ed acido lattico, nel senso che quando nell’organismo vi è poca CO2, vi è più acido lattico, e vice versa. La quantità di acido lattico presente nell’organismo è per me un indicatore importante e quando, tra l’altro, nell’apposito test risulta la presenza di elevate quantità di acido lattico vi è in genere anche un problema di iperventilazione cronica. Regolarizzando la respirazione si normalizza in genere anche il tasso di acido lattico ; spesso però in questi casi è necessario, prima di iniziare gli esercizi per ottimizzare la respirazione, far diminuire, con preparati specifici, lo stato generale di acidosi dell’organismo.

Emicrania

…….Sulla tematica dell’emicrania, ecco quanto si legge sul numero di marzo del periodico scientifico “Headache: The Journal of Head and Face Pain” ( Enrico Facco MD, Aldo Liguori MD, Filomena Petti MD, Gastone Zanette MD, Flaminia Coluzzi MD, Marco De Nardin MD, Consalvo Mattia MD (2008) Traditional Acupuncture in Migraine: A Controlled, Randomized Study Headache: The Journal of Head and Face Pain 48 (3) , 398–407 doi:10.1111/j.1526-4610.2007.00916.x), presso l’Università di Padova, una schiera di scienziati guidata dal dr. Enrico Facco, in un trial clinico, ha diviso i 160 partecipanti in 4 gruppi. A tutti e 4 i gruppi è stato somministrato il medicinale contro l’emicrania Rizatriptan. In aggiunta al Rizatriptan, un gruppo è stato trattato con agopuntura-placebo (con aghi piazzati cioè non nei punti “giusti”); un gruppo con un’altra procedura placebo, un gruppo con l’agopuntura in base ai punti giusti secondo l’agopuntura tradizionale cinese, mentre all’ultimo gruppo è stato somministrato solo il Rizatriptan.

La conclusione dello studio, durato 6 mesi, è stata che gli unici miglioramenti duraturi sono stati constatati nel gruppo trattato, oltre che con il Rizatriptan , nei punti “giusti” di agopuntura. I gruppi trattati solo con il Rizatriptan, oppure con il Rizatriptan ed aghi in punti d’agopuntura “fasulli”, hanno dimostrato solo miglioramenti temporanei e transitori.
Anche se, dato il mio lavoro con il metodo d’agopuntura J. Boel per le malattie degli occhi (www.akupunktur2000.dk e www.agopunturaocchi.it), sono già più che convinta del fatto che l’agopuntura, se fatta bene, è di straordinaria efficacia, notizie come questa mi sembrano comunque sorprendenti. Bisognerebbe veramente parlarne di più, ed effettuare nuovi studi di più lunga durata e con un numero ancor maggiore di partecipanti.
Una delle osservazioni che cerco inoltre di fare quando applico trattamenti di agopuntura è quella di guardare, pur con metodi empirici, se e come il respiro cambi durante le sedute di agopuntura. Si tratta di un “dettaglio” che in realtà non viene in genere osservato quando si fanno le sperimentazioni cliniche sull’agopuntura. E se, l’applicazione degli aghi in determinati punti avesse, tra i vari effetti, anche quello, pur secondario, di ridurre e regolarizzare la respirazione? I meccanismi attraverso i quali l’agopuntura ha effetto non è ancora stato del tutto chiarito e si fanno varie ipotesi. Non potrebbe forse , tra i vari fattori che procurano i miglioramenti dopo le sedute d’agopuntura, entrare in gioco anche questa regolarizzazione del respiro? Si tratta ovviamente di un campo ancora tutto da esplorare.

Crisi epilettiche

…. I benefici della CO2 non finiscono mai di stupire. Vedo solo oggi un articolo riportato sul “Medical News Today” del 9 giugno 2007 in cui, con il titolo “Anidride carbonica. Un trattamento privo di costi per le crisi epilettiche”, sono riportati i risultati e le scoperte di uno studio effettuato presso il centro WIRED, dell’organizzazione scandinava Nordforsk. Il prof. Kai Kaila, direttore della ricerca, nel commentarne i risultati, osserva che la CO 2 “potrebbe fornire un mezzo sicuro, privo di costi e di effetti collaterali, per trattare nei bambini gli attacchi di tipo epilettico collegati alla febbre elevata. Questa procedura potrebbe fornire sia dei benefici immediati, poiché gli attacchi vengono fermati molto rapidamente, sia a più lungo termine, poiché viene così diminuito il rischio di sviluppare un’epilessia a un’età più adulta”. Le sperimentazioni effettuate presso la WIRED hanno dimostrato che gli attacchi epilettici provocati dalla febbre elevata nei bambini piccoli possono essere fermati rapidamente (entro 20 secondi) e senza alcun rischio, aggiungendo semplicemente CO2, ad una concentrazione del 5% nell’aria inalata. Come si osserva nell’articolo, questa terapia non verrà applicata solo agli attacchi provocati dalla febbre, poiché sembra che questo trattamento potrebbe essere efficace anche nell’arrestare l’epilessia vera e propria negli adulti.
La prima osservazione che viene in mente nel leggere questo articolo è la seguente: ma non sarebbe preferibile mantenere la nostra CO2, che già abbiamo dentro di noi, al suo livello ottimale (6,5%) anziché dissiparla con un eccesso di respirazione per poi doverla restituire all’organismo dall’esterno? Sarebbe indubbiamente molto meglio, e se si facesse, probabilmente ai bambini non verrebbero gli attacchi in questione. Tuttavia, una volta che gli attacchi siano in atto, e per di più in bambini piccoli con la febbre alta, non è certo il momento migliore per iniziare ad abituarli, con il metodo Buteyko, a respirare di meno e a trattenere così dentro di loro un po’ più di CO2. E’ forse preferibile in questi casi somministrare loro dall’esterno un supplemento di CO2, come indicato nello studio, ed aspettare che l’attacco e la febbre siano passati per iniziare poi l’addestramento respiratorio con il metodo Buteyko, prevenendo in questo modo futuri nuovi attacchi.
L’altra osservazione che mi viene spontanea è che il prof. Buteyko, nel descrivere i benefici derivanti dal suo metodo, ha semmai detto/assicurato troppo poco e non certo troppo, poiché l’epilessia e gli attacchi epilettici non sono in genere elencati tra le malattie che, secondo Buteyko, possono essere trattate con il riaddestramento del respiro, ed invece, a quanto ora sta emergendo, sembra che sia possibile ottenere benefici immediati anche in questi casi, semplicemente normalizzando la respirazione in base ai principi evidenziati da Buteyko.

Apnea ostruttiva respiratoria durante il sonno
Questo articolo, che ho scritto per il Notiziario dell’ultimo trimestre 2015 della Buteyko Breathing Educators Association (Associazione internaizonale nata per certificare il livello degli istruttori Buteyko nei vari Paesi, del cui COmitaot SICentifico faccio parte.) che me lo ha chiesto è qui riportato nel testo originale che ho scritto   in inglese.

” Every night, nearly every person undergoes a remarkable change; waking consciousness is abandoned for a few hours and one enters a stage called sleep. Formidable physiological changes and cell regeneration take place while we are asleep; it thus comes as no surprise that adults spend on average one third of their lives asleep, and children even more as growth is also taking place. One need only   consider that a newborn can double its height and weight in a matter of months, and during these initial stages in life most of one’s time is spent asleep. Sleep can, however, be disrupted, and such disorders in children  may form a spectrum from snoring to upper airway resistance and apnea. Obstructive sleep apnea (OSA) in children is similar to the form observed in adults, (though there are some important differences). There is sleep disruption due to respiratory pauses lasting more than ten seconds; there may also be 5-10 hypopneic   (reduced breathing) episodes per night and arterial oxygen saturations fall below 85%. The main differences between adults and children relate to the presentation; (but these differences are not relevant in this article).
As is the case with asthma in recent years, OSA too is becoming increasingly common in pre-school children; current prevalence rates are in the order of 0.8-2% in westernized countries. The causes are: adeno-tonsillar hypertrophy (though OSA is not present in many cases of such hypertrophies), obesity, which increases the risk of OSA by five), neuromuscular diseases, congenital abnormalities associated with narrow pharyngeal airways (e.g. in Down’s syndrome or achondroplasia; in these cases there is a higher risk of OSA), metabolic disorders, cor pulmonale. According to some studies, the prime culprit in four out of every five cases is enlarged tonsils. The presentation may be rather varied: snoring, mouth breathing, recurrent blocked nose, witnessed apnoeic episodes, recurrent ear infections, daytime somnolence, voice changes, behavioural problems and enuresis (bed-wetting). Parents may notice that the children are sleeping in unusual positions.  When one is asleep, there is a  reduced airway tone than when one is awake, hence,  the airways  are more likely to vibrate, giving rise to snoring if one breathes forcefully; they are also more prone to collapsing when the upper airways are narrowed, as is the case in hyperventilation as  this gives rise to a greater vacuum. This greater vacuum allows air at ordinary atmospheric pressure to be sucked in; this pushes the tongue back and collapses the relaxed airways. The episodes need only be a few seconds long before oxygen desaturation occurs; overnight oximetry can therefore aid in the clinical diagnosis. Most cases are diagnosed on the basis of a full history and clinical findings, polysomnography being the current guide standard.
Apart from potential clinical aspects, the social and psychological impact of OSA in children can be highly significant, rendering it a problem which needs to be addressed; a study carried out by the Melbourne Sleep Centre in Australia reported cognitive differences in children aged seven to twelve affected by OSA compared to the control group. Hence, negative daytime consequences of sleep disordered breathing (SDB) have been observed and may be sub-classified as neuro-behavioral, cardiovascular and inflammatory.
The interaction between orofacial structural growth and muscle activity starts early in development and continues through childhood. Chronic oral breathing is an important ? of orofacial muscle dysfunction, which may be associated with palatal growth  restriction, nasal obstruction, and/or a primary disorder of muscular or connective tissue dysfunction. Sleep disordered breathing cannot be expected to remain resolved or significantly improved in the long-run; it is therefore easy to appreciate the importance of treatment options, which are: removal of the tonsils and adenoids, nasal drops, wearing a mask and needless to say, addressing hyperventilation; this last treatment option is fundamental but rarely taken into account from a “conventional” point of view.
As far as the tonsils are concerned, the medical literature is contrasting and conflicting; some studies report that whether overweight or not, often the tonsils in children with OSA are found to be enlarged, and that clinically, it is recongnized that enlargement of these tissues is often associated with oral breathing. Hence, some studies have shown that adeno-tonsillectomy was highly successful in treating SDB, in both normoweight and overweight children; and historically, adeno-tonsillectomy has been used to treat OBS in children since the 1970’s. On the other hand, other studies have shown that systemic follow-up studies have revealed that adeno-tonsillectomy may not be as successful as once thought. These facts which are not easy to interpret, in my opinion prove what I firmly believe in my clinical practice, namely that each case needs to be evaluated on an individual basis.
Mouth breathing, which is loathed and despised by us Buteyko practitioners, is common and reported in 10-25% of children, but as far as the medical literature is concerned, or rather,  due to the lack of it, when it comes to  mouth breathing being a marker or contributor to SDB, its role is largely unstudied. However, numerous clinical studies and observations indirectly highlight the importance of nasal breathing, “via” the fact that abnormal orofacial muscle activity links nasal obstruction to defects in structural airway growth; hence, form and function directly influence one another. As far back as1888, a physician by the name of Meyer described a condition in which nasal obstruction from adenofacial lymphadenopathy led to what he termed “long face syndrome”.
Other physicians also commented on the apparent relationship between function and form. In more recent times, over thirty years ago, a series of experiments in which nasal obstruction was induced in Rhesus monkeys for the first six months of life demonstrated that blockages in the nasal passages led to narrowing of dental arches, decreased maxillary arches length and increased anterior facial length as well as anterior cross-bite and maxillary over-jet. There has also been the proposal that one of the reasons for the high rates of re-emergence of SDB in susceptible children is that nasal breathing has not been re-established after adeno-tonsillectomy, contributing to facial growth alterations, and/or orofacial muscle tone defects that predispose to further SDB over time. The importance of adequate airway development and patency, the absence of which is clinically seen as mouth breathing, is suggested both by experimental findings and in a variety of clinical scenarios.
How can one make sense of it all? According to K.P. Buteyko, hyperventilation is considered to be the fundamental cause of OSA in children. More than likely, the situation is more complex than that. Firstly, the “chicken and egg dilemma” (“which came first, the chicken or the egg?”) comes to mind: in cases of OSA, is hyperventilation the cause of OSA or the consequence of a complex clinical situation?
Before treating OSA and SDB in children, in my opinion, two distinct questions should be addressed:
1. What is the cause of OSA and SDB? 2. What clinical benefits can one hope to obtain?Breathing is the most basic requirement for life and good health; thus the root cause of abnormal breathing needs to be assessed. In this assessment, a solid understanding of the factors that influence the growth of the upper airway is critical. If a clinical or anatomical cause is found, it obviously needs to be dealt with in addition to breathing re-training; I always tell my patients that physiological levels of oxygen and carbon dioxide are the key to optimal tissue function, but if there is any sort of mechanical impediment, “the Buteyko method cannot substitute a good surgeon”.
If the OSA and SDB is attributable to rarer but rather serious cause, such as metabolic or neuromuscular disorders or cor pulmonale, in the hands of a very experienced Buteyko practitioner and with medical supervision, an improved tissue oxygenation can only be of benefit. If there are anatomical defects which are impossible to deal with surgically, the same principle applies, and one should optimize the optimizable; the human body has powerful innate resources which can become evident if one takes the right clinical route; (in this case breathing re-training).
A history of prematurity is another circumstance associated with a higher likelihood of SDB and is therefore another interesting example of the interplay between muscle tone, craniofacial growth and the nasal versus the oral breathing route. Therefore, nasal airflow, septal deviations, mouth and pharynx, tonsil size, presence of lymphadenopathy, craniofacial abnormalities, BMI (body mass index) should be recorded. Onto more common clinical problems, such as the much-debated tonsil dilemma, as always each case should be assessed individually. In accordance with the current pediatric guide-lines, adeno-tonsillectomy is warranted in the presence of recurrent infections. In such cases, breathing re-training could be tried first if the child is still able to breathe through the nose, as always under medical supervisions. The simple fact of breathing through the nose can in some cases decrease the number of microbes that would otherwise access the throat directly, and it is worth combining breathing re-training with natural immune system enhancers.
In the  case of childhood obesity, though its role as a contributor to OSA and SDB is uncertain, and some studies report that pediatric SDB is seen along the entire spectrum of BMI’s (body mass indices), whether normoweight, underweight or overweight,  the problem needs to be assessed and treated independently of respiratory problems. In these cases too an improved tissue oxygenation and diaphragmatic breathing (combined with an appropriate diet and physical exercise) is extremely useful at a metabolic level.
If there are no apparent causes for OSA and SDB other than hyperventilation, the condition will be in general easier to treat.
In a clinical approach to treating OSA and SDB, medical treatments should not be discontinued immediately; rather, they should be weaned off gradually once carbon dioxide levels rise.  In order to keep an eye on the clinical evolution, in some cases it may be advisable to purchase a portable oximeter. In more severe cases, and/or during the process of reducing or eliminating medical therapies, it is advisable to set the alarm and measure oxygen saturation during the night; a few minutes could subsequently be spent on breathing exercises. One might argue that having to wake up during the night is not conducive to good health, but it is for a limited period of time, and it is, by definition a sleep disorder we are talking about.
In my clinical practice I no longer advise to sleep on 2-3 pillows in cases that warrant it; this may be hard enough   for an adult, never mind a child who will toss and turn even more during the night. What I now recommend is to raise the head of the bed by 12-15cm and sleep on one pillow. (For more information, see inclinedbedtherapy.com, by engineer Andrew K. Fletcher). Studies in cardiology have demonstrated that the heart is more protected if one sleeps on the right side, while we were taught that sleeping on the left side reduces hyperventilation, according to K.P. Buteyko’s observations. I generally recommend sleeping on one side; in children where there is a cardiac issue, obviously the right side is more indicated, otherwise the left. I have however observed that patients with septal nasal deviations may have problems on one particular side; if this is the case, one should bear it in mind.
To conclude, OSA and SDB can only improve with breathing re-training, but prior to commencing the same, the root causes should have been evaluated and clinically or surgically dealt with in accordance to the individual evaluation. Good night and sweet dreams!

Further reading & references

Pediatric obstructive sleep apnea syndrome. Clin Chest Med. 2010 Jun;31(2):221-34.
Powell S, Kubba H, O’Brien C, et al; Paediatric obstructive sleep apnoea. BMJ. 2010 Apr 14;340:c1918. doi: 10.1136/bmj.c1918.
Robb PJ, Bew S, Kubba H, et al; Tonsillectomy and adenoidectomy in children with sleep related breathing disorders: consensus statement of a UK multidisciplinary working party. Clin Otolaryngol. 2009 Feb;34(1):61-3.
Guilleminault C, Huang YS, Glamann C, Li K, Chan A (2007) Adenotonsillectomy and obstructive sleep apnea in children: a prospective survey. Otolaryngol Head Neck Surg 136: 169-175
Muzumdar H, Arens R; Diagnostic issues in pediatric obstructive sleep apnea. Proc Am Thorac Soc. 2008 Feb;5(2):263-73

Iron Overload and Hemachromatosis.
Could Buteyko Breathing Re-Training be Beneficial?

By Dr. Fiamma Ferraro (for the Newslettere of Buteyko Professionals International)

The above question was asked by a Buteyko practitioner, and it is generally known by Buteyko practitioners that  Dr. Buteyko himself said that re-establishing correct  breathing patterns could be helpful for approximately 150 conditions, but not for every disease known to man. Perhaps Dr. Buteyko did not want to raise false hope or wanted to keep on the “safe side”. Personally, I feel he was right.
In some cases, re-establishing good tissue oxygenation is not enough in order to appreciate clinical results; rather, it appears almost impossible to  “breathe less”, as if there were some sort of “obstacle”. Before taking possible “obstacles”(in this case iron deposition) into consideration, potential concomitant factors need to be assessed and dealt with. For example, it is useless to insist that one should breathe less, and through the nose, if there is some localized physical impediment that renders this impossible; the breathing centre will “flip”, with ensuing discomfort and an increase in hyperventilation.
Having said this, when initially assessing a patient, it is important to take into account that hyperventilation could actually be a necessary, induced survival mechanism. In certain metabolic conditions, expelling CO2 by hyperventilating is the body’s attempt to keep the pH/acid-base balance as close to neutral as possible; (let us not forget that CO2 is acidic in nature). Needless to say, metabolic factors also need to be addressed, if present, prior to commencing breathing re-training. Each case needs to be assessed individually. Thus, while in some cases changes in diet may suffice, (let us remember that Dr. Buteyko reminds us that most foods are acidic), in others, an orthomolecular approach may be warranted; not forgetting that in patients with metabolic conditions (the most common one being diabetes), the practitioner needs to ensure that there is medical supervision.
I never tire of telling patients that the causes of diseases nowadays are generally multi-factorial and that excessive iron deposition may be viewed in the same optic as chronic intoxication by toxic metals. In both cases, simply put, there are metals which should not be there. These metals cause local tissue irritation and inflammation, as well as other cellular havoc, and the ensuing hyperventilation is a defence mechanism to expel these unwanted elements also through the lungs. I am a firm believer that toxic metal chelation and breathing re-training should go hand-in-hand.
Getting back to excessive iron overload, and before going any further, let’s have a brief look at iron overload and haemochromatosis. Quite a few physicians believe haemochromatosis is a rare genetic disease, which is far from the truth; Celtic, English and Scandinavian populations being affected in particular. It is also more dangerous than many imagine; the prevalence of inherited haemochromatosis, once thought to be 1 in 20,000 is between 3 and 6 in 1000, and iron overload disorders are likely to be even more prevalent.
Haemochromatosis is defined as iron overload with a hereditary/primary cause. However, the term is also used in a broader sense to refer to any form of iron overload, such as excessive intake from one’s diet, drinking water or in supplements; (a report dating back to 1983 points out acute iron toxicity as the second most common cause of accidental poisoning in small children, as a result of consuming large quantities of iron supplements). We all know that iron is an essential element that is often added to supplements to ensure we are obtaining enough of it, but too much iron can be toxic and iron toxicity is not as rare as one might imagine. This is because the human organism has very limited means, enzymatic and otherwise, of expelling excess iron; (whereas excess non-lipid soluble vitamins are excreted in the urine).
Detection of iron overload is often based on clinical suspicions due to joint pain, liver disease, diabetes and shortness of breath. Many patients are asymptomatic and are only diagnosed when elevated serum iron levels are noted on routine chemistry screening panels. An early diagnosis is essential, as the goal of therapy in patients with iron overload disorders is to remove the excess iron before potential irreversible parenchymal damage ensues. Iron is known to deposit extensively throughout the body; most notably involved are the liver, pancreas, heart, brain, joints and lymph nodes. Conditions commonly associated with excessive iron accumulation include cirrhosis, diabetes, rheumatoid arthritis, allergies, migraines, hypertension,hyperactivity. The afore-mentioned conditions can have a myriad of causes, if one thinks about it, hence, when it comes to iron deposition; a high index of suspicion is warranted.
Dexter et al.[1] reported their findings of autopsied brain tissue from individuals who died with Parkinson’s Disease, and a control group.  The results showed a 35% increase of iron in the parkinsonian brain as compared to the controls.
As to the therapeutic strategy for iron disorders, the identification of hepcidinin 2001 is considered as a milestone in the understanding of iron metabolism. Therefore, there are clinical implications in the treatment of iron deficiency on the one side, and iron overload/haemochromatosis on the other.
This is what we can read in a recent study [2]“Hepcidin and iron disorders: new biology and clinical approaches”   “ …Hepatic hormone hepcidin is aprincipal regulator of iron homeostasis and a pathogenic factor in common iron disorders. Hepcidin deficiency causes iron overload ……whereas hepcidin excess causes or contributes to the development of iron-restricted anemia in inflammatory diseases, infections, some cancers, and chronic kidney disease. Because of this, hepcidin may become a useful tool for diagnosis and management of iron disorders. Furthermore, a number of strategies that target hepcidin, its receptor, and its regulators are under development as novel therapeutic approaches for diseases associated with iron dysregulation… “
More than 15 years have elapsed since the discovery of hepcidin’s role in iron-related diseases, and it has been established in quite a few studies that an increase in the amount of hepcidin can diminish iron absorption/deposition, whilst a decrease in hepcidin can treat  iron deficiencies.
In addition, a few substances have been identified that can raise/diminish hepcidin levels, but there are still quite a few points that must be clarified. Once more, the disappointing conclusion is that “more studies are needed before this kind of treatment can be approved.”
The discovery of hepcidin is however of some help in trying to understand the possible benefits of Buteyko breathing re-training in order to combat iron overload, as there is a connection between hypoxia and hepcidin. Here is what one can read in the following study: Hepcidin: A Critical Regulator of Iron Metabolism during Hypoxia [3] “The recent discovery of hepcidin, which has been described as a central regulator of iron homeostasis, has provided evidence that iron balance is a tightly regulated process affected by a series of factors other than diet, to include hypoxia. Hypoxia has profound effects on iron absorption, and several mechanisms or combinations thereof may explain decreased hepcidin expression mediated by hypoxia……… Research in the area of hypoxia and iron metabolism continues to provide novel evidence of the molecular regulation of hepcidin and its effects on iron status. It is likely that recent findings will result in the development of novel interventions affecting hepcidin expression, and, subsequently, iron balance.” 
Pity that so many years have passed; this is for instance what one can read in this article written in 2002: “The gene encoding the iron regulatory peptide Hepcidin is regulated by anemia, hypoxia, and inflammation [4]  :Anemia-associated hypoxia could be one of the mechanisms by which the erythroid cue is transmitted to the duodenum. Indeed, hypoxia by itself is known to increase intestinal iron absorption….In conclusion, we have demonstrated that anemia and hypoxia on the one hand, and inflammation on the other, can regulate hepcidin gene expression in mice. The response of the hepcidin gene to hypoxia is also observed in human cells.” 
The obvious response from a Buteyko point of view would be to address hyperventilation in order to ameliorate tissue oxygenation in order to increase hepcidin production, which will result in decreased iron deposition; let’s ponder facts carefully and see how to proceed.
It appears that hepcidin is unable to differentiate between hypoxia (low oxygen levels in tissues) and hypoxaemia (low oxygen
levels in arterial blood). In relation to hypoxaemia, see “The relationship between serum hepcidin leveland hypoxemia in the COPD patients:[5] “……Our study demonstrated a significant reduction in serum hepcidin levels in COPD patients, and the degree of reduction correlated with the severity of COPD and hypoxemia..”
In both hypoxia and hypoxaemia, what occurs is analogous to iron-deficiency anaemia, namely a reduction in hepcidine levels and increased iron absorption, as iron is essential for the formation of red blood cells. However, we know well that when CO2 levels are low as a result of hyperventilation, O2 (even if  plentiful in arterial blood) remains attached to the red blood cells,  and is not released to the tissues. This state of tissue hypoxia will result in a lower production of hepcidin, with a concomitant increase in iron deposition. “A dog biting its tail”, one might comment in relation to this vicious circle.
As there are still no hepcidine “supplements”, which would regulate iron deposition and decrease the same in cases of cellular hypoxia what can be done? The problem is that even with the best will, perseverance and supervision by experienced Buteyko practitioners, subjects with a consistent iron overload find it virtually impossible to “breathe less”.
How should a Buteyko practitioner proceed then?

  • As stated before, due to the high prevalence of iron overload, a high index of clinical suspicion is always warranted.
  • Over the age of 40, everyone should at least once in their life carry out the following blood tests (in addition to routine screening panels): haemosiderin and ferritin.
  • A patient should be “cleared” before commencing breathing re-training. In cases of iron overload/haemochromatosis, it is up to the physician to implement an appropriate therapeutic strategy. Therapeutic strategies range from phlebotomy (blood-letting) to desferrioxamine. In very mild cases of iron overload, natural supplements (such as inositol) may be of use.
  • The diet should also be balanced; foods and supplements containing iron should be avoided.
  • Once the patient is “medically sorted”, breathing re-training may commence: I recommend to commence very, very gradually; the duration and intensity of the exercises should thus be increased under strict supervision. After a gradual increase, one may opt for   intense exercises in an effort to steer hepcidin in the right direction.

As we live in a highly toxic environment, we must remember that patients with iron overload are very likely to be chronically intoxicated with toxic metals, and I hope that one day breathing re-training and toxic metal chelation will go hand-in-hand.

References:

[1] Dexter DT, Wells FR, Agid Y, Lees AJ, Jenner P,Marsden CD: Increased nigral iron content in

postmortem parkinsoniam brain. Lancet ii, 1987

[2] Int J Lab Hematol. 2015 May;37 Suppl 1:92-8. doi: 10.1111/ijlh.12358  Arezes J Nemeth E

[3] Advances in Hematology Volume 2011 – Article ID 510304

[4] Journal of Clinical Investigation (Impact Factor: 13.22). 11/2002; 110(7):1037-44.G.Nicolas et al.

[5] Egyptian Journal of Chest Diseases and TuberculosisVolume 64, Issue 1, January 2015, Pages 57–61

Feb 24

Asma

Sono qui riportati, suddivisi per argomenti, alcuni estratti del notiziario (“Notizie Salutari”) che la Dr. Fiamma Ferraro, scrive per Buteyko-Italia; il notiziario è periodicamente inviato per email a chi ne faccia richiesta (fiafer@yahoo.com).

Le Notizie tratte dai Notiziari del periodo 2002-2010 sono contenute anche nell’Appendice del libro “Attacco, all’Asma… e non solo”, della Dr. Ferraro, pubblicato dalla Macrolibri; sono state qui aggiunte, a quelle contenute nel libro, alcune Notizie prese dai Notiziari del periodo 2010-2013. I numeri completi di tutti i Notiziari degli ultimi 10 anni, in ordine cronologico, si trovano sul sito di Buteyko Italia al seguente link: www.buteyko.it

PREMESSA:…….Iniziamo riportando la notizia con cui, nel novembre 2012, abbiamo celebrato il “compleanno” del Notiziario:

Il Notiziario Buteyko compie 10 anni!

Come forse ricorderà chi ci ha seguiti fin dall’inizio, nell’autunno di 10 anni fa era stato scritto il primo numero di questo Notiziario; questo è il link a questo primo numero: http://buteykoitalia.homestead.com/Untitled1.html
Il Notiziario era all’epoca trimestrale e veniva inviato a molti ancora per posta “normale”! L’iniziativa del Notiziario era stata presa da mia madre, Rosa Maria Chicco che, come ho scritto nel mio libro ”Attacco all’Asma … e non solo”, aveva introdotto la conoscenza del Metodo Buteyko in Italia fin dal 1999 scrivendo il libro “Vivere di più respirando di meno” (ved. questo link a libri scritti da diplomatici: http://baldi.diplomacy.edu/diplo/books/chicco.htm ), fondando l’Associazione Buteyko Italia e formando i primi istruttori. Come spiego nella premessa al mio libro, mia mamma non è un medico (l’interesse per il respiro le è venuto dal talento per il canto, talento ereditato da mia nonna, greca e compagna di Conservatorio, ad Atene, di Maria Callas prima della guerra); si è invece laureata in legge ed è stata una delle prime donne riuscite a superare il concorso per entrare in carriera diplomatica. In questa qualità ha girato il mondo negli ultimi 44 anni e, grazie alla sua conoscenza di 5 lingue ed alle esperienze e conoscenze che questo mestiere consentiva di stabilire, (in un periodo in cui non esisteva internet, l’accesso a molte informazioni non era facile e i diplomatici erano sotto questo aspetto dei priviliegiati) aveva sentito parlare del metodo Buteyko da un collega diplomatico dell’Ambasciata dell’Unione Sovietica a Dublino nel 1986 e ne aveva constatato direttamente l’effetto straordinario. Oltre 10 anni dopo aveva finalmente potuto, nel suo tempo libero, approfondire l’argomento, imparando a fondo il metodo con il primo gruppo che aveva portato Buteyko in paesi di lingua inglese (un gruppo di emigrati russi stabilitisi in Australia; ved. www.buteyko.com)).
Nel frattempo io mi ero laureata in medicina, avevo iniziato a lavorare come medico e convinta, dai risultati che avevo visto, della bontà di questo metodo, quando mia mamma, sempre più presa dal suo lavoro diplomatico, non ha più avuto abbastanza tempo libero per occuparsi di Buteyko, ho iniziato a portare avanti la diffusione del metodo. Attualmente mia mamma è Ambasciatore d’Italia in Estonia , paese a 200 km. dal confine con la Russia, in cui si trova una minoranza russa pari al 30%, ed in cui il metodo Buteyko è quindi ben conosciuto e diffuso; ha potuto inoltre entrare in contatto con alcune ulteriori metodologie mediche russe di estremo interesse ed anch’io, andando spesso a trovarla in Estonia , ho potuto recarmi varie volte a San Pietroburgo dove ho potuto stabilire, con medici russi, dei contatti di estremo interesse.
Mia mamma andrà in pensione a fine novembre, poiché compirà 67 anni anche se, grazie forse a Buteyko, viene spesso presa per mia sorella (potete vederla ad es. in questa recente fotografia presa durante un evento dell’anno scorso: http://www.casaitaliaatletica.it/showquestion.php?faq=66&fldAuto=1332 ) .Tornerà quindi in Italia ed è molto contenta di avere finalmente un po’ di tempo da dedicare alla diffusione di notizie nel campo medico. Anch’io sto approfondendo una tematica interessantissima che ho iniziato ad esplorare a San Pietroburgo e tornerò sull’argomento. Aspettatevi quindi delle sorprese!

1) NOTIZIE SULL’ASMA :

-Nuovi studi, sperimentazioni e raccomandazioni sull’uso del metodo Buteyko per l’asma

……. Una nuova conferma dell’efficacia del metodo Buteyko dagli USA
Chiudiamo il 2012 con questa buona notizia: negli Stati Uniti l’ Agenzia per la Ricerca sulle Cure e la Qualità (AHRQ) ha appena pubblicato un rapporto di oltre 200 pagine (ved. www.effectivehealthcare. ahrq.gov/reports/final.cfm ) nel quale sono esaminati i risultati di 22 studi su larga scala condotti per accertare l’efficacia per l’asma di varie tecniche respiratorie. Nel rapporto, dal titolo “ Breathing Exercises and/or Retraining Techniques in the Treatment of Asthma AHRQ 12-EHC092-EF “ si conclude che l’efficacia maggiore è stata riscontrata con tecniche, come appunto la tecnica Buteyko, dirette a ridurre l’iperventilazione e a riportare la quantità di CO2 a livelli fisiologici, e si conclude che “le tecniche dirette a ridurre l’iperventilazione non hanno effetti nocivi e possono migliorare i sintomi dell’asma e ridurre l’uso di farmaci in un periodo di 6-12 mesi negli adulti con asma non ben controllata”
Il rapporto ha ricevuto una notevole pubblicità negli USA (ne ha parlato anche il New York TImes) dove peraltro, come in genere nei paesi di lingua inglese, la tecnica Buteyko è già ben nota e praticata.

…… USA e Canada. Dopo l’Australia, dove la Federazione Nazionale per l’Asma ha inccluso il metodo Buteyko tra quelli ritenuti efficaci, dopo la Gran Bretagna dove il servizio sanitario pubblico rimborsa l’addestramento respiratorio Buteyko, ora anche negli Stati Uniti, nelle linee-guida per la trattazione dell’asma, emanate dall’organo centrale per la salute, viene per la prima volta menzionato l’uso del metodo Buteyko . Chi è interessato a queste linee guida può leggere tutto il documento al seguente link: www.nhlbi.nih.gov/guidelines/asthma/asthgdln.htm
Riporto inoltre, per quanto riguarda il Canada, una dichiarazione del dr. Cowie, direttore della sperimentazione ufficiale canadese sul metodo Buteyko, di cui ho riferito in passati numeri del Notiziario. Il prof. Cowie, uno dei medici canadesi più prestigiosi nel settore della medicina respiratoria, ha dichiarato: ” in relazione a questa sperimentazione: “Sono rimasto stupito, e molto contento per l’eccellente risultato”.

….. In Australia (paese in cui, per motivi non chiari, il numero di asmatici è elevatissimo) l’Organizzazione Nazionale per l’Asma, espressione della medicina “ufficiale” e non certo molto ben disposta verso i trattamenti “alternativi”, ha dovuto ufficialmente riconoscere l’efficacia e validità del metodo Buteyko contro l’asma. Forse anche a seguito della pressione dell’opinione pubblica, allarmata per le conseguenze, in alcuni casi letali, di determinati broncodilatatori a lunga durata (ne ho riferito in passate edizioni del Notiziario), ha recentemente pubblicato i risultati di un’ampia ricerca sui 30 rimedi “alternativi” più diffusi contro l’asma, in cui è stata effettuata una revisione sistematica ed una valutazione di quanto accertato nelle varie sperimentazioni cliniche effettuate su questi rimedi. In questa revisione sono stati esaminati i risultati conseguiti in termini di “miglioramento dei sintomi e/o della funzione polmonare e/o diminuzione dell’esigenza di medicine negli asmatic”. Tra questi 30 rimedi, solamente a 2 è stato attribuito, in due di queste categorie, un punteggio di 2+ (significato: “probabilmente efficace”): uno di questi due è appunto il metodo di respirazione Buteyko, al quale questo punteggio è stato attribuito sia per quanto riguarda la riduzione dei sintomi che per la riduzione di medicinali (non invece per il miglioramento della funzione polmonare, che peraltro è misurato con l’espirazione forzata-FEV: nel metodo Buteyko si evita questo sistema di misurazione, che può provocare attacchi d’asma, e quindi gli studi non sono indicativi per questo aspetto). L’altro rimedio che ha ottenuto un analogo punteggio è il preparato giapponese a base di erbe, dal nome tsumura saiboku-to. (Francamente non lo conoscevo. Dalla ricerca internet che ho effettuato non sembra facile procurarselo). Se si considera che gli studi clinici presi in considerazione per il metodo Buteyko sono stati 5, mentre quelli per il rimedio giapponese solo 2, ed inoltre che solo il metodo Buteyko ha ottenuto il 2+ nella categoria della riduzione dei medicinali (il preparato giapponese ha ottenuto qui 1+, e solo per la riduzione di cortisonici e non per quella di broncodilatatori) risulta chiaramente che il metodo Buteyko è risultato primo, in efficacia, tra i 30 rimedi alternativi studiati . I punteggi attribuiti a quasi tutti gli altri rimedi alternativi, alcuni dei quali molto popolari e diffusi, sono stati invece “non efficace” oppure “risultati contrastanti”. E su questo vi sarebbe molto da osservare, ma dovrei scrivere un libro per farlo e non un breve notiziario. Chi è interessato può trovare i risultati completi dell’indagine al seguente link:
http://www.nationalasthma.org.au/HTML/management/infopapers/health_professionals/5009.asp

………-Studi sul respiro e l’asma presso la Southern Methodist University di Dallas :
I professori Thomas Ritz ed Alicia Meuret, presso questa Università, hanno elaborato un programma durante il quale intendono insegnare agli asmatici come migliorare la loro condizione cambiando il loro modo di respirare.
Il programma è finanziato con 1,4 milioni di dollari dal National Institute of Health e si concluderà nel luglio di quest’anno.
I professori in questione osservano (dando –giustamente- la loro affermazione per scontata e non necessitante ulteriori conferme) che “Durante un attacco d’asma si tende ad iperventilare e sfortunatamente ciò peggiora il problema, facendo diminuire i livelli di CO2 nel corpo, il che ostacola la circolazione del sangue verso il cervello ed irrita ulteriormente le vie respiratorie. Gli asmatici che iperventilano costantemente rischiano carenze croniche di CO2, il che li rende più vulnerabili a futuri attacchi. “
Impiegando il programma da loro elaborato ( Capnometry-Assisted Respiratory Training -CART) i professori intendono insegnare ai pazienti come eliminare l’iperventilazione.
Fa piacere vedere come finalmente si inizi ad osservare l’esistenza di iperventilazione e carenza di CO2 negli asmatici. Ciò che fa meno piacere è vedere che i professori in questione, senza nemmeno menzionare Buteyko (che, 60 anni prima di loro aveva osservato il fenomeno in questione) ritengano necessario ricorrere, per questo riaddestramento respiratorio, ad apparecchiature (i capnometri, che misurano la quantità di CO2 contenuta nell’aria esalata) complesse e costose, alle quali si ha in genere accesso solo in ospedali o studi medici.
Io stessa, presa alcuni anni fa da un “raptus” tecnologico, mi ero procurata, con notevole spesa, un complesso capnometro, sperando di potere con questo strumento insegnare meglio la respirazione Buteyko ai miei pazienti. Il primo entusiasmo era però passato presto e mi ero resa conto che la semplice PC (pausa controllo) insegnata da Buteyko, costituisce il modo più semplice ed efficace, che può essere effettuato ovunque, senza macchinari, per misurare il rapporto del nostro organismo con la CO2. Purtroppo siamo tutti portati a pensare che le procedure costose e tecnologicamente complesse siano più efficaci di quelle semplici e non costose. Non è sempre così, e Buteyko ne è il miglior esempio!

……Un’altra buona notizia proveniente dal mondo di lingua inglese: nell’isola britannica di Guernsey, un gruppo di assistenti domiciliari che si prodigano a favore di ammalati ed anziani, ha ottenuto un premio di studio, al quale è stata data notevole rilevanza dai media, per approfondire lo studio di varie tecniche mediche utili a questo gruppo di persone, tra cui, appunto, anche il metodo Buteyko, ritenuto a quanto pare molto utile.

.…. Sull’ultimo numero del Bollettino Medico della Nuova Zelanda (New Zealand Medical Journal. NZMJ 19.5.2006, Vol.119 N. 1234), paese in cui, per motivi non del tutto chiari, l’asma è molto diffusa, (si calcola che una persona ogni sei ne sia colpita) sono stati pubblicati i risultati di una sperimentazione effettuata con il metodo di respirazione Buteyko presso l’ospedale di Gisborne su 26 bambinni asmatici, di un’età dai 7 ai 16 anni, che soffrivano di asma da almeno 6 mesi. La sperimentazione, considerata imperfetta da un punto di vista clinico perché non effettuata in doppio cieco (i bambini sono tuttavia meno sensibili degli adulti all’effetto placebo), ha consentito di accertare che, 3 mesi dopo l’istruzione Buteyko (effettuata in 5 sessioni di un’ora in 5 giorni consecutivi) si era ottenuta una riduzione media del 66% nell’uso dei broncodilatatori, e del 41% nell’uso di cortisonici. La conclusione dello studio è stata che i buoni risultati ottenuti consiglierebbero ulteriori sperimentazioni, in doppio cieco e su più larga scala. Nello studio sono peraltro menzionati anche i risultati favorevoli ottenuti in precedenti sperimentazioni su adulti, in doppio cieco, che hanno dimostrato riduzioni nell’uso di broncodilatatori che vanno dal 95% (Brisbane) al 100% (Nottingham).
Osservo a questo proposito che i risultati di quest’ultimo studio sarebbero stati ancor più favorevoli se, dopo l’insegnamento iniziale del metodo Buteyko, consistente in un’ora al giorno per 5 giorni, un istruttore avesse potuto controllare ogni tanto, nei tre mesi successivi, se i bambini avessero assimilato bene il metodo e lo stessero applicando correttamente. “

…..Fa piacere vedere che la conoscenza del metodo Buteyko sta iniziando a diffondersi sempre di più anche negli ambienti della medicina “ufficiale”; e in realtà il metodo Buteyko viene in genere compreso nella medicina “alternativa/nonconvenzionale” perché non è basato sull’uso di preparati farmaceutici, ma è in realtà più che “ufficiale” perché la sua efficacia è stata provata in studi randomizzati in doppio cieco condotti con tutti i criteri della medicina “ufficiale”. Segnalo a questo proposito che il dr. A. Donzelli, Direttore del Servizio Educazione Sanitaria della ASL di Milano, ha redatto due articoli molto interessanti sulla cura e prevenzione dell’asma con lo stile di vita, in cui si parla anche dell’attenzione da riservare al modo di respirare, e del metodo Buteyko. Chi è interessato li può trovare sulle riviste “Pillole di buona pratica clinica” (per medici) e “Pillole di educazione sanitaria” (per cittadini), numeri novembre-dicembre 2008.

Nuovi articoli sull’efficacia del metodo Buteyko

…. “Buteyko, la terapia naturale più efficace per l’asma” scrive la rivista “Good Health” .
La conoscenza dei benefici del metodo Buteyko per l’asma si sta diffondendo sempre di più negli ambienti medici di lingua inglese. In particolare in Australia, dove fin dal 1994 è stato effettuato uno studio in doppio cieco che ha provato questi effetti benefici, il metodo Buteyko sta diventando sempre più conosciuto. Per fare un esempio: nella rivista di salute popolare più diffusa in Australia, dal nome “Good Health” (buona salute), nell’edizione di questo aprile, nella rubrica “Chiedete ai nostri esperti”, il Dr Ross Walker, cardiologo e autore di sei libri, rispondendo
alla domanda di un lettore sul trattamento dell’asma, dopo aver parlato dei vari trattamenti, convenzionali ed alternativi, osserva ”… . ma probabilmente la terapia naturale più efficace è la tecnica di respirazione Buteyko, se insegnata da un istruttore ben preparato”.

……..Efficacia del metodo Buteyko per l’asma: articolo sul New York Times
Una notizia proveniente dagli Stati Uniti dove, a seguito di un articolo apparso sul celebre, prestigioso New York Times la popolarità del metodo Buteyko è letteralmente “esplosa”. L’articolo ha fatto sensazione anche perché l’editorialista per la salute di questo giornale, Janet Brody, seguace della medicina ufficiale/convenzionale, è nota per il suo atteggiamento contrario alle cure naturali/alternative.Il fatto che in questo articolo propugni un metodo naturale come la respirazione Buteyko ha quindi fatto sensazione e convinto anche persone scettiche verso questo tipo di approcci naturali.
Nell’articolo, intitolato ”Una tecnica respiratoria offre aiuto agli asmatici”, Janet Brody inizia scrivendo : “in genere non raccomando terapie alternative per problemi medici seri”, ma passa poi a spiegare come mai in questo caso ritenga di dover fare un’eccezione, raccontando quello che ha visto accadere in un suo amico, sofferente d’asma da 48 anni: David Wiege, costruttore di violini e violoncelli, era costretto da molti anni a prendere broncodilatatori e cortisone ma recentemente aveva iniziato a soffrire anche di gravi problemi di vista e l’oftalmologo gli aveva detto che, se non voleva andare incontro ad una perdita completa della vista, doveva smettere di prendere cortisonici. Wiege aveva seguito questo consiglio ma si era trovato, per via dell’asma , in difficoltà tali che, pur sapendo di rischiare di andare incontro ad una perdita completa della vista, aveva ripreso il cortisone per poter respirare e sopravvivere. A questo punto aveva però sentito parlare del metodo Buteyko contro l’asma ed aveva iniziato l’addestramento; i risultati, dopo quasi un cinquentennio d’asma, sono stati tali da convincere anche la scettica giornalista Jane Brody della bontà del metodo Buteyko!
Questo suo articolo ha inoltre, a quanto si è visto, sollevato un vivissimo interesse perché si è trovato tra quelli per i quali i lettori hanno scritto al giornale in numero maggiore, per avere ulteriori chiarimenti ed informazioni.

….. -…- La più importante rivista in lingua tedesca sulla medicina naturale, il periodico “BIO” pubblica, nell’ultimo numero, (2008/5) un lungo articolo sul metodo Buteyko, a firma della dr.ssa Dagmar Beyer, dal titolo “Endlich wieder frei atmen” (finalmente si respira di nuovo in modo libero). in cui si mettono in rilievo i benefici derivanti dal metodo di respirazione Buteyko e si conclude che “la respirazione Buteyko è una misura semplice ed efficace che può venire in aiuto a tutti coloro che respirano male, e che è di particolare utilità contro, asma, naso chiuso, bronchite cronica e suscettibilità alle infezioni; ma anche per stanchezza cronica, mal di testa ed ansa”. L’articolo contiene anche un’intervista alla microbiologa Silvia Smolka (una bravissima istruttrice che vedo spesso negli incontri internazionali di istruttori, e che ha fondato, in Germania, un’Associazione analoga alla nostra (www.atemweite.de), che riferisce sui successi ottenuti. Fa piacere vedere che il metodo Buteyko, ormai abbastanza conosciuto nei paesi di lingua inglese, sta finalmente iniziando ad essere conosciuto ed apprezzato anche in altripaesi.
….Ed infine ancora un articolo su un argomento interessante: l’asma e le medicine contro l’acidità di stomaco : E’ noto che chi soffre di asma soffre spesso, per motivi non ancora ben chiariti, anche di reflusso gastroesofageo e prende quindi con una certa frequenza, per evitare acidità e bruciori di stomaco, degli inibitori della pompa protonica . Era stato anzi da alcuni ipotizzato che questi inibitori svolgessero –sempre in base a meccanismi non ancora ben chiariti-, qualche effetto benefico anche per l’asma.
L’edizione del 25 gennaio scorso del Journal of the American Medical Association riferisce invece i risultati di uno studio condotto recentemente negli USA su 306 bambini e ragazzi con asma non ben controllata.
Dopo 6 mesi si è constatato che quanto all’asma non si era verificato, nel gruppo al quale era stato somministrato un inibitore dell’ acidità gastrica, un miglioramento superiore rispetto al gruppo al quale era stato somministrato il placebo. Si era al contrario constatato che il gruppo al quale era stato somministrato questo farmaco si erano verificati con maggior frequenza eventi negativi come mal di gola, bronchiti ed infezioni respiratorie il che, come ha commentato il direttore dello studio, rende consigliabile non somministrare questo tipo di farmaci agli asmatici nell’intento di ottenere dei miglioramenti nel controllo dell’asma.

…… -Nuova terapia per l’asma: un “successo (?)” Come forse il lettore avrà capito dalle virgolette, il termine “successo” è da me inteso in senso piuttosto ironico, mentre purtroppo nell’articolo che cito si parla effettivamente di un successo, in senso non ironico. Ecco di che si tratta: un recente numero di un prestigioso periodico americano di medicina respiratoria (Am. J. Respir. Crit. Care Med. 2012; 185: 709-714) pubblica un articolo dal titolo: “Bronchial Thermoplasty for Severe Asthma”, in cui si parla di una nuova procedura, di “termoplastica bronchiale” approvata dalla FDA (e rimborsata, per un modico costo di circa 20.000 €, dal sistema americano di assicurazioni) per casi di asma non lieve. In questa procedura, tramite un catetere inserito nelle vie respiratorie, somministrando calore alle pareti di queste vie respiratorie vengono distrutti, bruciandoli, degli strati di muscolatura liscia, in modo da ridurre la loro possibilità di contrarsi, impedendo così le contrazioni che negli asmatici rendono appunto disagevole la respirazione. A quanto affermato dal dr. Castro, dell’Università di Washington, “entro pochi mesi i pazienti si sentono meglio e sono in grado di ridurre i loro dosaggi di medicinali”. A quanto asserito, questa procedura costituirebbe “l’unica terapia non farmacologica a disposizione del 5-10% di pazienti che non riesce a controllare l’asma con le medicine, o nei quali le medicine usate provocano effetti collaterali considerevoli”. Dopo questa procedura i pazienti hanno riscontrato una diminuzione del 32 % negli attacchi asmatici. La diminuzione non è stata peraltro molto superiore rispetto a quella di un gruppo placebo.
Può darsi in effetti che questa procedura, a mio avviso piuttosto distruttiva (si tratta pur sempre di bruciare una parte dell’organismo) possa essere utile in casi in cui assolutamente non si riesce ad ottenere alcun successo con altre terapie, ma si afferma decisamente una cosa non vera quando si dice che si tratta dell’ “unica terapia non farmacologica che consente di ottenere dei successi in caso di asma che non risponde alle consuete medicine”.
Possibile che continuino a sfuggire all’attenzione degli specialisti medici e dei redattori di articoli scientifici, le varie sperimentazioni che, fin dal 1994, hanno provato, in numerosi studi universitari in doppio cieco (pubblicati su prestigiose riviste scientifiche) l’efficacia del metodo Buteyko per l’asma?

……..Sull’edizione online del celebre Times inglese ho notato, il 29 marzo scorso, (2007) una notizia dal sottotitolo promettene : „Una nuova speranza per milioni di asmatici proviene da un modo del tutto diverso di trattare questa malattia“. Sperando, dato il riferimento promettente a un approccio “del tutto diverso”, che finalmente si prendesse in considerazione il metodo Buteyko (che pure in Gran Bretagna, molto più che da noi, è conosciuto ed applicato anche da molti medici) mi sono precipitata a leggere l’articolo, che però ha completamente deluso le mie speranze. L’articolo esponeva in effetti, con un titolo trionfalistico (“Una nuova speranza per gli asmatici grazie ad un tubo caldo nei polmoni”), una nuova tecnica sperimentata in 11 centri in Gran Bretagna e Canada, su 112 pazienti. A quanto riportato dal New England Journal of Medicine, a seguito di questa terapia, chiamata “termoplastica bronchiale”, è risultato che i pazienti hanno ottenuto una riduzione del 50% degli attacchi asmatici ed una riduzione media del 45 % nell’uso dei broncodilatatori. La terapia, per ora ancora in fase sperimentale, consiste nell’inserimento, in anestesia locale, di un catetere (denominato Alair; ved. il sito della ditta produttrice www.asthmatx.com) nelle vie respiratorie. Lì il catetere si espande e , rilasciando calore, cauterizza una parte della muscolatura liscia che riveste le vie respiratorie, togliendo loro quindi una buona parte della capacità di contrarsi e restringersi.
C’è veramente da chiedersi cosa ci sia di nuovo, se non in senso peggiorativo, in questo tipo di approccio; si continua, come avviene purtroppo in molti tipi di terapie, a contrastare i sintomi/le conseguenze (la costrizione eccessiva delle vie respiratorie durante gli attacchi d’asma) anziché ricercare ed eliminare la causa di questa ipereccitabilità…. e se si considera che questo “nuovo” decantato approccio provoca una –pur piccola- mutilazione permanente dell’organismo, distruggendo una parte di muscolatura liscia ( se la natura ha dotato le vie respiratorie di muscoli lisci che consentono loro di contrarsi, se ne deve dedurre che questa possibilità di contrazione in certi casi potrebbe avere una sua utilità) c’è veramente da restare perplessi.
E’vero che, di fronte ai pericoli dei broncodilatatori a lunga durata (di cui ho ripetutamente riferito in passati numeri di questo notiziario) e agli effetti collaterali dei cortisonici, questa nuova terapia per certi versi può sembrare preferibile. Ci si domanda tuttavia quanto si dovrà attendere per arrivare finalmente ad un vasto utilizzo e riconoscimento del metodo Buteyko, che ha dimostrato, in varie sperimentazioni cliniche, una efficacia ben maggiore (riduzione media del 90% – non del 45%- nell’uso dei broncodilatatori), e che agisce alla radice, eliminando cioè l’iperventilazione, e quindi la conseguente reazione di difesa dell’organismo (contrazione delle vie respiratorie) diretta a ridurre l’iperventilazione.

-Articoli sul metodo Buteyko su “Scienza e Conoscenza”
……Buongiorno a tutti. Inizio questo primo Notiziario del 2012 segnalandovi a questo link ( www.scienzaeconoscenza.it/articolo/vivere-di-piu-e-meglio-respirando-di-meno.php ) un bell’articolo di Romina Alessandri, redattrice di “Scienza e Conoscenza”, sul metodo Buteyko. Scienza e Conoscenza è in effetti un periodico che leggo sempre molto volentieri perché vi si trovano spesso argomenti inusuali ed interessanti (e non lo dico solo perché aveva pubblicato, nell’estate 2009, un mio articolo su Buteyko 🙂 ) . Tra l’altro, sull’ultimo numero di Scienza e Conoscenza è pubblicato un interessate articolo del dr. Baldari, dal titolo “ Hai l’asma? Ti curo il rene“; l’asma ed il rene sono citati solo a titolo d’esempio poiché l’articolo poi parla delle linee e canali d’energia che percorrono tutto il corpo, per cui le fonti del disturbo di un organo possono trovarsi in un organo lontano da quello ammalato e l’organismo va considerato nella sua interezza.
In effetti vi è la tendenza, nel campo medico a considerare l’organismo in parti “spezzettate” ed uno dei motivi che mi hanno indotta, nel mio lavoro medico, a dedicare un’attenzione preminente al modo di respirare delle persone, è appunto il fatto che la respirazione influisce e produce effetti sulla salute dell’organismo nella sua globalità.

Medicine varie per l’asma

……L’Omalizumab è un anticorpo monoclonale che inibisce l’immunoglobulina ed è autorizzato per il trattamento dell’asma allergica, grave e persistente in pazienti di età uguale o superiore ai 6 anni, nei quali il trattamento standard abbia fallito.In studi clinici controllati e in uno studio osservazionale in corso ( EXCELS ), uno squilibrio numerico di eventi trombotici arteriosi è stato osservato con l’uso di Omalizumab. Gli eventi trombotici arteriosi comprendono: ictus, attacco ischemico transitorio, infarto miocardico. Si possono leggere maggiori dettagli , in un recente avviso pubblicato a questo link:http://www.farmacovigilanza.net/index.php?view=18719L’uso dell’Omalizumab è per fortuna abbastanza raro, poiché è somministrato solo quando gli altri medicinali consueti non hanno successo.Quanto però a questi altri consueti medicinali per l’asma, molto più diffusi, anche qui c’e da stare poco allegri. Segnalo a questo proposito quest’altro avviso, anch’esso abbastanza recente (2010) a questo link: www.medfocus.it/medicina/show.php?a=16120&l=a&w=asma&r=Esacerbazioniin cui si fa presente che l’ente di controllo Americano FDA ( Food and Drug Administration ) ha annunciato che i farmaci appartenenti alla classe dei LABA ( broncodilatatori a lunga durata) non dovrebbero mai essere impiegati da soli nel trattamento dell’asma nei pazienti sia pediatrici sia adulti ed ha chiesto alle società produttrici di inserire un’ulteriore avvertenza nella scheda tecnica dei LABA, oltre a mettere in pratica azioni tese a ridurne l’ uso.A questo proposito vorrei riportare quanto scrivevo nel Notiziario del novembre 2009:“”Nel numero del giugno 2006 scrivevo: “Già un anno fa questo Notiziario aveva messo in guardia in merito alle medicine contro l’asma contenenti salmeterolo…Ora le nostre grida d’allarme ricevono purtroppo una conferma decisiva. Dei ricercatori delle Università americane di Cornell e Stanford, in un articolo apparso sul periodico della Cornell University il 9 giugno scorso, hanno pubblicato i risultati derivanti da un esame delle cifre relative a 10 sperimentazioni cliniche che hanno coinvolto 33.826 pazienti asmatici, arrivando alla conclusione che tra gli asmatici ai quali era stata somministrata questa sostanza, (oppure il formoterolo…) i decessi collegati all’asma sono stati superiori di oltre il triplo (3,5) e le ospedalizzazioni di oltre il doppio (2,5) rispetto agli asmatici che prendevano un placebo. La Dr.ssa Shelley Salpeter, professoressa alla facoltà di medicina dell’Università di Stanford, ha scritto “valutiamo che tra i 5.000 decessi causati dall’asma che ogni anno avvengono negli Stati Uniti, 4.000 siano causati da questi beta-agonisti di lunga durata, e sollecitiamo vivamente il loro ritiro dal mercato”.Sembra ora che, a seguito di queste grida d’allarme e di nuovi casi di decessi, l’Ente americano di controllo sui medicinali (FDA), si stia finalmente muovendo per ordinare il ritiro dal mercato di alcuni broncodilatatori a lunga durata, ancora largamente usati dagli asmatici. Peccato che a questo tipo di notizie vanga data poca pubblicità, così come, per un altro verso, viene data poca pubblicità a studi che dimostrano l’efficacia contro l’asma di metodi naturali come l’addestramento respiratorio con il metodo Buteyko, o anche ad altri rimedi naturali che, seppure difficilmente possano agire da soli, (se cioè il modello respiratorio errato non viene corretto), possono tuttavia dare un aiuto e sostegno importante contro l’asma. “In questo articolo di 3 anni fa ero stata a quanto pare un po’ troppo ottimista, pensando che la FDA si stesse muovendo per ordinare il ritiro dal mercato di alcuni broncodilatatori di lunga durata ancora largamente usati.La FDA, sebbene abbia dovuto ordinare di interrompere prima del previsto uno degli studi del 2006, perché ad una valutazione preliminare era già apparso evidente che il numero di decessi nel gruppo che prendeva il salmeterolo … era risultato pari al triplo rispetto ai decessi nel gruppo placebo … si è limitata a raccomandare l’aggiunta nel foglietto illustrativo di un avviso sulla necessità di maggiori cautele e precauzioni nella somministrazione di questi farmaci.”
Questi avvertimenti, che si susseguono negli anni in modo sempre più incalzante, confermano quanto il dr. Buteyko aveva detto già più di 40 anni fa, e cioè che “ i broncodilatatori di lunga durata sono le medicine per l’asma più controindicate, in quanto mantengono permanentemente dilatate le vie respiratorie, incrementando così l’iperventilazione e la perdita di CO2.Indubbiamente per l’asma è spesso inevitabile prendere delle medicine ma se, contemporanemente alle medicine, si inizia ad ottimizzare il proprio modo di respirare con la tecnica Buteyko, si riesce molto spesso, man mano che la situazione migliora, a diminuire, e magari a cessare completamente l’uso di queste medicine.

…… Salmeterolo (Serevent ed Advair) Sempre negli USA è tornata alla ribalta la tematica relativa al rapporto rischio-beneficio dei farmaci che, come l’Advair, contengono broncodilatatori ad effetto prolungato(il salmeterolo).
Come i lettori di questo Notiziario probabilmente già sanno, il prof. Buteyko, oltre 50 anni fa aveva messo in guardia quanto ai rischi connessi a questo tipo di farmaci.
Nel mio Notiziario del settembre 2009 riportavo parte di quanto avevo scritto già in Notiziari del 2005 e 2006 (…“Dei ricercatori delle Università americane di Cornell e Stanford… hanno pubblicato i risultati derivanti da un esame delle cifre relative a 10 sperimentazioni cliniche che hanno coinvolto 33.826 pazienti asmatici, arrivando alla conclusione che tra gli asmatici ai quali era stata somministrata questa sostanza, (oppure il formoterolo, contenuto nel Foradil, della Novartis); i decessi collegati all’asma sono stati superiori di oltre il triplo (3,5) e le ospedalizzazioni di oltre il doppio (2,5) rispetto agli asmatici che prendevano un placebo. La Dr.ssa Shelley Salpeter, professoressa alla facoltà di medicina dell’Università di Stanford, ha scritto “valutiamo che tra i 5.000 decessi causati dall’asma che ogni anno avvengono negli Stati Uniti, 4.000 siano causati da questi beta-agonisti di lunga durata, e sollecitiamo vivamente il loro ritiro dal mercato”) e, segnalando anche questo link:
http://farmacologia.xagena.it/news/55a8ecfc025a6e4340701d18354d8235.html
osservavo che “sebbene la FDA (ente di controllo americano della sicurezza dei farmaci) abbia dovuto ordinare di interrompere prima del previsto uno degli studi? del 2006, perché ad una valutazione preliminare era già apparso evidente che il numero di decessi nel gruppo che prendeva il salmeterolo (24 su 13.179 partecipanti) era risultato pari al triplo rispetto ai decessi nel gruppo placebo (11 su 13.176) si è limitata a raccomandare l’aggiunta nel foglietto illustrativo di un avviso sulla necessità di maggiori cautele e precauzioni nella somministrazione di questi farmaci.”
La vicenda prosegue: in questo articolo apparso un mese fa su questo sito americano, noto ed affidabile ( http://www.medpagetoday.com/AllergyImmunology/Asthma/36000 ) si osserva che quando la FDA, nel 2010 ha dato il via libera a nuove sperimentazioni dell’Advair su larga scala, che riguardano 46.000 adulti ed adoloscenti e 6.200 bambini asmatici, “alcuni dei suoi stessi ricercatori hanno criticato questa decisione, che potrebbe mettere a rischio decine di migliaia di pazienti” ,
Le nuove sperimentazioni avviate non termineranno probabilmente prima del 2017, e quindi siamo ancora lontani dalla conclusione della vicenda! Indubbiamente, come scrivevo anche nei precedenti numeri del Notiziario, numerosi farmaci comportano dei rischi, e prima di metterli in circolazione e di prescriverli viene sempre effettuata una approfondita valutazione del rapporto rischio/beneficio; vi sono indubbiamente alcuni casi di asma grave in cui può essere necessario assumere per un certo periodo il salmeterolo. Tuttavia non posso non osservare che magari, se si pensasse ad ottimizzare il modo di respirare con il metodo Buteyko fin dai primi sintomi di asma, con ogni probabilità non si arriverebbe al punto di dover ricorrere a questo tipo di farmaci. Peraltro, chi già li sta assumendo non dovrebbe cercare di effettuare gli esercizi Buteyko da solo, ed ogni modifica/diminuzione dei farmaci deve essere prescritta dal medico, in concomitanza con i miglioramenti ottenuti con la tecnica Buteyko.

….. Ancora sul Salmeterolo. L’organizzazione americana di consumatori, “Public Citizen”, ha accusato la nota casa farmaceutica GlaxoSmithKline di aver cercato di minimizzare il numero di decessi ed effetti negativi provocati dal farmaco antiasmatico Salmeterolo. La nota rivista medica inglese The Lancet pubblica nell’ultimo numero sia le accuse di Public Citizen che la replica della casa farmaceutica, che sostiene di aver agito correttamente. In realtà, come avevamo scritto anche in una precedente edizione del notiziario, da tempo il farmaco in questione è sospettato di provocare gravi effetti dannosi (il che conferma quanto già 30 anni fa aveva detto il dr. Buteyko circa il pericolo dei broncodilatatori soprattutto di lunga durata) e le autorità, pur senza deciderne ancora il ritiro, avevano ordinato un inasprimento dell’avviso circa le cautele da seguire ed i possibili effetti collaterali. Nell’ultimo studio effettuato la GlaxoSmithKline, come sostiene il Public Citizen, avrebbe ottenuto che fosse preso in considerazione solo un periodo più breve (28 settimane) rispetto al totale della durata, ottenendo così, che la percentuale di rischio di decesso nel gruppo di asmatici che prendevano il Salmeterolo risultasse pari a “solo” due volte e mezzo quella del gruppo di controllo, mentre se fosse stato preso in considerazione l’intero periodo della sperimentazione la cifra sarebbe stata pari al quadruplo, e “statisticamente significativa”.

… Alcuni broncodilatatori. Nel Notiziario di alcuni anni fa ero stata a quanto pare un po’ troppo ottimista, pensando che la FDA si stesse muovendo per ordinare il ritiro dal mercato di alcuni broncodilatatori di lunga durata ancora largamente usati.
La FDA, sebbene abbia dovuto ordinare di interrompere prima del previsto uno degli studi del 2006, perché ad una valutazione preliminare era già apparso evidente che il numero di decessi nel gruppo che prendeva il salmeterolo (24 su 13.179 partecipanti) era risultato pari al triplo rispetto ai decessi nel gruppo placebo (11 su 13.176) si è limitata a raccomandare l’aggiunta nel foglietto illustrativo di un avviso sulla necessità di maggiori cautele e precauzioni nella somministrazione di questi farmaci.
Qualcuno potrebbe forse dire che, pur trattandosi del triplo, un numero assoluto di 24 decessi su 13.176 è comunque poco, e quindi si potrebbe correre il rischio del salmeterolo. Sarei più che d’accordo se non esistessero per l’asma altri rimedi efficaci e meno rischiosi. In fondo quando si fanno delle scelte mediche bisogna sempre fare un’attenta valutazione del rapporto rischio/beneficio. Per l’asma però questo rimedio efficae esiste: regolarizzare la respirazione con il metodo Buteyko, se praticato bene, non presenta il minimo rischio ed è di efficacia clinicamente provata. Bisognerebbe quindi perlomeno fare un serio tentativo con Buteyko prima di passare a questi broncodilatatori di lunga durata.

…..Il Buflomedil. Devo purtroppo continuare con gli ormai consueti avvertimenti. La rivista medica francese Precrire osserva che sarebbe opportuno ritirare dal mercato i farmaci contenenti il principio attivo Buflomedil, un vasodilatatore, sottolineandone la pericolosita’ e gli effetti negativi cardiaci e neurologici anche mortali. Gia’ nel febbraio scorso l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) aveva emesso una comunicazione sulla sicurezza rivolta ai medici, consigliando ulteriori cautele. Tuttavia il farmaco non è ancora stato ritirato.
Non vi nascondo che, quando mi chiedono “ma è sicuro al 100% che il metodo Buteyko sarà efficace nel mio caso?”, invece di stare pazientemente a rispondere, al telefono, che sarebbe disonesto da parte mia assicurare un’efficacia al 100% (ognuno è un caso a sè ed in campo medico nulla è mai sicuro al 100%) mi verrebbe spontaneo rispondere che perlomeno è sicuro al 100% che il metodo Buteyko, (purché ben praticato) non farà male, cosa che non si può dire per alcuni farmaci

-….. Asma ed antibiotici. In una recente ricerca condotta presso la celebre Università di Yale, negli Stati Uniti, si è accertato che il somministrare ai bambini, prima dei sei mesi di età, un ciclo di antibiotici, fa aumentare il loro rischio di diventare asmatici nella misura del 40%. L’aumento del rischio raggiunge il 70 % se il ciclo di antibiotici viene ripetuto.
Indubbiamente, vi sono delle situazioni in cui il ricorso agli antibiotici può essere inevitabile ma, come osservato nel commentare i risultati della ricerca dal Dr George Kassianos, portavoce del Royal College dei medici di medicina generale: “Dobbiamo fare molta attenzione nel prescrivere antibiotici ai bambini e, citando studi come questo, dovrebbe divenire più facile per i medici convincere i genitori dell’esigenza di evitare gli antibiotici se non assolutamente necessari,

-….. L’antibiotico telitromicina. Anche se non sono contraria per principio all’uso degli antibiotici (in alcuni casi sono purtroppo il male minore, ed inevitabili), trovo preoccupanti le notizie che si stanno diffondendo sull’antibiotico telitromicina, messo recentemente sul mercato con il nome di Ketek dalla Sanofi-Aventis e molto usato in particolare per l’asma, infezioni dell’apparato respiratorio, tonsilliti e sinusiti. Uno studio clinico in doppio cieco, finanziato dalla ditta produttrice, ha infatti dimostrato , nel gruppo di asmatici trattati con questo antibiotico, un miglioramento nei sintomi dell’asma pari al doppio rispetto al gruppo placebo. Ciò che tuttavia non è stato messo in evidenza è il fatto che i pazienti hanno anche sofferto di forti episodi di nausea e che nei confronti di questo antibiotico sono stati ritenuti opportuni ulteriori accertamenti, dati i sospetti che possa provocare consistenti danni al fegato.
Sempre a proposito dell’uso di antibiotici anche nei casi in cui non sarebbero indispensabili, vale la pena di riportare una notizia riguardante una ricerca effettuata in Canada: ricercatori della University of British Columbia, Vancouver, mettendo insieme i dati riguardanti 8 studi, per un totale di oltre 12.000 bambini, hanno constatato che i bambini ai quali era stato somministrato un antibiotico nel primo anno di vita si erano in seguito ammalati d’asma in una proporzione quasi tripla rispetto ai bambini che avevano trascorso il primo anno di vita senza antibiotici. Ovviamente è tutt’altro che sicuro che sia stato l’antibiotico a provocare l’asma, perché è possibile che i bambini che avevano assunto antibiotici vi erano stati costretti appunto perché avevano già in partenza un apparato respiratorio più vulnerabile, ma varrebbe indubbiamente la pena di effettuare ulteriori approfondimenti

…….Nesso tra asma allergica ed uso di antibiotici nei bambini …..L’asma allergica, di cui soffrono ormai più di 100 milioni di persone nel mondo, cresce in media del 50% ogni 10 anni. Le cause di questo aumento sono vivamente dibattute, e probabilmente molteplici; vorrei qui segnalare un recente studio canadese condotto su topi presso l’ University of British Columbia, (ved. The Canadian Institutes of Health Research (CIHR), March, 2012) in cui si osserva che il grande uso di antibiotici potrebbe essere la causa dell’aumento di questo tipo di asma nei bambini. Nello studio si mette l’accento sulla flora batterica, che viene danneggiata dagli antibiotici, il cui largo uso sembra abbia portato, in questa flora intestinale, alla semi-estinzione di alcune specie di microorganismi che hanno una funzione essenziale per la salute del sistema immunitario. Nello studio si è anche osservato che l’uso dei due antibiotici studiati (streptomicina e vancomicina) non ha provocato conseguenze negative su topi adulti ma solo su quelli nati da poco, il che ha portato gli studiosi ad ipotizzare che il periodo dell’infanzia sia molto importante per lo sviluppo di un buon sistema immunitario, ed il direttore dello studio, dr. Brett Finlay, ha concluso che “la somministrazione ai bambini di antibiotici, che danneggiano la loro normale flora intestinale, non dovrebbe avvenire con leggerezza”.
Indubbiamente, anche se in alcuni casi può effettivamente essere indispensabile, per evitare pericoli peggiori, somministrare degli antibiotici anche ai bambini, oltre a farlo solo se effettivamente necessario sembra indispensabile somministrare loro subito dopo dei probiotici di buona qualità e varietà: anche se è ovviamente ancora impossibile sapere quali siano, tra le migliaia di specie di batteri che colonizzano il tratto intestinale, quelle più utili per il sistema immunitario, un ruolo importante sembra sia svolto in particolare dal lactobacillus rhamnosus (e su una forma particolare di questo probiotico, sviluppato tra l’altro a seguito di una ricerca russa-americana, tornerò in un prossimo numero del Notiziario).

…..Asma ed allergie/eczema: effetti del paracetamolo….Una notizia importante per chi soffre di asma ed allergie: un articolo recentemente pubblicato sull’ American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine ha constatato un chiaro collegamento tra un farmaco molto usato per dolori, febbre, infiammazioni, e cioè il paracetamolo/acetaminofene (sostenza principale contenuta nei medicinali Tilenolo, Tralgan, Deidrossiacetanilide Efferalgan, Tachipirina ed altri) con un raddoppio del rischio di asma ed eczema negli adolescenti. E non si parla di un uso quotidiano: lo studio ha dimostrato che era sufficiente un uso una volta al mese per far raddoppiare il rischio di asma.
Un analogo collegamento tra questa sostanza e l’asma era stato riscontrato in uno studio del febbraio scorso, pubblicato su Thorax.
In questo studio, condotto su un gruppo di donne incinte, si era constatato che nel 34% di donne che avevano preso il paracetamolo durante la gravidanza, il 27% dei bambini poi nati mostrava a 5 anni i primi sintomi di asma, ed il rischio era più elevato in diretto collegamento con la frequenza dell’uso del paracetamolo durante la gravidanza.
Questo nuovo nesso tra il paracetamolo e l’asma si aggiunge alla lunga serie di rischi/effetti indesiderati collegati con questo farmaco di uso così frequente. Per fare un esempio: la Divisione di Gastroenterologia dell’University of Washington Medical Center di Seattle ha condotto uno studio in base a dati ottenuti dal gruppo Acute Liver Failure Study Group, (un consorzio di 22 centri medici universitari negli Stati Uniti) che aveva esaminato 662 pazienti che nel periodo compreso tra il 1998 ed il 2003 avevano sofferta di insufficienza epatica acuta. In questo studio si è constatato che tra questi pazienti, nel 42% dei casi l’insufficienza epatica era dovuta ad una tossicità indotta dal Paracetamolo. Si era inoltre rilevato che anche l’incidenza annuale di casi di insufficienza epatica potenzialmente fatale causata dal Paracetamolo era aumentata dal 28% del 1998 al 51% del 2003.

Asma ed obesità ……Uno studio (1. Macredmond R, Singhera G, Attridge S, Bahzad M, Fava C, Lai Y, Hallstrand TS, Dorscheid DR. Conjugated linoleic acid improves airway hyper-reactivity in overweight mild asthmatics. Clin Exp Allergy. 2010 Jul;40(7):1071-8) osserva che spesso i problemi di peso sono abbinati a problematiche polmonari (aumentate del 75% nella popolazione Americana, in modo analogo all’aumento dei problemi di peso) e riferisce in merito ad una sostanza utile per tutti e due i problemi.
In questo studio in doppio cieco condotto su 28 persone che soffrivano di problemi polmonari (ipereccitabilità delle vie respiratorie ed altro), a metà dei soggetti è stato somministrato un integratore a base di acido linoleico coniugato (CLA-già molto diffuso sul mercato anche da noi), ed in questi questi soggetti, dopo 12 settimane è stato riscontrato un significativo miglioramento della funzionalità delle vie polmonari, ed anche un miglioramento nei problemi di peso. Nessun cambiamento si è invece verificato nel gruppo placebo.
L’esistenza di questo collegamento ovviamente non ci stupisce, poiché l’eccesso di respiro presente negli asmatici provoca anche un funzionamento non ottimale del metabolismo, il che facilita l’accumulo di grasso; tuttavia, anche se il CLA sembra poter dare un utile supporto, se non si mette a posto il modo nel quale si respira 24 ore su 24, difficilmente sarà possibile risolvere alla base il problema.

Asma e muri umidi …….Mi sembra interessante, in questo periodo in cui siamo alle prese con un aumento di piogge/umidità/esondazioni, attirare l’attenzione su questo articolo: http://www.abc.net.au/worldtoday/content/2004/s1126379.htm , pur non nuovissimo, scritto anche questo in Australia dove, come noto, la percentuale di asmatici è straordinariamente alta. L’articolo riporta come, a seguito di controlli fatti su oltre 65.000 edifici, si sia constatato un chiaro nesso tra il livello di umidità negli edifici e la presenaza di asmatici in questi edifici.
E in effetti è noto come sui muri umidi possano prolificare muffe, milbe ed organismi vari che non fanno certamente bene, in particolare a chi già tende ad allergie ed asma. Qualcuno potrebbe osservare che i problemi di umidità nei muri nei secoli scorsi ci sono sempre stati; anzi le case erano costruite con materiali meno resistenti all’umidità e meno riscaldate, eppure l’asma non era così diffusa come oggi. Questo è indubbiamente vero, e probabilmente ci sono molte altre cause responsabili (tra cui soprattutto le abitudini respiratorie errate).
Va tuttavia osservato che un tempo nelle abitazioni non vi erano le doppie finestre e tutte le misure che, per realizzare un risparmio energetico, finiscono oggi con il sigillare quasi ermeticamente le case, in cui ormai l’aria circola solo attraverso impianti di condizionamento, sia per riscaldare che per raffreddare. Può quindi valere la pena di dedicare attenzione all’edificio in cui si vive e, se del caso, di mettere in atto delle misure di risanamento dei muri, di aprire ogni tanto le finestre per arieggare e di fare attenzione alle condizioni degli impianti condizionatori, cambiando spesso i filtri.

Asma ed inquinamento….. Il numero di asmatici, valutato a centinaia di milioni nel mondo, sta aumentando ad un ritmo impressionante. La colpa viene in genere data all’aggravarsi dell’inquinamento ambientale. E’ indubbio che l’inquinamento ambientale -comunque da contrastare e responsabile di molti problemi di salute- svolga un ruolo anche per l’asma ma non posso non osservare che non è stata constatata una correlazione diretta tra qualità dell’ambiente e numero di asmatici. Vi sono paesi molto inquinati e con –relativamente- pochi asmatici e viceversa.

Il metodo Buteyko ufficialmente raccomandato anche in Germania-  Durante la mia recente visita in Germania,  (dove la collega Dr. Silvia Smolka sta da molti anni praticando e diffondendo il metodo Buteyko; ved. www.atemweite.de) ho appreso la buona notizia che ora anche in Germania è sempre più riconosciuta l’efficacia di questo metodo. Dopo i precedenti riconoscimenti in altri paesi e dopo che, in Gran Bretagna, nel 2008, il metodo Buteyko era stato definito dalla Società Toracica Britannica come “il metodo di medicina complementare più efficace  per l’asma”, ora in Germania, dopo che nelle linee guida “ufficiali” per il trattamento dell’asma il metodo Buteyko veniva in precedenza definito come “non sufficientemente provato”, nell’ultima versione di queste linee guida, formulata dalla Camera Federale dei Medici, Buteyko viene definito come “l’unico metodo fisioterapeutico respiratorio per il quale è stata provata l’utilità per la riduzione dei sintomi e l’uso di broncodilatatori in numerosi studi”;  vengono poi menzionati  questi studi   (ed ovviamente sono menzionati solo gli studi  in lingua inglese), continuando   ad ignorare le decine di studi in lingua russa pubblicati 50 anni fa!  Comunque, finalmente anche la Germania, paese da sempre all’avanguardia nel campo della medicina alternativa, ha   preso in considerazione e riconosciuto l’efficacia del metodo Buteyko.

CO2 per liberare il naso  chiuso- Con il freddo di questi giorni molti si trovano alle prese con il raffreddore e   nasi chiusi, e respirano dalla bocca (il che peggiora la situazione ritardando la guarigione dal raffreddore). In molti casi, quando mi è capitato di insegnare il metodo Buteyko a pazienti raffreddati, ho fatto loro constatare l’effetto immediato di liberazione-apertura delle narici che spesso è possibile   ottenere con un breve esercizio Buteyko (e, come i lettori di questo Notiziario già anno, gli esercizi Buteyko sono diretti a far aumentare, riportandola a livelli fisiologici, la quantità di CO2 nell’organismo).  Ovviamente l’effetto di apertura del naso ottenibile con un breve esercizio dura poco ed i problemi causati dal raffreddore riprendono finché dura il raffreddore non passa: non è  infatti  sufficiente un esercizio di un minuto per  superare  il raffreddore ed i problemi di muco, ma con una paziente opera di riaddestramento respiratorio l’organismo diventa più sano e resistente anche verso futuri raffreddori. A questo proposito mi è capitato ora sotto gli occhi  uno studio di alcuni anni fa: “Casale TB, Romero FA, Spierings EL.: Intranasal noninhaled carbon dioxide for the symptomatic treatment of seasonal allergic rhinitis . J Allergy Clin Immunol. 2008 Jan;121(1):105-9. Epub 2007 Oct 29”.  In questo studio in doppio cieco alcuni ricercatori americani hanno preso in esame due gruppi di allergici con problemi di naso chiuso: ad uno dei due gruppi è stato insufflata CO2 in entrambe le narici, mentre al gruppo placebo è stata somministrata solo aria normale. Già 10 minuti dopo il 50% dei  pazienti ai quali era stata  somministrata  la CO2 aveva il naso più libero e starnutiva di meno, mentre nel gruppo placebo   la percentuale è stata  del 27,6%.

CO2 introdotta dall’esterno- Lo studio sopra riportato mi porta a parlare di una domanda che i lettori del mio libro   ed i miei pazienti mi fanno spesso, in tono incredulo, e cioè “ma dottoressa, se l’anidride carbonica (CO2) fa davvero bene allora perché non inalarne un po’ invece di stare a fare un  riaddestramento respiratorio?” Siamo infatti tutti abituati, per risolvere i problemi di salute, a prendere qualche pasticca (farmaceutica, omeopatica o fitoterapica che sia), e preferiamo anche –presi dai mille impegni quotidiani- fare iniezioni ed al limite a sottoporci anche a qualche piccola procedura chirurgica, piuttosto che  intraprendere un paziente, costante, programma di esercizi. La mia risposta è che la CO2 somministrata dall’esterno  può aiutarci, come si è visto nel caso soprariportato (e come è ben noto in procedure mediche d’emergenza, in cui l’effetto salvavita della CO2 è  spesso applicato), a risolvere un problema momentaneo ma poi, se continuassimo ad inalare CO2 da bombolette, l’effetto sarebbe nullo, poiché il livello di CO2 nel nostro organismo aumenterebbe   ma questo “supplemento” di CO2 verrebbe espulso in pochi minuti,  tramite un aumento dell’iperventilazione, da chi ha un riflesso respiratorio automatico che scatta ben prima che la presenza di CO2 nell’organismo abbia raggiunto i livelli fisiologici ottimali.  Occorre quindi, appunto, una paziente opera di riaddestramento, per riabituare  il centro respiratorio a trattenere dei livelli fisiologici adeguati di CO2.

I benefici dell’aria di montagna- Si avvicinano le vacanze di Natale, che molti, nonostante la crisi,  magari  cercheranno di trascorrere in montagna, per sciare e godersi il bellissimo paesaggio delle montagne imbiancate. Sono tra l’altro ben noti gli effetti benefici per la salute dell’aria di montagna: le persone che  abitano ad altitudini elevate sono in genere più resistenti alle malattie e vivono più a lungo rispetto agli abitanti delle pianura. Gli effetti benefici sono dovuti indubbiamente al fatto che l’aria di montanga è più pulita  ed in montagna in genere si fa più movimento e si vive in un ambiente più naturale; un ruolo importante sembra tuttavia da attribuire, come  non pochi scienziati osservano, anche alla diminuzione   della saturazione dell’ ossigeno nel  sangue causata dall’altitudine. I  meccanismi benefici messi in moto da questi fattori sono complessi. Vorrei tuttavia a questo proposito ricordare che una delle medicine prescritte  per la “malattia dell’altitudine” (e cioè per i problemi che si possono verificare quando si sale ad altitudini elevate, o perché si è saliti troppo in fretta,  o perché sono già presenti problemi cardiaci, respiratori od altro)   è l’acetazolamide, un inibitore dell’anidrasi carbonica in genere prescritto anche a chi ha problemi di glaucoma. L’effetto degli inibitori dell’anidrasi carbonica è anche quello di trattenere più CO2 nell’organismo, e  questo aumento di CO2, facendo sì che l’O2 nel sangue, pur diminuito, raggiunga i tessuti in quantità maggiore, aiuta a risolvere il problema.   In passate edizioni di questo Notiziario, e   nel mio sito dedicato all’agopuntura per le malattie degli occhi con il metodo Boel (www.agopunturaocchi.it),    ho riportato quanto osservato dall’oftalmologo americano  W. E. Sponsel,  direttore della ricerca nel dipartimento d’oftalmologia dell’ UTHSC, il quale sostiene che “ . . . impiegando determinate combinazioni di elementi chimici chiamati “inibitori dell’anidrasi carbonica” (IAC) somministrati sotto forma di gocce oculari, l’occhio viene “indotto con l’astuzia (tricked) a mantenere la sua riserva di anidride carbonica, e riferisce che 60 su 65 pazienti hanno ottenuto un miglioramento drammatico della loro vista, sia che soffrissero di degenerazione maculare che di glaucoma.”E’ quindi un professore universitario direttore di ricerca ad attribuire il miglioramento della vista all’effetto vasodilatatore della CO2 (pur noto in campo medico da quasi cent’anni!) e al fatto che l’occhio sia “indotto con l’astuzia”, dagli inibitori dell’anidrasi carbonica, a mantenere la sua riserva di CO2.  A questo proposito, come scrivo  nella pagina riportata:   “ il dr. Sponsel ha cercato un preparato farmaceutico ( gocce a base di inibitori dell’anidrasi carbonica), che “induce con l’astuzia” l’occhio a trattenere la sua riserva di CO2, mentre in realtà , per evitare che la CO2 dell’occhio sia “soffiata via” durante l’iperventilazione la   cosa importante da fare sarebbe appunto cambiare la respirazione, e quindi smettere di iperventilare e di “soffiare via” la CO2 e, se necessario per rinforzare l’effetto, prendere  contemporaneamente  anche le medicine in questione.”

 

* I notiziari hanno scopo informativo e non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, ed approfonditi accertamenti. Questo avviso vale per tutti i numeri dei nostri notiziari.

Congresso Medizinische Woche a Baden-Baden (Germania)–Ho partecipato anche quest’anno, per la decima volta, a questo Congresso che si svolge ogni anno a fine ottobre e che è considerato il   più importante convegno di medicina alternativa in Europa (e probabilmente nel mondo). Non è un caso che questo incontro avvenga in Germania, paese  dove non solo è nata, con Hahnemann, l’ omeopatia, ma che ha dato e continua a dare un contributo insostituibile di nuove terapie complementari-alternative: basta pensare all’omotossicologia di Reckeweg, alle scoperte di Otto Warburg   (che  in una celebre lezione tenuta ad un congresso di vincitori del premio Nobel    presentò varie prove che dimostravano quale causa primaria del cancro la carenza di ossigeno nei tessuti),  alle scoperte del prof. Enderlein  su   trasformazioni dei microbi da forme benefiche a forme dannose a seguito di mutamenti nell’organismo che li ospita , e poi a molto, molto altro. Tra le varie terapie   di cui si è parlato  durante il  Congresso ve ne sono alcune che sto approfondendo ulteriormente, poiché   mi stanno dando ottimi risultati: una è la terapia neurale elaborata ormai numerosi decenni fa dai fratelli Hunecke (ne parlo più a lungo nel mio ultimo libro: ved.www.scienzaeconoscenza.it/riviste/scienza_e_conoscenza_gold6_2013.php)e le altre sono basate soprattutto su approcci  diretti ad indurre la rigenerazione di tessuti danneggiati con preparati che, in attesa di ulteriori progressi nel campo delle cure con cellule staminali, cercano di indurre il corpo ad aumentare/rendere più efficiente la   produzione delle proprie staminali.   Di una di queste terapie, quella basata sui peptidi bioattivi del Prof. Khavinson, di San Pietroburgo (Russia), ho parlato nel mio libro sopracitato; un’altra di queste terapie, quella basata su preparati a base di acidi ribonucleici  (RNA)  introdotti in Germania dal Prof. Dyckerhoff molti anni fa dopo decenni di studio , era diventata negli ultimi tempi troppo difficile  da reperire e costosa, ed avevo pertanto, nonostante gli ottimi risultati conseguiti, anch’io smesso di prescriverla. Ora invece, a Baden-Baden ci è stato illustrato come nell’ultimo anno  questi medicinali, (elaborati con organi tratti da allevamenti bovini ultracontrollati, ed autorizzati in base alle severe normative tedesche), oltre ad essere stati potenziati, sono divenuti meno costosi, anche se per ora possono essere acquistati solo in alcune farmacie tedesche, che li confezionano  in base ad indicazioni specifiche per ogni paziente, fornite dal medico curante in relazione ai problemi nei vari organi che si vuole cercare di  potenziare.

Ruolo del sale per raffreddori e problemi bronchiali-polmonari- Mi sembra utile, visto l’avvicinarsi della stagione fredda ed i continui sbalzi di temperatura che favoriscono  raffreddori e bronchiti, ritornare su un argomento che è stato anch’esso approfondito a Baden Baden, e sul quale nel mio  Notiziario  del settembre 2006 scrivevo quanto segue: “…. i vapori d’acqua marina  inalati stando vicino al mare, in particolare quando è mosso, fanno bene ai polmoni.  In uno studio effettuato in  Australia, all’Università di Sidney, delle persone sofferenti di fibrosi cistica (un disordine genetico in cui si accumulano nei polmoni quantità eccessive  di muco  molto denso), sono state trattate con inalazioni-aerosol a base di acqua contenente sale in misura quasi doppia rispetto a quella contenuta nell’Oceano Atlantico; si è riusciti in questo studio a   ricostruire  lo strato acquoso presente nei polmoni delle persone sane, e che manca negli ammalati di fibrosi cistica, i quali non riescono pertanto ad espellere il muco. Come constatato dagli scienziati, il sale inalato attrae per via osmotica acqua dagli strati più profondi dei polmoni, facendolo emergere più in superficie, dove fluidifica il muco. E’ stato quindi possibile diminuire notevolmente il dosaggio delle medicine dei partecipanti allo studio….”

A Baden-Baden si è ora parlato delle terapie termali nelle grotte del sale; questo tipo di terapia, in effetti molto popolare  in varie località termali in particolare in Germania, Austria e paesi dell’Europa dell’ est, è iniziato nel 1840 quando un medico polacco osservò che i minatori che lavoravano in miniere di sale erano del tutto immuni da problemi respiratori; le prove dell’efficacia aumentarono quando in Germania, durante la II guerra mondiale, numerose persone che avevano cercato riparo dai bombardamenti in cave di sale,  notarono che erano guarite da asma, bronchite cronica ed altre malattie respiratorie.

Pur senza mettere  in dubbio gli effetti benefici dell’inalazione di vapori salini, non posso non mettere in rilievo la mia delusione  quanto al fatto che il relatore sull’argomento  abbia esposto a fondo tutti i possibili fattori che contribuiscono all’effetto benefico della terapia nelle grotte del sale (dagli effetti chimici della sostanza salina a quelli all’umidità dell’aria con i vapori, al rilassamento ed altro) ma, tanto per cambiare, non ha in alcun modo menzionato e contemplato la possibilità che uno dei fattori che contribuiscono agli effetti benefici della permanenza in queste grotte saline  possa essere  anche il fatto che nelle grotte  si respira per tempi prolungati un’aria più ricca di anidride carbonica.  In queste grotte i benefici effetti dell’anidride carbonica, che incrementa l’ossigenazione dei tessuti, sono   potenziati dall’inalazione di vapori salini ma anche la CO2 fa la sua parte! E tra l’altro, per godere di questi effetti benefici, non è necessario recarsi, con viaggi costosi, a fare delle cure termali in queste grotte saline . E’ possibile ottenere effetti analoghi con degli apparecchi per inalazioni e sto pensando, in determinati casi, di potenziare la respirazione con la tecnica Buteyko facendo inalare, durante il riaddestramento, dei vapori di sale.

Influenza e rimedi di fitoterapia nostrana-Si sta avvicinando, come ci ripete continuamente la televisione, una nuova epidemia di influenza; ho in passati Notiziari consigliato vari rimedi fitoterapici diretti a prevenirla, tratti anche dalla fitoterapia ayurvedica e cinese. Tuttavia anche la fitoterapia  della zona mediterranea può vantare alcune piante di particolare efficacia: sempre a Baden Baden sono stati esposti gli studi effettuati dal Dr. Pandalis, uno scienziato greco, da molti anni in Germania, dove ha avviato una fondazione senza scopo di lucro per la promozione delle piante tradizionali europee,   per scopi medici ma anche per la nutrizione. La Fondazione-Accademia (ved.www.pandalis-stiftung.org )  ha promosso l’effettuazione di vari studi, presso illustri  istituzioni tedesche, per sperimentare l’efficacia di queste piante: una di queste sembra avere un’ ottima efficacia contro l’influenza. Si tratta del Cistus incanus, da tempo in vendita in quasi tutte le erboristerie tedesche e, a seguito della fama ottenuta in Germania ormai in vendita anche in Italia (ma è bene accertarsi dell’affidabilità dei fornitori); questa  pianta, tipica della macchia mediterranea, era utilizzata  per i suoi effetti sulla salute fin dai tempi avanti Cristo ed era poi  caduta nell’oblio  di fronte all’emergere dei moderni preparati farmaceutici.  Tra i vari articoli e studi cito quello  di Droebner et al. (2011) dal titolo “L’Estratto Cystus 052, ricco di polifenoli è altamente efficace ontro il virus  pandemico H1N1 dell’influenza A ed altri virus respiratori-5 (Suppl.1),230-251.”

-Durante il Congresso di Baden-Baden sono poi state trattate molte altre tematiche di grande interesse e nel Notiziario del prossimo mese ne esporrò ancora altre!

* I notiziari hanno scopo informativo e non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, ed approfonditi accertamenti. Questo avviso vale per tutti i numeri dei nostri notiziari.

Informarsi fa bene alla salute: il mio ultimo libro, “Nuova Guida alla Salute”, pubblicato da “Scienza e Conoscenza” (ved. www.scienzaeconoscenza.it/riviste/scienza_e_conoscenza_gold6_2013.php ) L’informazione è importante in tutti i campi, ma in questioni che riguardano la salute, ancor più che in altri settori, può essere di importanza vitale disporre di informazioni fondate ed aggiornate. Purtroppo anche in questo campo la collaborazione e comunicazione internazionale è carente: sperimentazioni ed aggiornamenti sull’efficacia di determinate terapie vengono ignorati o ripetuti in altri paesi. Si perde così un tempo prezioso per chi potrebbe trarre vantaggio da queste terapie.Mi sono pertanto sempre sentita in dovere, come medico che ha come scopo primario quello di contribuire alla guarigione, di diffondere le notizie su alcune scoperte e terapie non ancora abbastanza note in Italia (ovviamente dopo un accurato esame quanto alla fondatezza scientifica di queste terapie), aiutata, nell’acquisizione di notizie da ogni parte del mondo, dalla buona conoscenza di 5 lingue (per via del lavoro dei miei genitori ho frequentato le scuole e poi l’ Università in paesi di diverse lingue).Una parte del mio lavoro informativo è stata, nello scorso decennio, dedicata a Buteyko poiché il respiro è a mio avviso il fattore primario al quale occorre dedicare attenzione. Ho tuttavia dedicato molta attenzione anche ad altri settori, come ad esempio quello della terapia chelante, diretta a contrastare i danni alla salute che derivano dal nostro ambiente sempre più inquinato (ved. gli articoli pubblicati sui nr. 41 e 42 /2012 di Scienza e conoscenza ) e scrivendo libri ed articoli su vari altri argomenti. L’ultimo frutto del mio sforzo di ricerca in questi campi di vitale importanza è il mio libro “Nuova Guida alla Salute”, in cui parlo di medicina rigenerativa ed antinvecchimento, disintossicazione, ossigenazione, nutrigenomica, terapie elettromagnetiche e fotoniche, terapie cellulari, e scoperte sui biopeptidi del Prof. Khavinson dell’Istituto di Gerontologia di San Pietroburgo (come vedete, non è venuto meno il mio interesse per le scoperte mediche, come anche quelle del prof. Buteyko, estremamente avanzate e da noi poco conosciute fatte in paesi dell’ex URSS).Questo mio ultimo libro può essere acquisito, nella versione e-book, al seguente link:www.scienzaeconoscenza.it/riviste/scienza_e_conoscenza_gold6_2013.php

Effetti benefici del cantare in coro. Sono ormai poche le persone che dedicano ogni tanto un po’ di tempo al cantare in coro; anche nelle scuole purtroppo raramente lo si fa. Eppure questa attività è benefica non solo per lo sviluppo del carattere (il cantare in coro, a differenza del cantare da solisti, è diretto non al mettere in evidenza se stessi ma al raggiungimento di un bel risultato tramite un armonico sforzo fatto tutti insieme) ma anche per la salute. Cantare in coro infatti, come dimostrato anche recentemente in uno studio condotto dal prof. Vickhoff presso l’Università di Goeteborg- Svezia, fa aumentare l’aritmia sinusale respiratoria. Nel mio libro “Attacco all’Asma…e non solo” parlo a lungo dell’effetto benefico dell’aumento dell’aritmia sinusale respiratoria; questa aritmia è basata sul fatto che mentre si inspira il battito del cuore è leggermente più rapido, e mentre si espira è più lento, e più questa differenza è numericamente elevata, migliore è l’effetto per la salute, in particolare per il cuore. Nel mio libro, fin dalla prima edizione del 2008, cito l’infinità di studi che dimostra questo effetto benefico in molte malattie. Purtroppo anche in questo studio viene trascurato il fattore che, a mio avviso, ha la maggiore importanza nell’ottenere questo benefico aumento dell’aritmia sinusale respiratoria quando si canta in coro, e cioè il rilassamento e diminuzione dello stress, e quindi anche la conseguente tranquillizzazione del respiro ed attenuazione dell’iperventilazione. Molte volte ho potuto in effetti constatare, dopo un addestramento respiratorio Buteyko, che aumentava l’aritmia sinusale respiratoria.

Danno acuto polmonare: antiossidanti e omega-3 da evitare. Siamo sempre portati a pensare che certe sostanze benefiche non possano che far bene mentre, come non mi stanco di ripetere, anche le sostanze benefiche vanno prese “nella giusta misura”. Ciò vale soprattutto quando queste sostanze vengono prese sotto forma di integratori; se infatti vengono prese nella loro forma naturale, e cioè con gli alimenti, allora è difficile prenderne troppe, ma se vengono prese sotto forma di integratori allora un eccesso è facilmente possibile e questo eccesso esercita un effetto “farmacologico”, in certi casi potenzialmente dannoso (ne parlo più a lungo nel mio libro appena uscito “Nuova Guida per la salute “) e devono quindi essere prescritte da un medico esperto in terapia ortomolecolare.Un esempio lampante è ad esempio quello degli omega-3. Finché l’omega 3 viene assunto nella forma naturale (e cioè ad es. mangiando salmone o altri pesci che contengono, nel loro grasso, la sostanza dalla quale l’organismo ricava l’omega-3 nell’esigua quantità di cui ha bisogno, allora non si verificano effetti dannosi; se invece si assumono integratori con omega 3, allora in certi casi queste elevate-innaturali quantità possono bensì far bene ma in certi casi possono anche far male.Così ad es. un recente studio pubblicato sul periodico dell’Accademia medica americana (ved. JAMA. 2011 Oct 12; 306(14):1574-81) ha constatato che “i pazienti con danno acuto polmonare non traggono benefici dalla supplementazione quotidiana di antiossidanti, acido gamma-linolenico e acidi grassi Omega-3 che, anzi, potrebbero essere addirittura dannosi”. Questo risultato è stato constatato al termine dello studio Omega, un trial clinico multicentrico randomizzato in doppio cieco controllato con placebo, condotto in pazienti con danno acuto polmonare, nei quali era in corso una ventilazione meccanica e nutrizione enterale. Il trial, svolto presso la Vanderbilt university school of Medicine di Nashville (Usa), ha confrontato un regime standard di nutrizione enterale con un regime che prevedeva l’aggiunta di acidi grassi polinsaturi n-3, acido gamma-linolenico e antiossidanti. Lo studio è stato interrotto anticipatamente dopo 28 giorni, poiché il regime nutrizionale addizionato con questi integratori è risultato peggiore per tutti i parametri misurati. I pazienti nel braccio di trattamento necessitavano infatti per un maggior numero di giorni del ventilatore (+3,2 giorni) e di cure intensive (+2,7) oltre a presentare una mortalità maggiore a 60 giorni (25,1% vs 17,6% nei controlli).

Ripresa delle scuole.  Con la riapertura delle scuole il Centro Americano per il Controllo e Prevenzione delle Malattie, rivolgendosi in particolare ai genitori di bambini asmatici (ed il loro numero negli Stati Uniti è particolarmente elevato) richiama, come ogni anno, l’attenzione dei genitori sull’importanza della qualità dell’aria negli edifici scolastici frequentati dai bambini. In effetti, sia per mancanza di fondi che per una insufficiente attenzione dedicata a questo fattore, tale qualità non è soddisfacente e numerosi studi condotti sia a New York che nel Massachusets, hanno constatato l’esistenza di un chiaro collegamento tra lo stato di decadenza di determinati edifici scolastici (con conseguenti muri umidi, muffe, sporcizia ed altri fattori negativi) e le percentuali di asma, allergie ed altri problemi negli scolari.In questo rapportowww.naturalnews.com/034690_schoolchildren_mold_air_quality.html#ixzz1juMJMiMK) si cita l’esempio di un bambino che durante le vacanze scolastiche era sempre pieno di energie, allegro ed in salute raggiante, mentre nei periodi di frequenza della scuola soffriva permanentemente di tosse, infezioni respiratorie ed altro. Ovviamente possono esserci altri fattori coinvolti (contagi da compagni di scuola, stress ed altro) ma nei casi in cui i genitori notano costantemente evidenti peggioramenti di salute –in particolare per i problemi respiratori- nei periodi in cui i figli frequentano la scuola, allora potrebbe valere la pena di accertare anche questo fattore.

 

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Obesità: che fare? Salve. Si sta avvicinando la fine delle vacanze, ed auguro a tutti una buona ripresa della consueta attività! Molti riescono a tornare dalle vacanze un po’ più snelli, perché hanno potuto nuotare e camminare in montagna, ed hanno avuto un po’ più di tempo per fare movimento ed attività sportiva. Come fare per non riprendere subito i chili persi? Sembrerebbe quasi, a giudicare dalla quantità di libri ed articoli pubblicati sull’argomento, che si tratti del problema di salute principale con il quale ci troviamo alle prese; ed in effetti ci troviamo in una situazione tragica e paradossale in cui una buona parte della popolazione mondiale muore di fame, mentre un’altra parte è alle prese con problemi di salute causati dal mangiare troppo! In Italia per fortuna il numero delle persone obese non ha raggiunto i livelli che si trovano negli Stati Uniti ed in alcuni altri paesi anglosassoni ma anche noi ci stiamo avviando rapidamente sulla stessa strada, e a quanto pare tra i bambini italiani il tasso di obesità è ormai tra i più elevati in Europa. Una condizione necessaria per non ingrassare è ovviamente il non “mangiare troppo” Questa condizione però spesso non è sufficiente: occorre anche mangiare in modo sano, fare movimento e…come i lettori di questo Notiziario avranno già indovinato, occorre anche evitare di “respirare troppo”! Mentre tutti i libri ed articoli dedicati all’obesità mettono in rilievo l’importanza di una dieta sana (pur con una infinità di pareri sul concetto di “dieta sana”), del movimento e del non mangiare troppo, quasi nessuno (a parte i buteykiani!) pensa ad evidenziare il ruolo svolto, nell’obesità, non solo dal “mangiare troppo” ma anche dal “respirare troppo” (ed il troppo, sia per il mangiare che per il respirare va ovviamente inteso in relazione alle esigenze del momento). Vediamo quindi brevemente il ruolo svolto dall’iperventilazione (respirare troppo), nell’obesità: sono numerosi i meccanismi attraverso i quali la scarsità di CO2 provocata dall’iperventilazione e la conseguente scarsa ossigenazione dei tessuti influiscono anche sull’accumulo di tessuto adiposo; nel mio libro “Attacco all’Asma… e non solo” ne ho indicati alcuni. Innanzitutto il “respirare troppo”, come i lettori sanno, induce l’organismo a tenere viva la risposta adrenergica del “combatti o fuggi” in cui, in preparazione di una migliore lotta o fuga il sangue viene fatto affluire verso i muscoli, con conseguente ridotto afflusso di sangue verso gli organi della digestione. Questo effetto dell’iperventilazione è ben noto e provato da tempo. Un secolo fa il Prof. Yandell Henderson della Yale School of Medicine aveva osservato che la mancanza di CO2, causata dall’iperventilazione, provoca perdita di tonicità e congestione nell’intestino. Altri ricercatori hanno constatato analoghe conseguenze negative sugli organi della digestione (ved. ad es. Hughes et al. 1979 , Okazaki et al. 1980, Gilmour et al, 1980). Ne consegue che il cibo mangiato viene “bruciato”meno efficientemente per produrre energia, e si accumula in forma di tessuto adiposo. L’iperventilazione provoca poi un aumento dell’obesità anche tramite vari altri meccanismi (effetti sull’umore, sull’appetito, sull’efficacia del movimento fisico ecc. ecc.), pertanto, pur senza trascurare le varie concause indicate all’inizio, mi sembra che una delle prime risposte alla domanda:”chi vuole dimagrire cosa deve fare?”sia “occorre non solo mangiare meno e meglio ma anche respirare meno e meglio!”

Collegamento tra obesità ed asma . In numerosissimi studi clinici è stato constatato l’evidente collegamento tra obesità ed asma: l numero di asmatici è più elevato tra adulti e bambini obesi, e viceversa. Cito in proposito solo due degli studi più recenti : 1) Asthma and obesity. Boulet LP- Institut universitaire de cardiologie et de pneumologie de Québec, Laval University, Québec, QC, Canada. pubblicato suClin Exp Allergy. 2013 Jan;43(1):8-21. doi: 10.1111/j.1365-2222.2012.04040.x. In questo studio, dopo aver constatato anche che la perdita di peso influisce favorevolmente sull’asma, ed aver ipotizzato vari possibili fattori quanto al nesso tra asma ed obesità (fattori genetici, meccanici ed altri), si conclude, come al solito, che “occorrono più studi sull’argomento” . 2) In quest’altro studio, dal titolo Asthma and obesity: a known association but unknown mechanism. (asma ed obesità, un collegamento noto ma un meccanismo non noto), di Farah CS, Salome CM- The Woolcock Institute of Medical Research, Cooperative Research Centre for Asthma and Airways, Glebe, and The University of Sydney, Sydney, New South Wales, Australia, pubblicato su Respirology. 2012 Apr;17(3):412-21. doi: 10.1111/j.1440-1843.2011.02080.x, si mette in evidenza l’aumento nel numero sia degli obesi, sia degli asmatici e, dopo aver ipotizzato varie cause, si conclude anche qui che “sono necessari ulteriori studi”. E’ indubbiamente vero che sarebbero necessari ulteriori studi, ma sapete quale a mio avviso sarebbe lo studio più utile? Ebbene sì:avete indovinato!Lo studio più utile sarebbe quello diretto a constatare e mettere in rilievo un fattore, e cioè l’iperventilazione (eccesso di respiro) che è presente sia negli obesi che negli asmatici e soprattutto, visto che l’effetto benefico derivante per l’asma dalla normalizzazione del respiro con il metodo Buteyko è già stato provato in numerosi studi clinici , sarebbe utilissimo uno studio sui benefici che potrebbero derivare da questo metodo anche per l’obesità.

Movimento . In numerosi numeri di questo Notiziario ho ripetutamente insistito sui benefici che derivano dal fare movimento fisico; benefici consistenti non solo in una linea più snella ma in genere per tutta la salute dell’organismo. Ho tuttavia sempre messo in rilievo che questi benefici si conseguono solo se anche mentre si fa movimento si respira “bene”,altrimenti si rischia di peggiorre la situazione di partenza. Sull’argomento vorrei ora segnalarvi una notizia interessante che mi ha fatto avere il Prof. Lucio Ongaro (professore in scienze motorie presso l’Università di Milano), che ringrazio vivamente. Il Prof. Ongaro mi ha segnalato un articolo apparso sul Corriere della Sera i1 15 agosto 2013, dal titolo “Camminando si pensa meglio”, in cui si scrive che “Camminare aiuta a pensare meglio; lo sostenevano i grandi camminatori del passato: da Nietzsche a Rousseau,da Proust a Gandhi. Il Principio è stato fatto proprio dal filosofo francese Frèdèric Gros, studioso dell’opera di Michel Foucault di cui ha curato l’edizione degli ultimi corsi da lui tenuti al College de France. Ora esce, della Garzanti, il saggio “Andare a piedi-filosofia del camminare”, con citazioni dei grandi. ” Il Prof. Ongaro menziona poi quanto si trova scritto a pag.157/158 di questo libro in cuiFrèdèric Gros relaziona sul filosofo Kant che era un tipo molto meticoloso ed abitudinario e che visse fino ad oltre 80 anni: “Di indole schiva, a Kant piaceva pensare di dover la propria longevità al regime di vita inflessibile cui si atteneva. Riteneva la sua buona salute un’opera personale: grazie alla disciplina perfetta che si era imposto. Era appassionato di medicina dietetica, che, come diceva, non è l’arte di godere della vita, ma di prolungarla…” Dal risveglio fino alle 17.00 studiava, insegnava e parlava con amici etc, poi “….Dopo, era l’ora della passeggiata. Che il tempo fosse bello o brutto, bisognava farla. Kant la faceva da solo, perchè voleva, per tutta la durata del tragitto, respirare col naso, a bocca chiusa: la riteneva una pratica eccellente per la salute; la compagnia di amici l’avrebbe costretto a parlare e ad aprire le labbra…..” Inutile dire che mi fa molto piacere vedere che già l’eccelso pensatore Kant, secoli fa, aveva notato i benefici che derivano per la salute fisica e mentale dal respirare sempre dal naso, anche quando si fa movimento, fattore sul quale ho ripetutament insistito su questotNotiziario, riportando tra l’altro l’anno scorso anche la notizia che “La vincitrice alle Olimpiadi di Londra della gara di corsa dei 400 m., Sanya Richard-Ross, ha corso con la bocca chiusa, ed ha imparato e praticato il respiro Buteyko negli ultimi 8 anni”.

Nr. 45 di Scienza e Conoscenza, dedicato al respiro . Per concludere, vi ricordo che nel mio Notiziario del mese scorso vi avevo segnalato l’ultimo numero del periodico Scienza e Consocenza, dedicato interamente appunto all’importante argomento del respiro. Oltre al mio articolo su Buteyko vi sono numerosi articoli interessanti su vari altri approcci; potete trovare ulteriori informazioni a questo link:http://www.scienzaeconoscenza.it/riviste/rivista-45.php

 

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